Una Lapide.
“Sulla tomba dello jus publicum Europaeum deporrò il mio Nomos della terra
quale fiore della mia discriminazione”
(C. Schmitt, Glossarium, 5.9.1948)

Lapide nella chiesa cattolica di Plettenberg
“…Mi riferisco al noto passo iniziale dell’Odissea (I, 3), in cui si legge, secondo la versione dominante, καὶ νοόν ἔγνω. Io preferisco la lezione καὶ νόμον ἔγνω”
(C. Schmitt, Der Nomos der Erde im Völkerrecht des Jus Publicum Europaeum, Köln, Greven Verlag, 1950; trad. it. Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus Publicum Europaeum», traduzione di E. Castrucci, Adelphi, Milano, 2006 (1991¹), p. 67)
“A proposito del motto καὶ νόμον ἔγνω l’ho fatto trascrivere dappertutto, anche sui fazzoletti; tanto che i miei familiari mi prendevano in giro per questo καὶ νόμον ἔγνω. Ci si è molto scherzato su. La mia governante ha addirittura composto il motto con i chiodi sul legno. Tutto ciò può sembrare una stupidaggine, però quando si invecchia ci si innamora di queste cose. Ed è bene che si sappiano queste mie cose personali”
(C. Schmitt, Un giurista davanti a se stesso, intervista del 9 Novembre 1982 a Fulco Lanchester, Quaderni costituzionali, n.1, 1983 e oggi in C. SCHMITT, Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste, Neri Pozza, Vicenza, 2005, p. 168)
* Grabstein von Carl Schmitt auf dem katholischen Friedhof in Plettenberg. Immagine tratta da: Carl Schmitt-Förderverein e.V. (http://www.carl-schmitt.de/)














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