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La Danae nichilista. Per Elisa non disincantata.

3 luglio 2008 No Comment

Klimt, DanaePosso giocare con i bambini bizantini e le loro calze d’oro, i loro sandali alla schiava: tirano sassi sulla spiaggia dal mare, all’inverso: una barca a remi ferma tra le pietre e le birre di uno studente di Boccadasse.

Tu Elisa appoggiata con me a parlare di lei, di quella nuova Danae sedotta dalla pioggia in forma di dio dagli occhi azzurri e d’oro.

Elisa sorride dentro un vetro pieno di alcool e la sabbia tesse splendidi discorsi: io e te involontari ci ritroviamo a parlare contemporaneamente della stessa città e dello stesso anno.

Vienna, 1908.

Elisa con i suoi enormi occhiali da sole pensando al mare ripensa con dolcezza a Klimt, perché è un angelo orafo.

Io che non sorrido più abbasso il capo e penso a quello stesso anno, incontrando Hitler diciannovenne con appena due lezioni di piano nei suoi occhi bianchi e un’ultima sigaretta nelle dita. Ma chi di noi penserà all’altro?

Hitler si dichiara «studente», come del resto tutti questi giovani che stasera bevono nell’estate direbbero anche oggi: precauzionalmente, ancora una volta, io preferisco definirmi un poeta.

A proposito di poeti, il mare da qui è talmente vicino, appoggiato su questi nostri piedi, che nessuno dei miei studenti se ne avvede: parlano tra loro, con le facce rivolte contro il muro del locale.   

Ma Elisa ha voglia di bere, e poi di parlare di quella sua vecchia Vienna: che ne ha fatto Klimt della mia Danae, le chiedo? Perché la mia innamoratina non è una controrivoluzionaria e non coglie l’aut aut?

Infallibilità e decisione, io penso triste queste categorie politiche e giuridiche fissando le gambe magre così belle di lei.

De Maistre, Donoso Cortés, io non li penso questa sera però nel loro studium, ma nei loro sguardi tristi sulla vita: la coscienza della malvagità universale dell’ uomo, l’abiezione ed il peccato. Stupidi socialisti, democratici e atei che pensate che ad un uomo buono per natura, quando l’uomo è una creatura dannata.

Io allora sto dalla parte del cattolicesimo della controrivoluzione, ed anche tu dovresti, amore mio, dovresti disprezzare l’uomo: il borghese, quello tra i tuoi aperitivi, l’ateo, quello nei tuoi locali, quello che discute. Io non discuto più, in questa lotta epocale. 

E allora chiedi a uno di questi miei studenti, De dònde sabe que es noble si Dios no se lo ha dicho?

Elisa lo sa, lei è con me.

E sa anche che Klimt ti ha lasciata, innamoratina-Danae, appassire nella tua mitologia,  ha sciolto i capelli rossi e spogliato i seni: Danae dorme ora proprio come la mia innamoratina, ossia dorme in senso sospettoso.  

Il sonno greco, spirituale ed invisibile, non c’è più: in Klimt diventa un sogno ricamato di veli erotici, della donna che chiude gli occhi con la malizia d’esser violentata, dimenticandosene.

Il dio non c’è più, lui che nel mito invece è la chiave politica –ossia esistenziale e concreta- che dà senso alla storia di Danae, rinchiusa nei sotterranei dal padre per paura di quell’oracolo che fece temere il parto di un figlio.

E senza il dio, Klimt dipinge un feto erotico, ossia un amore di puro oblio.

L’amore diventa dimenticanza oltre l’atto, diventa astratto: non c’è più il miracolo greco del dio-natura, ma solo eros scivoloso.

Klimt ri-crea Danae, lasciandola nascere da un grembo, ossia dal mondo e non fuori dal mondo: non vi è più un mondo antico dietro il mondo, ma solo il piacere del corpo che rannicchiato gode.

Perché quando ci abbracciamo, innamoratina, tutto ri-diventa amore?

Il segreto di Danae non è più nel dio, nello stratagemma politico-erotico, ma solo nella sua mano molle e contratta che graffia il seno: si muove Danae, che scopre il caos del sesso.   

Ma perché hai perduto, mia innamoratina, la capacità di fare di quel caos un ordine?

Perché non ritrovi in te stessa Danae splendida il senso mitologico dell’amore?

Elisa vede nel quadro se stessa?

No, Elisa vede nel quadro la mia innamoratina, ed è questo che le fa amare Klimt: è l’oro fin de siècle, che fa divenire questo quadro quasi astratto. Per Elisa l’astrazione è tutto: lei infatti parla sempre come se non si ricordasse neppure il suo nome.

Mi chiedi il senso dionisiaco della Danae di Klimt, parola che pronuncia troppo in fretta lo spettatore di questo quadro?

Non ti dirò nulla, per non affrettarti e perché non amo parlare di Nietzsche.

Solo ricorda che in Dioniso non c’è eros, ma c’è amore.

L’eros è anzi il suo opposto, è un concetto socratico e platonico, è un modo per fuggire il mondo verso l’idea. L’eros è solo un sillogismo anti-vitale: il simposio platonico è davvero il testo dell’eros come anti-vita.

È la negazione di questo mondo e l’affermazione metafisica di una sfera ideale iperuranica.

Eros non è un dio, per Platone, in quanto è mancanza, è desiderio. Ma è desiderio e mancanza di trascendenza: l’eros nega la carne, in realtà, perché è il tentativo, dandosi attraverso essa, di superarla. È il superamento del mondo.

Non cercare allora, innamoratina, l’uomo teoretico (un non-uomo).  

Diffida di chi non ha meraviglia dannata e cupa: automobilisti romani e avvocati, loro che si pensano come uomini per natura buoni, sono con il loro senso ateo di umanità coloro che ti faranno più male.

Dioniso è il contrario, perché è già dio: è amore vitale, il suo, non erotismo. Dioniso è violenza e volontà, è amor fati.

Il suo amore è volontà di potenza. E’ atroce destino.

L’homme passe infiniment l’homme.

E Mario a tal proposito oggi è uscito di casa apposta per comprarsi la seconda inattuale di Nietzsche, in quanto ne sta facendo una questione personale: si sente insultato direttamente, quando si tratta di chiedergli di dimenticarsi la storia.

Dimenticatevela, per favore. Le previsioni lasciatele raccogliere a me, con pazienza, scendendo anche dalla parte dei nemici: io vedo il pericolo e la paura, dove voi non cogliete che discussioni, che rimandi, che rimozioni tecniche.  

Io posso non dimenticarmi la storia.

Elisa passeggia sulle pietre, ancora, e mi porta verso casa con un pensiero: andremo a Vienna, noi quattro? -mi chiede. Sorrido, e basta.

  

La Danae erotica fugge dal mondo.

Ma io voglio che ritorni qui, qui con me.

 

 

 

Boccadasse

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