Interno berlinese. Vol.I -di Aloi M.
Mario Aloi è uno studioso, un esperto di cinemà. La sua scrittura è piacevole ed insieme martellante, poi con una torsione del suo “dunque” diviene puramente astratta, infine ri-torna in sè, e forse per sè: spesso pensa che la sua vita non vive, ma ogni sua passione è sempre inattuale.
Ho amato tutti i lavori che ha sin qui pubblicato su questa rivista.
Oggi pubblica una prova narrativa in forma di fotografia, a proposito del suo viaggio a Berlino, la capitale tedesca. Il suo tratto è malinconico, a tratti scuro, dove queste trame sono meta-linguaggio: scorrete il suo libro.
A volte sembra ritornare Weimar, a volte tutto si gira e compaiono visi stanchi e saggi, altre volte si guarda il moderno: Berlino passa da città antica a città più nuova, senza che l’autore batta ciglio.
Ma non voglio recensire ciò che sono solo in grado di comprendere, ma non di spiegare nè semplicemente descrivere.
Quando mi disse che sarebbe partito per Berlino, il mio primo pensiero -con l’ingenuità dei bambini anacronistici - fu legare quel nome con il nazismo. Dimenticando che la Germania, nel 1945, fu distrutta, piegata, estirpata politicamente. E con lei l’Europa intera.
Queste fotografie, che sfoglio, sono la prova, ai miei occhi, della spoliticizzazione del nostro Vecchio Mondo ad opera del nuovo ordinamento globale.
Non riesco a trovare vita in nessuno di questi paesaggi, che mi appaiono come semplici rovine.
Mario Aloi le ha narrate, con il suo modo pacato di parlare, che sa essere freddo ma sensibile.
E’ come se mi avesse mostrato, ancora una volta, le pieghe del mondo.
Per leggere Interno Berlinese clicca qui: http://www.scribd.com/doc/4882998/Interno-berlinese-di-Aloi-M
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Il mio modo di parlare sarebbe pacato?
Pacato, sì. Non stai in piedi se puoi star seduto, non muovi gli occhi se sei impegnato, non gridi se vuoi dire qualcosa. Sei pacato, fin che fai queste prove narrative.
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