Il diario intimo di Sally Mara – C. Montanari

Recensione a R. QUENEAU
Il diario intimo di Sally Mara
di Caterina Montanari
Non si perda tempo indugiando nel dubbio se Sally sia una mente infantile o un’esperta conoscitrice del mondo, se sia demente o geniale, buona o cattiva; si approfitti del miscuglio che, pur così eterogeneo e contrastante, la rende unica, senza troppi approfondimenti psicologici, ( almeno apparentemente ) il che non costituisce impedimento per l’analisi socio-culturale messa ironicamente in atto dall’autore, del cui modus scribendi, Italo Calvino ha scritto: “in Queneau anche le cose più calcolate hanno l’aria d’esser buttate lì sbadatamente.”
Sono veramente così gli Irlandesi? Il loro sistema digestivo è così diverso dal nostro, il loro fegato e le loro viscere hanno davvero un che di extraterrestre per poter assumere tali quantità di “uischi, aringhe, formaggio e torte di alghe? Inutile chiederselo, meglio senz’altro godersi la grottesca descrizione parodistica di questo scenario squallido, traboccante di nonsense, dove i personaggi oscillano tra il comportamento animalesco e la disinvoltura di dialoghi quasi filosofici.
I classici retaggi sociali non sembrano valere in quest’Irlanda degli anni Trenta, almeno non per più del tempo necessario a smascherarli; situazioni comunemente intese come imbarazzanti vengono gestite in maniera spontanea; comportamenti deplorevoli e crimini di gravissima entità si risolvono attraverso reazioni semplici, incuranti, al limite dell’assurdo.
”- Ah! - ho esclamato. – Allora non ci credi neanche tu che Joël sia un vampiro?
- Sono degli incapaci. Non arrestare nessuno, lo capirei, ma arrestare un innocente!
- Sei sicuro che sia innocente?
- Supersicuro.
Brani dell’Odissea, dell’Edipo re, della Canzone di Orlando e degli altri romanzi gialli che avevo letto mi affollavano il cervello e mi permettevano di issarmi all’altezza della situazione.
- Papà, puoi procurargli un alibi?
- No davvero.
- Come provare la sua innocenza?
- Ah, ecco, – ha risposto, – è proprio quello che mi chiedo.
- Sai chi è il colpevole?
- Certo, sono io.
[…]
- Però non crediate che abbia ucciso la ragazza .
- Non l’ ha neppure uccisa! – ha pigolato la mamma.
- No. Ora vi dico cos’è successo.
- Ecco, bravo, racconta.
- Ebbene, da un bel po’ mi dispiaceva che Bess aveva paura di me, infatti non so se l’avevate notato, ma tremava a vedermi. Allora, l’altro giorno, per ammansirla, le ho promesso un giro sui cavalli della giostra.
- Un’idea carina, - ha detto la mamma.
- Solo che, non so come sia successo, senza volere, lo giuro, ci siamo ritrovati vicino a East Wall. I terreni incolti, i cani randagi, il crepuscolo, i lampioni spenti, la mancanza di giostre, l’hanno talmente colpita che le è venuta una sincope.
- Poverina.
- E’ caduta così: ploff. Mi sono chinato su di lei: era morta.
- Misericordia!
E la mamma ha fatto un gesto di devozione
- Ero maledettamente seccato.
- Ti capisco, – ha detto la mamma.
- L’ho trascinata in un angolo tranquillo. E lì… lì…
Si è stizzito:
- Avrei voluto veder voi, ecco! Io non ho resistito. Non si presenta tutti i giorni un’occasione simile.
- Capisco, – ha detto la mamma di nuovo.
- Dopo, l’ ho nascosta in una botte.
- Piano, piano, – ha detto la mamma, – dicci tutti i particolari.
- Non esageriamo, – ha civettato papà, – non esageriamo.
- Invece sì. Non sarebbe carino nasconderceli.
- Comunque, vi giuro che l’ ho rispettata.
- Oh! –
- La mamma aveva l’aria del tutto incredula.
- Ve lo assicuro. Mi sono concesso soltanto il vizio dell’antropofagia. Anzi, non ho mangiato niente, ho solo bevuto.
E di seguito, con lo stesso tono:
- Dopo, l’ ho nascosta in una botte. Ecco tutto .
Ci siamo raccolti in silenzio e ciò ha conferito solennità all’atmosfera. Cominciavo a provare una certa simpatia per papà, non era un cattivo diavolo, in fin dei conti, ma semplicemente un debole, un povero impulsivo. Joël gli assomigliava […] ”
Può rivelarsi molto spesso esilarante, ma ancor più volte tragicomico, nella sua desolazione. I sentimenti trovano poco spazio per far largo agli istinti, e le apparenti sicurezze in cui verrebbe spontaneo rifugiarsi non offrono appiglio alcuno, a partire dal focolare domestico: il fratello di Sally Mara è raramente sobrio a tal punto da essere in grado di condurre una conversazione sensata, il padre è da anni in cerca di una fantomatica scatola di fiammiferi; perfino la madre non è che l’ombra di una donna, e solo la sorella offre talvolta una possibilità di scambio alla pari tra esseri umani “civilizzati”.
Sulla base di questo terreno, così duro e sterile, il diario intimo di Sally riesce a far crescere frutti di insolita, colorita bellezza. Destreggiandosi e dibattendosi nelle sue attitudini poliglotte, darà alla luce un linguaggio tutto suo, ingenuamente forbito, estremamente compiaciuto. Riguardo a ciò, è bene mettere in conto il fatto che l’edizione italiana del libro ( in questo caso l’Universale Economica Feltrinelli, traduzione a cura di Leonella Prato Caruso ) possa aver subito significativi cambiamenti rispetto all’originale, dato che lo stile di Queneau fa perno su espressioni ambivalenti, cambi di registro improvvisi, giochi di parole, allegorie, riferimenti; effetti, questi, difficili da “traslocare” da una lingua all’altra senza perdere niente per strada.
Ad ogni modo, le vicissitudini verranno diligentemente elencate, dettagliatamente descritte, e in più modi interpretate, per provocare lo spasso, la perplessità e lo sbigottimento del lettore, in un succedersi di quotidianità fuori dal comune.
“ Passa il tempo. Mi annoio e mi sento strana. Non è certo l’avvicinarsi della menopausa ( un’altra parola di cui devo controllare il significato nel vocabolario ) che mi tormenta ogni mese. Da questo punto di vista, non posso lamentarmi. Ma mi sento una bolla tra il duodeno e l’ileo che mi opprime al punto da farmi venir voglia di comprarmi un vestito nuovo, un bel vestito come quello della signora Baoghal, un vestito francese. A proposito, Michel non mi ha ancora scritto: che sia perito in mare? Non mi dispiacerebbe aver saputo apprezzare un uomo che si fosse negativato nell’acqua salata dell’oceano. Penso che la notte, nei giorni di bianche tempeste, vedrei il suo fantasma, tutto verde, come la frangia di un’ostrica. “














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