Una serata a caccia di streghe – di P. Becchi
Nella saletta del Minor Consiglio, Palazzo Ducale, parla Roberta De Monticelli: le religioni e la salvezza. Dopo aver ruminato su Scheler e Husserl per quasi un’ora, la conclusione cui giunge è che Dio è il valore, anzi: il valore supremo. Questo è troppo: butto lì, ingenuamente, una domanda sulla Tirannia dei valori di Schmitt – qualcosa di allegro con brio, del tipo: i valori non possono costituire una risposta al nichilismo poiché è dal loro inevitabile conflitto che esso si alimenta. Il valore che chiede di essere immediatamente attuato sopprime tutto ciò che gli si pone come ostacolo.
La risposta (un tantino ad hominem) è secca: Schmitt è il costituzionalista di Hitler. Ergo? L’ obiezione di un nazista non ha senso. Penso ad alta voce se per questo neppure Heidegger era, dopotutto, una carmelitana scalza. Ma la conferenza è organizzata dal professor Cunico, un bravo collega, e l’ iniziativa è in ricordo di Don Balletto: non voglio polemizzare, mi alzo e faccio per uscire. Non mi è possibile neppure questo: la fenomenologa è ostinata e mi domanda perché mai io me ne stia andando. Ma cosa diavolo dovrei fare, mi scusi? Che c’ entra il nazismo di Schmitt con la acutissima critica degli anni sessanta che egli rivolge alla filosofia dei valori?
Domani, la Repubblica e Don Verzé mi faranno arrivare i carabinieri in casa perchè ho citato lo Schmitt, l’ autore dannato della tirannia dei valori.
Sarà una faticosa mattinata in Questura. Cronache di una serata di leggera follia

Carl Schmitt









Professor Becchi, attento alle sempre-in-agguato crisi isteriche delle fenomenologhe! Già tanto che quel giorno le sia stato consentito di raggiungere indenne la via d’uscita.
Come diceva però un modesto cantante, “il pensiero non lo puoi recintare”, anche se, per ipotesi, fosse di provenienza sgradita. E quindi lei ha fatto bene a non restare “muto come un pesce” di fronte alla anziana collega isterica.
La dialettica del valore – prendiamone atto – non è oggi chiara a nessuno dei numerosissimi partecipanti al dibattito che da tempo imperversa nel nostro villaggio globale. Eppure tutti i suddetti partecipanti, senza esserne coscienti, la mettono costantemente in atto: vedi al capitolo “Criminalizzazione dell’avversario (e sua emarginazione dal catalogo di ciò che conta”). Il nuovo ostracismo è la condanna all’invisibilità del dissenziente? La sua estromissione forzata dal circuito comunicativo del medesimo villaggio globale? La cosa può anche, alla fin fine, essere accettata: prepariamoci, noi dissenzienti rispetto alla retorica della “Chiesa povera” demonticelliana, a tornare nelle catacombe, luogo ameno da cui i morti risorgeranno certamente un giorno o l’altro (sempre che il sistema-mondo non sia collassato prima).
P.S. Non frustra doces, Carl Schmitt!
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