Sognando al fianco d’un gatto: i fenomeni di fenomeni, e l’impossibilità di tradire senza amare (Oltre lo Specchio).
La mia favola ebbe inizio un giorno
D’estate, col sole che ardeva…
Una semplice cadenza che serviva a regolare
Il ritmo dei nostri remi
Che risuonano ancora nella memoria
Anche se gli anni astiosi sussurrano: «dimentica»
Aprendo gli occhi, stamattina, sento dentro il blu lacrime di sonno: un salto logico mi afferra la coperta, come il Risveglio – e dopo tutto, si trattava realmente di un gattino.
Così il libro di Lewis Carroll, e mi chiedo anche io, come leggerai tu nei fiori blu, chi pensi sia stato a sognare tutto ciò?
È una crisalide logica: se tu sogni d’essere una farfalla, non ho la possibilità di escludere che in realtà sia stata la farfalla a sognare d’esser te. Così è questa mattina, in cui non riesco a capire chi dei due decida, chi sia il sovrano:
il diritto è un gioco, un ludus, poiché implica che qualcuno decida le regole: la Sovranità è la costituzione di ogni gioco, tra cui l’amore, tra cui il diritto.
Così Humpty-Dumpty fonda la regola e la sua eccezione, fonda così la Sovranità

Quando Io uso una parola» disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, «quella significa ciò che io voglio che significhi – né più né meno».
«La questione è» disse Alice, « se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse».
«La questione è» replicò Humpty Dumpty, « chi è che comanda – ecco tutto»
E da queste regole –di cui non importa il senso, ma solo l’autore-, piene di necessità e paura, capirai la natura del tuo e del mio gioco.
All’improvviso il gatto salta sulla scrivania: la regola cambia, è già eccezione.
All’improvviso il gatto torna a fare le fusa tra le mie mani: è un’altra eccezione. Ma stiamo perdendo le regole?
Il problema è chi decide. Chi fa le regole, chi decide le eccezioni.
Come lo puoi capire?
Come fai a capire quali sono le regole dell’amore?
La risposta è logica: non puoi limitarti ad osservarle, ma devi viverle.
Le regole non possono inferirsi guardando due amanti giocare, ma si conoscono soltanto all’interno del gioco, già conoscendole.
Così è già in Weber questo concetto, con una idea poi ripresa da Amedeo G. Conte (Fenomeni di Fenomeni)
1. Bevo birra mentre gioco a scacchi
2. Il sacerdote beve il vino mentre celebra l’eucarestia
Queste due bevute sono tra loro molto diverse: l’una è del tutto indifferente ed indipendente rispetto al gioco della scacchiera, mentre l’altra è pragmena, ossia tipo di mossa, della messa, del gioco-messa. Ma quel che è fondamentale capire, è che dalla mera osservazione dall’esterno, senza conoscere prima le regole di quel gioco, non si può ricostruire tale differenza. Come scrive Conte, ciò che è ludicamente rilevante non può essere selezionato (dall’osservatore) che facendo riferimento alle regole costitutive del gioco: senza conoscere prima le regole, non posso ricostruire le regole.
Le regole non sono inferibili dall’azione ad esse conforme, dal mero movimento di un pezzo nello spazio.
E così ogni gioco del tuo gattino, ogni risveglio dai miei sogni, non è inferibile dall’azione che applica il gioco, dall’azione conforme a quel gioco.
Dobbiamo conoscere prima le nostre regole, innamoratina, prima di amare.
Così nessun comportamento è, in sé e per sé, una mossa degli scacchi, dice Alf Ross. Ed ancora Conte: nessun movimento nello spazio è in se stesso una mossa degli scacchi. È solo se rapportato alle regole degli scacchi che un (neutro) movimento nello spazio acquista un (non neutro) senso specifico: lo specifico senso [specifike mening] di mossa nel gioco.
In tal modo: nessun comportamento amoroso è in sé, innamoratina, amore. Solo se si conosce la lingua si comprende la parola.
Solo se conoscerai l’amore, potrai comprendere cos’è un atto amoroso.
E così anche il tradimento, stammi bene a sentire, presuppone l’amore.
Ed ecco ora un argomento che non ti permetterà di tradirmi mai, perché se lo facessi dovresti ammettere di amarmi.
Finchè non si ama, non si può tradire –e questa regola aurea tu la applichi perfettamente, con rigore, con cinismo, alla lettera.
Solo se si ama si può tradire, ossia violare l’amore.
È come il barare.
Si può barare ad un gioco solo se si conosce il gioco. Posso barare a scacchi, muovendo la torre in diagonale, solo se so che la torre non può muoversi in diagonale: l’atto del barare è percepibile, comprensibile, possibile, solo perché così è reso dalle regole del gioco che lo vietano.
Il tradimento è concepibile, è possibile, è comprensibile, solo se si gioca con l’amore. Senza amore, nessun tradimento.
Ed inoltre, caso più interessante, il tradire si ha in funzione proprio di amare. Se tiro fuori un asso dalla manica in una partita di poker, lo faccio perché l’asso ha un certo valore all’interno delle regole del gioco, ed io voglio che quelle regole si applichino, funzionino, in modo da avvantaggiarmi. Il baro rende testimonianza delle regole del gioco, allora.
Chi tradisce è testimone dell’amore. Se l’amore vieta il tradimento, chi tradisce cerca di vincere quel gioco, e così lo conferma, lo applica, ne mostra le regole.
Ammette di essere innamorato.
Ed ancora, al fine:
Chi pensi sia stato a sognare tutto ciò?














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