Note sui gabbiani, l’autismo e Bonaparte: ai miei amici, e per ognuno alla sua innamoratina
Mario passeggia sotto casa mia, in maglietta e barba blu-partigiana: dietro un gabbiano posato su una macchina usata, aspetta che si faccia buio, per studiare i clowns più da vicino. Io riprendo i miei essere venuto contra factum proprium.
E tu, innamoratina, capisci quello che dico?
Mario dice che pensare al contrario può servire a comprendere le cose –ma sottintende le donne, da amatore quale è-: lui è un romantico, e l’amore lo ha ucciso varie volte, senza pretendere. Io mi stanco sui baci che non ti ho saputo dare, e sorrido. Dimmi, innamoratina, chi mai ti ha amato?
Mario pensa che la vita, come il cinemà, appartenga anche ai soli spettatori. Lui fa parte del pubblico pagante, e applaude soltanto quando si sente davvero di farlo. Io gioco con le labbra a fare smorfie basileesi, asciutte e santissime. Innamoratina, perché noi dovremmo vivere nella paura e tu no?
Mario capita a passeggio anche nei vostri locali notturni, ma senza mistero: non dà alcun peso alla decadenza ed ai costumi molli, ma segretamente li condanna. A lui piacciono solo le ossessioni. Io tengo a mente tutte le manovre di campo quotidiane, e prima di radermi tiro tre volte la tendina del bagno, perché sono superstizioso: la moderazione continuo a considerarla una virtù, sebbene sia un uomo ossessionato. E tu, innamoratina, cogli il punto dove misura e follia si toccano?
A Mario non piace questo mondo. Neppure a me.
Né è il migliore dei mondi possibili. Forse non ci piacerebbero nemmeno tutti gli altri.
Mario vive come un puro gatto di Schrödinger: sub-atomico, tra il cianuro e l’essere sovrapposto.
Mario dice che pensare al contrario può servire a comprendere le cose –ma sottintende le donne, da amatore quale è-: lui è un romantico, e l’amore lo ha ucciso varie volte, senza pretendere. Io mi stanco sui baci che non ti ho saputo dare, e sorrido. Dimmi, innamoratina, chi mai ti ha amato?
Mario pensa che la vita, come il cinemà, appartenga anche ai soli spettatori. Lui fa parte del pubblico pagante, e applaude soltanto quando si sente davvero di farlo. Io gioco con le labbra a fare smorfie basileesi, asciutte e santissime. Innamoratina, perché noi dovremmo vivere nella paura e tu no?
Mario capita a passeggio anche nei vostri locali notturni, ma senza mistero: non dà alcun peso alla decadenza ed ai costumi molli, ma segretamente li condanna. A lui piacciono solo le ossessioni. Io tengo a mente tutte le manovre di campo quotidiane, e prima di radermi tiro tre volte la tendina del bagno, perché sono superstizioso: la moderazione continuo a considerarla una virtù, sebbene sia un uomo ossessionato. E tu, innamoratina, cogli il punto dove misura e follia si toccano?
A Mario non piace questo mondo. Neppure a me.
Né è il migliore dei mondi possibili. Forse non ci piacerebbero nemmeno tutti gli altri.
Mario vive come un puro gatto di Schrödinger: sub-atomico, tra il cianuro e l’essere sovrapposto.
Mario, già lo sapete, ha un gatto che ha chiamato Behemoth. Io, passeggio sul mio terrazzo con il mio cane, la piccola Blondi, detta anche Abelardo: entrambi i nostri amici sono castrazioni fenomenologiche, l’una del diavolo, l’altra della filosofia.
E tu, innamoratina, giochi sempre con la tua gattina ed il suo gomitolo, senza sapere che è contemporaneamente viva e morta?
Mario specula in astrazione, come un Beatle dentro Yellow Submarine: sostiene che l’autismo e la comicità siano la forma più della tragica risata di noi uomini. Io ho ritrovato la citazione che avevo perduto -en composant la Chartreuse, pour prendre le ton, je lisait de temps en temps quelques pages du Code civil.
E tu, innamoratina, quando leggi il codice civile riesci a sorridere?
Mario proprio quando non fa nulla, pigro sul suo divano, riesce ad arrivare alla compassione, senza capire la vita. Idem sentire, e niente altro importa. Io invidio il suo portare l’ateismo come fosse un vestito naturale, mentre per me è una croce, una passione. E tu, innamoratina, smettila di correre dai tuoi amici sacerdotali, per confessare peccati da paese.
Mario specula in astrazione, come un Beatle dentro Yellow Submarine: sostiene che l’autismo e la comicità siano la forma più della tragica risata di noi uomini. Io ho ritrovato la citazione che avevo perduto -en composant la Chartreuse, pour prendre le ton, je lisait de temps en temps quelques pages du Code civil.
E tu, innamoratina, quando leggi il codice civile riesci a sorridere?
Mario proprio quando non fa nulla, pigro sul suo divano, riesce ad arrivare alla compassione, senza capire la vita. Idem sentire, e niente altro importa. Io invidio il suo portare l’ateismo come fosse un vestito naturale, mentre per me è una croce, una passione. E tu, innamoratina, smettila di correre dai tuoi amici sacerdotali, per confessare peccati da paese.
Mario se ne vuole restare da solo, dopotutto. Io no.
Ma tu, innamoratina, mi stai dimostrando adesso che, volerlo o no, è la stessa cosa: alcuni di noi si sentiranno sempre soli, anche quando non lo saranno.
Ma tu, innamoratina, mi stai dimostrando adesso che, volerlo o no, è la stessa cosa: alcuni di noi si sentiranno sempre soli, anche quando non lo saranno.















Anche la solitudine è vanità.
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