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Contemplazione e guerra.

21 Novembre 2008 No Comment

 

Ogni negazione del mondo, di un mondo post-disincantato come il nostro, apparirà contraddittoria.

Questo mondo molle e dif-fuso nega radicalmente la possibilità di una autonomia interna (Weber avrebbe scritto Eingengesetzlichkeit).

Digrigno il mio intrinseco e profondo disgusto per la sozzura che ricopre questo popolo, questa gente, questi vecchi, questa ragazzaglia, questa carne da macello.  

Ma nessun rifiuto religioso – ascetico o mistico che sia -, nessun nichilismo, nessun  giardino epicureo è più possibile: ogni tensione tra l’interno e l’esterno è stata sopita: il mondo ha dimostrato, post-secolarizzandosi, la sua esistenza metafisica (paradosso: alla tecnica è riuscito anche dimostrare la verità della tradizionale prova ontologica, dopo secoli di fallimento).

Questo mondo non può più essere rifiutato.

Può soltanto, adesso, essere combattuto e distrutto.

Il genio non può più rifiutare e negare, tecnicamente sospendere: l’intensità della razionalizzazione e della immoralità assoluta è giunta al punto di rottura, in cui il solo contatto tra sensibilità e mondo esplode la necessità dell’opposizione, esistenziale e violenta.

Sia una difesa o un attacco, è solo questione tattica.   

La storia ci vuole già vinti, per definizione: noi siamo esplosi, infatti, fuori dall’idea cristiana di tempo come progresso, come escatologia: siamo in un ciclo.  

Non potete più fuggire e nascondervi nel mondo: questa è la conseguenza della rottura dell’autonomia interna. Nuove generazioni, noi non possiamo avere il privilegio di una vita nascosta.

Era una vita che i nostri padri potevano condurre, nei loro lavori dentro una burocrazia che avevano il lusso morale di servire e rifiutare al contempo.

Oggi, superata anche la tradizionale secolarizzazione per una pura tecnica, ciascuno di voi non potrebbe sopportare nemmeno un minuto di gestione senz’anima delle cose.   

La classe intellettuale non esiste più.

Nella secolarizzazione, il pensiero contemplativo esisteva ancora: era garantito dall’unico legame tra la religione e lo Stato, ossia la guerra.

Se il genio ha potuto sopravvivere in Europa fino al 1945, ciò è dovuto al fatto che la sua negazione, ossia la tecnica, ha conservato un punto di collegamento con la contemplazione. Tale punto è l’esperienza della guerra e della morte in guerra, sacrale e con un significato.

La tecnica – ossia la burocratizzazione e la razionalizzazione del potere  - è, per definizione, ciò che non ha scopo: è la negazione di ogni possibilità di trovare un senso e una finalità nell’agire nel mondo. Sine ira et studio, è l’idea della tecnica. Pura distribuzione del potere, senza sapere il perché.

Nulla ha significato. Nulla, eccetto la morte in guerra, che è l’unico evento dello Stato moderno ad aver conservato un senso.

Qui esistevano ancora gli intellettuali ed il pensiero contemplativo. La possibilità della contemplazione era ancora garantita dal senso della morte, dalla possibilità di attribuire significato ad un evento umano, e così all’intera esistenza dell’uomo. Gli ultimi intellettuali europei sono stati tutti intellettuali di guerra.

Dal 1945, il mondo europeo ha smesso di conoscere la morte in guerra. La nuova unità del mondo ha negato questo ultimo canale di attribuzione di significato.

Questa è la post-secolarizzazione: la negazione della possibilità della morte in guerra come negazione della possibilità del pensiero contemplativo.

Nuove generazioni, che cosa volete fare, allora?

Non avete più la possibilità della contemplazione, nemmeno nei vostri giardini.

La violenza su scala di massa è stata l’ultimo spazio della contemplazione: è un dato di fatto. Solo lì il mondo aveva lasciato un taglio obliquo di moralità.

Ora riprendiamoci il Cristo: “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” (Matt. 10,34).

Se le nuove generazioni, offuscate dalla terribile idea del diritto inteso come sistema logico, non capiranno che l’unico spazio contemplativo possibile è quello della lotta politica, della decisione su Amico e Nemico, della tensione esistenziale, del muoversi in un luogo eccezionale e vuoto, dello specchiarsi nel vuoto per creare l’ordine, se, dunque, non capiranno tutto ciò, ossia la natura essenzialmente decisoria del diritto e della giustizia, non avranno più alcuna vita contemplativa.

Saranno, la prima generazione interamente tecnica della nuova umanità.

Ossia la prima generazione senza alcun senso, alcun significato.    

 

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