La Nuova Lisistrata -Diario di bordo-
3 agosto -Festa della Stella Maris.
Camogli, rivoluzionaria bianca, sino a notte s’appoggia ad un’ acqua-oggetto-estetica, e piccoli lumi prendono fuoco, e sassi rumoreggiano tra le scarpe da tennis dei paesani in festa. Non è nemmeno più, petrarchesco, un volgo: non ho più paura di ritrovarmi solo.
Al ristorante sul mare, mi faccio compagnia con un piatto di pomodori e prosciutti, ed un bicchiere di birra segna le mie note su un taccuino legato stretto: fazzoletti che cadono a signore in malafede, di tanto in tanto mi soffermo a fissare la cameriera occhiblu che sparecchia con impegno e profusione di passettini gli altri tavoli.
Ripenso un momento, distrazione post-moderna in questa sera anni ’60, all’amore e alla città così vicina, in lontananza: il solo pensiero, questo, di vendetta, in forma di decisione (quella che Lei non ha capito). La vendetta mi consente di tornare a vivere: occhiblu porta via anche il mio piatto, si spengono i fuochi nell’acqua.
4 agosto -Mattino
Un vento non sperato, nella forma di uno Zefiro che rimena il concetto, astrae il mio cappuccino sotto casa, in sandali [colazione, ore 8.45]: il sole batte aristotelico, su questa spiaggia, su questa terra e su questo mare, che girano intorno. Dimentico di averti già perduta, e ricordo quando dormivamo insieme, abbracciati.
Mi esplode la testa, mezza indiana e mezza greca. Stupidi bambini nuotano gridando, tra la mia bomba tedesca ed un pallone-mappamondo, la loro atroce quinta guerra mondiale.
Scendo tutte le scale che posso, che trovo. Fisso i passanti dai miei occhiali da sole scuri e d’oro, indisturbati.
Sera- Ho ricevuto, dopo tre giorni di silenzio, una lettera, scarna e semplice, così idiota: taglia con la sua punteggiatura dei non ti amo ogni mio pensiero. Posso solo lasciarle il tempo di pentirsi. Leggo ancora una volta, mentre siedo in spiaggia.
Altre donne, a rendere questo pomeriggio estivo più estivo, di spiriti e sentimenti. Tutte intorno a me, questo matriarcale rumore di signorine, di sorelle, di donne, di madri, e di sguardi: qui tra i sassi, l’ultimo Uomo sulla Terra.
Mi tuffo in mare, per non essere scelto.
Se amo, amo lontano, altrove.
Lisistrata non-politica, nel suo costume da bagno piccolo e malizioso. Lo scandalo mi tallona.
Dormo due ore, sdraiato al sole. Solo.
Notte.
Svegliandomi, avrò la sensazione di non aver risolto nulla. Ho bisogno di più tempo, per poter pensare anche a me, al mio mestiere. Forse ho trovato qualcosa di più, sul Fuhrerstaat. Dormo quattro ore per giorno.
Trovo pace soltanto adesso, da solo alla fine della notte, scrivendo: una piccola scimmia seduta sulla schiena di unelefante, alla finestra, mi imita mentre cerco di non sentire questo caldo. Non ho più neppure sonno.
5 agosto-
Mi ritrovo con un faldone, di fogli e documenti. Preparano il processo, qui da me. Scendo in spiaggia, ma anche qui pare che le famiglie in villeggiatura, per un solo pezzo di formaggio, possano trasformarsi in vespe aristofanee. La libreria, poco sopra, è ancora chiusa.
Devo tornare indietro. Ho bisogno di libri.
Mario è a Berlino, in questi giorni, con la sua macchina fotografica.
Io ripenso ad un viaggio mai fatto, e che non si farà, per Vienna.















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