Rappresentanza: l’idea doppia. Di Tomaso Boyer
Pubblico questo post, inviatomi da Tomaso Boyer, che contiene un commento al tema della rappresentanza. Personalmente, credo sia opportuno, in senso futuristico, studiare a fondo le meccaniche degli interessi, e lo stesso paradigma di interesse: Schmitt e Kelsen fanno da sfondo alla critica dell’impostazione classica liberale.
Mi permetto al lettore solo di suggerire due testi a proposito:
- PARISE E., Carl Schmitt. La difficile critica del liberalismo, Liguori, Napoli, 1995;
- VALDES G., Rappresentanza e democrazia, in Tolleranza, Responsabilità e Stato di diritto, Il Mulino, Bologna, 2003, p.135-161
Post. Da Tomaso Boyer.
“Leggendo i giornali negli ultimi mesi, prima e dopo la caduta del governo, mi sono accorto della particolare attenzione che i partiti stanno dedicando al modo in cui dovrebbero/potrebbero rappresentare i propri elettori.Il problema è centrale nella vita politica di una democrazia rappresentativa ma, tuttavia, non semplice o immediato da risolvere, poichè non è sufficientemente chiaro nè stabile che cosa vada rappresentato.
Le richieste/pretese dei cittadini cambiano velocemente e sono di tipo e forma molto differenti, se non divergenti, tra loro.
Presumo che ogni cittadino abbia ragionevolmente un’idea doppia di ciò che vorrebbe veder rappresentato in ambito legislativo: questa “idea doppia” comprende da una parte la sfera dei propri interessi e convinzioni private; mentre dall’altra una certa idea di bene comune, interpretato come interesse generale bene inteso.Naturalmente questa “idea doppia” cambia ed è equilibrata in modo molto diverso da cittadino a cittadino.Vi sono numerosi organi di rappresentanza che , a diversi livelli, si fanno voce di interessi particolari (sindacati, confederazioni, cooperative, associazioni, comitati…) senza doversi occupare in alcun modo del “bene comune”; mentre, dall’altra parte, alte istituzioni consultive, di controllo, culturali hanno il ruolo centrale di simboleggiare l’interesse generale, sempre attenti a non cadere nell’interesse particolare.I partiti non hanno questa possibilità; devono necessariamente (dal momento che hanno bisogno di un largo consenso) trovare un modo di mantenere in equilibrio le spinte a volte particolaristiche, a volte universalistiche.E’ a mio parere necessario riflettere sulla natura di questa doppiezza, per cercare di dare una risposta coerente e limpida alle richieste dei cittadini.L’accento va posto, a mio parere, inizialmente sugli interessi particolari e divergenti che i cittadini hanno e ai quali hanno diritto di dare voce. Il motivo di questa primarietà deriva da una semplice considerazione: si presume che ogni cittadino abbia un’idea sufficientemente chiara della propria situazione e delle proprie aspettative; mentre per svariati motivi (mancanza di informazione, scarsa obiettività, incapacità tecnica) è ragionevole supporre che i cittadini non abbiano la capacità di definire un reale “bene comune”.Una prima risposta va quindi data agli interessi particolari che ogni cittadino ha diritto di far valere.Tuttavia tale risposta non può essere sufficiente, poichè creerebbe divergenze difficilmente sanabili e situazioni in cui gli interessi minoritari verrebbero sovrastati.La politica parlamentare ha bisogno di alcuni valori cardine che diano costantemente la misura e il limite alle richieste particolari: questo è quello che io considero “interesse generale bene inteso”.
Ho scritto sopra che ogni cittadino si presume abbia una certa idea di “bene comune”.
Tralascio la riflessione se tale idea sia autonoma (derivante cioè da una reale spinta al bene generale) o eteronoma (derivante cioè da un puro calcolo egoistico nel quale è preferibile il bene generale al male personale); in questa sede mi interessa la sua esistenza.Tale idea deve essere proposta come prospettiva e come limite: come prospettiva dando risposta alle pulsioni di ogni cittadino; come limite mettendo davanti lo stesso cittadino alle reali conseguenze e alle difficoltà di rappresentare i più diversi interessi.
In definitiva ritengo che i partiti non possano ignorare le legittime richieste dei cittadini cercando di dare una prospettiva generale propria a cui aderire o meno; ma che d’altra parte non possano nemmeno essere solo rappresentanti di interessi individuali (o di gruppi di individui) che sono necessariamente in conflitto”.














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