Il volo di Hess: la fine dell’opposizione terra-mare (dallo spazio vitale allo spazio razziale)
Mi sveglio con un letterario fischio al naso: un nasone, direi, per un fischio buzzatiano. Precauzionalmente faccio un bagno (sostiene Pereira) : ricordo Mastroianni in costume, tossisco, tirando un sasso in mare ricavo la formula chimica dello iodio: una granita al limone, e lei chiusa in biblioteca. Una disturbata barca a vela va e viene davanti a me.
Spasimanti indegni le ronzano intorno, cercando di farla ridere. Deve ridere di voi, “amici”.
Piccola, ora parlerò soltanto a te, ma poco, perchè poi tutto finirà in una teoria ancor più profonda (nel mio piccolo libro-tesi) : ma ecco il segreto, la chiave per capire la pace europea che ci illudiamo di vivere oggi.
Io credo in un mondo di uomini pacifici e buoni, ma questo mondo non è quello dell’ordine mondiale in cui viviamo, democrazie-satellite, ma sarà solo quello in cui l’Europa ri-scoprirà il legame tra diritto e terra.
Io parlo un poco a te, come in una vecchia passeggiata da soli, in riva al mare, di tanto tempo fa.
Vorrei fosse un piccolo racconto, accennato.
Dal 1913, da quando giunse a Monaco da Vienna, Hitler non cambiò più un’idea sul mondo .
Ma una volta sì, vi fu un’inversione, legata al suo concetto di spazio. Il volo di Rudolf Hess segna il momento in cui Hitler, e con lui il nazismo, cambiò prospettiva.
Nel nazionalsocialismo di Hitler vi è ancora affermato il paradigma hegeliano del paragrafo 247: la condizione di esistenza storica e politica dello spazio europeo, del suo ius publicum, è l’opposizione di terra e mare.
Nelle pagine di Hitler è chiarissimo come l’intero mondo (ossia, per lui, il Vecchio Mondo) sua costruito sull’asse Impero inglese, come potenza marittima- Germania, come potenza continentale.
Tale dialettica è definitivamente risolta in sè, distrutta, tramontata, nel 1945, l’anno che ha determinato la fine di questa opposizione attraverso la distruzione fisica e la divisione spaziale della Germania ed il crollo della struttura imperiale britannica attraverso la decolonizzazione. Un ordinamento globale fondato su un nuovo elemento, l’aria, si è imposto: le orbite spaziali hanno costruito un nuovo equilibrio freddo tra Stati Uniti e URSS.
Di tale passaggio, che segna il crollo del diritto internazionale europeo, della guerra limitata (guerre en forme), del nomos della terra, Rudolf Hess è la figure-chiave.
Hess volò nel 1941 in Scozia al fine di definire una trattativa di pace separata con gli inglesi, in vista dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica.
L’alleanza tra Germania e Inghilterra definisce, nè è la struttura portante, del concetto di Lebensraum (spazio vitale), che costituiva il pilastro geopolitico del nazismo sino al fallimento del volo di Hess: Karl Haushofer, Hess e Hitler stesso teorizzarono la necessità di un’espansione continentale tedesca ad Oriente (URSS) fondata sulla separazione rispetto al mare, lasciato al controllo inglese.
Nelle pagine del Mein Kampf è espressa più volte tale visione. Hitler, con il suo sguardo ottocentesco, non aveva in alcuna considerazione il nuovo ruolo dell’America e ragionava mediante quello schema del jus publicum Europaeum che in parte era già crollato.
“Nessun sacrificio si sarebbe dovuto ritenere eccessivo se era un mezzo per guadagnare l’amicizia dell’Inghilterra. Andavano abbandonate le amibizioni coloniali e navali e ogni tentativo di competere con le industrie britanniche”
(Hitler, Mein Kampf, Bompiani, 1939, p.87)
Dalla lettura del Mein Kampf emerge con tutta chiarezza come il concetto di “spazio vitale” sia un’idea tradizionale e ottocentesca, perfettamente inscritta nella classica opposizione di terra e mare e nel diritto internazionale europeo. Quella del Lebensraum è un’idea indissolubimente legata al concetto tradizionale di spazio: un nomos della terra accanto al dominio inglese dei mari.
Il nazismo non condusse perciò alcuna guerra di annientamento contro gli inglesi e, più in generale, ad Occidente: lo “spazio vitale”, quale equilibrio inscirtto nella “guerra in forma”, era una modalità di limitazione della guerra portato avanti dai nazisti.
In tal modo si spiega la cd. “strana guerra” anglo-tedesca tra il 1939 ed il 1941.
Quando Hitler invase la Polonia e l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania, la RAF non bombardò il suolo tedesco e la Polonia fu de facto abbandonata a se stessa. Allo stesso modo, quando i nazisti ebbero l’opportunità di distruggere l’esercito Alleato intrappolato a Dunqkerque (sarebbe stato un massacro di 338.000 soldati, che avrebbe posto fine ad ogni possibile operazione militare inglese), Hitler ordinò ai suoi soldati di fermarsi, permettendo l’evacuazione. La stessa celebre Operazione Leone Marino (Fall Seelowe), con i suoi preparativi per l’invasione della Gran Bretagna, non fu che un bluff, uno specchio per le allodole al fine di nascondere l’Operazione Barbarossa (ossia l’invasione dell’Unione Sovietica). La Germania non avrebbe mai tentato di invadere l’Inghilterra.
Il concetto di spazio vitale è perciò funzionale ad una limitazione della guerra: non è un concetto distruttivo, sepur aggressivo, non è una nozione che sottende l’annientamento, seppur prevede l’espansione. Lebensraum è spazio inteso come equilibrio.
Gli inglesi erano del tutto consapevoli di tale prospettiva, e pronti a concludere la pace con la Germania: il cd. circolo di Hamilton, favorevole all’alleanza, era anzi formato dallo zoccolo più inglese dell’Inghilterra, il più restìo al compromesso anglofono con Roosevelt e gli Stati Uniti d’America.
Così la City londinese era schierata in blocco per una politica di appeasement verso i tedeschi, come del resto la Corona. Il gabinetto Chamberlain, il quale firmò nel 1938 il Patto di Monaco, era composto da uomini-chiave filotedeschi: sir Samuel Hoare, lord Halifax, R.A. Butler. Come ha scritto Scott Newton:
“La presenza in questo movimento [per la pace] della regina madre, dei duchi di Westminster e di Buccleuch, dei lord Aberconway, Bearsted, Brockett, Buckmaster, Harmsworth, Londonberry, Mansfield e Ruschcliffe, più almeno trenta membri della Camera dei Comuni, dimostra la solida natura dei legami della lobby con la corte, la City, la grande industria e l’aristrcrazia terrena (…) Tutti i suoi membri condividevano la profonda paura che l’ordine interno e internazionale che aveva sostenuto la Gran Bretagna liberal-imperialista stesse per essere irrimediabilmente cambiato (…)”
(NEWTON S., Profits of Peace: The Political Economy of Anglo-German Appeasement,
trad. in italiano in PICKNETT L.-PRINCE C.-PRIOR S., Il caso Rudolf Hess, Sperling&Kupfer, 2001, p.64)
Fu Churchill, che sostituì nella carica di Primo Ministro Chamberlain, a far naufragare l’alleanza: egli trasportava l’Inghilterra nell’elemento spaziale americano.
Non è un caso che Churchill fu il primo statista europeo a riconoscere la legittimità dell’emisfero occidentale, del ruolo del Nuovo Mondo in Europa: la sua invenzione della “cortina di ferro” risponde a un’idea spaziale americana, e non britannica.
L’asse Roosevelt-Churchill prevalse perciò su quello Corona-City britanniche.
L’Inghilterra non si arrendeva, continuava a combattere la guerra, che divenne in quello stesso anno mondiale.
Il 1941 è l’anno che può dirsi della distruzione del jus publicum Europaeum o, meglio, dell’equilibrio terra-mare che lo costituiva.
Hess, volato nel 1941 in Scozia per portare a termine le trattative di pace con gli inglesi, fu l’ultimo rappresentante dell’opposizione-equilibrio tra Inghilterra e Germania: il suo fu l’ultimo tentativo, disperato, di fissare l’ordine europeo in un’alleanza tra terra e mare, per non spostare il centro politico del mondo.
Ma con il definitivo rifiuto inglese di stipulare una pace che Hitler aveva sempre cercato, l’idea tradizionale di Lebensraum si spezzò.
E’ in questa frantumazione che si spiega il mutamento del concetto di spazio che la Germania fece allora proprio, con l’invasione della Russia.
Hitler, costretto all’invasione russa senza aver risolto il fronte Occidentale, senza aver trovato l’equilibrio, dovette abbandonare, unica volta nella sua vita, un presupposto ideologico fondamentale: l’idea che lo spazio europeo potesse essere retto da un equilibrio tra la terra ed il mare.
Crollando l’equilibrio del mare -con la dipendenza inglese dall’America e l’entrata in guerra della stessa-, crollava quello della terra: il nazismo non aveva più davanti a sè uno “spazio vitale” da conquistare, perchè era distrutto il suo presupposto, ossia il nesso tra diritto, nomos, e territorio.
Il mancato accordo internazionale determinava, in altri termini, l’impossibilità di combattere una guerra in forma, tra Stati, presupposta dal Lebensraum: la Germania non si trovava più di fronte a soldati rappresentanti diversi Stati europei, ma di fronte ad un’astratta coalizione di Alleati, intervenuti in nome dell’ umanitarismo e non della conquista del territorio.
La Germania veniva criminalizzata: passava da pari a nemico. Gli Alleati ora combattevano contro un criminale, e non contro uno Stato legittimo quanto i loro.
Il passaggio dalla considerazione politica a quella penale del diritto internazionale ha prodotto un’esplosione della violenza e del numero di morti nel mondo mai visto fino al 1941. Intervenire per salvare un popolo, provocò la distruzione di quel popolo.
Saltato il rapporto tra diritto e territorio, il nazismo concepì la più grande atrocità storica mai avvenuta: il passaggio dal concetto di “spazio vitale” a quello di “spazio razziale“.
Dal 1941, la Germania non vide più di fronte a sè un diritto degli Stati che insistono entro i loro confini nazionali, ma un diritto delle razze come soggetti giuridici, fondato su sistematiche operazioni di deportazione di masse di persone da un luogo all’altro: il territorio perde significato e senso, poichè il nomos non si costruisce più sulla terra, ma sulla razza.
Il fronte chilometrico che si apriva nel territorio russo era tanto vasto e deserto, così mobile e giuridicamente indefinito, che si risolveva in un non-spazio. Non posso soffermarmi in queste righe sulla distinzione tra il politico ed il giuridico nello Stato di Hitler. Ma basti questo: il diritto ha bisogno dello spazio (è nomos). Senza lo spazio, al giuridico subentra il politico. La guerra di annientamento tedesca inizia con l’invasione dell’URSS in quanto nasce nella frantumazione dell’identità tra ordinamento e localizzazione (Ordnung und Ortung), da cui la perdita del concetto di Stato e di diritto. Al loro posto, razza e politico, ovvero distinzione tra amici e nemici.
Lo spazio razziale è perciò giuridicamente un non-spazio: è uno spazio politico, e non giuridico
. Lo spazio razziale diventa pertanto qualcosa che non ha a che fare con il territorio, con il diritto, ma diviene solo un mero perimetro all’interno del quale distruggere il nemico. Non è un caso che le divisioni amministrative, e perciò giuridiche, dei territori occupati ad Est non furono mai chiare, e che la competenza del Ministero per gli affari orientali di Rosenberg (giuridico) non potesse intaccare quella di Himmler e delle SS (lo strumento politico del nazismo).
L’annientamento provocato dalla seconda guerra mondiale risiede essenzialmente in questo mutamento del concetto di spazio.
Il volo di Hess rappresenta l’ultimo tentativo che alcuni inglesi e tedeschi compirono per conservare il diritto internazionale europeo. Non vi riuscirono. Dal canto suo, fu sconfitto anche il concetto internazionale di “spazio razziale” che Hitler aveva allora contrapposto al concetto di “emisfero occidentale” degli Americani. In ogni caso, l’Europa fu distrutta.
Un giorno, piccola, passeggeremo ancora. E parleremo magari anche della cd. teoria del doppelganger, ossia del sosia di Hess. Scherzeremo un pò, forse scopriremo che è tutto vero.
Io intanto controllo le mie cicatrici, per vedere se sono in effetti io.















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