Variazione – Le Phénomène Futur

L’esercito avanzò sino a Givonne. Noi ultima vostra possibilità, tornavano alla patria i cavalli slegati come ombre, correvano tra gli sguardi sconfitti dei contadini francesi. La terra era nostra. La bellezza era lotta. Forse, per lei, sarei corso a Parigi, o a Brescia, lungo sentieri caduti all’alba, sconosciuti che vi conducono, disertando oltre le linee, lasciando morire i chicchi di grano. Forse avrei pensato che il cammino sarebbe stato lungo.

L’esercito fu, infine, sconfitto.

Lui si suicidò in un cielo pallido: il padrone della vigna verrà, e sterminerà i vignaioli.

Un ciel pâle, sur le monde qui finit de décrépitude, va peut-être partir avec les nuages. Il pastore deve essere ucciso, solo allora si volgerà “la mano sopra i deboli” (Zc, 13,7). Avevano portato il deserto, bruciato la radura. Questa l’essenza della pace: chi è ad Oriente, va in Occidente; chi invece a Occidente, va verso Oriente …les lambeaux de la pourpre usée des couchants déteignent dans une rivière dormant à l’horizon submergé de rayons et d’eau. Nei lunghi deserti, un agnello riposò per 1260 giorni ai piedi dell’uomo nuovo, ossia redivivus. Alle 3 pomeridiane del 3 maggio 1821, Bonaparte lasciò l’ultimo bullettino: “Io sto per morire, voi state per ritornare in Europa”. Non era un rimpianto, ma un avvertimento (“Ma è giunta, ormai, l’ora di andare, io a morire, voi a vivere. Chi di noi vada a miglior sorte, nessuno lo sa, tranne il dio”)… Les arbres s’ennuient ; et, sous leur feuillage blanchi (de la poussière du temps, plutôt que de celle des chemins), monte la maison en toile du Montreur de choses passées : maint réverbère attend le crépuscule et ravive les visages d’une malheureuse foule, vaincue par la maladie immortelle et le péché des siècles, d’hommes près de leurs chétives complices enceintes des fruits misérables avec lesquels périra la terre. In questo deserto, la donna dai capelli rossi passeggiò con Leonardo sino alla vigna. Si sedette su una pietra preziosa, fece calare un pianoforte dal sole, cantò con una piccola voce qualche aria in tedesco, in inglese, poi in spagnolo, si sentì distante. Dans le silence inquiet de tous les yeux suppliant là-bas le soleil qui, sous l’eau, s’enfonce avec le désespoir d’un cri, voici le simple boniment. « Nulle enseigne ne vous régale du spectacle intérieur, car il n’est pas maintenant un peintre capable d’en donner une ombre triste…Cosa posso fare, cosa debbo fare?

Guai a coloro che pensano che la fine sia imminente! La fine è già in atto e non può finire, perchè in questa epoca perversa, essa non è più termine (Ende), ma scopo (Ziel). Questo scopo si è impigliato alle ali della fine. La donna, con le sue dita sottili, battè i tasti neri con gioia, tracciando il grande parallelo: suonò con movimenti veloci ed assoluti la fine dei soldati di Roma, pianse mentre la porta della seconda Roma cadeva in mano all’Asia, cacciò la natura con la forca, essa ritornò, vide la morte del Cristo, uccise con le sue mani il Battista. Infine cantò l’ultima strofa, prima di andar via, in compagnia dell’unico poeta, forse per miracolo, ancor vivo:

J’apporte, vivante (et préservée à travers les ans par la science souveraine) une Femme d’autrefois. Quelque folie, originelle et naïve, une extase d’or, je ne sais quoi ! par elle nommé sa chevelure, se ploie avec la grâce des étoffes autour d’un visage qu’éclaire la nudité sanglante de ses lèvres. À la place du vêtement vain, elle a un corps ; et les yeux, semblables aux pierres rares ! ne valent pas ce regard qui sort de sa chair heureuse : des seins levés comme s’ils étaient pleins d’un lait éternel, la pointe vers le ciel, aux jambes lisses qui gardent le sel de la mer première». Se rappelant leurs pauvres épouses, chauves, morbides et pleines d’horreur, les maris se pressent : elles aussi par curiosité, mélancoliques, veulent voir. Quand tous auront contemplé la noble créature, vestige de quelque époque déjà maudite, les uns indifférents, car ils n’auront pas eu la force de comprendre, mais d’autres navrés et la paupière humide de larmes résignées se regarderont ; tandis que les poëtes de ces temps, sentant se rallumer leurs yeux éteints, s’achemineront vers leur lampe, le cerveau ivre un instant d’une gloire confuse, hantés du Rhythme et dans l’oubli d’exister à une époque qui survit à la Beauté.

Non merita di esistere un’epoca che si permetta di sopravvivere alla bellezza.

NOTA: L’ Anonimo mi  pungolò affinchè capissi e scovassi lo splendido Stéphane Mallarmé, Le Phénomène Futur. La tentazione mi ha portato ad affidare questa prosa, che parla della bellezza, all’eterno-femmineo. E, con la semplicità tipica di un fascino del mondo che non esiste più, l’ha soltanto suonata, silenziosamente, al pianoforte. Baudelaire, nei suoi ultimi scritti, ricordò: “Un giovane scrittore ha avuto di recente una concezione ingegnosa, ma non assolutamente giusta. Il mondo sta per finire. L’umanità è decrepita. Un Barnum del futuro mostra agli uomini degradati del suo tempo una bella donna dei tempi andati conservata artificialmente. “Eh! Che!, dicono, l’umanità ha potuto essere così bella?”. Dico che questo non è vero. L’uomo degradato si meraviglierebbe e definirebbe la bellezza bruttezza”.

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