Ancora con gli occhi chiusi sui giornali di questo lunedì: d’estate non deve accadere nulla, ma soltanto capitare.
Il mondo caldo, di un odore di estate vecchia, non è un insieme di fatti che accadono, in senso logico-philosophicus.
Nel caldo, tutto ri-diventa un clinamen: atomi cadono soltanto, deviati: qualcuno si posa come neve negata e bianca sulle pagine di Pavese che fuma in pantaloncini corti sulla spiaggia di Varigotti, altro come un motore d’aereo di un film visto insieme la sera bagna in silenzio le tue gambe.
Tu le conosci, queste deviazioni meravigliose: ti faranno cambiare i tuoi progetti?
Deviazioni casuali portano il mio amore fino a te, che finalmente lo comprenderai, proprio perché il caldo rende anti-cristiano il senso del tempo: ogni giorno è uguale e ritorna in eterno, con il caldo estivo.
Per il cattolicesimo il tempo è solo pioggia: nulla accade, ma si limita ad essere creato.
La creazione, l’accadimento e la caduta sono tre sensi del tempo e della natura molto diversi tra loro
Quod nisi declinare solerent, omnia deorsum,
imbris uti guttae, caderent per inane profundum,
nec foret offensus natus nec plaga creata
principiis: ita nil umquam natura creasset[i]
D’estate finalmente noi ci incontriamo.
Pensa che proprio ieri mi sovveniva, scrivendo le parole per l’articolo sulla Pizia, il conte Stauffenberg ed il suo attentato del 20 luglio 1944: ed oggi, come d’incanto lasciato alla casualità degli atomi religiosi, un ladro di energia elettrica è entrato a Berlino e ha decapitato la statua di cera di Adolf Hitler nel bunker, esposta al nuovo Madame Tussaud.
Come correttamente ha osservato un giornalista ebreo che si trovava nei dintorni: “Finalmente un attentato riuscito contro Hitler“.
Paradosso sottile: la testa è già stata riparata, e per giunta da alcuni esperti di Londra.
Costo della rivisitata e restaurata Operazione Leone Marino: 200.000 euro.
Mario però aveva altro cui pensare, oggi, mentre passavo nella sua casa dalle tre porte per salutarlo, in vista della sua partenza per i monti: un disco di Claudio Lolli lo accompagnava mentre era intento a scrivere una lettera da spedire a Herr Nietzsche, come nel romanzo che ha letto tre volte.
Certo è vero che i poeti amano l’odore delle armi e odiano la fine della giornata.
Mario (ovvero: identità) ha la barba lunga, perché sta lavorando ad un film contro il volto umano (ovvero: neurologia): cerca così di dimenticare anche lui le facce, perché il segreto di questa malattia è l’indifferenza.
Pur non avendo moglie, Mario gioca con un cappello: la nostra antica discussione su chi tra Chaplin e Hitler abbia per primo rubato i baffetti all’altro non avrà mai fine, poiché sta diventando tanto astratta da ricordare la questione che divise altri sull’uovo e la gallina. Solo che il nostro problema è, tanto per restare in tema, un altro: il nostro problema è che a fare l’uovo qui è un pollo, sul famoso tetto inclinato.
Domattina Mario andrà sulle montagne, e poi da lì si concederà una visita di cortesia a Berlino, dove intende ribadire il suo mai più guerre. Io gli rimprovero a tratti questo cinismo, perché davvero non riesco a sopportarlo.
Io vorrei averti qui, innamoratina, ancora. Ancora una deviazione casuale: ieri notte ti chiedevo di sposarmi, offrendo una focaccia a Giove come nella antica confarreatio romana, ed ecco che appena sveglia scappi di casa dicendomi mai più, per poi suonare il campanello più calma: mangiamo la focaccia.
La soluzione è meramente chimica: pucciarla nel caffèlatte.
Non sarà uno sposalizio, ma solo perché manca dio.
Cucino stasera due uova: quelle del pollo.
Secondo Platone, l’uomo è un bipede implume.
Secondo Aristotele, è certamente nato prima il pollo, poiché è atto perfetto, è entelecheia.
Indeciso sulla grande distinzione classica che Oxford e Cambridge portarono avanti sino a noi, mi metto la camicia e mi tuffo in una padella bollente.
Mi assaggio: un po’ scotto.
Ho un disperato bisogno, questa sera, di essere servito freddo, come la vendetta.
Ora non ceniamo insieme, proprio mentre si fa notte:
Odio la fine della giornata.

[i] Lucrezio, De rerum natura, II, 221-224: “Ma, se non solessero declinare [i corpi primi], tutti cadrebbero verso il basso, come gocce di pioggia, per il vuoto profondo, né sarebbe nata collisione né urto si sarebbe prodotto tra i primi principi: così la natura non avrebbe mai creato nulla”.