Se l’ uomo nasce da un polpaccio ingrossato.
“Non sono le persone che mi mancano, ne ho dappertutto,
mi mancano invece coloro che condividano le mie preoccupazioni,
le mie preoccupazioni!”
(F. Nietzsche, lettera a Overbeck, 12 ottobre 1886)
Il mio oltre-personaggio lascia la sua automobile su una piazza vuota di Tirana: come uscendo dai polpacci degli uomini di Luciano, o Pallade dal cranio tagliato a metà di dio, una ragazza che immagina inglese gli chiede che ore sono. Non ha il tempo per il tempo, Mario. Esplode infatti l’automobile. La figlia del dio lo guarda stupita.
Ogni fotografia di Tirana dona ai suoi occhi un pò di vetro, a noi che arrivano per posta un po’ di pioggia. Intanto un braccio lontano e antico, bianco come quell’arto fantasma della Venere di Milo, mi ha sfiorato nel sonno: andandosene.
Esplode un’altra automobile, sul cui sedile l’assassino aveva lasciato un fiore blu.
Nel letto, sfiorando le labbra di una donna, dopo aver fatto l’amore un soldato canticchia Kameraden, die Rotfront und Reaktion erschossen Marschieren im Geist in unseren Reihen mit…: lei lo guarda un po’ stupita. Lui la guarda un pò stupito.
Il paesaggio che si vede dalla Ruta è così calmo.
Noi che metteremo a ferro e fuoco questo Paese, noi siamo liberi di graziare un po’ di uomini. I parenti di H. dimenticano una corona di fiori in metropolitana.
Ogni notte in guerra è erotica: seduto su crani di donne, il pistolero dalle labbra bianche scrive a casa: Cara mamma, sto su un trono vuoto. Poi viene ucciso, dopo aver dipinto il suo autoritratto davanti ad uno specchio.
Mario sale su un’altra automobile. Offre una sigaretta all’autista, che gli sorride. Fa il giro del mercato di Tirana, poi scende. Qualcun altro ha messo una bomba in quell’auto.
L’automobile esplode, in mezzo al fango.
Mario compra un pesce lì al mercato, per cucinarlo con del sale: voltandosi, vede il suo autista fumare, chiacchierare con una signora.
Non c’è ancora stato un morto. Esplodono le cose, distruggono le cose, ma non si muore più: la nuova povertà europea.
Alla sera, si mangia poco sulle scogliere di Tirana: più che altro si scrive a casa.
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