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	<title>Mosca sul cappello &#187; scacchi</title>
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	<description>Rivista tecnica di avanguardia nel diritto, nella politica, nelle arti</description>
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		<title>Sul riferimento alle regole.</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 08:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[cavalcare la tigre]]></category>
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		<category><![CDATA[scacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ultimo uomo, riprendo la lettera come narrazione pura: dove gli occhi blu sono un apriori, dove la penna cade per sé, sul foglio: rovesciando l’inchiostro. E poi due di noi, soltanto due di noi. Incontrarsi per caso, aver così la scusa per darsi un bacio. Scendere per mattonate rosse, sapere che i bambini ri-nascono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: left;"><span style="font-size: 12pt;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/09/scacchi.jpg"></a><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/argoment/Matematicae/Aprile_04/Img/image019.jpg" alt="" width="334" height="464" />Da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ultimo uomo</em>, riprendo la lettera come narrazione pura: dove gli occhi blu sono un apriori, dove la penna cade <em style="mso-bidi-font-style: normal;">per sé</em>, sul foglio: rovesciando l’inchiostro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E poi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">due di noi</em>, soltanto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">due di noi</em>. Incontrarsi per caso, aver così la scusa per darsi un bacio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Scendere per mattonate rosse, sapere che i bambini ri-nascono due volte, inciampare muto sulle scarpe da tennis, scivolando già ridendo: non mi insegnare quel che da me non hai voluto imparare, perché questo non è neppure barare, è semplicemente non poter giocare. Il baro conosce le regole, ed anzi senza di esse non esisterebbe: occorre <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non avere una filosofia</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Entriamo tra i coriandoli di carta in un alimentari del centro. Una signora grassa e verbomotoria, con calze marroni che le cadono dalle ginocchia, si addobba la bocca di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">duecento euro son poi tanti</em>, ad ogni dente una carie, ad ogni carie un lumino per il prossimo natale. Un nipote delinquente, ma non lo sa. Appoggiato alla cassa, un cliente abituale parla a bassa voce, come pregando, di quando Cuccureddu giocava nella Juventus: apro gli occhi e li chiudo, li riapro: una mozzarella di bufala, per me. Nient’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mario ritorna dal suo non-autore: dorme sopra un gigante telefono rosso, taglia la barba a chi non si rade da solo (è un barbiere, di qualità), taglia<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>se stesso alla barba rossa: porta pantaloni che hanno tasche grandi, per far star comodi i suoi pugni, scarpe strette per tener più comodi gli spiccioli. In lui la noia e l’ossessione non si oppongono, ma coincidono, perché riesce a non farsi nessuna domanda, ma al contempo a darsi troppe risposte.<span style="mso-spacerun: yes;">      </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Cercare un poco di città, senza divinità. Svegliarsi ancora, la mattina, cercando parole e non uomini, amando soltanto ciò che è scritto e fuggendo l’oralità (uno <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sguardo da aquila</em>?): segretamente restare soli per qualche ora. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cavalcare la tigre</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E tu che ti chiedi qualcosa, davanti ad una scacchiera: non conosci forse il gioco, le sue regole eidetiche, ma ti domandi dove sta, in questi movimenti tecnici, il mio amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il luogo logico di ogni mio pensiero, esiste grazie alla totalità di questa scacchiera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Forse nell’alfiere diagonale, con la sua corazza buia a custodire altre più buie carni molli e ferite: lui taglia, con un taglio netto, incrociando. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Oppure è un cavallo, con il suo ludicissimo movimento a “L”, un nitrito improvviso: imbizzarrisce la sua casa, si sposta su piccoli pedoni, calcia al centro della scacchiera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Forse è soltanto il Re che hai di fronte, il più cattivo paradosso di questo gioco: lui, che è la condizione stessa di pensabilità e di esistenza dello scacco, la chiave praxemica e pragmenica del matto, è costretto all’immobile difesa. La regina qui difende il suo re, e mai il contrario. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Tutto cambia, allora?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Non è che un paesaggio di rovine. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Forse, quello che hai di fronte, non è un pezzo di scacchiera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È soltanto uno dei due giocatori.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;">                                                             ***</span></span></p>
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		<title>Sognando al fianco d’un gatto: i fenomeni di fenomeni, e l&#8217;impossibilità di tradire senza amare (Oltre lo Specchio).</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 10:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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		<category><![CDATA[Weber]]></category>

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		<description><![CDATA[  La mia favola ebbe inizio un giorno D’estate, col sole che ardeva… Una semplice cadenza che serviva a regolare Il ritmo dei nostri remi Che risuonano ancora nella memoria Anche se gli anni astiosi sussurrano: «dimentica»     Aprendo gli occhi, stamattina, sento dentro il blu lacrime di sonno: un salto logico mi afferra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;"><span style="font-size: 12pt;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://ebooks.adelaide.edu.au/c/carroll/lewis/looking/images/alice+kitten.jpg" alt="Alice" width="358" height="458" /> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La mia favola ebbe inizio un giorno</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">D’estate, col sole che ardeva…</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Una semplice cadenza che serviva a regolare</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il ritmo dei nostri remi</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Che risuonano ancora nella memoria</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Anche se gli anni astiosi sussurrano: «dimentica»</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Aprendo gli occhi, stamattina, sento dentro il blu lacrime di sonno: un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">salto logico</em> mi afferra la coperta, come il Risveglio – <em style="mso-bidi-font-style: normal;">e dopo tutto, si trattava realmente di un gattino</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Così il libro di Lewis Carroll, e mi chiedo anche io, come leggerai tu nei fiori blu, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">chi pensi sia stato a sognare tutto ciò</em>?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">crisalide</em> logica: se tu sogni d’essere una farfalla, non ho la possibilità di escludere che in realtà sia stata la farfalla a sognare d’esser te. Così è questa mattina, in cui non riesco a capire chi dei due decida, chi sia il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sovrano</em>:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">il diritto è un gioco, un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ludus</em>, poiché implica che qualcuno decida le regole: la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sovranità</em> è la costituzione di ogni gioco, tra cui l’amore, tra cui il diritto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Così Humpty-Dumpty <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>fonda la regola e la sua <em style="mso-bidi-font-style: normal;">eccezione</em>, fonda così la Sovranità </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: "> <span style="font-size: 12pt; font-family: "><img class="alignleft" src="http://www.quackometer.net/blog/uploaded_images/humpty-dumpty-795696.gif" alt="Humpty-Dumpty" /></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Quando <strong>Io</strong> uso una parola» disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, «quella significa ciò che io voglio che significhi &#8211; né più né meno».</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">«La questione è» disse Alice, « se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse».</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">«La questione è» replicò Humpty Dumpty, « chi è che comanda – ecco tutto</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E da queste regole –di cui non importa il senso, ma solo l’autore-, piene di necessità e paura, capirai la natura del tuo e del mio gioco. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">All’improvviso il gatto salta sulla scrivania: la regola cambia, è già eccezione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">All’improvviso il gatto torna a fare le fusa tra le mie mani: è un’altra eccezione. Ma stiamo perdendo le regole?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il problema è chi decide. Chi fa le regole, chi decide le eccezioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Come lo puoi capire?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Come fai a capire <em style="mso-bidi-font-style: normal;">quali sono le regole dell’amore</em>?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La risposta è logica: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non puoi limitarti ad osservarle, ma devi viverle.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Le regole non possono inferirsi guardando due amanti giocare, ma si conoscono soltanto all’interno del gioco, già conoscendole.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Così è già in Weber questo concetto, con una idea poi ripresa da Amedeo G. Conte (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fenomeni di Fenomeni</em>)</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpFirst" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; line-height: normal; text-align: justify; mso-add-space: auto; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-list: Ignore;">1.<span style="font: 7pt ">       </span></span></span><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Bevo birra mentre gioco a scacchi</span></p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; line-height: normal; text-align: justify; mso-add-space: auto; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-list: Ignore;">2.<span style="font: 7pt ">      </span></span></span><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il sacerdote beve il vino mentre celebra l’eucarestia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Queste due bevute sono tra loro molto diverse: l’una è del tutto indifferente ed indipendente rispetto al gioco della scacchiera, mentre l’altra è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pragmena</em>, ossia <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tipo di mossa</em>, della messa, del gioco-messa. Ma quel che è fondamentale capire, è che dalla mera osservazione dall’esterno, senza conoscere prima le regole di quel gioco, non si può ricostruire tale differenza. Come scrive Conte, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ciò che è ludicamente rilevante non può essere selezionato (dall’osservatore) che facendo riferimento alle regole costitutive</em> del gioco: senza conoscere prima le regole, non posso ricostruire le regole. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Le regole <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non sono inferibili dall’azione ad esse conforme</em>, dal <em style="mso-bidi-font-style: normal;">mero movimento di un pezzo nello spazio</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E così ogni gioco del tuo gattino, ogni risveglio dai miei sogni, non è inferibile dall’azione che applica il gioco, dall’azione conforme a quel gioco. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Dobbiamo conoscere prima le nostre regole, innamoratina, prima di amare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Così <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nessun comportamento è, in sé e per sé, una mossa degli</em> scacchi, dice Alf Ross. Ed ancora Conte: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nessun movimento nello spazio è in se stesso una mossa degli scacchi. È solo se rapportato alle regole degli scacchi che un (neutro) </em>movimento<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> nello </em>spazio<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> acquista un (non neutro) senso specifico: lo specifico senso [specifike mening] di mossa nel gioco.</em> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">In tal modo: nessun comportamento amoroso è in sé, innamoratina, amore. Solo se si conosce la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">lingua</em> si comprende la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">parola</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Solo se conoscerai l’amore, potrai comprendere cos’è un atto amoroso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E così anche il tradimento, stammi bene a sentire, presuppone l’amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ed ecco ora un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">argomento che non ti permetterà di tradirmi mai, perché se lo facessi dovresti ammettere di amarmi</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Finchè non si ama, non si può tradire</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: "> –e questa regola aurea tu la applichi perfettamente, con rigore, con cinismo, alla lettera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Solo se si ama si può tradire, ossia violare l’amore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È come il barare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Si può barare ad un gioco solo se si conosce il gioco. Posso barare a scacchi, muovendo la torre in diagonale, solo se so che la torre non può muoversi in diagonale: l’atto del barare è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">percepibile, comprensibile, possibile</em>, solo perché così è reso dalle regole del gioco che lo vietano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il tradimento è concepibile, è possibile, è comprensibile, solo se si gioca con l’amore. Senza amore, nessun tradimento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ed inoltre, caso più interessante, il tradire si ha in funzione proprio di amare. Se tiro fuori un asso dalla manica in una partita di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">poker</em>, lo faccio perché l’asso ha un certo valore all’interno delle regole del gioco, ed io voglio che quelle regole si applichino, funzionino, in modo da avvantaggiarmi. Il baro rende testimonianza delle regole del gioco, allora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Chi tradisce è testimone dell’amore. Se l’amore vieta il tradimento, chi tradisce cerca di vincere quel gioco, e così lo conferma, lo applica, ne mostra le regole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ammette di essere innamorato. </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ed ancora, al fine: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Chi pensi sia stato a sognare tutto ciò?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
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		<title>Del Re Bianco e di altri pezzi. O sul concetto di tolleranza (di Marina Silvestri)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 16:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[tolleranza]]></category>

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		<description><![CDATA[A ogni squillo del telefono, nel secco allungo di cornetta, mia madre si ostina a chiamarlo pedone: un pedone che, contrariamente a tutte le regole, più che fare passi in avanti torna sempre indietro. Io lo identificherei invece con un Re bianco nella sua casa o tutt’al più arroccato. Oggi tutto tace e mi chiedo [...]]]></description>
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<p>A ogni squillo del telefono, nel secco allungo di cornetta, mia madre si ostina a chiamarlo pedone: un pedone che, contrariamente a tutte le regole, più che fare passi in avanti torna sempre indietro. Io lo identificherei invece con un Re bianco nella sua casa o tutt’al più arroccato.<br />
Oggi tutto tace e mi chiedo se sia andato a dama ma, soprattutto, se è il caso di rendermi avvezza ai rudimenti degli scacchi o di scacciare mosche dal cappello (che non mi calza a pennello e che porto di sghembo) per paura di una multa, piuttosto che scrivere una tesi sulla proprietà intellettuale.<br />
I rapporti parentali sono intricati. Qui di parentale effettivamente non si potrebbe neppure parlare, perlomeno al momento e probabilmente anche in futuro. Si tratta quindi di estranei, tra i quali vale il principio di simpatia, incrinato a volte dai propri perché. Dovrebbe valere allora il palliativo della semplice cortesia, moneta falsa che paga molto, che sappiamo stupido lesinare assumendoci l’odioso rischio dell’ipocrisia. In casa mia invece vale uno straordinario principio di verità per il quale mia madre e il mio ragazzo arriveranno a farsi pernacchie al telefono con me in attesa.<br />
Meglio che vestire da farisei direbbero alcuni. Certo.<br />
Le relazioni interpersonali si reggono su quella che già Seneca indicava come l’unica via verso la tranquillità: la tolleranza. Questa, per coscienza collettiva o per una sapiente istruzione politica che è riuscita a modellare il nostro sentire, è considerata un bene.<br />
Accettiamo qualcosa che prima facie proibiremmo, tolleriamo in virtù di un sistema giustificante che deroga quello di base per rispetto ad un valore che consideriamo superiore. Tale modifica del nostro atteggiamento non è forse anch’essa un artificio, una simulazione che ci riporta a quell’ipocrisia che volevamo evitare perché, come ci accenna il prefissoide, è qualcosa di basso? Eppure, senza quest’indulgenza, i nostri rapporti non sarebbero altro che continui strappi. La tensione conflittuale però resta nel nostro foro interno perché vorremmo proibire ma evitiamo l’imperativo, camminando in equilibrio intersistemico. Si potrebbe credere che la tolleranza sia più rivoluzionaria che democratica nel farci disapplicare parte del nostro quadro deontico negando noi stessi. Evitare la tolleranza indiscriminata o irragionevole sembrerebbe non bastare. Il punto è: quanto siamo disposti a tollerare? Fino a quanto ne varrà la pena o, formalmente, il sistema giustificante ci darà buone ragioni senza finire nel sopportare o nel patire? Infine, nel concedere una piena autorizzazione o nel conferire un diritto, accertiamo di aver sciolto il nodo: pena indossare una maschera di ferro e costringerci a recitare ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</p>
</div>
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		<title>Lettera della follia VI -Partita a scacchi e fallacia dell&#8217;orfano (ovvero: della responsabilità)</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 11:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[fallacia]]></category>
		<category><![CDATA[logica]]></category>
		<category><![CDATA[orfano]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho giuocato una partita a scacchi, questa notte, seduto in poltrona, e con tazze di caffè, sempre più piccole e poi grandi, scodelle, una pentola ed un imbuto, intorno, con le loro crose strette, a salire e scendere gradini, intorno alla scacchiera: il mio nemico P. ha mosso il suo cavallo intorno alle tre, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho giuocato una partita a scacchi, questa notte, seduto in poltrona, e con tazze di caffè, sempre più piccole e poi grandi, scodelle, una pentola ed un imbuto, intorno, con le loro crose strette, a salire e scendere gradini, intorno alla scacchiera: il mio nemico P. ha mosso il suo cavallo intorno alle tre, ed io ho perso. Cade un re, e fa il suo piccolo rumore.<br />
Ho preso quattro pedoni, di quelli che ero riuscito a catturare, e li ho gettati ciascuno in una tazzina ancora piena: non annegano, ma si risvegliano. Salivano anche loro quelle scale, di corsa, armati: P. ha frugato per tutte le cianfrusaglie che si trovano sulla mia scrivania: apriva libri, poi forbici, forchette, una lente d&#8217;ingrandimento.<br />
Ho spento la luce, quella che rimaneva e piegava le ombre dei pezzi deontici: ho sbadigliato, e poi sapevo che anche P. era stanco. Così ho ho legato P. alla sedia, con delle corde della mia chitarra, e la sua bocca l&#8217;ho cucita con del filo nero.<br />
Poi sono andato a letto.<br />
Stamattina, ed era verso mezzogiorno, aprendo gli occhi non ho fatto caso a P.<br />
Ora sto scrivendo ai miei amici, e P. è ancora qui, muto, legato. Sulla sedia, dove ho anche lasciato i vestiti sporchi di ieri.<br />
Credo che P. meriti questa punizione, perchè è <em>responsabile</em> di avermi sconfitto: deve cioè rispondere, deve esporre cioè ragioni a favore, che giustifichino, la sua vittoria.<br />
La natura della responsabilità è esattamente questa: addurre argomenti a favore dell&#8217;azione che si è compiuta. In tal senso, la natura della responsabilità è <em>deontica</em>, ossia normativa: non si chiede al responsabile di <em>spiegare,ma di giustificare</em>. Gli si chiede cioè di <em>fornire ragioni non del perchè ha vinto, ma del perchè doveva vincere</em>.<br />
La responsabilità sta sul piano del <em>dover essere, e non dell&#8217;essere</em>.<br />
Nel capo d&#8217;accusa, ho edotto P. di tutto questo, prima di cucirgli le labbra. La sua giustificazione è stata: &#8220;Ho vinto perchè ho mosso il cavallo in quel punto, ed era scacco matto&#8221;.<br />
Ah! fallacia fallacia ho gridato come un pazzo, prima di immergermi dentro la vasca da bagno: questa è una spiegazione, non una gustificazione. Mi rispondi soltanto mostrandomi le cause della tua vittoria, il suo piano di essere: ma non mi dici perchè avresti dovuto vincere.<br />
Mi chiedo: quali ragioni allora avrebbe dovuto addurre, sul piano normativo? Ce ne sono?<br />
E qui sta la mia meditazione: ce ne sono certamente, ma sono tutte, per così dire, <em>extra-ludiche</em>.<br />
Mi spiego: sicuramente si possono dare una serie di giustificazioni della vittoria nel gioco (ad esempio, &#8220;Ho vinto perchè sono più abile di te&#8221;: questo argomento non si limita a mostrare le cause, a spiegare, ma contiene indubbiamente una forza prescrittiva: &#8220;Poichè sono più abile di te, <em>dovevo vincere</em>&#8220;). Però tutte queste ragioni, questo piano deontico, normativo, sta fuori dalla partita, dalle mosse, dalla scacchiera: sta cioè <em><strong>fuori dal gioco</strong></em>.<br />
All&#8217;interno della scacchiera, che è un sistema perfetto, normativamente completo, non vi sono ragioni a favore della vittoria.<br />
Dovremmo, come dicono taluni, trovare le ragioni della vittoria in un altro sistema normativo, in un sistema normativo che non è quello <em>di base</em> (la scacchiera), ma è quello <em>giustificante</em>.<br />
Però a me non piacciono queste ragioni extra-ludiche: se in un&#8217;aula di tribunale chiedo ad un assassino di gustificare il suo gesto, non accetterò ragioni morali in suo favore. Così, vivendo sulla scacchiera, non mi importava nulla che non potesse giustificarsi sulla scacchiera stessa.<br />
Dimostrando: <em>nel gioco, non esiste modo di giustificarsi.</em><br />
<em>Se vincete, non avrete mai ragioni a vostro favore</em>.<br />
Per questo ho perso, per non commettere una fallacia.<br />
Altrimenti, sarei stato io nella posizione di P., che è stato costretto, per cercare goffamente una giustificazione, prima a limitarsi ad una spiegazione, e poi a fare un ulteriore passo,piuttosto fallace. Infatti gli dissi:<br />
&#8220;Va bene, ammettiamo pure che io accetti ragioni extra-ludiche. Dammi una ragione per cui hai dovuto vincere&#8221;<br />
e lui: &#8220;perchè sono più abile di te&#8221;<br />
ed io: &#8220;e perchè sei più abile di me?&#8221;<br />
lui: &#8220;perchè ho mosso il cavallo dandoti in scacco matto&#8221;.<br />
A me pareva davvero un argomento fallace: è un tipo di argomento circolare (una <em>petitio principii</em>): infatti quando ho chiesto &#8220;dammi una ragione per cui ha dovuto vincere&#8221;, ciò significava &#8220;dammi una ragione perchè hai mosso il cavallo dandomi scacco matto&#8221;: vincere a scacchi significa esattamente questo.<br />
Così il ragionamento di P. è stato questo: &#8220;ti ho messo in scacco perchè sono più abile, e sono più abile perchè ti ho messo in scacco&#8221; (p perchè q, q perchè p) . Diremmo: ha assunto la verità di quanto cercava di dimostrare, nel tentativo di dimostrarlo.<br />
Voi direte, amici cari, che il mio nemico P. non era un gran logico.<br />
Questo può essere vero, però non dimenticavi quanto è facile cadere in una fallacia. Soprattutto quando giocate: qui <em>non avrete mai ragioni a vostro favore</em>, mai nessuna.<br />
Ed è del tutto falso quel che un caporale con i baffi amava ripetere, finchè le vittorie sul campo gli davano il gusto della provvidenza: ai vincitori non si chiedono mai ragioni.<br />
Io sono invece per chiederle sempre.<br />
Sapendo che non ve ne sono mai.<br />
E poi mi divertirò a sentire le circolarità delle ragioni: come quel ragazzo che aveva ucciso entrambi i suoi genitori tagliando loro le teste a colpi d&#8217;ascia.<br />
Davanti alla giuria, in lacrime, chiese pietà, perchè era un povero orfano.</p>
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