Per gentile concessione del Riformista, si presenta, qui di seguito, l’articolo di Paolo Becchi e Lucetta Scaraffia “Sulla morte cerebrale i dubbi restano”, apparso sul quotidiano il 21 Luglio 2010.
Per legge, clicca qui: “Il Riformista”, 21 Luglio 2010

La replica:
Lorenzo D’Avack, Morte cerebrale, dal CNB una risposta a Scaraffia (da “Il Riformista”, 23 Luglio 2010).
LEGGI L’ARTICOLO: Lorenzo D’Avack: una risposta a Scaraffia-Becchi.
DOSSIER
Si dà conto, qui di seguito, del dibattito sollevato dall’articolo apparso a firma di Paolo Becchi e Lucetta Scaraffia su Il Riformista del 21 Luglio 2010.
1.
Il prelievo a cuore fermo è “solo tollerato” nel nostro ordinamento?
di Giampaolo Azzoni (Università di Pavia) e Paolo Geraci (Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo)
A commento del parere del Comitato Nazionale per la Bioetica su “I criteri di accertamento della morte”, Paolo Becchi e Lucetta Scaraffia, ne “il Riformista” del 21 luglio 2010, scrivono che il prelievo a cuore fermo è “di fatto al momento solo “tollerato” poiché – se si esclude il caso delle cornee – attualmente l’unica modalità effettivamente regolamentata dal nostro ordinamento era [prima del parere del CNB] quella fondata sui criteri della morte cerebrale”.
Tale affermazione ci sembra inesatta.
Infatti la legge 91/1999 (che costituisce la disciplina generale sui trapianti), già dall’art. 1 afferma che essa “disciplina il prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578”; quindi, al 1° comma dell’art. 3, stabilisce che: “Il prelievo di organi e di tessuti è consentito secondo le modalità previste dalla presente legge ed è effettuato previo accertamento della morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578 , e del decreto 22 agosto 1994, n. 582, del Ministro della sanità” (in tale senso anche gli artt. 13, 19 e 23).
E la legge 578/1993 al primo comma dell’art. 2 (la cui rubrica è “Accertamento di morte”) stabilisce che “La morte per arresto cardiaco si intende avvenuta quando la respirazione e la circolazione sono cessate per un intervallo di tempo tale da comportare la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo e può essere accertata con le modalità definite con decreto emanato dal Ministro della sanità”.
Il decreto ministeriale 11 aprile 2008 (che ha aggiornato il decreto 22 agosto 1994, n. 582) dedica l’art. 1 a “Accertamento della morte e arresto cardiaco” stabilendo che “In conformità all’art. 2, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 578, l’accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da un medico con il rilievo continuo dell’elettrocardiogramma protratto per non meno di 20 minuti primi, registrato su supporto cartaceo o digitale”.
Dunque la modalità di prelevare organi e tessuti da cadaveri di persone la cui morte sia stata accertata per arresto cardiaco non è certo solo “tollerata”, ma esplicitamente prevista dal nostro ordinamento (sempre che, ovviamente, ricorrano tutti gli altri presupposti del trapianto, peraltro comuni alla morte accertata con criteri che fanno riferimento diretto alle lesioni encefaliche).
Ciò che non si deve confondere è il concetto di morte con i criteri per determinarla. Infatti il concetto di morte è nel nostro ordinamento uno solo: “la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”, ma i criteri per determinarla possono essere quelli dell’arresto cardiaco (che, superata una certa soglia temporale, porta alla cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo) o quelli che vertono direttamente sull’encefalo. L’arresto cardiaco protratto è sempre causa di cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, ecco perché l’art. 5 del decreto ministeriale 11 aprile 2008 stabilisce che, se durante il periodo di osservazione sui soggetti affetti da lesioni encefaliche, si verifica la cessazione del battito cardiaco, l’accertamento della morte può essere effettuato attraverso il criterio cardiaco.
Le espressioni “morte cardiaca” e “morte encefalica” sono giuridicamente delle metonimie per le più complete espressioni “morte encefalica accertata per arresto cardiaco” e “morte encefalica accertata direttamente per cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”. Sotto questo profilo il nostro ordinamento non distingue tra diversi tipi di cadaveri essendo quindi tutti, potenzialmente, donatori di organi e tessuti.
(tratto da: http://blog.centrodietica.it )
2.
Becchi, Scaraffia e d’ Avack sull’ accertamento di morte con criteri neurologici. – di Andrea Lomi
Il dibattito sull’ accertamento di morte, effettuato con criteri neurologici, non può essere liquidato con poche parole. La cosa peggiore che può oggi accadere è accantonarlo e negarlo, dando così inevitabilmente credito a teorie di “cospirazioni” che certamente non possono giovare alla serenità di chi è coinvolto in una situazione di questo tipo od ai cittadini che attendono il trapianto di un organo per non morire.
D’ altra parte, la Scienza è fondata sul libero confronto delle idee ed il fastidio che appare tra gli “addetti ai lavori” quando si parla di questi argomenti portando argomentazioni eterodosse rientra forse più in una visione politico-filosofica che scientifica della questione, a dimostrare l’ inevitabile commistione di queste due strumenti di interpretazione della realtà.
La coerenza delle posizioni scientifiche è oggi fondamentale se si vuole mantenere la discussione all’ interno di un solido terreno metodologico. Va a questo fine sottolineato che, mentre i Britannici hanno dimostrato la solidità dell’ impianto scientifico della modalità di accertamento utilizzata (morte del tronco encefalico), il criterio di Harvard su cui si basa la nostra normativa (morte dell’ intero encefalo) ha evidenziato negli anni alcune criticità cui sembra si sia scelto di dare risposta attraverso strattagemmi dialettici, compreso il tentativo di equiparare le due modalità di accertamento, anzichè attraverso una seria revisione critica della questione.
Quindi, ben venga un esteso dibattito, forzatamente inesauribile, in cui si chiarisca cosa rientra nell’ ambito scientifico e cosa appartenga all’ ambito filosofico e le diverse posizioni possano confrontarsi liberamente. Sarà certamente complesso ed impossibile a sintetizzare in slogan (quindi poco “televisivo”, inadatto ai talk show urlanti e superficiali delle reti commerciali), ma potrà trovare spazi adeguati nella rete e sulla carta stampata.
Andrea Lomi, Medico Legale in Genova
LETTERE APERTE
Qui di seguito, alcuni interventi di lettori a proposito del dibattito, che non hanno trovato spazio sui quotidiani nazionali.
3.
Ho seguito con interesse l’articolo apparso ieri a firma di Becchi e Scaraffia e la replica apparsa oggi di D’Avack in merito alle discussioni intorno alla morte cerebrale.
Convincenti erano le argomentazioni dei primi due, inconsistenti e sfuocate quelle dell’ultimo.
Una cattolica praticamente, la prof.ssa Scaraffia ed un “outsider” come il prof. Becchi sarebbero colpevoli di avere un pensiero comune? Ma cosa sta dicendo? Hanno trovato un punto d’incontro , che D’Avack pensi a trovare delle valide argomentazioni sulle critiche che loro hanno svolto al documento del CNB.
Becchi sarà pur stato menzionato, ma guardavo proprio il suo libro ” Morte cerebrale e trapianto di organi”, da cui è scaturito tutto l’attuale dibattito non viene neppure menzionato.
Sperando che tali oservazioni vengano rese pubbliche la saluto cordialmente.
Danilo Cuttica
4. Lettera aperta al Direttore de “Il Riformista”
Egregio Direttore,
abbiamo seguito con attenzione l’intervento pubblicato ieri dalla prof.ssa Scaraffia e dal prof. Becchi e la replica odierna del vice-direttore del CNB, prof. Lorenzo d’Avack, sul tema della morte cerebrale.
I dati scientifici portati alla discussione negli anni passati sia dai volumi del prof. Paolo Becchi sia dall’antologia curata dal prof. Roberto de Mattei, fanno capire quanto sia ormai in crisi la nozione di morte cerebrale ed è veramente sorprendente che il nuovo documento alla fine non faccia altro che riproporla. A distanza di 40 anni dalla dichiarazione di Harvard ci saremmo aspettati una riflessione più seria e approfondita. Pare quasi che in Italia la morte cerebrale sia diventata per i laici una sorta di dogma intoccabile ed è paradossalmente dal mondo cattolico che emergono sempre più dubbi su questa dichiarazione. E i fatti degli ultimi mesi confermano la validità di questi dubbi.
Come associazione sentiamo di condividere le tesi formulate dalla prof.ssa Scaraffia e dal prof. Becchi e ci sembrano inconsistenti le tesi addotte dal prof. d’Avack che mirano soltanto a screditare le posizioni di una seria studiosa cattolica.
Cordialmente
Luigi Coda Nunziante
Presidente dell’Associazione Famiglia Domani
5.
Egregio Direttore, le scrivo in merito agli articoli apparsi sul riformista Giovedì 22 e Venerdì 23 Luglio 2010 riguardanti il nuovo documento del Comitato Nazionale di Bietica sulla morte Cerebrale. E’ da tempo che mi interesso dell’argomento come ricercatore di bioetica presso l’università di Bologna. Per prima cosa non posso non riconoscerle il merito di aver dato spazio ad una notizia come questa, che ha trovato un sostanziale silenzio su altre testate, non credo infatti che si possa rimanere indifferenti agli argomenti critici proposti da Paolo Becchi e Lucetta Scarrafia che sottolineano come lo spostamento verso il criterio della morte del tronco encefalico proposto nel documento del CNB non faccia che rendere palese la completa inattendibilità e non verificabilità della morte totale dell’encefalo che per molti anni è stata ritenuta valida (e nel documento si vuole continuare surrettiziamente a giustificare come valida). Altrettanto indifferenti tuttavia non si può non rimanere alla risposta di D’Avack che invece di replicare agli argomenti di questa inedita coppia si lancia in una improbabile opera di screditamento della Scarrafia facendo pretestuose illazioni sulla sua collocazione religiosa, e sulla opportunità del suo sodalizio con Paolo Becchi (una cattolica praticante e un libero pensatore insieme). Quello che più colpisce in questa querelle è la scarsa volontà di confrontarsi sugli argomenti, mantenendo posizioni ipocrite, colpisce la volontà di non far cominciare un serio dibattito pubblico sull’argomento, evitando di interrogare una volta per tutte la Chiesa su tali questioni. E non mi riferisco alle saltuarie dichiarazioni di Elio Sgreccia o del Cardinale Bagnasco ma ad una seria e definitiva interrogazione alla Sacra Congregazione della Fede, che non potrà non sollevare il problema visto che su questo argomento sono sempre state altalenanti e discordanti le posizioni all’interno della Chiesa. Una definitiva e chiara presa di posizione ufficiale sembra essere temuta dai firmatari del documento, vista la reazione per le dichiarazioni della Scaraffia, e per quale motivo se non per quello che gli interessi (siano essi di natura economica e non) legati alla questione gemella dei trapianti (a cui nemmeno la chiesa è immune)? Una presa di posizione coerente della congregazione per la dottrina della fede (ricordo che il precedente prefetto Cardinale Ratzinger ha più volte espresso gli stessi dubbi della Scarrafia) non potrebbe che mettere in crisi la tacita convinzione che il paziente in stato di morte cerebrale totale sia effettivamente morto e che i suoi organi possano essere trapiantati in altre persone in condizioni di salute critiche, fine nobile per conseguire il quale troppo spesso anche la Chiesa ha preferito continuare ad illuderci e auto-illudersi. E giunta l’ora di sollevare finalmente e una volta per tutte il problema? Io credo di si.
Saluti
Andrea Marziani
6. Lettera aperta – Famiglia & Civiltà
http://www.cattolicigenovesi.org
Prendo atto, mio malgrado, della replica del prof. d’Avack alle osservazioni dei proff. Scaraffia e Becchi per rilevare, in primis, il tono della replica stessa che assume il sapore sgradevole di un attacco personale e che, pur dilungandosi su particolari poco significativi, sorvola su i tre punti qualificanti della critica avanzata dai prefati professori.
Infatti nulla dice: a) sulla necessità di far ricorso ad una diagnostica più precisa. b) sulla dismissione della distinzione fra “morto cerebrale totale” (criterio adottato in Italia) e “morte del tronco encefalico” (criterio adottato in Gran Bretagna), ritenendoli arbitrariamente equivalenti. c) sulla violazione dell’art. 2, comma 4, della legge n. 578/93, operata dal regolamento Turco sull’accertamento della morte, che riduce a sei ore il periodo di osservazione per i minori di 5 anni.
Al riguardo questa associazione ha presentato, a suo tempo, una circostanziata segnalazione al Presidente della Repubblica.
Carlo Barbieri – Presidente