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L’assenza e le mie innamoratine (sulla scuola genovese).

11 Giugno 2008 No Comment

Viene l’estate, con le sue gnacche alla formica ammucchiarona: la mia innamoratina, svogliata, andrà al mare,  e sotto l’ombrellone elegante, mentre io in città resto solo, leggerà un romanzetto d’amore. 

I tuoi occhialoni da sole, il tuo genio familiare, i tuoi ghiaccioli in passeggiata. Vorrai fare tutto da sola, come al solito.

Io stasera sono qui,  seduto su un letto caldo come l’infelicità, anziché restare sul terrazzo a godermi il fresco della notte nera, mangio albicocche. Rivedo in tv i funerali di Fabrizio de Andrè: tutti piangono, ma lui non si vede. Ho paura della morte. Assente.

Fumo una Marlboro, sfogliando gli scettici di questa scuola genovese: i nominativi fritti cantavano kyrie eleison appesi ad un albero, beati loro. Vorrei fosse ineluttabile.

Invece tu sei la mia nuova assenza, insopportabile:  ti guardo da lontano, in spiaggia, mentre un pallone rosso e leggero sfila pindarico sopra di te, sdraiata al sole, come in una commedia degli anni ’60. Appena spogliata dal piccolo bikini, sei già stanca di questo caldo.

Sapessi io, innamoratina, chè la canicola mi scopre sempre in pantaloni e capelli lunghi, e s’innerva nella mia malfunzionante ghiandoletta pineale.

Dunque ricapitoliamo: Cogito, ergo sum. Ovvero: passeggio, quindi sono una passeggiata.

Difettosa, certamente.

Forse puoi ripensarci, innamoratina, e telefonarmi.

Ma il tuo rifiuto ora ha anche il rumore del silenzio, ed io ho nostalgia per i tuoi non amore cerebrali.

Mario, lui è categorico: sale su un treno che fischia, e va sulle montagne, senza mai ascendervi: anti-petrarchesco ed anti-nietzscheano, Mario cerca soltanto un letto nuovo, ed ancora più silenzio.

Il mio mare è quello che mi piace vedere di lontano, il mare che si vede dalle fasce, tra le erbacce, le vipere le crose.

Tra un po’ sarete tutti come assenti. Io non piangerò la vostra morte, sebbene tra morte ed assenza, specie in un bambino, non vi sia distinzione alcuna.

Quindi perché non dovrei piangere?

Sono ineluttabilmente scettico anche sul significato di queste parole.          

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