Note a Luglio.
Dal Talmud:
“E’ più grande colui che fa ciò che gli è stato comandato,
che colui che agisce senza avere ricevuto un comando”.
“Un gentiluomo si può innamorare come un pazzo, ma non come uno sciocco”
(La Rochefoucauld, §353)
“…Quale dolce giogo ci incatena al trono dell’Eterno” – scrivevo – mentre il gatto balza improvviso dalle tue ginocchia tra i miei libri, sbadiglia e sfila, come un gomitolo, quel segreto. Sorrido: “con voi, fanciulle, non si può mai lavorare in pace…” ancora il tuo gatto, con quale inconcepibile rapidità, un istante elettrico, ritorna silenzioso sul tuo cuore (Et que ma main s’enivre du plaisir De palper ton corps électrique, je vois ma femme en esprit).
Ma non c’è nessuno. Io, per me, non risolvo i miei misteri, perché la soluzione è sempre uno scarto del mistero stesso. Lo scrisse bene Borges: il mistero partecipa del divino. Quando lo si risolve, resta la soluzione che, al più, partecipa del gioco di prestigio.
Oscillo, in queste passioni, tra l’agonia vitale ed il più gelido disinteresse. Ogni cosa può morire, perché le altre durino in eterno. Tu, intanto, lascia che i tuoi occhi destino negli altri sempre la sensazione di una nobile calma: pericolosa è la città e terribile il tempo di chi lo affretta. Rifletti spesso, tieni in gran conto le tue parole, vivi con moderazione e con speranza.
Momenti di terrore accompagneranno i nostri giorni, istanti di follia, lunghi pomeriggi di tristezza
indicibile: dovrai dimenticare, con la tua grazia.
Per giorni e giorni potrò vivere sulla tua carne, forzando la verità. Poi avrò bisogno solo di chiudere gli occhi, e riposare, mostrando solo a te la mia debolezza.
Quando, infine, ci chiameranno per sellare i nostri cavalli, e metterci in marcia per comandare qualche migliaio di uomini, mandandoli alla morte, allora tutto sarà finito.

***
Una regola del metodo narrativo (metalinguistica). Chiudere più spesso la parola entro un’infinita distanza di silenzio (trasformazione teurgica): è in una sola parola che, narrativamente, devono unirsi l’allegorico e il simbolico. La proposizione è logica, il segreto sta nel nome. Ogni singola parola deve essere scolpita entro insegne e sigilli, e dev’essere una forza che possa trattenere la distruzione della legge, impedendo a Dio la sua ultima giustizia.














..è andata come volevi, come già sapevi ..
..Quoque tu ..
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