“Non si è gelosi quando si è Dio – disse Dioniso – se non di altri dèi. Arianna – disse Dioniso – sei un labirinto: Teseo si è smarrito in te, non ha più un filo; a che gli giova ora il non essere stato divorato dal Minotauro? Ciò che lo divora è peggio di un Minotauro”.
Tu mi aduli, rispose Arianna, ma io sono stanca della mia pietà,
per me dovranno perire tutti gli eroi; questo è il mio estremo amore per Teseo : “lo faccio perire”.
(Friedrich Nietzsche, frammenti postumi 1887-1888, 7)
“7Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. 8Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, 9la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, 10e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi”.
(Paolo, Seconda Lettera ai Tessalonicesi, 2, 7-10)
“Se desidero un’acqua d’Europa, è la pozzanghera
nera e fredda dove verso il crepuscolo odoroso
un fanciullo inginocchiato e pieno di tristezza, lascia
un fragile battello come una farfalla di maggio”.
(Arthur Rimbaud, Il battello ebbro)
Sposterò appena, con un gesto della mano, i tuoi capelli che sanno di vertigine, fino a scoprire la tua spalla nuda: ciò che s’avvicina e s’allontana, il mio labbro posato sulla clavicola, i miei occhi chiusi sul tuo collo, le tue palpebre abbassate nel mistero. Il tuo volto reclinato sull’amato. Non ha voluto nessuno, nessuno che la dannasse.
Scendono i miei baci in secoli vuoti, sopra la Storia, sopra la dolcezza, fino a celare la voce, che non saprebbe poi che dire. Una tenda immobile, dietro di noi, tra i giorni compiuti.
Nessuna vergogna, a perdersi nelle tre età del labirinto.
Poi prendersi le mani ancora prima di parlare, e poi domandarsi le cose quotidiane, d’oro e di unicità, l’allora come qui, fino a far di ogni parola una semplice occasione.
Dimentica quelle vecchie petites amoreuses, che oggi fuggono sull’Appia con i loro pidocchi: falle morire.
Leggerai i tuoi passi, quella sera, prima di partire; andrai a dormire sola, in Santa Chiara, dove passeggiamo con i bambini: sarai allora un labirinto, in te periranno tutti gli eroi e vivrà soltanto un dio.
Tu non lo sai, ma mentre sorridi dentro al tempo, tra i cuscini stretti nelle braccia, tu non lo sai, sdraiata bocconi sul letto di ieri, che seguo con un dito la tua schiena, ossa e carne che dividono acqua e terra: non riesco a non provare paura del mondo, nemico.
Ti volti, all’improvviso, per fermare la parola che vorrei dirti. E così la fissi. Per sempre.
…dicendole si, e ancora si.
sì. Molly Bloom.