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Paolo Becchi l’etica alla prova

30 luglio 2009 2 Comments

Paolo Becchi l’etica alla prova

da “Il Secolo XIX”, 30 luglio 2009, p. 15

Intervista di| Giuliano Galletta.

LA BIOETICA è una frontiera in cui si incontrano e si scontrano visioni del mondo, interessi politici ed economici, passioni e sentimenti fra i più profondi. E’ un territorio reso sempre più strategico dallo sviluppo di un sistema tecnologico-scientifico che ha messo le mani dentro l’uomo, per salvarlo, ma anche per manipolarlo. Una situazione che fa nascere interrogativi del tutto inediti a cui spesso gli strumenti della cultura stentano a dare risposte convincenti.

Paolo Becchi, 54 anni, filosofo del Diritto, docente all’Università di Genova nel dipartimento di cultura giuridica che porta il nome di Giovanni Tarello, studioso e traduttore di Hans Jonas, cerca di trovare qualcuna di queste risposte. Lo ha fatto qualche mese fa con il libro “Morte cerebrale e trapianto di organi” (Morcelliana, pagine 200, euro 12,50) che, recensito in prima pagina dall’Osservatore Romano, ha dato origine ad un acceso dibattito in ambito cattolico, e adesso lo fa con “Il principio dignità umana” (Morcelliana editore, 123 pagine, 12 euro).

Nel volume, Becchi ricostruisce in modo chiaro e sintetico la storia di un concetto che ha le sue origini nel mondo romano ma che ha trovato la sua più ampia applicazione nella seconda metà del XX secolo quando diventa uno dei cardini giuridici di molte costituzioni, tra cui quella tedesca, nata dalla tragedia della Seconda guerra mondiale e dall’orrore dell’Olocausto, ma anche nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ma l’idea di dignità umana è tutt’altro che scontata, in continua evoluzione e ben lontana dall’essere condivisa e meno che mai praticata.

Il “principio dignità umana” presuppone necessariamente una nozione di natura umana?

«Dipende dalla nozione di dignità umana che si sostiene. Come ho infatti cercato di mostrare nel mio libro l’idea di dignità umana presenta molteplici aspetti € c’è oggi persino chi afferma che l’uomo è antiquato – e non con l’angoscia disperante di Günther Anders – e difende una dignità postumana. Non vi è dubbio che stiamo avanzando sempre di più verso modelli di esistenza postumana – postorganico. cyborg, bionico – che stanno fortemente erodendo il concetto stesso di natura umana. Ecco perché la “questione antropologica” è ritornata prepotentemente alla ribalta. Ritengo che sia necessario frenare, trattenere, arginare questo movimento di dissoluzione dell’humanitas e vedo, per certi versi, proprio nel principio della dignità umana una ritraduzione in termini laici del katéchon, ciò che trattiene, di cui parlava San Paolo nella “Lettera ai Tessalonicesi”. Salvaguardare la dignità umana nell’epoca postmoderna significa opporsi all’avvento del “paradiso artificiale” prodotto dalla manipolazione genetica dell’uomo».

Che differenza c’è fra l’uso giuridico del concetto di dignità umana e quello di diritti umani?

«La categoria dei diritti umani viene oggi spesso utilizzata in ambito laico, mentre l’idea di dignità umana – perlomeno nel nostro Paese – è ancora in larga parte appannaggio della Chiesa cattolica. Il laico preferisce ragionare in termini di diritti, ma i diritti umani privati del principio della dignità umana non hanno alcun fondamento. Questo risulta particolarmente evidente nella Costituzione della Repubblica federale tedesca, per la quale la dignità costituisce una sorta diGrundnorm (norma fondamentale) posta al vertice dell’intero ordinamento. La Costituzione italiana è invece fondata sul lavoro. Non è pertanto casuale che la Corte Costituzionale abbia fatto sinora un uso piuttosto prudente della nozione di dignità umana. Al contrario nella giurisprudenza ordinaria sono molteplici le pronunce in cui si fa riferimento alla dignità umana, ma i giudici, in sintonia con la Corte che insiste sulla dimensione sociale della dignità, si sono, fino a poco tempo fa, si sono preoccupati soprattutto di garantire la dignità del lavoratore. E’ solo di recente che l’attenzione si è spostata in altri ambiti, come ad esempio sul diritto del paziente alla libertà di cura, includendo in questa anche la possibilità di chieder l’interruzione di trattamenti salvavita nel rispetto appunto della dignità del paziente. Ma come si sa su questo il dibattito è aperto e molto ci sarebbe da dire sul disegno di legge sul testamento biologico – di cui oggi quasi nessuno più parla – in discussione alla Camera».

Ritiene che sul “principio dignità umana” sia possibile una convergenza etica fra credenti e non credenti?

«Lo auspico, poiché sono convinto che la religione non riguardi soltanto la coscienza privata degli individui ma possa offrire un valido contributo allo sviluppo della società civile. Bisogna tuttavia sciogliere il nodo della dignità umana. Sin dalle origini si fronteggiano due diverse accezioni. Da un lato la dignità come “dote” di ciascun essere umano – dal concepimento persino oltre la morte naturale – dall’altro la dignità è connessa al dispiegarsi delle capacità di ogni individuo e alla rappresentazione che ciascuno intende dare di sé nella società. Un’idea, quest’ultima, che ha a che fare con l’autonomia, l’autodeterminazione degli individui. Alla prima accezione si aggrappano i credenti, alla seconda i non credenti, non vedendo né gli uni né gli altri, che c’è bisogno di un’idea di dignità umana che sappia integrare le due concezioni».

Qualche esempio?

«Una difesa integrale della sacralità della vita umana lega troppo strettamente la dignità al diritto alla vita, ma la dignità è un principio superiore alla vita stessa; d’altronde se si insiste esclusivamente sull’autonomia degli individui c’è il rischio di trascurare tutte quelle situazioni in cui l’essere umano non è ancora o non è più in grado di esprimere le proprie capacità. È questo il nodo da sciogliere e non si tratta certo di un’impresa facile».

Pensa che le biotecnologie e anche la robotica stiano mettendo in discussione la stessa idea di umano che ci ha accompagnato da Greci fino ad oggi?

«Come ho detto all’inizio temo di sì. Beninteso non si possono condannare e biotecnologie se ci aiutano a sconfiggere le malattie o a vivere meglio con l’aiuto di organi artificiali, l’imporrtante è che non ci trasformino in animali da allevamento. Noi, soprattutto, non abbiamo il diritto di privare le generazioni future della conditio humana creando, attraverso le manipolazioni dell’ingegneria genetica, una nuova specie, postumana. Per contrastare il rischio della dissoluzione della specie umana, la religione, anche nella forma della teologia negativa, diventa nuovamente rilevante. Come ci ammonisce Hans Jonas, anche se Dio è morto dobbiamo continuare a concepire l’uomo “a sua immagine e somiglianza”».

galletta@ilsecoloxix.it


2 Comments »

  • admin (author) said:

    Paolo Becchi ha, negli anni, approfondito alcuni temi in opere che, oggi, irrompono in modo fondamentale e, per molti aspetti, finalmente controcorrente – rispetto a recenti vicende, anche mediatiche, che hanno coinvolto la società civile del nostro Paese.
    Ricordo, in tal senso, che fu proprio un testo del professor Becchi (Morte cerebrale e trapianto di organi, Morcelliana, Brescia, 2008) a suggerire all’opinione pubblica la problematicità profonda del cosiddetto caso di Eluana (noto è l’articolo di Lucetta Scaraffia, I segni della morte, L’Osservatore Romano, 3 settembre 2008). Ricordo ancora che sempre al professor Becchi si deve una traduzione italiana finalmente curata e attenta di quella piccola perla di Carl Schmitt, La tirannia dei valori (Morcelliana, Brescia, 2008), che rappresenta uno dei testi-chiave per la comprensione della “logica dei valori” e della attuazione diretta della Costituzione.

    Di PAOLO BECCHI (Genova, 1955) si indicano le opere e gli interventi seguenti sui temi qui toccati: Il principio dignità umana, Morcelliana, Brescia, 2009; La vulnerabilità della vita. Contributi su Hans Jonas, La Scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2008; Prospettive bioetiche di fine vita. La morte cerebrale e il trapianto di organi, F. Angeli, Milano 2008; Morte celebrale e trapianto di organi, Morcelliana, Brescia, 2008; Kurt Seelmann, Dalla bioetica al biodiritto, Bibliopolis, Napoli, 2007; La morte nell´età della tecnica. Lineamenti di tanatologia etica e giuridica, Compagnia dei Librai, Genova, 2002;Questioni vitali. Eutanasia e clonazione nell´attuale dibattito bioetico, Loffredo, Napoli, 2001; Hans Jonas, Sull´orlo dell´abisso. Conversazioni sul rapporto dell´uomo con la natura, Einaudi, Torino, 2000;. Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, Einaudi, Torino, 1999; Hans Jonas, Tecnica medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità, Einaudi, Torino, 1997; Colloqui sulla dignità umana, Aracne, Roma 2008. La vita tra invenzione e senso. Per una teoresi della bioetica, Graf, Napoli, 2007; .Hans Jonas, Potenza o impotenza della soggettività? Il problema anima-corpo quale preambolo al «Principio responsabilità», Medusa, Milano, 2006; .Questioni mortali. L´attuale dibattito sulla morte cerebrale e il problema dei trapianti, ESI, Napoli, 2004; .
    La “morte cerebrale” è la fine della vita umana? Considerazioni critiche a quarant´anni dalla definizione di Harvard, in: Antropos & Iatria. Rivista italiana di studi e ricerche sulle medicine antropologiche e di storia delle medicine, XII, Nr. 4, 2008, pp. 59-65; The Roman Catholic Church on organ transplantation, in: Eubios Journal of Asian and International Bioethics, 18 (4), 2008, pp. 112-118; Il nuovo regolamento sulle modalità per l’accertamento e la certificazione della morte. Primi rilievi critici, in: I Servizi Funerari, 3, 2008, pp. 49-50; Breve excursus sulla dignità umana, in: Colloqui sulla dignità umana, Aracne, Roma 2008, pp. 23-31; Piergiorgio Welby e il diritto di lasciar(si) morire, in: Ragion pratica, 30, 2008, pp. 245-265; Morti cerebrali = cadaveri?, in: «Politica del diritto», Nr. 3, XXXVIII, 2007, pp. 471-485; Nuovi sentieri del bios. Prospettive teoretiche per la bioetica oggi, in: «Asprenas – Rivista di teologia», vol. 54, 2007, pp. 33-50; A dieci anni dalla Convenzione di Oviedo. Una banale questione in tema di consenso informato, in: «Ragion pratica», Nr. 29, 2007, pp. 565-569; La lunga ombra di Piergiorgio Welby sulla giustizia e sulla medicina italiane, in: «Filosofia dei diritti umani – Philosophy of Human Rights», A. IX, fasc. 25-26, 2007, pp. 70-72; La vicenda Welby: un caso ai limiti della denegata giustizia, in: «Ragion pratica», 28, 2007, pp. 299-312; La legge sulla procreazione medicalmente assistita al raglio della Corte costituzionale, in: «Sociologia del diritto», 2, 2006, pp. 99-128; La posizione della chiesa cattolica sul trapianto di organi da cadavere, in: «Rivista di filosofia dei diritti umani» (Philosophy of Human Rights), VIII, 2006, pp. 10-17; Hans Jonas, la nuova definizione di morte e il problema del trapianto di organi. Una prima approssimazione, in: «Ragion pratica», 27, 2006, pp. 101-114; Quando moriamo?, in: «I Servizi Funerari», 1, 5, 2006, pp. 46-51; Non c’è pace per le ceneri dei morti. L’attuale confusa situazione normativa tra legge nazionale del settore funerario in itinere e leggi regionali in vigore, in: «I servizi funerari», 1, 2005, pp. 18-24; Concetti bioetici, in: «Fondazione informa», 4, 2004, pp. 9-12; I morti sono veramente morti quando preleviamo i loro organi?, in: «I servizi funerari», 2004/3, pp. 56-61; Morte cerebrale e trapianto di organi, in: «Bioetica», XII,1, 2004, pp. 25-44;
    Differenza di genere, differenza di cura?, in: «Annali di studi religiosi», ITC-isr, 4, 2003, pp. 23-41; La “morte cerebrale” è entrata in crisi irreversibile?, in: «Politica del diritto», XXXIV, 4, 2003, pp. 653-679; La morte. La questione irrisolta, in: «Ragion pratica», 19, 2002, pp. 179-218; . Sull´orlo dell´abisso. In margine all´ultimo Jonas, in: «Cenobio», LI, 3, 2002, pp. 243-250.Un passo indietro e due avanti. Peter Singer e i trapianti, in: «Bioetica», 2, X, 2002, pp. 226-247; Cremazione (con dispersione) per tutti? A proposito della legge n. 130 del 2001, in: «Politica del diritto», XXXIII, Nr. 1, 2002, pp.177-191; Questioni di fine vita, in: «Ragion pratica», 2002/19, pp. 11-218; Informazione e consenso all´espianto di organi da cadavere. Riflessioni di politica del diritto sulla nuova legislazione, in: «Politica del diritto», XXXII, II, 2001, pp. 257-287; La volontà del malato e la deontologia del medico: due punti di vista in conflitto sull´eutanasia, in: «Bioetica», 1, 1995, pp. 85-92; L´etica nell´età della tecnica. Elementi per una critica a Karl-Otto Apel e Hans Jonas, in: «Bollettino Filosofico», 11, Saggi in onore di Ernesto Fagiani, Cosenza, 1994, pp. 85-106.; Medico e paziente: cooperazione o autodeterminazione nei casi di conflitto?, in: «Ragion pratica», 1994, 3, pp. 169-179; La morte dolce. Alla ricerca di un nuovo approccio etico, in: «Cenobio», XLII/4, 1993, pp. 419-429. Si segnalano, altresì, i segeunti interventi pubblicati in volumi collettanei: Differenza di genere, differenza di cura? In margine ai temi dell´eutanasia attiva e del suicidio assistito dal punto di vista del genere, in: La vita tra invenzione e senso. Per una teoresi della bioetica, P. Becchi e P. Giustiniani , Graf, Napoli, 2007, pp. 233-257; La crisi della definizione di morte cerebrale e il problema del trapianto di organi, in: La vita tra invenzione e senso. Per una teoresi della bioetica, cit., pp. 201-232. Dignità umana, in: Filosofia del diritto. Concetti fondamentali, U. Pomarici (a cura di), Giappichelli, Torino, 2007, pp. 153-181; Il problema etico-giuridico del trapianto di organi, in: L´arcipelago dei diritti fondamentali alla sfida della critica, G. Limone (a cura di.), Franco Angeli, Milano, 2006, pp. 128-150.; Perché si è parlato di ‘donazione’ in relazione alla dichiarazione di volontà riguardo al prelievo degli organi e perché, quantunque giuridicamente improrio, sarebbe meglio continuare a farlo, in: La politica economica tra mercati e regole, G. Barberis, O. Lavanda, G. Rampa und B. Soro (a cura di.), Rubbettino, 2005, pp. 93-102; Trapianti di organi e tessuti da soggetti definiti cadaveri, in I diritti della persona, P. Cendon (a cura di), UTET, Torino, 2005, vol. IV, pp. 91-10; Definizione di morte e suo accertamento, in I diritti della persona, cit., vol. III, pp. 797-807. Cremazione e dispersione delle ceneri, in I diritti della persona, cit., vol. III, pp. 757-771; L´idea kantiana di dignità umana e le sue attuali implicazioni in ambito bioetico, in: AA.VV., Kant e l’idea di Europa, il melangolo, Genova, 2005, pp. 15-37; Luci e ombre sulla morte cerebrale. L’affermazione della nuova definizione di morte e la sua attuale crisi, in: Progressi biomedici tra pluralismo etico e regole giuridiche, R. Prodomo (a cura di), Giappichelli, Torino, 2005, pp. 235-262.

    Si riporta qui di seguito l’articolo di LUCETTA SCARAFFIA, I segni della morte, da L’Osservatore Romano, 3 Settembre 2008.
    I segni della morte
    A quarant’anni dal rapporto di Harvard
    di Lucetta Scaraffia
    Quarant’anni fa, verso la fine dell’estate del 1968, il cosiddetto rapporto di Harvard cambiava la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio, ma sull’encefalogramma piatto: da allora l’organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello.
    Si tratta di un mutamento radicale della concezione di morte – che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo – accettato da quasi tutti i Paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l’eccezione del Giappone.
    Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale.
    A ricordare questo fatto è ora il filosofo del diritto Paolo Becchi in un libro (Morte cerebrale e trapianto di organi, Morcelliana) che – oltre a rifare la storia della definizione e dei dibattiti seguiti negli anni Settanta, tra i quali il più importante è senza dubbio quello di cui fu protagonista Hans Jonas – affronta con chiarezza la situazione attuale, molto più complessa e controversa.
    Il motivo per cui questa nuova definizione è stata accettata così rapidamente sta nel fatto che essa non è stata letta come un radicale cambiamento del concetto di morte, ma soltanto – scrive Becchi – come “una conseguenza del processo tecnologico che aveva reso disponibili alla medicina più affidabili strumenti per rilevare la perdita delle funzioni cerebrali”.
    La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo.
    Come dimostrò nel 1992 il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa proseguì regolarmente fino a un aborto spontaneo.
    Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita del bambino hanno messo in questione l’idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi.
    Sembra, quindi, avere avuto ragione Jonas quando sospettava che la nuova definizione di morte, più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall’interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare.
    Naturalmente, in proposito si è aperta nel mondo scientifico una discussione, in parte raccolta nel volume, curato da Roberto de Mattei, Finis vitae. Is brain death still life? (Rubbettino), i cui contributi – di neurologi, giuristi e filosofi statunitensi ed europei – sono concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell’essere umano.
    Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile.
    E questa preoccupazione venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal cardinale Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana:
    “Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma “irreversibile”, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d’organo o serviranno, anch’essi, alla sperimentazione medica (”cadaveri caldi”)”.
    Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri.
    Ma la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre altri problemi bioetici per i cattolici: l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente.
    Come ha fatto notare Peter Singer, che si muove su posizioni opposte a quelle cattoliche:
    “Se i teologi cattolici possono accettare questa posizione in caso di morte cerebrale, dovrebbero essere in grado di accettarla anche in caso di anencefalie”.
    Facendo il punto sulla questione, Becchi scrive che “l’errore, sempre più evidente, è stato quello di aver voluto risolvere un problema etico-giuridico con una presunta definizione scientifica”, mentre il nodo dei trapianti “non si risolve con una definizione medico-scientifica della morte”, ma attraverso l’elaborazione di “criteri eticamente e giuridicamente sostenibili e condivisibili”.
    La Pontificia Accademia delle Scienze – che negli anni Ottanta si era espressa a favore del rapporto di Harvard – nel 2005 è tornata sul tema con un convegno su “I segni della morte”.
    Il quarantesimo anniversario della nuova definizione di morte cerebrale sembra quindi riaprire la discussione, sia dal punto di vista scientifico generale, sia in ambito cattolico, al cui interno l’accettazione dei criteri di Harvard viene a costituire un tassello decisivo per molte altre questioni bioetiche oggi sul tappeto, e per il quale al tempo stesso costa rimettere in discussione uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici negli ultimi decenni.
    (da: L’Osservatore Romano – 3 settembre 2008)

  • Ignazio Marino e le aporie della morte nell’età della tecnica. | Mosca sul cappello said:

    [...] [v] R. Barcaro – P. Becchi, Morte cerebrale e trapianto di organi, in “Bioetica”, XII, 1, 2004, pp. 25-44. Cito da questo primo lavoro, disponibile, per il lettore, all’indirizzo http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/014566.aspx . Per una bibliografia dell’autore, rimando all’articolo http://moscasulcappello.com/paolo-becchi-l’etica-alla-prova/347/. [...]

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