Divagazioni per un pubblico ristretto -di Silvestri M.
Il caldo porta immobilità con la sua aria incollata alle fessure delle persiane e il rumore di un motore che si spegne su parole cadenzate e molli. Le finestre così aperte da sembrare oscene non fosse per il buio. La tentazione di rileggere quelle pagine così nobili e presuntuose che arricciano il naso nel loro divenire quotidiano. Ora che riesco a rileggerti con distacco, il freddo ammorbidisce la canicola cittadina ed io vivo di nuovo. E’ un piccolo piacere curioso e formale come la soddisfazione nel notare i tuoi libri eleganti sulla scrivania, un’eccezione da studente che conferma la banalità della regola. Certo studioso per essere piuttosto che per dovere. Cambiano i confronti con gambe sottili in fuga e quella mania da fiori bianchi di ritrovarsi nei miti e nei grandi sepolti. Brahms copre il tuo non sorriso e non posso che ammetterne la somiglianza pur nel viso un poco più largo. Confronto con un altro viso vivo all’angolo della mia stessa strada, vibrante di un’illetterarietà sfaccettata e sfacciata che fa da parcours alle mie odierne giornate. L’ostacolo sono io e mi scanso come una trappola mobile per farlo cadere: resto ferma solo un momento e scopro che è semplicemente intenso e bello. C’è l’odore di pittura mischiata al sangue, vecchie pellicole e ossa rotte da una musica disarticolata che non riesco a riprodurre in punta di puntina. Un’angoscia anatomica dolcissima.
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