Mi sono messo a gridare da solo in spiaggia.
È possibile davvero che la spiaggia livelli gli uomini.
L’estate ha questo luogo eidetico, questa spiaggia, dove tutti gli uomini si somigliano in senso rincretinente. L’aggettivo è daliniano, come dirò in seguito.
Pereira, quello che riusciva sempre a sostenere, ad un tratto del romanzo fa il bagno: la storia diventa misera da questo punto in poi, perché il nostro sembra una persona normale, la cui panza piena, come il Belli suggerisce, nun crede ar diggiuno.
Ragazze scivolano nel mare.
Tutti sulla spiaggia fanno le stesse cose.
La ragazzaglia si muove priapistica, e mostra così tutto il suo senso di indecente neutralità e uguaglianza: progetta viaggi per luoghi spoliticizzati, e questo non mi va giù.
D’estate nessuno ha nemici.
L’estate, in altre parole, è un tempo rivoluzionario, nel senso più dispregiativo che il termine ha per me.
La presa della Bastiglia non avrebbe potuto realizzarsi in altra data che il 14 luglio, che in estate, che sotto il sole caldo: nessuno in inverno sarebbe stato tanto imbecille da assaltare quello splendido luogo che sono le prigioni.
È senz’altro vero che
Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinante a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso.
Salvador Dalì, Diario di un genio, Prologo
La rivoluzione francese è una rivoluzione da teste calde, da pomeriggio di sole cocente.
La Mosca sul Cappello dovrebbe continuare dunque imperterrita ad affrontare i problemi posti dal pensiero controrivoluzionario.
Ma poiché l’autore non è un genio, potrebbe andarsene in vacanza, sulla spiaggia.
Non ci riuscirà, però, perché si è ripromesso, in ogni caso, di non lasciar dietro nulla di intentato.

Post Scriptum: Mario non va mai in spiaggia. Però andrà a Bruxelles, quest’estate. Dopo i miei numerosi discorsi e monologhi sul tema, si è convinto che sarebbe carino e gentile comprare, per regalarmi al ritorno, un “souvenir della spoliticizzazione” –come lo chiama lui- in uno dei banchetti ch’egli si immagina si trovi per le vie della capitale d’Europa.
Penso che non lo troverà.
Questa Europa distrutta non ha nemmeno il buon gusto di vendersi ai suoi turisti in modo coerente.
Post post scriptum: ma ora sono felice. Dovevo aspettare mezzanotte, per via di una scommessa con una simpatizzante di Pascal: ma ecco che lei stessa telefona da un apparecchio in stile Meucci (che tautologia). La scommessa è perduta, rotta dentro, disturbata. È amore.
Così, al fine, dio non esiste. È per questo motivo che sto incominciando, in questa estate, ad ammirare la perfezione dei pensatori cattolici della Restaurazione.