Occorre una precisazione, prima di cominciare. Una questione è centrale nel trattamento dello spazio cinematografico: per comporre uno spazio, al cinema, è necessario contrapporre più spazi. Un‟inquadratura, di per sé, non è in grado di chiarire alcuna dimensione: vincolato ad un referente tridimensionale, uno schermo immobile non può che risultare insufficiente. D‟altra parte, apparirebbe superfluo in questa sede affrontare le possibili implicazioni del movimento di macchina, inteso come inquadratura unica ad asse variabile: un‟inquadratura, dunque, che nei fatti ne contiene due (o più, se consideriamo il percorso compreso tra il quadro di partenza e quello d‟arrivo). Un qualsiasi rapporto – e lo spazio è, innanzi tutto, un rapporto – si determina a partire da più unità distinte.
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