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	<title>Mosca sul cappello &#187; Hobbes</title>
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	<description>Rivista tecnica di avanguardia nel diritto, nella politica, nelle arti</description>
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		<title>Annotazioni sul fantasma di Ettore Majorana</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ All’alba del mondo 1938, Ettore Majorana scomparve, diventando un fantasma. Nel 1924, nella provincia siciliana, un piccolo bambino ancora in culla venne bruciato vivo da una fanciulla. Nel 1933 a.C., un ragazzino di appena dodici anni, spostando una Regina, svegliò dodici carte soldato. Il 4 Giugno 1942 (giorno del mio compleanno), Reinhard Heydrich morì in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.controluce.it/files/imagecache/pro500/files/nicotra-EttoreMajorana.jpg" alt="" /></p>
<p class="Default"><strong> <span style="font-weight: normal;">All’alba del mondo 1938, Ettore Majorana scomparve, diventando un fantasma. Nel 1924, nella provincia siciliana, un piccolo bambino ancora in culla venne bruciato vivo da una fanciulla. Nel 1933 a.C., un ragazzino di appena dodici anni, spostando una Regina, svegliò dodici carte soldato. Il 4 Giugno 1942 (giorno del mio compleanno), Reinhard Heydrich morì in un ospedale di Praga, dopo essere esploso con la sua Mercedes.</span></strong></p>
<p class="Default"> </p>
<p class="Default"> Un convento s’aprì in una particella proveniente da Leipzig, 11 Maggio XI: la respirarono tutti, come un velo sulle luci notturne di Napoli.</p>
<p class="Default"><span>Gli inglesi piazzarono i cannoni contro la mia città, e la fecero bruciare, fino alla fine. Travestito da donna, il fantasma faceva i suoi calcoli sotto un tavolo, in compagnia di un bambino: la culla moriva, mentre lui, rivelatosi, faceva l’amore con una malinconica ragazza, Henriette Cornier, sposata Berton [1]. </span></p>
<p class="Default"><span>E fecero ancora l’amore, tra i cavalli ammazzati, sotto le bottiglie di Borgogna appese ai fili delle tende [2], ancora come due pallidi amanti, nudi nel silenzio del fuoco, finchè lei non gli disse “<em>La vostra bambina è morta</em>”. Cento anni dopo, seduto sulle cosce bianche di Cristoforo Colombo, con i miei compagni passeggiavo in un cortile, intorno alla statua ginnasiale, misi una mano tra i vestiti rossi e prealessandrini del Navigatore, cogliendo dal suo cuore un atomo: Colombo guardava giapponesizzato nel vuoto, mentre i suoi piedi si perdevano sotto la terra fattasi fungo. </span></p>
<p class="Default"><span>Mangiavamo libri dalle mani di un angelo [3] <span> </span>(<em>parusia</em>) . </span></p>
<p class="Default"><span>Il bimbo in culla Esplodeva nell’unità sessuale (tutti saremo trasformati): il fatto che non sia stato Heisenberg a costruire la bomba suona come qualcosa di profondamente <em>inelegante [4]</em>. </span></p>
<p class="Default"><span>Così cento anni dopo un bambino in culla bruciava [5], ucciso da una fanciulla in fiore, di sedici anni. L’impero pulsava, il Re faceva preparare le lenzuola per il nuovo Ospite, gli uomini-parassita del cammello difendevano l’oasi: l’atomo liquido assumeva le sembianze del rinoceronte, e per conservare la scoperta dell’America ne distruggeva gli abitanti [6]. La storia del mondo correva da Oriente a Occidente [7], appesa alla bomba atomica degli ebrei timorosi dell’acqua. </span></p>
<p class="Default"><span>Il fantasma scriveva formule nel fumo di sigarette, bruciate in una passeggiata: i geni s’avvedevano di non aver scoperto nulla (<em>J’ai trop à écrire, c’est pourquoi je n’écris rien</em>). Ed ora sono vivi, ora sono morti, galline indeterminate che beccano chicchi di veleno: fabbricò un’esca a forma di crocifisso, per farla inghiottire al diavolo (“…<em>finchè la matematica funziona, il senso non conta</em>” [8]). </span></p>
<p class="Default"><span>Sedeva nel convento, <em>quasi </em>fosse Dio: giocando qualche ora al giorno con la balena Klaus Junge, mentre sulla scrivania correvano enormi topi, capriole nella carta (io lo dissi, “<em>Voglio che si trovi</em>” [9]). </span></p>
<p class="Default"><span>Giochi di scacchi con il vagabondo e <em>Videmus nunc per speculum in aenigmate [10] </em></span></p>
<p class="Default" align="right"><em><span><span> </span></span></em><em><span lang="EN-US">Nun sind wir egal legal lagel lage riw dnis </span></em></p>
<p class="Default" align="right"><em><span lang="EN-US">nuN egal g lage e a g l a</span></em></p>
<p class="Default" align="right"><em><span lang="EN-US"><span> </span>and <strong>RxD2! </strong></span></em></p>
<p class="Default"><span lang="EN-US"> </span></p>
<p class="Default"><span>Viveva di un fatto intrinsecamente immorale: la caravella ancorò appena davanti alla costa nera ed il gesuita massacratore degli indiani, gettatosi dal ponte, nuotò a braccia sino alla riva, posando per primo le ossa sul mondo. Il fantasma sputò sulle acque del Tevere, una testa d’asino ed un corpo di donna [11]. </span></p>
<p class="Default"><span>Poi le navi bruciarono ancora, e l’acqua le sommerse: l’uomo prudente aveva ragni tra i capelli, levò gli occhiali dal naso, ascoltò la notizia alla radio con attenzione [12]. </span></p>
<p class="Default" align="right"><span> </span></p>
<p class="Default" align="right"><span>…Traduzione della Nuova Gene-razione in termini polizieschi: <em>“<strong>come se la natura fosse in imbarazzo </strong>per la scelta del segno nel radicale </em>_(p2c2+m2c4) [13]” </span></p>
<p class="Default" align="right"><span><span> </span></span><span lang="EN-US">[N.d.r. : _(p2c2+m2c4) = Sig. Austin. </span><span>Presente il Sig. Adolfo Hitler [14]]</span></p>
<p class="Default" align="right"><span><span> </span></span></p>
<p class="Default"><span>La ghiaia sotto Zoagli (E.P.), ricordi la passeggiata insieme, mentre fissavo la carta dell’Ungheria15 e la benzina dei pescatori spaventava le anatre? Ricordi quando il fantasma </span></p>
<p class="Default"><span>Il fantasma comandò l’esercito sino alla pensilina della stazione di Arcangelo [16], dove vennero fatte esplodere cento rose ed un asino. Il Giovane Klein bruciava bottiglie senza interno d’ alcool, l’angelo mostrò la Grande Prostituta, seduta sulla bestia scarlatta, riposarsi sulle acque dei popoli. I soldati tagliarono un orecchio ad un povero nel salone dell’esposizione universale, tra i cristalli del 1851. Fantasmi di Kniebolo, di Koba, telefoni che squillano: quel porco gesuita (<em>Mit diesem Kerle ist nichts zu machen</em>). Io ti bacio lungamente, fingendo d’essere geloso. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A te che riesci a prendermi gli occhi di nascosto, femmina nuda in piedi sopra il mio petto bianco: ti muovi piano, morendo, odiando i tuoi peccati [17], inchiodati sulla croce di Cristo figlio de la smarrita, figlio de la sparita, figlio attossecato! Le tende della stanza sfogliarono un po’ di luce porpora, mentre il sole tramontava: l’<em>uomo iniquo </em>fece un cenno con il capo, poi più nulla cadde dal cielo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>***</span></p>
<p class="Default"><span>1 Sulla cui figura si rimanda a E.J. GEORGET, <em>Discussion mèdico-lègale sur la folie ou aliènation mentale, suivie de l’examen du procès criminel d’Henriette Cornier, et de plusieurs autres procès dans lesquels cette maladie a été alléguée comme moyen de défense</em>, Chez Migneret, Paris, 1826; trad.it. <em>Il crimine e la colpa. Discussione medico legale sulla follia</em>, a cura di M. Galzigna, Marsilio, Padova, 1984 p.73 ss.</span></p>
<p class="Default"><span><span> </span>2 Cfr. E. JÜNGER, <em>Gärten und Strassen</em>, Ernst Klett, Stuttgart, 1979; trad.it. <em>Giardini e strade. Diario 1939-1940. In marcia verso Parigi</em>, trad. di A. Iadiccio, Guanda, Parma, 2008, p. 134 </span></p>
<p class="Default"><span>3 <em>Apocalisse di Giovanni</em>, 10, 8-11. </span></p>
<p class="Default"><span>4 <em>“….Nel complesso l&#8217;opera del governo risponde ad una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica” </em>(Majorana, lettera a mammà, 1933) </span></p>
<p class="Default"><span>5 L. SCIASCIA, <em>La scomparsa di Majorana, cit., </em>p. 46: “Il bambino bruciato nella culla. L’immagine ha, per dirla con una espressione che s’appartiene alla fisica nucleare e alle ricerche di Majorana, una «forza di scambio» incontenibile”. 6 Io dico: per questo, a dispetto di quanto le poche note parrebbero suggerire, le indicazioni delle fonti, in questo testo, mancano del tutto. I morti, si dice, non parlano. </span></p>
<p class="Default"><span lang="EN-US">7 G. W. F. HEGEL: <em>Die Weltgeschichte geht von Osten noch Western, denn Europa ist schlechthin das Ende der Weltgeschichte, Asien der Anfang.</em></span></p>
<p class="Default"><em><span lang="EN-US"><span> </span></span></em><span>8 Bohr ad Heisenberg, in M. FRAYN, <em>Copenaghen</em>, 1998; trad.it. <em>Copenaghen – opera teatrale in due atti</em>, a cura di M. Fabbri, Sironi, 1998, p. 72</span></p>
<p class="Default"><span><span> </span>9 L. SCIASCIA, <em>La scomparsa di Majorana </em>(1975), Adelphi, Milano, 2009, p. 23 </span></p>
<p class="Default"><span>10 Paolo di Tarso, <em>Prima Epistola ai Corinzi</em>, 13.12. Cfr. A. G. CONTE, <em>Eidogramma </em>4, 2000. </span></p>
<p class="Default"><span>11 M. LUTHERUS – P. MELANCHTON, LUTHERUS, <em>Deüttung der czwo grewlichen Figuren Bapstsesel czu Rom und Munchkalbs czu Freyberg ijnn Meysszen funden, </em>Wittenberg, 1523. </span></p>
<p class="Default"><span>12 Cfr. G. LETI, <em>Vita del catolico re Filippo II</em>, Coligni, 1679, II, p. 331-332 </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">13 E. MAJORANA, <em>Fascicolo 8 dei Manoscritti Scientifici Inediti</em>, depositati alla Domus Galilaeana di Pisa </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">14 Su cui cfr. C. H. MCILWAIN, <em>Whig Sovereignty and Real Sovereignty</em>, <em>in Constitutionalism and the Changing World – Collected Papers</em>, New York e London, 1939, p. 85 </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">15 J. L. BORGES, <em>Deutsches Requiem</em>, in <em>Sur</em>, n. 136, 1946; trad. it. </span><em><span>Deutsches Requiem</span></em><span>, in <em>Aleph</em>, Adelphi, Milano, 1998, p. 72: “…non c’è cosa al mondo che non sia germe di un Inferno possibile; un volto, una parola, una bussola, una pubblicità di sigarette, potrebbero render pazza una persona, se questa non riuscisse a dimenticarli. Non sarebbe pazzo un uomo che s’immaginasse continuamente la carta dell’Ungheria?”. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>16 Sono debitore di questa indicazione geopolitica a G.R. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>17 T. HOBBES, <em>Historia Ecclesiastica</em>, in <em>Opera Philosophica quae latine scripsit omnia</em>, London, 1839-1845, a cura di W. Molesworth, vol. V; trad. it. <em>Storia ecclesiastica. Narrata in forma di carme elegiaco</em>, Franco Angeli, Milano, 1988, p. 95 v. 2241-2242</span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><span>NOTA: Il presente articolo vedrà luce sul numero 3 di Lapsus, in pubblicazione per il Settembre 2009. Esce il 21 Giugno il numero 2. Si veda, per informazioni, prenotazioni e aquisti, www.eccelapsus.com </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
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		<title>Spazio Pubblicitario VII</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 21:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non si perdona a una nazione, come non si perdona a una donna, il momento di debolezza in cui il primo avventore ha potuto farle violenza” (K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte)  “I viaggi, che sembravano via via poter appagare un desiderio inestinguibile, hanno rivelato la gelida uniformità degli oceani e dei continenti” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://paulocoelhoblog.com/images/image-of-the-day/Velasquez.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal">“<em>Non si perdona a una nazione, come non si perdona a una donna, il momento di debolezza in cui il primo avventore ha potuto farle violenza</em>”</p>
<p class="MsoNormal"><span>(K. Marx, <em>Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte</em>)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> <em><span>“I viaggi, che sembravano via via poter appagare un desiderio inestinguibile, hanno rivelato la gelida uniformità degli oceani e dei continenti</span></em><span>”</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>(C.E. Gadda, <em>I viaggi, la morte</em>) </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il perfetto cortigiano muove lentamente la canna da pesca, seduto sullo scoglio. Una tazza da the, nell’anticamera del potere (1) (<em>You&#8217;re nothing but a pack of cards! (2))</em>: un pesce, finalmente, abboccò. I generali non obbedirono, in quanto il disonore di quel comando li metteva nell’incapacità di servire quella stessa obbedienza (3). </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Segreti della Germania, la dottrina delle università uccideva il Re (v. 1159 (4)), il generale si ritirava a vita privata: fissò per quattro giorni una moneta. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Giorgio III mangiava un cosciotto di montone con le rape (5), di fronte agli applausi delle donne tedesche in mutande. La plebaglia barbara e rozza si stupì di reverenza, vedendo passeggiare il gentiluomo, che s’era ben curato di vedere qualsivoglia volgarità fin dall’infanzia (6). </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il mondo moriva velocemente. In una parola sola s’insinuò il maligno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Prudenza, mio caro E.J., leggendo il Leviatano! </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È del tutto evidente che una Repubblica non può mantenersi in vita senza essere un’Aristocrazia. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tu che mi dici che scrivo sempre peggio, ti sposerai, davvero, con qualche popolano sasso-cervello o sasso-idolo. Diceva il Gadda, che vi crederete sia, il vostro amore, una testa d’angelo di pittore preraffaellita: mentre è, molto più probabilmente, un testicolo fossilizzato (7). <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma come dovrei scrivere? Io non posso più essere comprensibile, non solo ai più, ma anche ai meno, ai pochi: non ci sono più i “<em>pochi</em>”. <span> </span>Posso essere comprensibile solo agli unici, ai quattro chierici rimasti. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’ombra dei soldati ferma sui campi, nell’erba saltavano lepri rincorse: perché non vi siete accorti che sta davvero arrivando?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>                    </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<div>
<hr size="1" />   </p>
<div id="edn1">
<p class="MsoEndnoteText"><span>1 </span><span lang="EN-US">C. SCHMITT, <em>Gespräch über die Macht und den Zugang zum Machthaber, </em>Pfullingen (Württemberg), Günther Neske, 1954<em>; </em>trad. it. </span><em><span>Colloquio sul potere e sull’accesso presso il potente</span></em><span>, traduzione di A. Caracciolo, in <em>Behemoth</em></span><span>, 2, fasc.1, Aprile-Giugno 1987.</span></p>
</div>
<div id="edn2">
<p class="MsoEndnoteText"><span>2 <span lang="EN-US">L. CARROLL, <em>Alice&#8217;s Adventures in Wonderland</em></span></span></p>
</div>
<div id="edn3">
<p class="MsoFootnoteText"><span>3 <span lang="EN-US">MONTESQUIEU, <em>De l’Esprit des lois</em> (1748); trad. it. </span></span><em><span>Lo spirito delle leggi</span></em><span>, I, traduzione di B. Boffito Serra, BUR, Milano, 1999, p. 179. Questo è il libro più misterioso che io abbia mai letto.</span></p>
</div>
<div id="edn4">
<p class="MsoEndnoteText"><span>4 T. </span><span>HOBBES,<span>  </span><em>Historia Ecclesiastica</em>, in <em>Opera Philosophica quae latine scripsit omnia</em>, London, 1839-1845, a cura di W. Molesworth, vol. V; trad. it. <em>Storia ecclesiastica. Narrata in forma di carme elegiaco</em></span><span>, Franco Angeli, Milano, 1988.</span></p>
</div>
<div id="edn5">
<p class="MsoEndnoteText"><span>5 <span lang="EN-US">W. BAGEHOT, <em>The English Constitution</em>, 1867; trad. it. </span></span><em><span>La costituzione inglese</span></em><span>, traduzione di S. Pastorino, Il Mulino, Bologna, 1995, p. 81 </span></p>
</div>
<div id="edn6">
<p class="MsoEndnoteText"><span>6 <span lang="EN-US">E. BURKE, <span><em><span>Letter From The New To The Old Whigs</span></em></span><em></em><span>, 1791.</span></span></span></p>
</div>
<div id="edn7">
<p class="MsoEndnoteText"><span>7 C. E. GADDA, <em>Come lavoro</em>, 1950</span></p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Nota sulla rappresentanza politica: il Sovrano non è parte contrattuale, ma è terzo beneficiario. Dialogando con Carlo Ceruttti.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 21:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lavoro di Carlo Cerutti sulla rappresentanza[i] insiste sulla ri-costruzione del rapporto negoziale alla base dell’istituto in termini di mandato, sia esso morale o giuridico. Quel che viene in questione, è allora non tanto la possibilità di distinguere tra un’idea autoritaria, una democratica ed una mista di rappresentanza politica –distinzione che l’autore, sul piano strutturale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bp1.blogger.com/_z6gZ1tmpqmM/SDXk1Wy5q7I/AAAAAAAAAuY/tTlJKSbUQxU/s1600-h/leviatano.jpg"><img style="display:block;cursor:hand;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://bp1.blogger.com/_z6gZ1tmpqmM/SDXk1Wy5q7I/AAAAAAAAAuY/tTlJKSbUQxU/s320/leviatano.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<div>Il lavoro di Carlo Cerutti sulla rappresentanza<a name="_ednref1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn1">[i]</a> insiste sulla ri-costruzione del rapporto negoziale alla base dell’istituto in termini di mandato, sia esso morale o giuridico.</div>
<div>Quel che viene in questione, è allora non tanto la possibilità di distinguere tra un’idea <em>autoritaria, una democratica ed una mista</em> di rappresentanza politica –distinzione che l’autore, sul piano strutturale, fonda sul ruolo tecnico e sul carattere di <em>imperatività</em> del mandato-, quanto la possibilità di pensare alla rappresentanza come proiezione di un <em>mandato</em>.<br />
Non si tratta quindi di discutere nel merito la classificazione di Cerutti, né la sua innovativa proposta di revisione costituzionale<a name="_ednref2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn2">[ii]</a>: si tratta piuttosto di mettere in discussione la tesi che la rappresentanza politica si fondi su un rapporto giuridico qualificabile come mandato.<br />
Il concetto di rappresentanza politica non coincide a mio avviso con quello di rappresentanza volontaria fondata sul mandato.<br />
Siamo di fronte certamente ad un contratto, ad un <em>pactum</em> in grado di fondare il meccanismo rappresentativo.</div>
<div>Tuttavia, pensare al mandato come fonte negoziale della rappresentanza significa pensare che una delle parte del contratto sia il Sovrano, il quale, in veste di mandatario, prometta di compiere –in una sfera di libertà fissata dalle parti stesse- una serie indefinita ma determinabile di atti giuridici nell’interesse del mandante.<br />
Tale idea è inaccettabile, se si medita solo per un momento sul tempo e lo spazio genetico del negozio: l’astrazione dell’ipotetico stato di natura, di un <em>luogo prima dello Stato</em>.<br />
Il contratto che fonda la rappresentanza:</div>
<div>come potrebbe avere per parte un Sovrano, se il contratto ha per oggetto non la regolamentazione dei rapporti tra popolo e Sovrano –che ancora non c’è- ma <em>l’individuazione</em> e la <em>costituzione</em> stessa del Sovrano?<br />
Come è possibile che si abbia un patto tra il Sovrano ed il popolo, se nessuna di queste due entità esiste <em>prima</em> del patto stesso, ma anzi è proprio ciò che viene istituito con il patto?<a name="_ednref3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn3">[iii]</a></div>
<div>Di fronte ad una moltitudine, <em>non</em> <em>esiste un rappresentato prima del rappresentante</em>: è anzi soltanto il rappresentante, che rendendo una la moltitudine, la ri-costruirà come rappresentato. Ma allora tale rappresentante deve poter esistere ed essere individuato in virtù di una relazione giuridica in cui è assente il rappresentato. Tale relazione, come vedremo, è il <em>contratto a favore del terzo.<br />
</em>Per il momento, è necessario mostrare il meccanismo del patto politico nei suoi aspetti essenziali.<br />
Il patto che fonda lo Stato è il patto che individua il Sovrano, individua il soggetto che sarà il rappresentante, <em>l’autorità</em> che darà la legge.<br />
La doppia natura del contratto in Hobbes, di autorizzazione e sottomissione (è <em>pactum unionis et subiectionis</em>), mette in luce come il patto sia concluso da individui che <em>uti singuli</em> e tra loro rinunciano al diritto naturale (al cd. <em>ius omnium in omnia</em>)<a name="_ednref4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn4">[iv]</a> per <em>giuridicizzare</em> la loro relazione e creare lo Stato, un Sovrano.<br />
Ciascuno è chiamato a pronunciare la seguente formula:</div>
<p><em>Do autorizzazione e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest’uomo, o a quest’assemblea di uomini, a questa condizione, che tu, nella stessa maniera, gli ceda il tuo diritto e ne autorizzi tutte le azioni</em><a name="_ednref5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn5">[v]</a>.</p>
<p>È un negozio concluso <em>da ciascuno con tutti gli altri, in cui non vi è un Sovrano come parte negoziale.<br />
</em>Come potrebbe, del resto, se lo scopo del patto non è tanto fondare la rappresentanza, quanto individuare l’individuo –o l’insieme di individui- che non deve e non può strutturalmente esser parte del patto in quanto egli è l’unico, come Sovrano, a non dover rinunciare al diritto naturale<a name="_ednref6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn6">[vi]</a>?<br />
Il Sovrano <em>è colui che non rinuncia allo ius in omnia</em>, che rimane libero, che rappresenta quel diritto naturale originario.<br />
Il contratto <em>non è un atto di delega</em> di poteri ad un uomo o un’assemblea che fino a quel momento non ne avevano, ma è la rinuncia a servirsi di quei poteri che tutti gli individui hanno in un luogo senza Stato (il diritto naturale), <em>rinuncia che è l’oggetto</em> del contratto.<br />
Il contratto che fonda lo Stato <em>non è un accordo costitutivo di un nuovo diritto</em>, ma un accordo che contiene la reciproca rinuncia del diritto che ognuno può vantare e pretendere di esercitare in uno stato di natura.</p>
<div>A tale reciproca rinuncia si sottrae solo un individuo, il Sovrano: egli infatti conserva la libertà ed il diritto originario<a name="_ednref7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn7">[vii]</a>.<br />
Per tale motivo il Sovrano non può essere parte, ma è <em>terzo</em>.<br />
Il contratto ha esattamente lo scopo <em>opposto</em> a quello che si otterrebbe qualora anche il rappresentante fosse chiamato ad aderire alla formula: il contratto deve lasciare un solo soggetto nel diritto naturale, mentre tutti gli altri vi rinunciano.<br />
La rappresentanza non è allora il fine, lo scopo del negozio, ma il mezzo, lo <em>strumento tecnico</em> attraverso il quale è possibile distinguere tra un <em>autore</em> ed un <em>attore</em>.<br />
Ma la distinzione tra autore ed attore non è l’oggetto di un contratto tra di loro: il rappresentato non dà mandato al rappresentante.<br />
Il rappresentante è tale in quanto Sovrano, in quanto una moltitudine in consesso originario, ha rinunciato allo <em>ius in omnia</em> e tutti gli individui tra loro si promettono di riconoscere il Sovrano come rappresentante. Ora essi divengono così unità, popolo, soggetto rappresentato.<br />
La rappresentanza politica, in altri termini, non nasce da un accordo negoziale tra rappresentante e rappresentato, ma è lo strumento tecnico, il mezzo, attraverso il quale più persone convengono tra loro di dar corpo al Sovrano.</div>
<div>La rappresentanza nasce sì da un <em>accordo negoziale</em>, ma tale accordo è tra i soggetti che istituiscono il rappresentante: la relazione che sottende la rappresentanza politica è <em>contrattuale tra gli individui, ma è non-contrattuale tra questi ultimi ed il rappresentante.<br />
</em>È una struttura tripartita, mediante la quale ciascuno si impegna nei confronti di ciascun altro a riconoscere come rappresentante un terzo, il Sovrano.<br />
Tale schema, allora, non è quello del mandato: è quello del <em>contratto a favore del terzo</em><a name="_ednref8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn8">[viii]</a>.<br />
Il Sovrano infatti non è la parte del contratto<a name="_ednref9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_edn9">[ix]</a>, ma il <em>beneficiario</em> di un tessuto di<br />
patti tra i singoli che rispettivamente, ad ogni reciproca pattuizione, assumono il ruolo di stipulante e promittente: ogni individuo si impegna contrattualmente con ogni altro, a patto che quest’ultimo s’impegni simmetricamente con lui, a rinunciare al proprio diritto naturale e ad autorizzare un uomo, il Sovrano, a rappresentarlo.<br />
Come si nota, il Sovrano, in quanto beneficiario di tale contratto, è una figura che nasce da un contratto.</div>
<div>Ma al contempo non è parte di questo contratto, né il suo diritto di rappresentare nasce con l’accordo, richiede cioè per il suo perfezionamento un contratto tra il Sovrano stesso ed il rappresentato: il terzo, il Sovrano, <em>acquista il diritto, la posizione di rappresentante, per effetto stesso della stipulazione tra le parti del contratto</em>, e non è richiesta la sua accettazione.<br />
A mio avviso non si può neppure dire che il Sovrano venga <em>autorizzato</em> dal rappresentato, come se alla base della rappresentanza vi fosse un atto unilaterale, una procura, a favore del rappresentante.</div>
<div>Non vi è alcun atto unilaterale verso il Sovrano: la rappresentanza nasce infatti nell’accordo tra stipulante e promittente, ed è in tale atto –rispetto al quale il Sovrano è terzo- che si colloca l’autorizzazione alla base della rappresentanza.</div>
<div>Quindi potremmo dire: <em>ciascun promittente autorizza le azioni del Sovrano –lo rende cioè il proprio rappresentante- impegnandosi nei confronti di ciascun stipulante.</em><br />
Non mi soffermerò sulle conseguenze giuridiche di tale meccanismo, le quali peraltro sono note ai lettori attenti di Hobbes.</div>
<div>Dirò soltanto che forse è ancora difficile accettare l&#8217;idea, cattiva e <em>pessimistica</em>, che è alla base di questa visione dello Stato. E&#8217; un dato che accetto, questo scendere a patti per avere un pò di protezione.</div>
<p><a name="_edn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref1"><span style="font-size:85%;">[i]</span></a><span style="font-size:85%;"> CERUTTI C., <em>La rappresentanza politica</em>, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2008. Il testo può leggersi anche su </span><a href="http://www.dialettico.it/"><span style="font-size:85%;">www.dialettico.it</span></a><span style="font-size:85%;"><br />
</span><a name="_edn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref2"><span style="font-size:85%;">[ii]</span></a><span style="font-size:85%;"> L’autore propone “l’istituzione di un mandato costituzionale di rappresentanza politica, cioè un mandato il cui accordo consisterebbe nell’elezione politica, la cui causa consisterebbe nella rappresentanza politica, il cui oggetto consisterebbe nel nucleo essenziale del programma elettorale e la cui forma consisterebbe in un atto pubblico avente forza e valore di legge costituzionale”. Ciò dovrebbe realizzarsi mediante una modifica dell’art. della Cost. da “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” a “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato, salvo il disposto del mandato costituzionale di rappresentanza politica”.<br />
</span><a name="_edn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref3"><span style="font-size:85%;">[iii]</span></a><span style="font-size:85%;"> Prima del patto, non vi è popolo né Sovrano, ma solo una moltitudine di individui. Si legga HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XVII, Laterza, Roma-Bari, 2001,p.134: “Una moltitudine diventa una sola persona, quando gli uomini [che la costituiscono] vengono rappresentati da un solo uomo o da una sola persona e ciò avviene col consenso di ogni singolo appartenente alla moltitudine. Infatti è l’unità di colui che rappresenta, non quella di chi è rappresentato, che rende una la persona; ed è colui che rappresenta che dà corpo alla persona e ad una persona soltanto”.<br />
</span><a name="_edn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref4"><span style="font-size:85%;">[iv]</span></a><span style="font-size:85%;"> HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XIV, cit., p.105: “Il diritto di natura, che gli scrittori chiamano comunemente Jus Naturale, è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine”.<br />
</span><a name="_edn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref5"><span style="font-size:85%;">[v]</span></a><span style="font-size:85%;"> HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XVII, cit., p.143. Si legga anche HOBBES T., <em>Elementi di legge naturale e politica</em>, Firenze, 1985, 178: “Rimane che sia conferita mediante i singoli patti di ogni singolo uomo, vale a dire, ogni uomo con ogni uomo, per e in considerazione del beneficio della propria pace e difesa, pattuisce di attenersi ed obbedire, qualunque cosa la maggioranza del loro numero intero, o la maggioranza di quel numero di loro che piacerà riunire in assemblea in un certo tempo e luogo, deciderà e comanderà”.<br />
</span><a name="_edn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref6"><span style="font-size:85%;">[vi]</span></a><span style="font-size:85%;"> HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XVII, cit., p.146-147: “E’ manifesto che colui il quale viene fatto sovrano non faccia preventivamente alcun patto con i suoi sudditi, poiché o dovrebbe farlo con la totalità della moltitudine, come una delle parti contraenti, o dovrebbe fare un patto distinto con ciascun uomo. Ora, con la totalità come una delle parti contraenti è impossibile, poiché essa non è ancora una persona unica; e, se fa tanti patti quanti sono gli uomini, quei patti, una volta che ha assunto la sovranità, divengono nulli, poiché qualunque suo atto possa essere inteso da qualcuno dei sudditi come infrazione del patto stesso, sarebbe l’atto sia di colui che l’ha così inteso sia di tutti gli altri, in quanto compiuto in rappresentanza e col diritto concesso singolarmente da ciascuno di loro”.<br />
</span><a name="_edn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref7"><span style="font-size:85%;">[vii]</span></a><span style="font-size:85%;"> HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XXVIII, cit., p. 254-255: “Pertanto è chiaro che il diritto di punire che lo Stato (cioè colui o coloro che lo rappresentano) detiene non è fondato su alcuna concessione o donazione dei sudditi. Tuttavia, sopra ho anche mostrato che, prima dell’istituzione dello Stato, ognuno aveva diritto a ogni cosa e di fare qualsiasi cosa egli ritenesse necessario per la propria preservazione, compreso il soggiogare, il nuocere e l’uccidere chiunque per realizzare questo scopo. Ecco il fondamento del diritto di punire esercitato in ogni Stato. Non furono dunque i sudditi a dare quel diritto al sovrano; essi si limitarono a rinunciare ai propri diritti e con ciò rafforzarono il sovrano nell’esercitare i suoi nel modo che egli ritenesse più adatto ad assicurare la conservazione di tutti. Cosicchè [il diritto di punire] fu non già dato ma lasciato a lui e a lui soltanto, e così interamente (ad eccezione dei limiti impostigli dalla legge di natura) come era nella condizione di pura natura e di guerra di ognuno contro il suo simile”. Si legga anche AMENDOLA A., <em>Il corpo politico in Hobbes: una giuridicizzazione imperfetta</em>, in <em>MSCG</em>, XXVI, 1996, p.280-281; MAGRI T., <em>Il pensiero politico di Hobbes</em>, Laterza, Roma-Bari, 1994, p.44, a commento della ricostruzione che del patto Hobbes dà non nel Leviatano, ma negli Elementi di legge naturale e politica: “L’oggetto di questo patto di unione e sottomissione non è<br />
in senso letterale l’assoggettamento della volontà al comando di qualcuno. La volontà non è a sua volta volontaria e non si può deliberare e patteggiare riguardo ad essa. Si tratta invece della rinuncia alle proprie forze e risorse in favore di colui cui si pattuisce di obbedire, e, precisamente, la rinuncia al proprio diritto di resistergli”.<br />
</span><a name="_edn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref8"><span style="font-size:85%;">[viii]</span></a><span style="font-size:85%;"> ASCARELLI T., <em>Hobbes e Leibniz e la dogmatica giuridica</em>, in HOBBES T., <em>A dialogue between a philosopher and a student of Common Laws of England</em>, LEIBNIZ G.W., <em>Specimen quaestionum philosophicarum ex iure collectarum-De casibus perplexis-Doctrina conditionum-De legum interpretatione</em>, Giuffrè, Milano, 1960, p.12<br />
Nell’ordinamento italiano, il contratto a favore di terzi è disciplinato dagli articoli 1411-1413 c.c.<br />
</span><a name="_edn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3925582008426693060#_ednref9"><span style="font-size:85%;">[ix]</span></a><span style="font-size:85%;"> HOBBES T., <em>Leviatano</em>, XVII, cit., p.146: “…poiché il diritto di dar corpo alla persona di tutti loro è dato a colui che fanno sovrano soltanto con un patto di ognuno verso ogni altro e non [con un patto] del sovrano con alcuno di loro”.<br />
</span></p>
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