La Notte è bianca, su Genova: una banda invisibile suonacchia per la strada di Maddalena, sotto il cielo che piove. Una casa di fronte ad un Santo, in cui trovo rifugio tra libri tedeschi e luce di candele: capelli splendidi si slegano nei racconti e nella musica classica.
Una cena di pesci bruciati: le mie mani nelle tasche, le mie sigarette alla finestra. Un sorriso, scambiato in controluce.
Il silenzio e le parole, come in continua tensione tra loro, a tessere il tempo che passa con calma.
La mattina svegliarsi, mangiare cioccolata e passeggiare tra i genovesi sempre incerti, se porsi domande o darsi risposte. Avvocato, la sua parcella.
Non ho mai voluto imparare nulla dalla mia città.
Il mio anti-marxismo esistenziale, il mio pensiero conservatore, il politico ed il giuridico, la mia negazione del cristianesimo, il mio gesto mite ma feroce, contro il mondo moderno, mi separano dalle ceneri del poeta che recita in modo meraviglioso
“Stupenda e misera città,
che m’hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,
le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa
delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato
con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d’estate;
a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire
che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono
fratelli proprio nell’avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi
vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare
esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognun, era il mondo”.
(da Pasolini, “Le ceneri di Gramsci”)
La mia vita in pace è forse un’altra: ritirata a San Casciano, dopotutto.
La cameretta petrarchesca è il luogo della mia meditazione, la non-esperienza di alcuna vita ignota.
Io tremo, rivolgendomi all’uomo.
Ma forse la città mi ha insegnato qualcosa.
Passeggiamo fino alla stazione. Ci si può amare lo stesso.
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