Note sulla falsa divisione tra politica ed economia
“Nell’ultimo anno si è discusso e si continua a discutere sull’arrivo, l’esistenza o il travestimento di una crisi finanziaria mondiale – finanziaria, come un salto post-economico, come una mano invisibile di carte tra giocatori d’azzardo - : come buscando il levante per il ponente, inverte la rotta: ora [...]
Il dottor Alessandro Pizzo presenta in queste pagine una piccola ma preziosa meditazione sui problemi strutturali della logica deontica, intarsiando e limando i punti fondamentali del suo lavoro dottorale (svolto dal 2004 al 2007) – nella vulgata, si parlerebbe di un abstract della tesi di dottorato, dal titolo Logica del linguaggio normativo - .
Già questa [...]

A commento di tutte le questioni sollevate in relazione ai cd. tagli alla ricerca disposti dalla legge 133/2008, viene proposto questo “manifesto”, che riflette sul tema a partire dalla gestione della protesta, per insistere sulla necessità di portare alla luce la prospettiva costituzionale entro cui essa deve muoversi.
L’autore considera che l’unico provvedimento che è [...]

Non vedo, non sento e non parlo, o meglio: lo faccio solo dopo, con calma, in ritardo.
Capita che al festival di Cannes vengano premiati film cosiddetti di compromesso, film che incarnano il proverbiale terzo-che-gode: metà giuria vuole un titolo, l’altra metà ne vuole un altro, e così non si premia nessuno dei due, in [...]
13.05
(Sul bordo di una piscina invernale, tra il costume e le ossa, ascolta il motivetto dei propri piedini pucciati nell’acqua; un nuovo fidanzato in bianco accappatoio: si sorridono, si piacciono. Dentro la borsa, suona il telefono, senza che nessuno lo possa sentire).
In piedi, dentro un autobus vuoto, rincasano i laureati, stretti nei propri cappotti; tengono ferme le loro borse, piene di carta, veloci pensano di essere profondamente soli.
Un assassino mangia un gelato sotto il portico di un bar: in questo pieno inverno, due trentenni lo scontrano, distratti dai loro giri di rock and roll linguistici: my miting, governans, brifing – uno di loro lascia cadere il telefono nelle sue mani.
Sui gradini che scendono qui in piazza, una donna tiene tra le mani tre cuccioli di cane: uno cade a terra, e comincia a muovere la coda in festa.
Si parla di Roma, mentre Mario, in un appartamento caldo, vende romanzi dalla finestra e bacia le caviglie di Flora, il suo cerchio puro.
Sotto un ombrello inglese, tre giudici parlottano di diritto, di quel che ne è rimasto: un’ape ronza tra le mani aperte a formare una scodella di uno dei negri che mendicano nel sottopassaggio – alla prima moneta si ringrazia, carità cristiana, e si levano piccoli miracoli: la trasformazione del denaro in denaro.
Ancora una telefonata, dal piano di sopra che dà sulla strada: corre un telegramma dalla tabaccheria al cesto di frutta dell’ufficio, con la scritta «Monaco, 1938». Tira un’aria di pace.
Pietre sulle impalcature, dove fischiettano gli operai.
Che aria di pace, in questa fredda giornata.
L’assassino ha un indirizzo buono, in tasca. Ma finisce prima il suo pranzo, a fianco a me.
Gli sorrido, imbarazzato.

Il passato non appartiene ad altri.
È stato un cenno, dolcissimo, in una lettera che mi è arrivata, a farmi ricordare questa poesia, che già avevo amato nei giochi del ginnasio. Ri-leggendola, stasera, nuovi significati si creano e si fondono nella luce che un girasole, che ho perduto, mi ricorda d’avermi un tempo dato.
Clizia segreta, mia incomprensione reciproca e mio nuovo amore, scissione nella pioggia che batte stanotte, di fronte ai quadri diffusi di Fontana.
Vivo per te, con il mio scabro ma essenziale ricordo, che vola nella nostra storia: mi sono anche io calato nel male, tra le falene impazzite, nel dramma delle situazioni irrisolte.
Tu, che m’accompagnavi in quelle giornate calde sulla spiaggia di Quarto, a guardare un mare machiavellico: nella mia testa passava a volo un messo infernale, mentre, come fossero ormai tante stagioni fa, un disco suonava inglese Pensiero d’amore. Eravamo giovani, vero? …chi scordarti non sa.
Pioggia bianca di questa mia città, che, stanotte, si è inchiodata al tuo nuovo fidanzato, l’ acqua che, stanotte, batte sul mio tetto, e più nessuno è incolpevole.
Tu, trasformata in girasole, ora che ti levi al sole mi ami ancora? - vertitur ad solem mutataque servat amorem.
Piango il lungo addio,
con le nuove lettere che non ti ho mai spedito. Perché, anche qui, non raggela in morte questa mia morte?
Mario, mio amico lontano da questa calda Firenze del ’38, che ricordo così bene, un circolo puro: perché non mi hai avvertito in tempo?
Ho davvero saputo distruggermi in lui, nel raccapriccio. Ora rincasi, da una passeggiata che ti è piaciuta tanto, e ai miei rintocchi (che davvero salutano i mostri della sera) risponde, dopo ore, un solo buoni amici. Ma in me, illuso, si confondono già col suono che slegato dal cielo, scende, vince.
Illuso dentro le lettere decaffeinate, dentro i regali per il Natale, dentro i libri nascosti nei cassetti. Illuso nel duplice senso di quel bianco rumore, che ci lega insieme.
Tutto per nulla, dunque?
Tu, mia donna-girasole, hai già salvato quest’uomo dalla storia.
Tu, Clizia, che il non mutato amor mutata serbi.
Redimi l’ Apollo che non ti ha compreso.
Sei l’unico mio miracolo.
***
