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Note su Bruxelles -parte III: protestantesimo e Controriforma.

11 giugno 2008 No Comment

Paolo IIIQueste note ri-considerano, con una parte terza, quanto già si è accennato sulla nuova figura del cittadino-zingaro, come perno pubblicistico della spoliticizzazione del nuovo diritto di Bruxelles.

Desidero riprendere, ancora una volta, i motivi essenziali della origine del diritto internazionale. 

Alla base del sistema del ius pubblicum Europaeum vi fu, sino al 1945, l’idea di prevedere meccaniche di guerra in forma.

In altri termini, il nuovo prodotto giuridico europeo sottendeva un’opposizione politica originaria ed esistenziale, sul quale si era costruito: la famiglia contro l’industria, la terra contro il mare.

Fino alla distruzione dell’Europa, la guerra è il momento centrale del diritto internazionale, del modello di Westfalia, come sistema di formalizzazione del conflitto: la neutralizzazione all’interno degli Stati si accompagna alla regolamentazione, attraverso il diritto, della lotta politica tra Stati.

L’Europa è stata il centro politico mondiale fino a quando è esistita l’ostilità, la possibilità della guerra, ossia il politico, nella sua struttura giuridica: la formalizzazione del conflitto presuppone la possibilità del conflitto.

Tale possibilità, come già ho avuto modo di scrivere, è cessata con il sistema edificato da Bruxelles.

Ma alla radice di quella possibilità –che ha costruito il diritto internazionale di più di tre secoli- , vi è lo scontro tra due condizioni esistenziali storiche, tra gli elementi schmittiani di terra e mare: la nascita dell’Europa, del ius pubblicum Europaeum, va ricercata nel conflitto politico –intenso, esistenziale, dialetticamente costruito sulla coppia Amico-Nemico- che nel XVI secolo frantumò la millenaria unità dell’Europa come Chiesa cristiana.

 Tale conflitto assunse la forma religiosa della Riforma e della Controriforma, ed esso fu un conflitto politico, tra ordinamenti, che riguardava la conquista del nuovo spazio mondiale[i].

Su tale questione, va quindi chiarito un punto essenziale.

Max Weber ravvisò nell’ascesi intramondana (innerweltlich) protestante-calvinista la tela etica per lo sviluppo di quello spirito del capitalismo che è alla base della modernità[ii].

Le polemiche storiografiche che suscitò la vulgata delle pagine weberiane[iii], non ci riguardano: fondamentale, in Weber, non è tanto l’origine storica, quanto il significato dell’etica protestante in funzione delle nuove forme di legittimazione dello Stato moderno, del modello legale-razionale.

Il disincantamento del mondo è la rete kantiana per comprendere il concetto di legittimità proprio dello Stato moderno, ed esso, concettualmente, presuppone l’ascesi nel mondo, la rottura dello schema della redutio ad unum medievale ed il richiamo alla responsabilità individuale.

L’obbligazione politica, quale costruzione fondante lo Stato moderno, presuppone il passaggio della società pluralistica fondata sullo status alla società mercantile ed atomica fondata sulla capacità e la responsabilità dell’individuo.    

Ma all’origine storica dello spirito del capitalismo, è fondamentale sottolinearlo, non vi è una mera scissione religiosa. Vi è, al contrario, un reale atto politico di ostilità, che proviene non dall’etica protestante, ma dalle potenze cattoliche. 

L’atto alla base della crisi europea del XVI secolo è un atto politico, una dichiarazione di ostilità[iv]. Fu una guerra civile europea quella della Controriforma[v]  -mentre la Riforma, in sé, non acquistò mai un senso politico autonomo-, poiché fondata su un atto di espulsione[vi].

L’espulsione politica per motivi religiosi è alla base della separazione tra la terra ed il mare, come elementi del conflitto europeo, conflitto regolato, formalizzato, tra le potenze terrestri cattoliche e le potenze marittime non cattoliche.

La Spagna di Filippo II è lo Stato che, nell’idea di Reconquista, rappresenta il centro e la potenza militare della Controriforma, nell’idea di un rapporto organico tra unità religiosa ed unità politica: autos da fé e repressione di moriscos e conversos, così come la lotta contro i Paesi Bassi sono gli strumenti di quella che è al contempo una conquista dello spazio ed una guerra civile[vii].

L’inizio del conflitto europeo coincide con la fine della Chiesa cristiana in quanto unità politica, in quanto Stato universale[viii]: è la rottura dell’unità politica il fattore che divise la terra dal mare, ossia il protestantesimo dello spirito del capitalismo dalla nuova Chiesa cattolica.

Le potenze cattoliche reagiscono alla Riforma con la guerra civile: la Controriforma rappresenta, in tal senso, una lotta politica contro l’apertura della cristianità al disincantamento, all’idea erasmiana, alla responsabilità. Paolo III, nella Licet ab initio (1542), fissa la giurisdizione del Santo Uffizio come universale: essa insiste su ogni cristiano, di qualunque città, terra e luogo. È significativo, come tale ri-affermazione dell’universalità della potenza ecclesiastica coincida con il venir meno dell’unità: essa è il segno di una lotta che la Chiesa pensa e vive come del tutto interna a sé, come guerra civile europea.

 La nascita del capitalismo moderno –di per sé, sotto il profilo strutturale, sviluppatosi in continuità con l’economia medievale delle città-stato[ix] -, coincide allora con la fine dell’unità politica europea, con l’espulsione dei mercanti  dalla Chiesa cattolica[x]. 

Lo spirito del capitalismo non è lo spirito della Riforma, ma della Controriforma, che caccia via, in un flusso migratorio dalla terra al mare, i suoi mercanti[xi]: Erasmo e Lutero diventano per il papato un’unica minaccia, interna prima che esterna (Erasmus posuit ova, Luterus eduxit pullos[xii]).

Le potenze cattoliche si costruirono così come sistemi feudali e burocratici, legati al Papato, in una politica antimercantile: l’opposizione di terra e mare nasce qui, poiché da questo momento si sviluppa quel ius pubblicum Europaeum che ha, come prima ostilità fondamentale da regolare, quella tra potenze di mare, protestanti e di industria, e potenze di terra, familiari, cattoliche.

Il calvinismo della diaspora fu una immigrazione forzata di uomini che non potevano più sopportare il cattolicesimo[xiii], espulsi, banditi, in quel movimento che spostò l’asse economico europeo dal Mediterraneo cattolico al Nord, il nuovo centro di gravità mondiale: fiamminghi, ebrei, italiani e tedeschi meridionali, nella loro diaspora, invertirono le rotte dalla Spagna all’Olanda, dall’Italia all’Inghilterra.

E’ l’immigrazione il fattore dello sviluppo di Amsterdam, così come di Amburgo, Francoforte o Wesel: lo spirito del capitalismo non fu creato dal protestantesimo, ma fu escluso dal cattolicesimo.    

L’opposizione politica che si formalizzò in un sistema di diritto in funzione di κατέχον, dalla fine del XVI secolo tese ormai a fissare nei due elementi di Terra e Mare le tensioni tra la struttura cortigiana e burocratica delle potenze cattoliche  e quella industriale e mercantile delle potenze protestante. 

La rivoluzione spaziale planetaria[xiv] –il superamento dell’horror vacui di Colombo e Newton-, apriva la lotta per il nuovo spazio: l’Inghilterra trasferì la sua esistenza storica sul mare, la Spagna nella terra.

La storia dell’Europa, fino al 1945, è stata storia di questa opposizione politica.

E la distruzione dello spazio europeo ha portato alla fine della politica in Europa.

 

 

 

  

  


[i] SCHMITT C., Terra e mare (1942), Adelphi, Milano,  2002, p.77: “Il senso e il nocciolo del diritto internazionale cristiano-europeo, il suo ordinamento fondamentale, stava appunto nella spartizione della nuova terra”.

[ii] Sul punto, si leggano WEBER M., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905), Sansoni, Firenze 1977; CAVALLI A., Le origini del capitalismo, Loescher, Torino, 1973; CAVALLI L., Max Weber: religione e società, Il Mulino, Bologna, 1968; GALLI G., Introduzione a WEBER M., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Rizzoli, Milano, 1991, pp.5-29; POGGI G., Calvinismo e spirito del capitalismo, Il Mulino, Bologna, 1984; REBUFFA G., Nel crepuscolo della democrazia. Max Weber tra sociologia del diritto e sociologia dello stato, Il Mulino, Bologna, 2007, pp.79-84.

 [iii] Si vedano SOMBART W., Il protestantesimo nella formazione del mondo moderno, Venezia, 1929; Id. Il capitalismo moderno, Firenze, 1925; TAWNEY R., La religione e la genesi del capitalismo (1922), Feltrinelli, Milano,1967.

 [iv] L’espressione viene qui utilizzata nel suo senso tecnico. Si veda SCHMITT C., Il concetto di politico (1927), in Le categorie del politico, Il Mulino, Bologna, 2003, p.130-131: “Questa necessità di pacificazione interna porta, in situazioni critiche, al fatto che lo Stato, in quanto unità politica, determina da sé, finchè esiste, anche il «nemico interno». In tutti gli Stati esiste perciò in qualche forma ciò che il diritto statale delle repubbliche greche conosceva come dichiarazione di πολέμιος e il diritto statale romano come dichiarazione di hostis: forme cioè più o meno acute, automatiche o efficaci solo in base a leggi speciali, manifeste o celate in prescrizioni generali, di bando, di proscrizione, di estromissione dalla comunità di pace, di collocazione hors la loi, in una parola di dichiarazione di ostilità interna allo Stato. Questo è il segno, a seconda del comportamento di colui che è stato dichiarato nemico dello Stato, della guerra civile, cioè del superamento dello Stato come unità politica organizzata, pacificata al suo interno, chiusa territorialmente e impenetrabile ai nemici”.

 [v] Sul tema della Controriforma, si rinvia ad alcuni testi-chiave, come BENDISCIOLI M., La riforma cattolica, Edizioni Studium, Roma, 1962; DELUMEAU J., Paura in Occidente, Sei, Torino, 1979; JEDIN H., Riforma cattolica o Controriforma, Morcelliana, Brescia, 1957; MEREU I., Storia dell’intolleranza in Europa, Bompiani, Milano, 1988.

 [vi] TREVOR-ROPER H.R., Protestantesimo e trasformazione sociale (1967), Laterza, Roma-Bari, 1977, p. 69: “..dobbiamo cercare la soluzione del nostro problema non tanto nel protestantesimo e nei capitalisti espulsi, quanto nel cattolicesimo e nelle società che di costoro si vollero liberare”.

 [vii] Si leggano i testi di PARKER G., Un solo re, un solo Impero. Filippo II, Il Mulino, Bologna, 1985; CARANDE R., Carlo V e i suoi banchieri, Marietti, Genova, 1987; ELLIOT J.H., La Spagna imperiale, Il Mulino, Bologna, 1982.

 [viii] TREVOR-ROPER H.R., cit., p.81-82: “…la Chiesa medievale, con la sua relativa elasticità, con la sua tolleranza, con l’accettazione –per quanto limitata- di nuove tendenze, aveva continuato ad essere Chiesa universale non soltanto geograficamente, in quanto Chiesa di tutta l’Europa occidentale, ma anche socialmente, in quanto Chiesa di tutte le classi”.

 [ix] Tale è la tesi centrale esposta in TREVOR-ROPER H.R., cit.

 [x] TREVOR-ROPER H.R., cit., p. 68-69: “Nuovi non sono i capitalisti, ma gli avvenimenti che li costrinsero ad emigrare. Essi furono scacciati non soltanto dai preti, per ragioni dottrinarie (…) ma, dal momento che la religione di stato è espressione di un’ideologia sociale, delle società stesse che avevano assunto nei loro confronti una posizione di assoluta ostilità. Nel XVI secolo, in Italia e nelle Fiandre, che per secoli erano state i centri del capitalismo mercantile e industriale, le strutture sociali si trasformarono a tal punto da non poter più tollerare uomini che, nel passato, avevano fatto di questi paesi il cuore economico dell’Europa. L’espulsione dei calvinisti dalle regioni dominate dalla Spagna o subordinate al suo protettorato –poiché tanto l’Italia che le Fiandre entro il 1550 erano cadute sotto il dominio spagnolo- è un fenomeno sociale paragonabile all’espulsione dalla Spagna, nello stesso periodo, di altri elementi socialmente non assimilabili, i moriscos e gli ebrei”. 

 [xi] TREVOR-ROPER H.R., cit., p. 82: “Dopo la metà del Cinquecento, I papi della Controriforma cacciarono oltr’alpe gli erasmiani, e a Roma sciolsero l’ordine degli Umiliati (…). Nel tardo XVI secolo e nel XVII secolo la Chiesa cattolica non fu soltanto, sul piano politico, la Chiesa del regime monarchico e, sul piano sociale, quella di un sistema «feudale», burocratico, ma fu anche legata a queste strutture in modo esclusivo”.

 [xii] TREVOR-ROPER H.R., cit., p.25.

 [xiii] TREVOR-ROPER H.R., cit., p.64. Si legga anche pag.67: “Così avvenne il mutamento. Esso non fu il prodotto del calvinismo (…) ma dipese dal fatto che la vecchia élite economica europea fu costretta ad assumere posizioni eretiche perché l’atteggiamento mentale che le era stato proprio per generazioni (e che per generazioni era stato tollerato) in alcune regioni fu dichiarato improvvisamente eretico e intollerabile”. 

 [xiv] SCHMITT C., Terra e mare, cit., p. 56

 

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