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	<title>Mosca sul cappello &#187; Camogli</title>
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	<description>Rivista tecnica di avanguardia nel diritto, nella politica, nelle arti</description>
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		<title>Esterno-interno.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 21:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E fu per sempre Con le cose che chiudono in un giro Sicuro come il giorno…” (E. Montale, Vecchi versi)   Lascio il sole di Camogli seguirmi sulla panca di un treno: scompare quando, con la calma di morte delle farfalle, in un’ombra di gallerie arriva la città, in quest’angelo del lunedì.  Una vecchia signora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" align="right"><em><span>“E fu per sempre</span></em></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><em><span>Con le cose che chiudono in un giro</span></em></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><em><span>Sicuro come il giorno…”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><span>(E. Montale, <em>Vecchi versi</em>)</span></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lascio il sole di Camogli seguirmi sulla panca di un treno: scompare quando, con la calma di morte delle farfalle, in un’ombra di gallerie arriva la città, in quest’angelo del lunedì.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Una vecchia signora legge un libro sulle streghe, accanto a me </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una posizione anticomunista sul 1848. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Scendendo le scale, tornando a piedi </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>a casa. La finestra dell’ultimo piano è aperta, e soffia un dolce Zefiro: abbiamo trascorso tutto il pomeriggio sdraiati insieme sul grande letto, ad ascoltare questa brezza gentile e a pensar sopra quel piccolo e delizioso passo <em>Je connais une femme qui marche assez bien, mais qui boite dès qu&#8217;on la regarde</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi una goccia di rosa è caduta sulle mie mani, mentre lei mi chiedeva della Persia, e di quali meraviglie vi si trovassero. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non volevo invecchiare, dissi già al mio ricordo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E stanotte resterà solo la lampada del mio comodino, a far un po’ di luce sulla poesia che mi parla dell’imminente diluvio: quell’istante in cui la tua ultima lacrima di dolore è scesa lungo la pelle, e cadendo nelle labbra si è trasformata in un sorriso. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span><span> </span></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://luciazorzi.files.wordpress.com/2009/01/luna-foglie-magritte.jpg" alt="" /></p>
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		<title>La Nuova Lisistrata -Diario di bordo-</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 17:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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		<description><![CDATA[3 agosto -Festa della Stella Maris. Camogli, rivoluzionaria bianca, sino a notte s&#8217;appoggia ad un&#8217; acqua-oggetto-estetica, e piccoli lumi prendono fuoco, e sassi rumoreggiano tra le scarpe da tennis dei paesani in festa. Non è nemmeno più, petrarchesco, un volgo: non ho più paura di ritrovarmi solo. Al ristorante sul mare, mi faccio compagnia con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>3 agosto -Festa della Stella Maris.<br />
 Camogli,  rivoluzionaria bianca, sino a notte s&#8217;appoggia ad un&#8217; acqua-oggetto-estetica, e piccoli lumi prendono fuoco, e sassi rumoreggiano tra le scarpe da tennis dei paesani in festa. Non è nemmeno più, petrarchesco, un volgo: non ho più paura di ritrovarmi solo.<br />
Al ristorante sul mare, mi faccio compagnia con un piatto di pomodori e prosciutti, ed un bicchiere di birra segna le mie note su un taccuino legato stretto: fazzoletti che cadono a signore in malafede, di tanto in tanto mi soffermo a fissare la cameriera occhiblu che sparecchia con impegno e profusione di passettini gli altri tavoli.<br />
Ripenso un momento, distrazione post-moderna in questa sera anni &#8217;60, all&#8217;amore e alla città così vicina, in lontananza: il solo pensiero, questo, di vendetta, in forma di decisione (quella che Lei non ha capito). La vendetta mi consente di tornare a vivere: occhiblu porta via anche il mio piatto, si spengono i fuochi nell&#8217;acqua.</p>
<p>4 agosto -Mattino<br />
Un vento non sperato, nella forma di uno Zefiro che rimena il concetto, astrae il mio cappuccino sotto casa, in sandali [colazione, ore 8.45]: il sole batte aristotelico, su questa spiaggia, su questa terra e su questo mare, che girano intorno. Dimentico di averti già perduta, e ricordo quando dormivamo insieme, abbracciati.<br />
Mi esplode la testa, mezza indiana e mezza greca. Stupidi bambini nuotano gridando, tra la mia bomba tedesca ed un pallone-mappamondo, la loro atroce quinta guerra mondiale.<br />
Scendo tutte le scale che posso, che trovo. Fisso i passanti dai miei occhiali da sole scuri e d&#8217;oro, indisturbati. </p>
<p>Sera- Ho ricevuto, dopo tre giorni di silenzio, una lettera, scarna e semplice, così idiota: taglia con la sua punteggiatura dei non ti amo ogni mio pensiero. Posso solo lasciarle il tempo di pentirsi. Leggo ancora una volta, mentre siedo in spiaggia.<br />
Altre donne, a rendere questo pomeriggio estivo più estivo, di spiriti e sentimenti. Tutte intorno a me, questo matriarcale rumore di signorine, di sorelle, di donne, di madri, e di sguardi: qui tra i sassi, l&#8217;ultimo Uomo sulla Terra.<br />
Mi tuffo in mare, per non essere scelto.<br />
Se amo, amo lontano, altrove.<br />
Lisistrata non-politica, nel suo costume da bagno piccolo e malizioso. Lo scandalo mi tallona.<br />
Dormo due ore, sdraiato al sole. Solo.</p>
<p>Notte.<br />
Svegliandomi, avrò la sensazione di non aver risolto nulla. Ho bisogno di più tempo, per poter pensare anche a me, al mio mestiere. Forse ho trovato qualcosa di più, sul Fuhrerstaat. Dormo quattro ore per giorno.<br />
Trovo pace soltanto adesso, da solo alla fine della notte, scrivendo: una piccola scimmia seduta sulla schiena di unelefante,  alla finestra, mi imita mentre cerco di non sentire questo caldo.  Non ho più neppure sonno. </p>
<p>5 agosto-<br />
Mi ritrovo con un faldone, di fogli e documenti. Preparano il processo, qui da me. Scendo in spiaggia, ma anche qui pare che le famiglie in villeggiatura, per un solo pezzo di formaggio, possano trasformarsi in vespe aristofanee. La libreria, poco sopra, è ancora chiusa.<br />
Devo tornare indietro. Ho bisogno di libri.<br />
Mario è a Berlino, in questi giorni, con la sua macchina fotografica.<br />
Io ripenso ad un viaggio mai fatto, e che non si farà, per Vienna.</p>
<p><img src='http://farm1.static.flickr.com/50/132360181_c540eca7ec.jpg?v=0' alt='Camogli-Stella Maris' class='aligncenter' /></p>
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		<title>L&#8217;uomo seduto in poltrona. CAPITOLO IV-Intermezzo drammatico. Passeggiata sulla spiaggia di Luisa e Beditta Brunella, e dialogo sulla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 08:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quel paese bianco e di mare, con la sua spiaggia di sassi e le case a mucchi -disposte una dopo l’altra al modo del paradosso del calvo, o del mucchio per l&#8217;appunto &#8211; , si chiudeva, sul confine giuridico della campagna, in un perimetro di ulivi e case, limoni e recinzioni parabelliche, dove nell’acqua delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://farm2.static.flickr.com/1378/1485628768_7d5efc2ea8.jpg?v=0' alt='spiaggia camogli' class='aligncenter' /><br />
Quel paese bianco e di mare, con la sua spiaggia di sassi e le case a mucchi -disposte una dopo l’altra al modo del paradosso del calvo, o del mucchio per l&#8217;appunto &#8211; , si chiudeva, sul confine giuridico della campagna, in un perimetro di ulivi e case, limoni e recinzioni parabelliche, dove nell’acqua delle crose si nascondono sentieri, che non portano da nessuna parte.<br />
Villa Checchina, la casa di Luisa Brunella, madre di Monaldo, era la più antica di quelle ville da villeggiatura, castella borghesi ed estivi: per fortune traverse ed imprese mercantili e boccaccesche, dal 1834 la famiglia Brunella vi abitava: e non aveva intenzione di andarsene, dalla sua solitudine.<br />
Luisa Brunella usciva di rado, scendendo le scale infinite del paese sul mare.<br />
Lei, la figlia del podestà, con i suoi giornali sottobraccio, le sue volpi in cantina ed i suoi occhi azzurri: per lei la storia era già finita, e si sentiva l’ultimo uomo. Sebbene fosse una donna, certamente. Ma in lei erano commisti, come in un cervello spietato e stanco, la dolcezza e l’ordine: matriarcale sarebbe stato un termine su cui avrebbe glissato, poiché, vedova, ora racchiudeva il senso della fine di una famiglia, ossia della sua storia, come un androgino storico, come si addice ad ogni ultimo rappresentante, nel suo declinarsi neutro, donna o uomo che sia.<br />
Quella mattina, nonostante tutto, si faceva compagnia della figlia più piccola, l’unica femmina: appoggiandosi al suo braccio, dialogava in forma di dramma, tra i ciotoli ed il sale della passeggiata, dei negozi, delle sigarette.<br />
Indicò la spiaggia, e disse, con la sua voce bassa ma infrangibile: “Andiamo a passeggiare su quei sassi, in riva al mare”.<br />
Beditta Brunella. Bionda come il suo bambino. Con il suo cane che dormiva nel suo letto matrimoniale, con le mani confuse e la bocca sottile: non pensava, passeggiando, non voleva pensarci su.<br />
Da una finestra di una casa un ragazzo, biondo anche lui, piange. Si sente un telefono aperto, vuoto: una voce metallica in spagnolo dice che l’apparecchio è spento. Riprovare più tardi.<br />
Il ragazzo guarda negli occhi Beditta, dicendole qualcosa con la sua estate, con i suoi dolori: non meriterà davvero più una sola parola, la parola eterna e perfetta di un poeta?<br />
La vedova, in testa, batte il pugno sul suo cuore.<br />
Il ragazzo occhi blu si passa una mano sulla fronte. È troppo stanco per combattere. Si veste, esce.<br />
Luisa Brunella si volta verso il coro greco della spiaggia, su una chiatta nel mare: Oh, Mistero che è l’uomo!</p>
<p>“Oh, Sventura, Beditta mia, che son vecchia e mio figlio muore di un cancro! Prendi me, prendi me, Signore!”<br />
“Mamma… non credo che Monaldo morirà. Non sono nemmeno del tutto convinta che abbia veramente un tumore. Dove lo avrebbe poi?”<br />
“Non ho capito. Ma certo che la morte! La morte!”<br />
“La morte”<br />
“Eh, già”<br />
“Eh&#8230;” sospirano.<br />
Non abbiamo che le nostre madri, noi vinti. Le donne del coro si disperano. La passeggiata continua lenta, quasi a passo di danza, quasi a rime viennesi, verso la morte.<br />
“Che sofferenza, figlia mia!”<br />
“Quanto patisco anch’io, mamma!”</p>
<p>Il coro piange. Porta male. Monaldo crocifisso, Monaldo malato, Monaldo che sogna, Monaldo che spara.<br />
Monaldo nipote del podestà ucciso dai suoi compagni: Monaldo che è in battaglia, Monaldo che ama, Monaldo che è solo ma insieme è complice, Monaldo maledetto, Monaldo che è certo ma sbaglia, Monaldo senza cuore, Monaldo che muore.<br />
Le donne del coro, vestiti neri incollati all’acqua del mare, si strappano i cuori: i seni scoperti, i capelli bagnati.<br />
Arrivano alcuni bagnanti: esplodono gli ombrelloni e le sdraio. Il sole batte.<br />
Luisa ha un’idea, o meglio un pettegolezzo:<br />
“&#8230;a proposito, ma l’hai vista la figlia del dottor Pugnone?”<br />
“chi, la piccola?”<br />
“no, la grande. Che poi, son grandi tutt’e due, Beditta, sù, han più di trent’anni! E che il padre mi dice, tenero… «eppure son tanto belle, mi chiedo come mai non trovano&#8230;»”<br />
“E chi se le sposa, quelle?”<br />
“è quel che dico anch’io. E poi la grande, con quel didietro enorme, è e-nor-me&#8230;e trova il coraggio di mettersi le gonnelline corte, con i coscioni che si ritrova&#8230;”<br />
“&#8230;sai, l’importante è che si senta a suo agio&#8230;voglio dire, mamma, se lei così si sente bene, se non le importa niente, se pensa di essere graziosa così, non fa mica male a nessuno, no?”<br />
“beh, ma c’è un limite. A tutto c’è un limite, santa pazienza!”<br />
“a proposito&#8230;anche Mirra ha un cancro”<br />
Predi me, dio!<br />
Porta via me, morte!<br />
Lascia che sia io a morire!<br />
“ma No, che mi dici!”<br />
“ha un cancro: allo stomaco”<br />
“ah, ci muore, ci muore. Lo sapevo: che tragedia! Come farò? Signore, prendi me! Prendi me!”<br />
Le donne del coro nuotano al largo, ora: si perdono, all’orizzonte.<br />
“dai mamma, non fare così”<br />
“Ma è terribile&#8230;certo che morire così!”<br />
“già, morire così!”<br />
“e i bambini poi?”<br />
“quali bambini?”<br />
“non ha figli?”<br />
“no, Mirra non ha figli”<br />
“Ah, meglio&#8230;beh, ma morire così! Che disgrazia! Signore, prendi me! Prendi me!”<br />
Dov’è Monaldo? -si chiedono in coro i bambini sulle scale. Il pubblico applaude.<br />
Ogni idea la porta via il bimbo.<br />
Il teatro si svuota: il dialogo sulla morte ha forma di pettegolezzo.<br />
L’estate è una livella: tutti uguali, tutti inutili.<br />
“non dire così, mamma”<br />
“&#8230;eh, non dire così&#8230;tu sei giovane, mah&#8230;a proposito, ma tua figlia è sempre fidanzata con quel mascalzone?”<br />
Prendi me, Signore!<br />
Portami con te, portami via!<br />
Fammi morire, mio dio!<br />
“no, si sono lasciati”<br />
“Ah, meno male&#8230; ben gli sta, non mi piaceva per nulla, per nulla. Tutto così… piccolino, non parlava italiano, ignorante, con le braghe alle ginocchia&#8230;cosa ci avrà trovato, vorrei sapere&#8230;”<br />
“poverino!”<br />
“eh, si&#8230;brava, difendilo! Difendi sempre tutti, che poi guarda come ti calpestano i piedi!”<br />
“ma chi?”<br />
“chi? Tuo marito, ad esempio&#8230;è uccel di bosco, quello lì.<br />
E mai che ti porti da qualche parte, mai a un teatro, ad un cinema”<br />
“ma mamma&#8230;”<br />
Prendi me!<br />
Fammi tornare con mio marito, signore!<br />
Dammi la pace!</p>
<p>“&#8230;ma mamma cosa? Ah, a proposito&#8230;povero figlio mio, sta morendo! Signore, Prendi me! Prendi me!”<br />
“mamma, su, non sta morendo!”<br />
“beh, lo dici tu&#8230;chi sei, un medico? Hai studiato medicina? Se ti hanno bocciata anche in prima media!”<br />
“ma cosa c’entra la prima media con&#8230;”<br />
“&#8230;c’entra, lo so io. Sai chi ho rivisto? La maestra Cerneo&#8230;la maestra di Livio alle elementari. Te la ricordi?”<br />
“si, come no”<br />
“&#8230;tanto brava. Beata lei, che non ha avuto figli&#8230;io invece, prima li fai, poi ti muoiono tra le braccia!<br />
Signore, perché?! Prendi me! Prendi me, piuttosto!”</p>
<p>“vuoi che il signore prenda te?”<br />
Luisa Brunella si fermò: accarezzò i capelli della figlia, e disse:<br />
“si bella, ma va beh&#8230;con calma, c’è tempo”.  </p>
<p>***</p>
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		<title>Diario di fine luglio, umiliato. Tre luoghi come Camogli, la trincea e Auschwitz (ovvero: nuovo viaggio al termine della notte).</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 06:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il treno serale che arriva sino alla toscana è veloce, e si può fumare una sigaretta di nascosto, tra i finestrini chiusi ed i divanetti vuoti: prima un bacio alla stazione, andandosene. Un libro su Mussolini. Così anche stanotte, in cui sono solo nella casa sul mare, traccio righe a matita su queste stesse pagine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.irre.veneto.it/sito_irrev/umbe/images/trincea.jpg' alt='trincea' class='aligncenter' /></p>
<p>Il treno serale che arriva sino alla toscana è veloce, e si può fumare una sigaretta di nascosto, tra i finestrini chiusi ed i divanetti vuoti: prima un bacio alla stazione, andandosene. Un libro su Mussolini. Così anche stanotte, in cui sono solo nella casa sul mare, traccio righe a matita su queste stesse pagine. Ma lei non mi risponde al telefono, lei se ne va, lei starà via forse per sempre. Ed io, chi sono?<br />
Davvero non lo so.<br />
E andandosene sino alla fine, alla fine di questa Camogli complicata e bianca,  arrivare sino al Vento Ariel, dove tra i tavoli un bambino biondo gioca con il suo pallone argentino, e d’argento ha le mani del padre, gli occhi d’acqua delle aquile che non possono ancora volare: dalle cucine, il pesce nuovo viene tagliato all’orizzonte di questo mare che specchia le forchette ed i miei coltelli, poggiato sul porto di notte.<br />
Coppie di innamorati cenano e comprano rose indiane, ed anche le cameriere si commuovono.<br />
Quel rumore di piatti e di bicchieri tipico di questo paese, mentre una vela si vede in lontananza, l’ultimo avventore di oggi, che dorme al largo. Il bambino tira un calcio più forte degli altri al suo pallone, e sorride: ha finalmente fatto muovere il mondo, ha cambiato il reale. Ma è l’unico a riuscirvi.<br />
Le amiche che vanno e vengono, e poi lei che ancora non ha capito cosa accadrà, e si limita a scrivere la notte piccoli non essere triste, passerà. Ma non deve passare nulla, tutto deve solo sbocciare: dal fango, qua e là fiori blu.<br />
Ti terrò altre lezioni di storia, proprio come volevi tu ieri.<br />
Proverò a fidarmi di te, anche se tutta questa programmazione, se questi rinvii, se queste partenze mi umiliano. È questo che non ti ho detto: non è il problema di sentirmi triste -il che è naturale-, ma è il fatto di sentirmi umiliato, con quel si vedrà. Con quel non avermi portato con te, lasciandomi qui.<br />
Aerei sul cielo di queste case a mucchi, tranquilli dimenticano la battaglia per il mero trasporto di persone: l’aereo diventa soltanto un viaggio, per il tuo bovarismo esistenziale. L’aereo invece che ho nelle orecchie e nella mia paura, da guerra mondiale, è un ordigno d’aria che porta la morte politica, di massa.<br />
Nessuno dimentichi che la Grande Guerra è il momento storico irripetibile di passaggio ad un nuovo ordine mondiale, politico, sociale e mentale. Non c’è nulla di nuovo nella seconda guerra mondiale.<br />
Il luogo originario, il parto delle nostre generazioni non è Auschwitz, ma la trincea.<br />
Il cubismo della morte e dell’artificio in trincea è la dimensione tecnica e tecnocratica dove i vostri nonni hanno cambiato pelle e vita, hanno abbandonato la storia.<br />
I tuoi nonni ragazzi sperimentarono la modernità e lo Stato di massa, all’improvviso e con il preciso terrore che solo un orologio industriale può avere: coloro che ti hanno messo in vita -come in un mito orrendo dove la scure taglia il cervello di dio per far nascere una figlia saggia- persero mani e gambe, videro la notte illuminata a giorno, impazzirono di una malattia nuova</p>
<p>Sono malati confusi, inaccessibili, inconsapevoli; talvolta senza onirismo, senza depressione, ma in uno stato permanente di terrore, di tensione nervosa emotiva, e pure con gravi deficit di coscienza. Hanno vivaci estese reazioni di difesa per stimoli di nessuna entità, trasaliscono, sbarrano gli occhi, tremano, impallidiscono, assumono atteggiamenti di difesa, fuggono, si nascondono sotto le lenzuola; occorre tenerli isolati, per la agitazione reattiva che si desta in essi a ogni rumore (Gibelli, L&#8217;officina della guerra, 1991, p.127)</p>
<p>I tuoi nonni, fossero essi analfabeti o letterati, non furono che all’improvviso masse anonime e folle violente.<br />
Tutto ciò che poterono raccontarti, tu non lo credesti. Tu abituata a pensare all’egoismo onnipotente della nostra vita quotidiana, non potevi certo immaginare nemmeno un evento privo di soggetto. Ed invece fu così. I tuoi padri venivano annullati da un massacro tecnicizzato.<br />
Troppo assuefatta, come tutti noi, nella pace mondiale che hai nella testa: mai vedemmo nessuna guerra, mai abbiamo avuto una paura politica e civile. Ma ne avremo, preparati.<br />
Se ora viaggi, mia umiliazione, verso paesi spoliticizzati e luoghi esotici, convinta che lo spazio delle spiagge sia vero, sia un luogo in cui è possibile vivere, lo devi soltanto alla distruzione attraverso un bagno industriale di sangue dello spazio europeo e della vita dei tuoi nonni e bisnonni. Se confondi il divertimento di oggi con il divertissment pascaliano, se confondi la notte brava con il giorno, se non riesci a capire perché dovrebbe importarti qualcosa della vita intesa nel suo senso storico e politico, se pensi che a vivere basti te stessa, ti prego, ricorda che tutta questa tua mentalità è il sonno iper-democraticizzato e controllato dell’occupazione meccanica dello Stato delle masse nella nostra vita.<br />
Paradosso: ti illudi di ritornare al giardino epicureo, proprio in un secolo in cui la tecnica lo ha annullato e negato. Pensi che quest’epoca molle sia di ritorno al privato, quando è l’esplosione del pubblico, mai così intensa come oggi. Ma non te lo fanno vedere, siamo più raffinati: la tecnica, come in un romanzo di Orwell, occupa lo spazio mentale (la tua spiaggia, il tuo senso del viaggio e della vacanza estiva), dopo aver occupato, con la trincea, quello fisico e politico.<br />
In tutto questo Auschwitz, invece, è in direzione ostinatamente opposta. Auschwitz non è uno spazio della tecnica moderna, come la trincea o queste spiagge, ma della tecnica utilizzata in chiave anti-moderna: il treno per il lager è lo strumento industriale e tecnico per ritornare a prima della tecnica. I nazisti cercarono -già sconfitti in partenza- di annullare la trincea (e non erano prodotti dalla trincea), per tornare alle case borghesi guglielmine.<br />
Così Auschwitz non ha segnato in alcun modo qualcosa di nuovo. È stato un tentativo, piuttosto, di tornare al passato, al vecchio -poiché la storia non è progresso, non è una linea edipica, e perciò non vi sono leggi, ma solo clinamen e fatti aperti-. Tentativo fallito, e pertanto, storicamente, irrilevante nel nostro modo di vedere il paesaggio mentale.<br />
La tortuosa via per Auschwitz segna la nostra coscienza, ma la sua parte antica e contro-storica. Non segna il nostro senso del presente e del futuro. Non è vero che non si può fare filosofia dopo Auschwitz, come fu detto: non si può fare filosofia dopo la trincea, piuttosto, dopo che l’elemento tecnico, con le sue rivoluzioni biologiche, chimiche ed elettriche, ha cambiato gli uomini: soldati-operai anonimi dentro ad una industria per il macello umano specializzato, ed oggi uomini-benessere spoliticizzati.<br />
Lasciami fumare una Marlboro, lasciami essere triste, lasciami star male.<br />
Così potrò sentirmi un po’ più vivo, realmente vivo.<br />
 Tu, su quella spiaggia, ti dovrai accorgere che il mare e la sabbia su cui stai sdraiata al sole, bevendo alcolici di consumo balneare, non sei che in una nuova officina della guerra, dove</p>
<p>La nuova realtà investe in vario modo la sfera precettiva, disegnando i contorni di un «nuovo paesaggio mentale». Nell’esperienza della trincea e più in generale nell’ambientazione della guerra si palesano il trionfo dell’elemento artificiale su quello naturale (l’elettricità trasforma le notti in giorni, la chimica degli esplosivi polverizza le montagne modificando il paesaggio); la fungibilità di biologia e tecnologia (le protesi sostituiscono gli arti distrutti); il senso del tempo come discontinuità e il suo disancorarsi dalle matrici biologiche, naturali o più semplicemente tradizionali; l’irrompere della nuova morte di massa come prodotto dell’organizzazione industriale su larga scala e come perdita di confine tra umano e disumano, segno di un anonimato che connota l’esistenza nella società (Gibelli, cit., p.11)</p>
<p>Ecco, questa guerra generò uomini nuovi. Generò anche te.<br />
Invece che perpetuare e vivere nei suoi nuovi luoghi, anziché dimenticarmi, alza le spalle e riportami l’amore.<br />
Troverò per noi, nell’attesa, un vero spazio epicureo, dove poter fuggire.<br />
Perché, se non vuoi che io trovi per noi questo spazio, ti dico che mi sento oggi, in mezzo a queste spiagge, come il mio maestro Gadda si sentiva in trincea:</p>
<p>Io cerco di leggere, di scrivere: di muovermi, facendo dei passeggini di ricognizione; ma sono pur sempre legato al mio buco, pieno di roba in cui l’ordine è quasi impossibile, e sgocciolante nelle giornate di pioggia (…) il pasticcio e il disordine mi annientano.</p>
<p>Altrimenti, tutta questa estate sembrerà davvero un viaggio al termine della notte.</p>
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		<title>Camogli. Casa sul mare. Ore 14.30. Un Requiem.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 15:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’ automobile dietro la piazza, nascosta dalla statua bianca, fissa nel sole. Rincaso dalla spiaggia, dal mio caffè: l’acqua è annegata tra le meduse ed i sassi, le alghe sporche: sono rimasto al tavolo, solo, in pantaloni lunghi. Il pomeriggio d’estate è senza tempo, senza ore, poiché il caldo lascia immobile l’alternarsi di sole ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’ automobile dietro la piazza, nascosta dalla statua bianca, fissa nel sole. Rincaso dalla spiaggia, dal mio caffè: l’acqua è annegata tra le meduse ed i sassi, le alghe sporche: sono rimasto al tavolo, solo, in pantaloni lunghi.<br />
Il pomeriggio d’estate è senza tempo, senza ore, poiché il caldo lascia immobile l’alternarsi di sole ed ombra, ed il tramonto -tanto atteso- non è che un tratto opaco del pomeriggio stesso: la sera la porta il mare, la porta la cena, quando tutto è ormai finito. La sera d’estate è davvero come una nottola di Minerva, che leva il suo volo sempre in ritardo: quando la realtà è già stata fatta.<br />
Mi sdraio sul letto di velluto verde, nella stanza al buio della casa, la cui finestra si chiude sul retro del cortile: rumore di stoviglie, odore di cucine e di mogli, e poi il silenzio tipico di una seria e combattuta partita a calciobalilla, in lontananza, mentre continuano a rimare con la sabbia le onde, dall’altra parte della casa.<br />
Con queste pagine piegate sulle ginocchia rosse, poggio il cervello su un cuscino da divano e resto a metà tra il pensiero ed il nulla, senza decidermi: potrei anche pensare a qualcosa, se solo volessi. Ho sul letto tre libri eleganti: De Maistre, Furet, Peukert. Accendo una sigaretta, l’ultima. Già è finita.<br />
Non dovrei fumare più, lo so. Ieri sera, sdraiata sul molo, una mia vecchia amica (del mestiere del mègu megùn) mi ha predicato la sua igienista teoria “baciare un fumatore fa schifo”: poco male, volevo risponderle: la mia innamoratina non mi bacia mai. È proprio un medico, del resto, la mia amica. E come dice un poeta le bagasce che danno il menù, e tu, con una voglia che non hai, a tirare la bibbia nel muro. Io avevo davvero una voglia che non ho. E così anche adesso. E tutto l’uomo è tutto una malattia.<br />
Fino a qualche giorno fa, in città, ero felice -con il cuore pieno di gioia. Ora sento una stupida mancanza, una solitudine assoluta, perché priva di vie d’uscita. E so che sarà peggio, tra poco più di una settimana. Ci vorrebbe un miracolo, in forma di decisione: no, non vado più da nessuna parte, sto con te. Già…<br />
E mentre mi incominciano a far male le gambe per niente, si muore. Parto. La famiglia. Un  Funerale.<br />
Penso a come la morte e l’estate rendano questi silenziosissimi pomeriggi essenzialmente religiosi. Un dissolversi cattolico di caducità portano i costumi vuoti di questa ragazzaglia al mare, inconsapevole di tutto: un presentimento di castigo, di punizione, in questo mio muoversi disturbato in passeggiata, passeggiata senza un senso.<br />
Un senso di me stesso come dannato e l’ultima sigaretta che ri-diventa, per me, quella del condannato.<br />
Un condannato sente la contraddizione del pensare disperatamente a lei, ed al contempo a chi desidera e cerca già di dimenticarlo. Ma dov’è?<br />
Il pensiero controrivoluzionario insegna a capire come la vera conoscenza della realtà si abbia soltanto quando essa è in crisi, è malata. E c’è un tempo eterno, nella storia: la realtà è più essere che divenire.<br />
Così c’è, in questo pomeriggio, tutto il mio passato che mi riempie la mente kantiana, nel suo consueto modo barocco che mi accompagna: fuori dalla porta bocche sulla burocrazia della morte -chiese e permessi, camposanti e trasporto-, dentro l’estate, e quelle passate. Braccia magre che nuotano a Moneglia, una casa in costruzione, la calce sulle scarpe ed un letto di legno rotto.<br />
Imparo sempre dopo, sempre: la dolcezza, l’amore.<br />
Poi bambino, e le sigarette appoggiato al collo del cannone, con l’occhio nel suo vuoto.<br />
La stazione che deve passare, senza far male.<br />
Imparo ancora più tardi.<br />
Camogli non mi sembra quella dell’anno fa, perché io non sono quello di un anno fa. È come un paese senza più terra, senza ordine: vedo la beffa della crisi nei sorrisi da mare delle ragazze sdraiate sui sassi e sugli scogli: la malattia della rivoluzione è ironica, poiché la si scopre dopo.<br />
Che ognuno mediti a lungo sulle sue partenze, i suoi viaggi.<br />
Io potrei anche dirvi semplicemente: Fate pure, e voi farete di conseguenza del vostro meglio per peggiorarvi.<br />
Perché invece non ritorniamo tutti a casa (e non è una controrivoluzione, ma il contrario della rivoluzione)? Qualcuno non è già ritornato?<br />
Questa estate è una paralisi nella transizione, nella rivoluzione. Questo inverno avremo violenza politica. Oggi pomeriggio solo silenzio. Non serve la parola per star seduti su una sdraio sotto l’ombrellone. E quando due uomini parlano sulla spiaggia, l’atmosfera è quella di un antico dialogo dei morti.<br />
Io devo credere in quella decisione fondamentale.<br />
 Mario è ancora sulle montagne epicuree-cinematografiche, e ci resterà sino a settembre. Ma è fuggito da solo. Lei non andrà a trovarlo. La sua solitudine è preziosa, perché rubata a se stesso. A lui non importa la compagnia, a lui non manca quel che non ha, ma solo quel che non ha avuto: è troppo tardi, anche per lui. Anche Mario impara sempre dopo.<br />
Poi scenderà dal monte, per imbarcarsi a Venezia: lungo i canali, si bagnerà la barba, prima di re-incontrare la sua innamoratina.<br />
Si chiuderanno in una sala da film.<br />
Lui sarà bellissimo, ma lei gli resisterà. Così finalmente finirà l’estate. </p>
<p>                                                        ***</p>
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		<title>Tra lo spazio americano (guardando lo Zimbabwe) e Vienna (come inversione della tua passeggiata a Camogli).</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 20:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
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		<description><![CDATA[Passeggio oggi per Camogli, in una inversione filosofica rispetto alla passeggiata della mia innamoratina: ma questa Camogli è Vienna, per me che oggi scrivo le bozze per gli anni del giovane Hitler (1908-1913), il suo periodo dell’infelicità. La Hamann parla di apprendistato, come a tener a metà il discorso tra l’artista ed il politico: l’indolenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: left;"><span style="font-size: 12pt;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://z.about.com/d/goitaly/1/0/D/5/-/-/camogli-beach-picture.jpg" alt="Camogli" width="375" height="229" />Passeggio oggi per Camogli, in una inversione filosofica rispetto alla passeggiata della mia innamoratina: ma questa Camogli è Vienna, per me che oggi scrivo le bozze per gli anni del giovane Hitler (1908-1913), il suo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">periodo dell’infelicità</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La Hamann parla di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">apprendistato</em>, come a tener a metà il discorso tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’artista</em> ed il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">politico</em>: l’indolenza di un ventenne, le sue passeggiate da bohemien. Scrivo una serie di appunti, a matita forte. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Sono convinto della bontà euristica del mio vecchio neologismo: la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fallacia ad Schicklgruberum<a style="mso-endnote-id: edn1;" name="_ednref1" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn1"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[i]</span></strong></span></span></span></a></em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">In realtà dovrei tenere davvero quel diario, se non altro perché vi sono questioni che dovrei affrontare con precisione ed urgenza, ma sembra che mi manchi il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tempo</em>. Per te, innamoratina, il tempo non è mai stato un problema; ma a me manca tanto, il tempo, perché vorrei conoscerlo tutto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Sta di fatto che chiacchiero solo di passaggio con i miei studenti astuti, le loro volpi sotto le ascelle, cospiratori buoni, di cene aperitivi, di guerra, di Hitler e di altre sciocchezze. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Acqua sporca di Camogli, e Miramare blu, con i suoi sassi e le sue cameriere: fumo e la mia amica-medico mi rimprovera, poi mi espone il meccanismo a cascata degli enzimi. Io le chiedo come sia possibile che una cellula si muova. Infine ipotizzo che se levassimo due elettroni da una cellula del dito anulare della mano destra, il corpo umano esploderebbe. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La teoria, a suo avviso, è infondata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Non rammento ancora il perché sia venuto oggi nel paesino di mare. Consiglio, innamoratina, di rileggerti di quando andai a trovare Dora<a style="mso-endnote-id: edn2;" name="_ednref2" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn2"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[ii]</span></span></span></span></span></a>: pare la stessa situazione, ed è già passato un anno. Ancora il teorema di Pitagora, che disegno sulla poca sabbia rimasta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Solo donne formalmente sposate in spiaggia, annoiate. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">L’amico che mi accompagna nuota, ed io lo seguo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Leggo il giornale. Ecco un tema di fondamentale interesse: la questione dello Zimbabwe, dove un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">trucco</em>, una magia politica classica (il dito rosso di inchiostro), ha portato alla dichiarazione di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">illegittimità</em> del voto da parte dell’America, dell’ONU<a style="mso-endnote-id: edn3;" name="_ednref3" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn3"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[iii]</span></span></span></span></span></a> e dell’Europa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Questo concetto di illegittimità è peculiare all’idea del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nuovo spazio americano</em>, cui ovviamente si è adeguata l’Europa<a style="mso-endnote-id: edn4;" name="_ednref4" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn4"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[iv]</span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Un’idea del tutto assente nello <em style="mso-bidi-font-style: normal;">jus publicum Europaeum</em> fondato sul concetto di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">iustus hostis</em>, e costruita dagli Stati Uniti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio</em> degli Stati Uniti d’America nacque, è necessario ricordarlo, dalla posizione di una linea di separazione rispetto all’Europa, resa chiara dalla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dottrina Monroe</em>, con cui la separazione acquisisce un significato <em style="mso-bidi-font-style: normal;">morale</em> e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">filosofico</em>, divenendo così un<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> cordone sanitario</em>, che significa un</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“fondamentale giudizio di riprovazione morale che viene esteso all’intero sistema politico delle monarchie europee e che conferisce alla linea di separazione e di isolamento americana il suo significato morale e politico e la sua forza mitica” </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(SCHMITT C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il nomos della Terra</em>, Adelphi, p.381) </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">L’America vede se stessa, nel suo atto di fondazione, come stato di natura non in termini hobbesiani, ma nei termini della dottrina di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rousseau</em>: si pensa come lo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio della libertà naturale</em>, si pensa come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio eletto</em>, nel suo evidente atteggiamento calvinista puritano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È in questa separazione rispetto all’Europa, separazione in senso morale prima che politico, che viene costruito il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nuovo concetto di legittimità internazionale</em>, oggi ancora chiave della politica estera statunitense. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Esso viene esplicitato già nella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dottrina Tobar</em>, alla base dell’accordo del 20 dicembre 1907 tra Costarica, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Salvador, secondo la quale: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“…non doveva essere riconosciuto il governo di alcun altro Stato che fosse pervenuto al potere in seguito ad un colpo di Stato o ad una rivoluzione, fino a che quest’ultimo non si fosse organizzato costituzionalmente attraverso una rappresentanza popolare liberamente eletta. Con ciò la forma democratica di manifestazione della legalità e della legittimità era dichiarata standard di diritto internazionale (…). Conformemente vennero riconosciuti solo quei governi che erano legali nel senso di una costituzione democratica”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">(SCHMITT C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il nomos della Terra</em>, Adelphi, p.381)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È evidente il carattere <em style="mso-bidi-font-style: normal;">interventistico</em> di tale nuova costruzione, ed il suo fondare un nuovo spazio mondiale, una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nuova unità del mondo</em>, slegata del tutto dalla antica opposizione di terra e mare e dal conseguente equilibrio europeo fondato sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">guerre in forme</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span lang="EN-US">La <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dottrina Stimson</em> del 1932 fissa questa nuova visione: come aveva detto il presidente Hoover nel 1928, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">An act of war in any part of the world is an act that injures the interests my country</em>”. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">In questo modo: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“…il governo degli Stati Uniti si riservò in ogni parte della terra il diritto di negare il «riconoscimento» a mutamenti di possesso che fossero avvenuti con l’uso illegittimo della forza. Questo significa che gli Stati Uniti avanzavano la pretesa di decidere, al di là della distinzione tra emisfero occidentale ed emisfero orientale, sulla liceità o illiceità di ogni mutamento territoriale in tutta la terra. Tale pretesa riguardava l’ordinamento spaziale della terra”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(SCHMITT C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il nomos della Terra</em>, Adelphi, p.407)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">L’intervento americano si basa sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">separazione tra politica ed economia</em>: assenza della politica, presenza dell’economia in ogni parte del pianeta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Quel nuovo mondo ha ri-costruito il diritto internazionale in termini penalistici: il nemico diventa il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">criminale</em>, e l’intervento è un’azione di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">polizia</em>. L’ONU e l’Europa vivono oggi di questo ordinamento, e ne hanno assimilato le meccaniche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il caso dello Zimbabwe appare dunque paradigmatico, nella sua accusa di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">illegittimità</em> ricondotta all’assenza di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">elezioni libere</em>, considerazione del presidente Mugabe alla stregua di un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">criminale</em> e nell’idea di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sanzioni economiche</em> come strumento internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Il nuovo istituto internazionale del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">riconoscimento</em> viene costruito sulla nozione di legittimità, identificata con le condizioni democratiche: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non c’è Stato senza democrazia</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È un mero specchio per le allodole allora la definizione di Stato, inteso quale soggetto di diritto internazionale, come triade popolo-governo-territorio<a style="mso-endnote-id: edn5;" name="_ednref5" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn5"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[v]</span></span></span></span></span></a>. L’espressione infatti non può che essere letta a partire dall’ordine mondiale cui fa riferimento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Già la nozione di territorio non ha il senso che il termine spazio aveva nel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">jus publicum Europaeum</em>, ma diviene un grande spazio mondiale in cui non vi è alcun rapporto tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ordinamento e localizzazione</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Infatti la separazione tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">politica ed economia</em> ha il senso della dottrina Monroe di prevedere il doppio asse di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">isolamento ed intervento </em>(originariamente operante nelle aree dell’America Latina): gli Stati Uniti garantiscono, con la loro <em style="mso-bidi-font-style: normal;">assenza politica</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’integrità territoriale esteriore</em> degli Stati, ma al contempo non ne garantiscono, ed anzi svuotano, con il loro intervento economico, l’aspetto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">economico-sociale</em> di quella integrità. Come scrive Schmitt, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">lo spazio del potere economico determina l’ambito giuridico-internazionale</em>. Non vi è più, nel nuovo diritto internazionale, un concetto di spazio inteso come legame tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Ordnung und Ortung, </em>bensì uno spazio planetario in cui vale il principio <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cujus oeconomia, ejus regio</em>. Ha ragione ancora Schmitt (testo citato, p.329), quando sottolinea come il metodo statunitense di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">influenza</em> politica </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“consisteva nell’assumere il libero commercio (libero nel senso di statualmente libero) e il libero mercato come standard costituzionali del diritto internazionale, in modo da scavalcare, mediante il ricorso al principio della porta aperta e della nazione più favorita, i confini politici territoriali. L’assenza ufficiale era dunque, alla luce della separazione tra politica ed economia, un’assenza soltanto politica, mentre la presenza non ufficiale era per contro una presenza straordinariamente effettiva, cioè economica e, se necessario, anche una forma di controllo politico”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Non vi è alcun legame, dunque, nella nuova unità del mondo, tra integrità territoriale, intesa come integrità dei confini, ed <em style="mso-bidi-font-style: normal;">indipendenza</em> o <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sovranità esterna</em>. La dottrina internazionalistica finge invece l’esistenza di quell’antico legame (tipico del jus publicum Europaeum distrutto nel 1945) ricorrendo ad una nozione di indipendenza giuridica distinta ed autonoma, e perciò del tutto indifferente rispetto all’indipendenza politica economica, fattuale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La nozione di Anzilotti (CPGI, 5 settembre 1931) viene ritenuta ancor oggi valida ed attuale, ma basta leggerla per vedere come essa sia legata ad un sistema europeo di equilibrio tra Stati andato distrutto e sostituito dal nuovo spazio mondiale. Se ripresa oggi, appare del tutto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">formalistica</em> e vuota nel definire la dipendenza di uno Stato rispetto ad un altro come “un rapporto tra uno Stato che può <em style="mso-bidi-font-style: normal;">legalmente</em> imporre la propria volontà ed uno Stato che è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">giuridicamente</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">obbligato</em> a sottostare a questa volontà” [corsivi miei]. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Allo stesso modo la nozione di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sovranità interna</em> viene a mutare rispetto al modello classico di Westfalia, nel senso che richiede un determinato rapporto tra governanti e governati, tra popolo e governo, pensando che uno Stato possa essere Sovrano solo quando soddisfi esigenze partecipative ed effettivi criteri di rappresentatività. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">In tal senso, secondo il nuovo diritto internazionale, il governo attuale dello Zimbabwe si definisce <em style="mso-bidi-font-style: normal;">illegittimo</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ricordo ancora che tale idea era <em style="mso-bidi-font-style: normal;">del tutto assente</em> nel diritto internazionale europeo, ed è peculiare del sistema americano di essere <em style="mso-bidi-font-style: normal;">linea di quarantena</em>, di separare in senso morale prima che giuridico l’emisfero occidentale dall’Europa, per poi passare ad una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pretesa globale di interventismo mondiale</em> fondata su quella distinzione tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">legittimità</em> ed illegittimità, costruita sul concetto di riconoscimento e avente come elemento strutturale la democrazia. Il nuovo concetto di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">riconoscimento</em> si basa su questa pretesa, ossia che l’America sia l’unico luogo di diritto e pace, naturalezza e libertà, rispetto al desolante e violento suolo europeo: questo è il senso originario dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">emisfero occidentale</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Anche qui, però, i giuristi si sono adoperati per nascondere questo interventismo mondiale e globale, fingendo il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">valore meramente dichiarativo</em> del riconoscimento, ossia non costruendolo come un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">requisito giuridico</em> della sovranità interna, ma come un mero atto politico-diplomatico, il cui solo effetto consisterebbe nell’essere un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">biglietto d’ammissione ad effettivi ed intensi rapporti internazionali<a style="mso-endnote-id: edn6;" name="_ednref6" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn6"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[vi]</span></span></strong></span></span></span></a></em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ma che il riconoscimento non abbia valore costitutivo e dunque non sia un requisito per l’attribuzione di personalità giuridica ad uno Stato, è palesemente una finzione, nella misura in cui la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dottrina Stimson</em> impone nel mondo la prospettiva opposta. Nel nuovo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio mondiale</em> gli Stati Uniti si riservano il diritto di non riconoscere certi Stati, ma ciò non è un mero strumento di politica internazionale intesa come complesso delle relazioni diplomatiche, ma è la pretesa di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">decidere</em> di ogni mutamento, ogni ordinamento territoriale, decidere in senso politico-giuridico. Le sanzioni economiche contro lo Zimbabwe sono misure statali e internazionali: non attengono dunque all’economia come sfera del commercio privato, ma sono lo strumento giuridico con cui la Comunità internazionale (divenuta oggi nell’ONU <em style="mso-bidi-font-style: normal;">comunità mondiale</em>, in un evidente paradosso) decide in senso costitutivo dell’illegittimità di un dato governo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">A mio avviso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">se il riconoscimento si lega alla legittimità, cessa di aver un mero effetto dichiarativo e di operare sul piano puramente politico, poiché il concetto di legittimità è giuridico e costitutivo</em>. La decisione sulla legittimità è una decisione sulla Sovranità, sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">personalità giuridica</em> di uno Stato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Quali anime felici, quali spiriti davvero pieni di pace comprenderanno che questo spazio, questa unità del mondo, anziché pacificare la terra la sta portando a guerre di annientamento? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La democrazia inscritta nel nuovo ordinamento internazionale planetario ha portato ad una esplosione delle guerre, e non ad una loro limitazione. Molta meno violenza fu creata dalle monarchie assolute dell’Europa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Scusami, innamoratina, se mi soffermo su queste note politiche, questa sera. Scusami se oggi ti ho trascurata, se non sono dolce ma terribilmente giuridico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mario mi rimprovera dicendo che trova <em style="mso-bidi-font-style: normal;">kitsch</em> questi miei accostamenti di amore e diritto, e forse ha ragione: lui utilizza il cinemà per dire che ama, ed è certo più classico il tema, più elegante. Ma io ho disperatamente bisogno di cercare un poco di conoscenza, e la trovo qui: sarei dovuto venire a cena, ma mi sentivo già squadrato da ogni lato da quei personaggi in cerca di autore (o che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">forse pensano che il loro autore sia tu</em>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ma tu non sei un autore, ma solo un personaggio come me, che non troveranno alcun autore: chi ci potrebbe pensare, a noi due? Quale penna potrebbe essere così disonesta e matta da crearci? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Noi siamo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">altro</em>, in ogni caso, rispetto alle pagine che noi stessi scriviamo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Spesso e volentieri <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non siamo</em>, spesso non vogliamo, sempre inganniamo il tempo: difficile non trovarsi finalmente insieme, ad aspettare l’amore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ma l’amore non è un surreale concetto beckettiano, ma è questo aspettarsi reciproco. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Fino ad un bacio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">    <img class="aligncenter" src="http://www.francocenerelli.com/antologia/artenaz/hitl_08.jpg" alt="Veduta di Vienna -dipinto di Adolf Hitler" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<div style="mso-element: endnote-list;">
<hr size="1" />
<div id="edn1" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a style="mso-endnote-id: edn1;" name="_edn1" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref1"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[i]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> </span><a href="http://www.moscasulcappello.com/neologismi-la-fallacia-ad-schicklgruberum/62/"><span style="font-size: x-small; color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://www.moscasulcappello.com/neologismi-la-fallacia-ad-schicklgruberum/62/</span></a><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">   </span></span></p>
</div>
<div id="edn2" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-endnote-id: edn2;" name="_edn2" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref2"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[ii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> </span><a href="http://www.moscasulcappello.com/lettera-della-follia-reprise-la-spiaggia-ed-il-metodo-socratico/23/"><span style="font-size: x-small; color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://www.moscasulcappello.com/lettera-della-follia-reprise-la-spiaggia-ed-il-metodo-socratico/23/</span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> </span></p>
</div>
<div id="edn3" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a style="mso-endnote-id: edn3;" name="_edn3" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref3"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[iii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> Così il Corriere della Sera di oggi: “Elezioni illegittime. È il giudizio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, </span><a href="http://www.corriere.it/esteri/08_giugno_30/mugabe_presidente_f74f651e-4665-11dd-8dd8-00144f02aabc.shtml"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">a proposito del voto in Zimbabwe</span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">. Durante la sua visita a Tokyo, il numero uno dell&#8217;Onu ha affermato che l&#8217;esito elettorale «non riflette la vera volontà del popolo, né ha prodotto un risultato legittimo».<br />
Ban Ki-moon sottolinea che «le condizioni non sono state di un libero ed equo voto». In una nota affidata a un portavoce, il segretario generale dell&#8217;Onu «incoraggia gli sforzi di entrambe le parti», vale a dire il presidente Robert Mugabe e il leader dell&#8217;opposizione Morgan Tsvangirai, perché negozino una «soluzione politica» capace di far cessare violenza e intimidazione. Il segretario Onu supporta inoltre gli sforzi dell&#8217;African Union and Southern African Development Community (Sadc) per la promozione di un accordo «accettabile» per il popolo dello Zimbabwe. «Il vice segretario generale e il suo inviato, Haile Menkerios, sono all&#8217;Africa Union Summit, pronti a aiutare in qualsiasi modo possibile il raggiungimento di questo risultato». Mugabe è stato dichiarato vincitore nelle elezioni di domenica dove è stato il solo a partecipare, dopo il ritiro di Tsvangirai, che aveva rinunciato denunciando gli abusi di potere in Zimbabwe contro l&#8217;opposizione e le condizioni elettorali fortemente intimidatorie” </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">(</span><a href="http://www.corriere.it/esteri/08_giugno_30/zimbabwe_onu_voto_reazioni_d0b5c7a4-4679-11dd-8dd8-00144f02aabc.shtml"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">http://www.corriere.it/esteri/08_giugno_30/zimbabwe_onu_voto_reazioni_d0b5c7a4-4679-11dd-8dd8-00144f02aabc.shtml</span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">).</span></p>
</div>
<div id="edn4" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a style="mso-endnote-id: edn4;" name="_edn4" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref4"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[iv]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> Per un excursus degli ultimi anni, riporto la cronaca giornalistica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sanzioni, uno strumento dell&#8217;Ue. Dossier: dallo Zimbabwe a Cuba, dall&#8217;Iran alla Cina </em>(in </span><a href="http://europa.tiscali.it/futuro/news/200502/16/sanzioni.html"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">http://europa.tiscali.it/futuro/news/200502/16/sanzioni.html</span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">) : “Il 19 febbraio 2004, l&#8217;Ue ha prorogato per 12 mesi le sanzioni comprendenti l&#8217;embargo sulla fornitura, la vendita o il trasferimento di armi nonché sulla consulenza, l&#8217;assistenza tecnica o la formazione connesse con attività militari e un embargo sulla vendita o la fornitura di equipaggiamento che possa essere utilizzato per la repressione interna in Zimbabwe.<br />
Le sanzioni includono inoltre il divieto di viaggio nei confronti delle persone che hanno perpetrato gravi violazioni dei diritti umani e della libertà di opinione, di associazione e di riunione pacifica nello Zimbabwe e il congelamento dei capitali, delle attività finanziarie o delle risorse economiche di dette persone. </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">Le sanzioni, adottate nel 2002 e prorogate per la prima volta nel 2003, si prefiggono di contrastare le politiche finalizzate alla soppressione dei diritti dell&#8217;uomo, della libertà di espressione e del buon governo.</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">Nel settembre 2006, in seguito a violenti attacchi nei confronti di sindacalisti durante una manifestazione, l&#8217;Ue ha invitato il governo dello Zimbabwe al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei cittadini, sottolineando l&#8217;impegno preso dal paese africano con la sottoscrizione della Carta africana dei diritti dell&#8217;uomo e dei popoli. Nel paese continuano a verificarsi episodi di repressione e di soprusi dei diritti fondamentali. </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">Il 19 febbraio 2007 il Consiglio ha confermato le misure restrittive nei confronti del governo dello Zimbabwe e le ha estese per un altro anno. Nel mese di dicembre 2007, la partecipazione al vertice Ue-Africa (il primo dopo quello del Cairo nel 2000) del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ha suscitato forti polemiche. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato che il presidente &#8220;danneggia l&#8217;immagine della nuova Africa&#8221;. Robert Mugabe ha invece criticato &#8220;l&#8217;arroganza dell&#8217;Unione europea&#8221;, riferendosi in particolare a Danimarca, Germania, Olanda e Svezia, che pretende di comprendere la situazione dello Zimbabwe meglio dell&#8217;Unione Africana e della Comunità per lo sviluppo dell&#8217;Africa meridionale”</span></p>
</div>
<div id="edn5" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a style="mso-endnote-id: edn5;" name="_edn5" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref5"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[v]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> Così ad esempio la nostra Cass.pen. Sez.I, 28 giugno 1985 n.1981, in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Riv.dir.int</em>., 1986, 884: “Il diritto internazionale riconosce come Stati soltanto quegli enti che, in piena indipendenza, esercitano il proprio potere di governo collettivo nei confronti di una comunità stanziata su un territorio, onde è da ritenersi principio acquisito che la sintesi statuale debba essere espressa dalla triade popolo-governo-territorio e che richieda quindi, necessariamente che la componente della popolazione e l’apparato di governo da essa espresso ricadano su un luogo di esercizio di tale governo e dell’attività dei soggetti”. Peraltro qui l’inciso “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">da essa espresso</em>” sembra sottintendere ciò che apparentemente non richiede, ossia un determinato rapporto tra governanti e governati come elemento costitutivo della Sovranità. </span></p>
</div>
<div id="edn6" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-endnote-id: edn6;" name="_edn6" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref6"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[vi]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;"> Così in A.A.V.V., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Istituzioni di diritto internazionale</em>, Giappichelli, Torino, 2003, p.14</span></p>
</div>
</div>
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		<title>L&#8217;innamoratina a Camogli: la Piazza d&#8217;Italia e note sullo spazio in De Chirico</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 18:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Una donna si butta in acqua: a Camogli portandosi libri e uova nella borsa, passeggia la sua copia platonica: qualcuno le tira un calcio, e lei cade. Io sono dietro la statua di un garibaldino galeotto, che osservo la scena con un giornale nascosto negli occhi blu: “ti illudevi di star soltanto passeggiando?” le chiedo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.scmncamogli.org/images/pzzaskiaf.jpg" alt="Piazza Schiaffino" width="350" height="272" /></p>
<p> <span style="font-size: 12pt; font-family: ">Una donna si butta in acqua: a Camogli portandosi libri e uova nella borsa, passeggia la sua copia platonica: qualcuno le tira un calcio, e lei cade. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Io sono dietro la statua di un garibaldino galeotto, che osservo la scena con un giornale nascosto negli occhi blu: “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">ti illudevi di star soltanto passeggiando?</em>” le chiedo, mentre raccoglie i suoi occhiali da sole scuri. Come dice Mario, comprare un libro non è leggerlo, e leggerlo non è capirlo. È una tipica falsa tautologia, questa: tutte le menzogne di Mario hanno una peculiarità: sono vere. </span><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Questa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">piazzetta metafisica</em> di Camogli, isolata al buio rispetto alla sua pallida passeggiata sul mare, è la piazza d’Italia di De Chirico, con le sue <em style="mso-bidi-font-style: normal;">imperfezioni d’ombra</em>. Elisa, tu che mi chiedi di parlarti di questo pittore: questo pittore è del tutto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spoliticizzato</em>, è l’esatto contrario di Salvador Dalì. Mai due artisti furono più distanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: ">                  <img src="http://www.italica.rai.it/immagini/arte/dechrico2/piazza.jpg" alt="Piazza d\'Italia" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E questa Camogli estiva è uno spazio neutralizzato e spoliticizzato, guarda il caso: le due <em style="mso-bidi-font-style: normal;">personae</em>, io e la mia innamoratina, si ritrovano ancor più sole che se non ci fossero, in quella tela. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È la statua vana, come geometrizzata nei portici altissimi, così calda, ad indicare che non vi è alcuna tensione, tra gli <em style="mso-bidi-font-style: normal;">amici ed i nemici</em>. Solo la negazione del politico: in ciò De Chirico è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">metafisico</em>, in quanto negazione assoluta del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tempo</em> e della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">lotta</em> reale, della dialettica esistenziale. È la negazione della possibilità della guerra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La negazione stessa dell’idea di piazza, di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">agorà</em>, che è sempre spazio del politico: possibile che De Chirico non si accorgesse nemmeno che Mussolini s’affacciava su Piazza Venezia?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Elisa, cosa posso dirti di questa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">solitudine spoliticizzata? </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La sola solitudine che può amarsi, che può ammettersi, è la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">solitudine politica</em>, di chi rimane solo dopo aver distinto, in senso concreto ed esistenziale, tra l’amico ed il nemico: ovvero ha elevato ad intensità e categoria autonoma il concetto del politico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Se si deve esser soli, almeno si tenti di non perdere il senso dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">esistenza</em>, di non cadere nella metafisica, come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vuoto</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">De Chirico pensa lo spazio come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vuoto</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">aereo</em> nel suo senso più neutrale: non più l’aeroplano futurista, marinettiano, che resta nello spazio, in qualcosa che può ancora chiamarsi teatro di guerra, ma l’aria come assenza di spazio, assenza dell’atmosfera stessa, come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vuoto caldo e tenue</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">L’occhio dello spettatore che da terra guarda in alto, non vede nemmeno più il cielo, nemmeno più l’aereo che sgancia la bomba: nella piazza d’Italia la terra e l’aria non sono più spazi, non sono più teatri differenti del mondo concreto. La terra, dove poggia una bianca statua, diventa soltanto un mero appoggio che, in quanto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non più localizzato</em>, non più <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ordinato</em>, finisce per esser esso stesso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vuoto</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La terra si riduce in De Chirico, ed è qui la portata essenzialmente metafisica, a noumeno, a cosa in sé: da qui l’idea di solitudine spoliticizzata, ossia di un intero spazio –quello della statua, dei portici, della piazza stessa- che poggia sulla terra in quanto cosa in sé, ossia qualcosa di non conoscibile, perché sta sulla circonferenza kantiana della conoscenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo spazio di De Chirico è allora molto simile allo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">spazio noumenico</em>, in cui si sta, per usare una bella immagine, in una sospensione tipica del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bootstrapping</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“Kant costruisce tutto l’edificio della ragione su un fondamento <em style="mso-bidi-font-style: normal;">assente</em>, o di cui afferma la natura inafferrabile: la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cosa in sé</em>. Il tipo di fondazione kantiana assomiglia a ciò che i filosofi della scienza chiamano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bootstrapping</em>: il sostenersi nel vuoto stando saldamente afferrati alle stringhe dei propri stivali”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(D’Agostini F., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Breve storia della filosofia nel Novecento. L’anomalia paradigmatica</em>, Einaudi, Torino, 1999, p.XXIII)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Lo spazio, la terra, non può essere <em style="mso-bidi-font-style: normal;">autofondata</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Invece in De Chirico è così: egli perde l’idea che la terra nasca da un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">atto di fondazione</em>, da una suddivisione, da una recinzione, da pietre di confine. Nasce da un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">atto politico-giuridico</em>. Non nasce da un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">atto metafisico</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo spazio nasce da un atto fondazionale politico-giuridico, immediato e concreto, come <em style="mso-bidi-font-style: normal;">forza giuridica non mediata da leggi</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo spazio <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nasce da una occupazione, non da se stesso</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo spazio di De Chirico è un vuoto, perché nega l’idea di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nomos, </em>ossia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La parola greca che designa la prima misurazione, da cui derivano tutti gli altri criteri di misura; la prima occupazione di terra, con relativa divisione e ripartizione dello spazio; la suddivisione e distribuzione originaria (…)”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(Schmitt C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il nomos della terra</em>, Adelphi, Milano, 2007, p.54)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo spazio nasce da un atto di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nemein</em>, che significa al contempo dividere e pascolare. Come scrive ancora Schmitt (p.59), </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“Il nomos è pertanto la forma immediata nella quale si rende spazialmente visibile l’ordinamento politico e sociale di un popolo, la prima misurazione e divisione del pascolo, vale a dire l’occupazione di terra e l’ordinamento concreto che in essa è contenuto e che da essa deriva”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">De Chirico, nella sua idea metafisica, slega completamente l’ordine concreto e lo spazio, facendo dello spazio stesso un vuoto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ora torniamo a chiacchierare io e te, Elisa, di questa giornata a Camogli della mia innamoratina. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È troppo facile pensare in modo metafisico: basterebbe dire che quelle figure stupide che passeggiano per Camogli, quelli che vengono da fuori e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>quelli mai usciti, le ragazzaglie con le gonnelline e le bocche larghe, i pescatori stessi, gli atleti del bagno e della nuotata, i guidatori di macchine sportive ed i villani larghe spalle, gli amanti da spiaggia e i ballerini da locale notturno, non sono che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">manichini</em>, secondo le teorie del pittore dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">anti-piazza</em>. Mai nulla di tanto scorretto: piuttosto, tutte quelle figure sono così stupide ed irritanti proprio perché sono terribilmente vive, e vivono caldamente la vita. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Quando mi chiedi, Elisa, cosa sono queste figure, io ti rispondo che sono <em style="mso-bidi-font-style: normal;">uomini</em> e non manichini, non comparse molli. La distinzione sta qui: la mia innamoratina, ad esempio, non potrebbe mai innamorarsi di un manichino, ma ben potrebbe invece di una di queste <em style="mso-bidi-font-style: normal;">teste di paglia</em>. Ed è per questo che io posso dirti, politico, che se solo potessi ne ordinerei lo sterminio meccanico, razionale, scrupoloso: perché sono <em style="mso-bidi-font-style: normal;">uomini</em>. Non si sterminano i manichini. Non si sterminano le cose. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Lo sterminio è <em style="mso-bidi-font-style: normal;">politico</em>, e riguarda nemici, riguarda solo gli uomini. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Quando ri-esploderà il politico, anche questo piccolo paesino vivrà la sua stagione di sangue. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ora resta solo il caldo dolce dell’ombra della piazzetta, dove s’affretta il tram. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">E dove la mia innamoratina cade e si sbuccia un ginocchio mitologico e splendido. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Io sorrido, perché è bellissima quando è disperata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Chissà se lo capirà, che può star solo con me. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mi dispiace Elisa, se per quel pittore non ho amore. Ma è la negazione della vita. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<div style="mso-element: endnote-list;">
<hr size="1" />
<div id="edn1" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a style="mso-endnote-id: edn1;" name="_edn1" href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref1"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">[i]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: ">Si legga, con profonda disistima per il suo autore, DE CHIRICO G., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Memorie della mia vita</em>, Bompiani, 1998, p.156: “</span><span style="font-size: 11pt; font-family: ">Cominciarono a batter la grancassa [i surrealisti] intorno ai quadri di quel malinconico pseudo pittore che risponde al nome di Salvator Dalí, e che dopo aver scimiottato Picasso si era messo a scimiottare i miei quadri metafisici nei quali però non capiva nulla, e certamente non potrebbe capirci nulla un uomo come lui. Quei quadri non sono stati capiti finora che da due o tre persone in tutto il mondo e ancora non lo potrei giurare. Questo Salvator Dalí è l&#8217;antipittore per eccellenza; persino nella faccia, persino nel nome. Quelle orrende superfici su cui pesta e liscia degli orrendi colori copiosamente verniciati e che solo a guardarli fanno venire le nausee e le coliche saturnine, sono state imitate da altre persone della sua specie che, a lor volta, lo scimiottano come possono e della pittura delle quali, il meno che si possa dire, è che dovrebbe occuparsene l&#8217;Ufficio d&#8217;Igiene. Salvator Dalí, che si trova ora in America, è costretto (per suscitare un po&#8217; d&#8217;interesse per quella sua pittura, che in fondo non piace a nessuno) a creare scandali nel modo più pacchiano, grottesco e provinciale che si possa immaginare e così, più o meno, riesce ad attirare l&#8217;attenzione di certi imbecilli d&#8217;oltreoceano, marci di noia e di snobismo; ma pare che ora anche quegli imbecilli comincino ad esserne stufi”.</span></p>
</div>
</div>
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		<title>Addio alle armi. Lo scetticismo della mia Università divenuta l’Hotel Supramonte (ovvero: la mia casa sul mare).</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 08:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passeggio cercando un poco di ombra sotto i portici di questa aula Magna, tra un’interrogazione ed un’altra: è la canicola –che qui a Genova ha l’odore acre della maccaja- a cigolare su ogni studente, salendo la sua tensione fino al respiro: nelle chiacchiere da piccola morale, si tramanda con precisione la fine dell’Università. Io rispondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: left;"><span style="font-size: 12pt;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.balbifamily.com/universitygenpalacethmnl.jpg" alt="Università" width="338" height="204" />Passeggio cercando un poco di ombra sotto i portici di questa aula Magna, tra un’interrogazione ed un’altra: è la canicola –che qui a Genova ha l’odore acre della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">maccaja</em>- a cigolare su ogni studente, salendo la sua tensione fino al respiro: nelle chiacchiere da piccola morale, si tramanda con precisione la fine dell’Università.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Io rispondo piano come Bartleby: «<em style="mso-bidi-font-style: normal;">preferirei di no…</em>» </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ma nell’insegnamento del diritto, non può mai darsi un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Addio</em>: qui tutto scorre e continua, perché i giovani di studio con cui passo le mie giornate parlano già inconsapevoli del loro praticantato, della loro futura professione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Io ripenso sempre a quel piccolo testo, che il giudice Marchesiello scrisse a Framura nell’estate del 1996, in cui si ricorda Giovanni Tarello. Mi piace quel passo in parentesi, così triste</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">«<em style="mso-bidi-font-style: normal;">…ben diverso era stato il funerale civile del giurista, cui solo pochi amici poterono rendere omaggio, davanti all’abitazione di via Caffaro, mentre una fila di impazienti automobilisti protestava per l’imprevista interruzione, premendo sui clacson</em>» </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(Marchesiello, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Le ombre del palazzo, congetture su Genova e il diritto</em>, p.42)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Questa è la mia città, e le strade piccole e nobili in cui passeggio. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Questo è però il mio addio alle armi, perché questo scetticismo che ha superato anche il suo filosofo, Tarello, sino a farsi parodia –andare per le vie della città, e travolgere carri e banchetti, perché nulla esiste-, deve superarsi: si deve ritornare al rapporto tra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ordinamento e localizzazione</em>: si deve restare nell’Università, e non fuggire nella città genovese, nei suoi studi legali ottocenteschi, così simili a quelli dello scrivano di Melville. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">L’Università che ora finisce, con noi pochi studenti che stiamo andando via, sarà il nostro <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hotel Supramonte</em>, innamoratina? Dimmi che ci rapiranno, ed io avrò <em style="mso-bidi-font-style: normal;">una bocca per bere</em>, e non ti importerà <em style="mso-bidi-font-style: normal;">se sono caduto, se sono lontano</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mi chiedo, con le lezioni che finiscono e con i vostri aperitivi per festeggiare ed il mio succo d’arancia, mi chiedo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dove è finito il tuo cuore</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mi chiedo a cosa servono i progetti per partire e per viaggiare, a cosa servono le gite fuoriporta verso il mare. Perché con l’estate riprendo sempre l’occhio di ossa di Montale, e leggo ossessionato le sue poesie? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Ecco il viaggio che finisce qui, nella mia casa sul mare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">(nelle cure meschine che dividono</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">l’anima che non sa più dare un grido)</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Montale è il poeta che traccia la più netta e malinconica <em style="mso-bidi-font-style: normal;">separazione tra la terra ed il mare</em>: un poeta ligure, completamente ispirato dal mare, ma rigorosamente separato da esso; inseparabile dalla Riviera e dalla sua acqua, ma ostinatamente fermo nel guardarla da lontano (come capita a me, andando <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nel sole che abbaglia</em>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">È sempre un mare scorto dagli alberi di limoni e dai <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fremiti d’olivi</em>: è un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">mare immobile</em> come il poeta, che nel contempo vi cerca, precauzionalmente da lontano, la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">maglia rotta, nella rete</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Io davvero penso che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">per i più non sia salvezza</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Mi pento ogni volta di leggere questa piccola raccolta da anni ‘20: sarà per questo che non sono stato al mare, ieri, con gli altri? Non è che penso di vedere anche io qualche <em style="mso-bidi-font-style: normal;">disturbata Divinità</em> che si allontana da ogni ombra umana? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Ora, se non mi seguirai, me andrò triste nella mia <em style="mso-bidi-font-style: normal;">casa sul mare</em>, a Camogli, e </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">il tuo cuore vicino che non m’ode</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">salpa già forse per l’eterno. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">         <img class="aligncenter" src="http://media.immobiliare.it/image/_vendita_Camogli_7071986.jpg" alt="Camogli" /></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
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		<title>Appunti per un esilio forzato (primo giorno di votazioni)</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esilio nella solitudine misera a Camogli, nella casa sul mare: tommaso, o tommaso, perchè? Costruisce la spiaggia tre figure filosoficherose e conto i cigni con le dita, bianco fenomenico: ozio, penìa, un inetto che passeggia sulla riva, dimostrandosi d&#8217;essere una passeggiata, cartesiano. Io Pallido, e Assolto, dal sospetto di essere un imbranato, per poter estrarre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esilio nella solitudine misera a Camogli, nella casa sul mare: tommaso, o tommaso, perchè?<br />
Costruisce la spiaggia tre figure filosoficherose e conto i cigni con le dita, bianco fenomenico: ozio, penìa, un inetto che passeggia sulla riva, dimostrandosi d&#8217;essere una passeggiata, cartesiano.<br />
Io Pallido, e Assolto, dal sospetto di essere un imbranato, per poter estrarre e frugare le cose superstiziose: la spiaggia cade nell&#8217;acqua, soriti a forma di conchiglia bernoccolano il ginnasio degli ombrelloni freddi. Dietro di me, olivi squadrati chiedono la parola. Avventori di riviera, di mattina presto, fotografano i loro schiamazzi: i miei coglioni epitelici e pilucari si spanciano nella loro infrangibilità fisica: Priapo eroe solo, nascosto.<br />
Starnutisco con il mio nasone, autoreferenziale sorpresa di malumore. Finalmente la forza, la violenza?<br />
Tiro soltanto un pugno sul tavolo, e non fa rumore.<br />
Mi chiedo se riesco ad amare, nella mia paura di tutto, nell&#8217;ansia, nella meraviglia.<br />
Mi consolano soltanto i miei occhi azzurri.</p>
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