“…vicoli sudici, vie anguste, il rimarcare la popolosità del quartiere; e in tutto questo contesto Fagin, l’abitante della città, il fruitore di essa, che in essa si rispecchia e in cui si trova perfettamente a proprio agio, si muove rapido e guardingo e diventa parte integrante di essa”.
Il presente lavoro, per mano di Andrea Pesce, è un atto di passione per la città. Passione, nel suo doppio taglio di amore e sofferenza, corrispondente alla doppiezza che ogni strada di città porta con sé: percorrendola in salita ed in discesa, all’andata e al ritorno, siamo e non siamo, come nei fiumi di Eraclito. Labirinto costruito dall’uomo, in una storia a volte immobile a volte repentina: porte aperte e porte chiuse, è spazio doppio e catena di associazioni che si declina qui attraverso la fenomenologia di Oliver Twist, romanzo dei bassifondi e dei diseredati, al contempo sfiorarsi segreto di figure.
È così che, “nella fredda metropoli tutto scorre e passa senza curarsi del resto, senza voltarsi indietro”: suona la mezzanotte, livella che copre e domina tutto, la vita e la morte come il sano e il malato.
Per leggere clicca qui: La Londra di Dickens in Oliver Twist – di Andrea Pesce
APPENDICE
La città come problema
Traduzione di A. Pesce da A. WELSH, The City of Dickens, Oxford University Press, 1971.
(…)
“Le cause principali a cui dobbiamo attribuire l’alta mortalità sono la fitta concentrazione e il sovraffollamento che attraversano il distretto.
…Il sovraffollamento e la malattia agiscono e reagiscono vicendevolmente l’uno sull’altro.
Il sovraffollamento degli abitanti è una delle motivazioni più frequenti di malattia e decadimento di ogni epoca.
Forse non esiste una sola causa a cui un essere umano è esposto più dannosa per la sua salute che affollarsi in stanze in cui l’aria non può essere – ciclicamente e rapidamente – cambiata.
Queste affermazioni riguardano il principale soggetto della satira, la città affollata, eppure chiaramente non sono formulate da scrittori di satira; le affermazioni non sono minimamente ironiche, e, così come trattano una scena o la superficie della città, implicano una chiara piuttosto che fallace relazione tra la superficie e la realtà sottostante. Tutte le affermazioni si appoggiano fortemente su una relazione di causa-effetto; e tutte, sebbene enfatiche, deliberatamente si sforzano di non essere assolute e universali, usando forme di attenuazione che possono essere pensate come un vizio della prosa moderna, ma sono la genuina espressione della scienza induttiva. In effetti, le frasi sono state formulate da tre funzionari medici (Medical Officers of Health), in tre distretti di Londra, negli anni 1856-9. 1
Le pagine di prosa dedicate a questo aspetto di Londra si moltiplicarono come risultato della Legge del 1855 che creò il Metropolitan Board of Works, e che richiese a ogni consiglio costituito o ad ogni comitato distrettuale di nominare uno o più funzionari medici e di ricevere da loro dei resoconti. Prima c’erano i funzionari medici della Poor-Law, ma il primo funzionario municipale fu nominato a Liverpool nel 1847. Il Dottor John Simon, il cui primo resoconto annuale lo portò a una fama e a una notorietà improvvise, fu eletto dalla Corporazione della Città di Londra nel 1848. 2 Qui è sufficiente notare l’uso di un termine nuovo, “sovraffollamento”, che, a differenza del semplice “affollamento”, implica la violazione di una norma. Anche la satira rapporta la follia, il vizio e il degrado con una norma implicita; ma quella intesa nei resoconti medici è misurabile. Certo, il numero di piedi cubi di aria necessari a ciascuna persona adulta non è ancora stato definito, ma che esista una tale quantità è dato per scontato da questi resoconti e sarà accettato dalla legislazione (sebbene ancora lontana dall’accettarlo nella pratica) nel Sanitary Act del 1866. Oggi diamo per scontato un gran numero di statistiche in ogni discussione sulle condizioni sociali; il loro uso fu più sorprendente nel diciannovesimo secolo, all’inizio di tale flusso.3 Dopo il 1855 gli Ufficiali Medici, coi poteri recentemente conferiti loro, sottolinearono naturalmente le statistiche di mortalità, soprattutto di mortalità infantile; ma la città fu anche esaminata in termini di spazio in piedi cubi per persona nelle abitazioni, nelle officine, nelle aule di scuola, nel numero di miglia delle fogne e nelle analisi quantitative del loro contenuto, nel numero dei morti nei cimiteri e nel tasso stimato della loro decomposizione. Per dare un’idea del vero spirito “quantificatore” di quei giorni si può citare il resoconto di Henry Austin, cognato di Dickens, rivolto al General Board of Health nel 1857:
Nelle città dei ricchi e dei poveri la qualità delle fognature può differire anche fisicamente. Parlando dell’eccesso di carne animale consumata dalle classi agiate, il Professor Way dice, ‘il nitrogeno di questo cibo si ritrova nelle feci, che per questo sono probabilmente più ricche di questo elemento rispetto a quelle della comunità operaia.’…Il valore degli scarti di Belgravia sarebbe, senza dubbio, maggiore di quello di Bethnal Green. 4
Se quest’ultima congettura fosse stata scritta da Swift, capiremmo che la dichiarata differenza tra ricco e povero sarebbe da intendere come un commento ironico al loro essere uguali. Ma Austin, ingegnere civile, è genuinamente interessato alle varianti fognarie da posto a posto, e da giorno a giorno, nella città. Non lo diverte il fatto che “le classi agiate” dovrebbero produrre escrementi più raffinati; per un ingegnere, l’ironia è un problema che deve essere risolto. Dal momento che Austin è alla ricerca di un modo per utilizzare le fognature sistematicamente, la differenza tra Bethnal Green e Belgravia deve essere risolta. Il problema dei rifiuti prodotti dall’uomo è stato misurato dalla città, per così dire, prima che l’ingegnere arrivasse sulla scena per occuparsene. Per Charles Babbage, inventore della macchina calcolatrice, la scienza ha superato la satira. ‘La selvaggia immaginazione degli scrittori di satira’ è stata eguagliata dalle ‘realtà’ del diciannovesimo secolo: ‘come se in una parodia del Collegio di Laputa, una luce quasi solare fosse stata estratta dagli scarti del pesce; il fuoco fosse stato vagliato dalla lampada di Davy; e alle macchine fosse stata insegnata l’aritmetica invece della poesia.’ 5
Un critico ha notato che ‘la satira fornisce un’immagine statistica del mondo’ 6 – ma se così fosse, senz’altro questo è uno degli aspetti in cui la satira compete con la scienza piuttosto che unirsi ad essa. L’ascesa della statistica può essere considerata un importante fattore nel generale declino della satira nel diciannovesimo secolo. Gli scrittori di satira, in effetti, si sono solitamente opposti alla riduzione del mondo umano a termini statistici – atteggiamento chiaramente attestato da certi famosi passaggi in Hard Times, un romanzo che è anch’esso un prodotto degli anni ’50 dell’Ottocento. Ciò che Dickens attacca, comunque, è l’errata applicazione di dati generali a casi individuali. Ad esempio, il significato della morte di un uomo per egli stesso, la sua famiglia e i suoi amici, è molto importante; invece, come singola unità all’interno di una tabella della mortalità, il suo significato è irrilevante. La stessa logica regola, e limita, la satira delle statistiche in Hard Times; e fornisce il motivo del rifiuto di Sissy Jupe di rispondere alla domanda di M’Choakumchild sulla percentuale di persone ‘morte per affogamento o bruciate’ in mare e sull’assurdità della fiducia di Gradgrind sulla durata della vita:
‘It is short, no doubt, my dear. Still, the average duration of human life is proved to have increased of late years. The calculations of various life assurance and annuity offices, among other figures which cannot go wrong, have established the fact.’
‘I speak of my own life, father.’
‘O indeed? Still,’ said Mr. Gradgrind, ‘I need not point out to you, Louisa, that it is governed by the laws which govern lives in the aggregate.’ 7
Dickens non condusse un attacco indiscriminato nei confronti della statistica. Come molti suoi connazionali apprezzò, nel complesso, il tipo di indagine sulla condizione dell’Inghilterra che era comune all’epoca, e il modo in cui i relativi risultati venivano catalogati. Egli apprezzò, per esempio, History of Civilization in England di Henry Thoms Buckle, e l’entusiasmo di Buckle per le statistiche che, se possibile, superava quello del signor Gradgrind. 8
Preso singolarmente, il fattore prinicipale che influenzò la visione della città nel diciannovesimo secolo fu semplicemente la dimensione di essa, e le statistiche di crescita facilmente confermarono quel che era evidente all’occhio e poteva essere misurato dal piede di ciascuno nato intorno all’inizio del secolo. Dal 1801 al 1841 la popolazione di Londra e dei suoi sobborghi raddoppiò fino ad arrivare a 2 milioni e 250000 persone – ed era destinata a raddoppiare nuovamente nei successivi quarant’anni. Come risultato di questa crescita, la parola ‘metropoli’ assunse una connotazione di orgoglio misto ad inquietudine, dato che la popolazione non solo era aumentata ma aveva acquistato un significato teorico diverso. Il pessimismo malthusiano e i censimenti del 1801 e del 1811 si fusero per ribaltare la comune convinzione che una popolazione in crescita fosse una vera e propria benedizione. 9 La teoria di Malthus, la manifesta condizione dei poveri, e le spese per l’assistenza ai poveri, resero impossibile guardare alla crescita delle città con compiacimento. Ma la città non solo crebbe a un ritmo più elevato nel diciannovesimo secolo; essa cominciò a mostrare quei problemi strutturali che noi oggi consideriamo tipicamente moderni. Il processo conosciuto oggi come ‘spopolamento del centro urbano’ era in atto a Londra a partire dai primi decenni del diciannovesimo secolo. Il suo effetto sulla Città di Londra in particolare è associato allo ‘stato di morte’ che in Dickens si trova già in Martin Chuzzlewit 10 e che contribuisce all’atmosfera di molte scene nei suoi lavori successivi. Inoltre, le scoperte archeologiche del secolo resero possibile associare Londra alle antiche città scomparse del Vicino Oriente. In Little Dorrit, quando Arthr Clenman cammina verso la casa di sua madre nella City – che si sostiene debolmente appoggiandosi a grossi sostegni di legno – egli oltrepassa, ‘now the mouldy hall of some obsolete Worshipful Company [cioè una delle corporazioni di Londra], now the illuminated windows of a Congregationless Church that seemed to be waiting for some adventurous Belzoni to dig it out and discover its history’. 11 L’analogia, col tenue accenno alla fine della civiltà, in effetti si basava, in una certa misura, sul processo di spopolamento della parte più antica di Londra”.
1 Citato da Henry Jephson, The Sanitary Evolution of London, Londra, 1907, p. 119. Il libro di Jephson è, in larga misura, una raccolta di tali testimonianze: per affermazioni sul ‘sovraffollamento’ negli anni ’60 dell’Ottocento, vedere p. 175.
2 Confronta Royston Lambert, Sir John Simon, 1816-1904, and English Social Administration, London, 1963, pp. 99-160.
3 Il primo censimento risale al 1801; la registrazione civica di nascite, matrimoni e morti fu introdotta nel 1837. La parola ‘statistica’ in se’ non è più vecchia del secolo stesso; la Royal Statistical Society fu fondata nel 1838, e, a partire dalla seconda metà del secolo, una parte di Young, Victorian England: Portrait of an Age, 2nd ed., New York, 1954 , p.56.città industriali ebbe autonome società di statistiche. Cfr. Briggs, Victorian Cities, p. 99; anche G. M. Young, Victorian England: Portrait of an Age, 2nd ed., New York, 1954 , p.56.
4 Report on the Means of Deodorizing and Utilizing the Sewage of Towns, Parliamentary Papers, 1857 (Sess. II), XX, 458.
5 On the Economy of Machinery and Manufactures, 4th ed., London, 1835, p. 390
6 Alvin Kernan, The Plot of Satire, New Haven, 1965, p. 200. Attingo anche a uno dei primi studi di Kernan, The Cankered Muse, New Haven, 1959, ch. I.
7 HT, Bk. I, ch. IX, pp. 57-8; ch. XV, p.100. A proposito di questo romanzo Dickens scrisse, ‘La mia satira è contro coloro che vedono solo cifre e medie, e nient’altro…quelle menti ignoranti che presero le medie annuali del freddo in Crimea come ragione per vestire i soldati con calzoni d’anchina in una notte in cui uno sarebbe morto assiderato anche con la pelliccia, e quelle stesse menti che vorrebbero rassicurare il pendolare che viaggia dodici miglia al giorno da e per il lavoro, dicendogli che la distanza media tra luoghi abitati in Inghilterra non è più di quattro miglia’ (a Charles Knight, 30 Jan. 1855, Letters, II, 620). La vera forza di questa discorso sta nella critica alla matematica usata malamente.
8 Si veda il discorso di Dickens del 1870 a Birmingham, Speeches, p. 411. Buckle sosteneva che ‘Le più complete deduzioni a proposito della azioni umane…si appoggiano all’evidenza statistica, e sono espresse col linguaggio matematico.’ Di conseguenza, dunque, egli può scrivere, ‘In una determinata condizione della società, un determinato numero di persone devono porre fine alla propria vita. Questa è la legge generale.’ History of Civlization in England, 2 vols., New York, 1858, 1861, I, 15-20. L’indice del primo volume (1850) di Household Words presenta sedici articoli o pezzi di articoli contenenti ‘statistiche’.
9 G. Talbot Griffith, Population Problems in the Age of Malthus , Cambridge, 1926, p. 90; vedere anche M. Dorothy George, London Life in the Eighteenth Century, London, 1925, ch. I.
10 MC, ch. IX, p. 128.
11 LD, Bk. I, ch. III, p. 31. Belzoni è l’archeologo Giovanni Battista Belzoni (1778-1823).