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	<title>Mosca sul cappello &#187; Storia</title>
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	<description>Rivista tecnica di avanguardia nel diritto, nella politica, nelle arti</description>
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		<title>20 Aprile 1889</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:03:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[    Quando il 23 Aprile del 1945 i russi iniziarono i combattimenti entro Berlino, facendosi largo strada per strada, iniziò a circolare tra i tedeschi una simpatica storiella: “Finalmente me ne vado in vacanza…ho deciso: faccio un giro per tutta la nostra Grande Germania…” “…Ah. E nel pomeriggio che fai?”   Come nel Curious [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span>Quando il 23 Aprile del 1945 i russi iniziarono i combattimenti entro Berlino, facendosi largo strada per strada, iniziò a circolare tra i tedeschi una simpatica storiella:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><em><span>“Finalmente me ne vado in vacanza…ho deciso: faccio un giro per tutta la nostra Grande Germania…”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><em><span>“…Ah. E nel pomeriggio che fai?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span><span style="font-style: normal;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come nel <em><span>Curious Case of Benjamin Button</span></em>, racconto dai toni oscuramente scanzonati, trilli e rintocchetti di guerra e spensieratezza, ho visto nascere oggi, con i miei occhi, un vecchietto di 120 anni, dalla <em>maschera lunare</em> nascosta dietro gli occhi bianchi. Se ne stava nella sua culla, mangiando stancamente due foglie di insalata, dal sapore aspro del cianuro, sotto un paio di baffetti bianchi di seconda mano. Un cane riposava ai suoi piedi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Che stranezza…e pensare che l’ho rivisto, un minuto dopo, ringiovanito di almeno vent’anni, che mi fissava dall’oblò di un aeroplano che volava nel cielo piovoso, volava verso il Sud America, in un luogo messianico chiamato San Cristobal. Portava occhiali da sole a specchio, che nascondevano i solchi profondi del viso da centenne. Ha salutato con la mano tremante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Certo era sempre lui, poco più che sessantenne, che beveva, da solo, una tazza di the nel caffè all’aperto sotto il mio ufficio. Due pasticcini. Ed era <em>indubitabilmente</em> lui, anche se i capelli si erano fatti più folti e neri, quel quarantenne in completo scuro che usciva dal Tribunale, salutando con un cenno del capo le guardie e salendo su un’automobile di lusso, con un cappellaccio in una mano. Poi è sparito. Però assomigliava moltissimo a quell’allampanato gangster, con una pistola in tasca, che suonava il pianoforte nella casa accanto alla mia, tutte le sere per una settimana. Quando incontrò la mia fidanzata per le scale del palazzo, s’affrettò ad inchinarsi e sfiorarle la mano con le labbra: “<em>enchanté</em>…” disse.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Proprio ieri, del resto, sfogliando le vecchie fotografie di guerra di mio nonno, notavo che un suo commilitone, che faceva il portaordini tra le linee…<em>va beh</em>, forza della suggestione…anche perché la catena delle somiglianze di famiglia, come insegna il logico, non finisce mai: un Re, un pittore, un gioco, una scacchiera, e così via. Anche un allegro <em>Bruder Straubinger, </em>con i piedi storti. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poco prima di dormire, mi sono sentito infinitamente più intelligente di lui. Non so, è stata una strana sensazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poco dopo, qualcuno ha suonato il campanello, e sono andato ad aprire: un bambino, con splendidi occhi azzurri, mi ha indicato con la mano quel che stava dietro di lui: una donna incinta, che con un cenno mi ha indicato il suo ventre trasparente: dentro, un feto di centoventi anni, sordo e piegato su se stesso, urlava al mondo. <span> </span><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://amazingsuperpowers.com/diary/wp-content/uploads/2008/10/portraits-of-hitler.jpg" alt="" width="600" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p> </p>
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		<title>Le Benevole e l&#8217;Operazione Barbarossa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 19:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Benevole di Jonathan Littell Einaudi, Torino, 2007 Acquista il libro Così come i regni che insistono su grandi spazi, anche i grandi romanzi sono sempre dispotici: nelle parole dei grandi romanzi si nascondono sempre il capriccio, la paura, la semplificazione delle leggi che muovono le molle del testo, il fascino dell’orrore, il mistero della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;" align="center"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Le Benevole</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><img class="aligncenter" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806187316" alt="Le Benevole - J. Littell" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">di Jonathan Littell</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Einaudi, Torino, 2007</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Georgia','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806187316/littell-jonathan/benevole" rel="nofollow" ><em>Acquista il libro</em></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Così come i regni che insistono su grandi spazi, anche i grandi romanzi sono sempre <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dispotici</em>: nelle parole dei grandi romanzi si nascondono sempre il capriccio, la paura, la semplificazione delle leggi che muovono le molle del testo, il fascino dell’orrore, il mistero della fine. Meritano sempre un grande rispetto, questi despoti della letteratura. Così Littell e questa sua opera prima merita l’attenzione puntigliosa del lettore, merita, come tutti i grandi romanzi, una meditata condanna del suo dispotismo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">In tal sede, non viene presentata una recensione, ma, piuttosto, una guida alla lettura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">In tali termini, verranno trascurati gli splendidi dettagli stilistici di Littell: è, narrativamente, un grande romanzo, simbolicamente fittissimo, studiato fin nei minimi particolari, con spunti allucinatori esplosivi e parole libere sempre coerenti. È un romanzo che dev’esser letto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Il lettore dovrà, nei primi movimenti di Aue, nella Allemanda I e II, studiare attentamente le posizioni e le meccaniche geopolitiche delle operazioni in Ucraina dell’esercito tedesco, nell’ambito dell’Operazione Barbarossa. Littell conosce le operazioni militari, conosce il riparto infinito di competenze, a spirale, a intreccio e a scatole cinesi, tra SS e Wermacht, tra uffici e amministrazioni. Il lettore non può saper meno dell’autore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Non è mia intenzione offrire al lettore, in tal sede, quelle nozioni e conoscenze fondamentali. Soltanto, ritengo di dover svelare il senso storico e politico dell’Operazione Barbarossa, che prese il via il 22 Giugno 1941.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">Per leggere l’articolo clicca di seguito: </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Georgia','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"><a href="http://www.scribd.com/doc/9839155/Le-Benevole-e-lOperazione-Barbarossa-di-Tommaso-Gazzolo" rel="nofollow" ><em>Le Benevole e l\&#8217;Operazione Barbarossa &#8211; di T. Gazzolo</em></a></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Georgia','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;">****</span></p>
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		<title>I quadri di Hitler, bottino di guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 13:02:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[   “Pochissimi esseri umani popolano i suoi paesaggi urbani, a volte rimarchevolmente disegnati o dipinti, che molto rassomigliano a quelli del paesaggista austriaco Rudolf von Alt, morto nel 1905. Tutti i personaggi, comunque, assumono soltanto un ruolo puramente decorativo, non sono protagonisti. Si mantengono compassati, rigidi e impettiti, più simili a manichini che si trovino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.mninter.net/~hedwards/bush/Image07.jpg" alt="" width="376" height="182" /> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">“Pochissimi esseri umani popolano i suoi paesaggi urbani, a volte rimarchevolmente disegnati o dipinti, che molto rassomigliano a quelli del paesaggista austriaco Rudolf von Alt, morto nel 1905. Tutti i personaggi, comunque, assumono soltanto un ruolo puramente decorativo, non sono protagonisti. Si mantengono compassati, rigidi e impettiti, più simili a manichini che si trovino per puro miracolo in mezzo alle strade. Mentre il primo piano delle composizioni architetturali e urbane di Rudolf von Alt è sempre animato da personaggi umani dal portamento solenne, da cani e carrozze, Hitler praticamente si limita alla rappresentazione degli edifici”<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[1]</span></span></span></span></span></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Note sui dipinti di Adolf Hitler (1908-1914)</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">“Avevo 12 anni. Come la cosa avvenne, non lo so neppure oggi;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">ma un bel giorno capii chiaramente, </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">che volevo diventare un pittore”<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[2]</span></span></strong></span></span></span></a></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Tessere il filo della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vita</em> di Adolf Hitler ha significato, in un lavoro spesso fragile e frammentario, durato almeno mezzo secolo, riportare alla luce materiali e documenti – in quel ramo di studi biografici che, oggi, hanno esaurito, con tutta probabilità, il filone d’oro che le rovine della Germania aveva aperto alla ricerca -. I quadri che Hitler dipinse, si inseriscono con prepotenza icastica in questa miniera in ricostruzione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Così, anche la giovinezza del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Führer</em> è caduta nella ragnatela della storia, e del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">discorso sopra la storia</em>.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Non è questa la sede per presentare lo stato delle ricerche o glossare le sfumature, dalle più preziose e serie indagini storiografiche sino alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vulgata</em> – nelle sue varianti pruriginosa, psicoanalitica, ideologica o religiosa &#8211; che sul giovane Hitler la letteratura ha tramandato sino ad oggi<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn3"style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[3]</span></span></span></span></span></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Trovo soltanto particolarmente utile ricordare, come chiave critica della tentazione a cadere in quella che ho già definito cd. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fallacia ad Schicklgruberum<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn4"style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[4]</span></span></strong></span></span></span></a></em> , l’efficace passo di Wehler:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">“Ma davvero la nostra comprensione della politica nazionalsocialista dipende dal sapere se Hitler avesse oppure no un solo testicolo? (…) Forse il Führer ne aveva tre, e questo gli creava qualche difficoltà –chi lo sa? (…) Anche se sapessimo in maniera inconfutabile che Hitler era un sadomasochista, quale sarebbe l’utilità scientifica di questa conoscenza? (…) Forse che la «soluzione finale del problema ebraico» diventa più facilmente comprensibile, o la «tortuosa via che porta ad Auschwitz» diventa il cammino rettilineo di uno psicopatico al potere?”</span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> <a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn5"style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftnref5" ><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[5]</span></span></span></span></a></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Diversa dall’indagine psico-storica è l’analisi della vicenda biografica di Hitler, della sua giovinezza sottilmente <em style="mso-bidi-font-style: normal;">biedermaier e bohemien</em>, dei suoi soggiorni a Vienna e Monaco tra il 1908 e il 1914. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">È in questo arco di tempo, che è venuta alla luce la produzione pittorica del futuro <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Führer</em>.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">La Vienna dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">indolenza esistenziale </em>di Hitler, degli “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">anni più infelici della mia vita</em>”, è lo sfondo principale dei quadri con cui l’artista si guadagnò, almeno in parte, da vivere<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn6"style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftnref6" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[6]</span></span></span></span></span></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Nella presente rassegna, non ci soffermiamo sullo studio dei dipinti di Hitler, sulla sua successiva politica in campo artistico, sui suoi gusti e sul suo complesso rapporto con l’arte e l’architettura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">È la cronaca giudiziaria, nella quaestio sollevata a proposito del diritto di proprietà su alcuni quadri del Führer, a rivestire il presente articolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Piccola nota su Heinrich Hoffmann<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn7"style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftnref7" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[7]</span></span></strong></span></span></span></a>. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Heinrich Hoffmann (1885-1957) è stato, per tutto il periodo del Terzo Reich, il “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">fotografo di Hitler</em>”. Aprì nel 1909 il proprio studio fotografico a Monaco, dopo un soggiorno londinese di apprendistato presso E.O. Hoppè: la famiglia reale bavarese e lo Zar furono tra i suoi clienti illustri, i suoi servizi sulla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Raterepublik</em> e il suo passaggio alla cd. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">controrivoluzione</em> tedesca ne fecero uno dei più noti fotografi ed editori del periodo di Weimar.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Attraverso il profeta <em style="mso-bidi-font-style: normal;">volkisch</em> Dietrich Eckart, nel 1920 Hoffmann conobbe Adolf Hitler: i due scoprirono il giovane Hitler in una fotografia che Hoffman aveva scattato nel ’14, quando l’ingresso in guerra della Germania aveva sollevato la folla entusiasta sull’Odeonsplatz.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Da quel momento, l’amicizia tra i due attraverso gli anni della lotta si fuse nell’incarico officioso di Hoffmann quale unico fotografo del Führer.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">I servizi e i volumi fotografici di Hoffmann sono rimasti tra le grandi opere di creazione del consenso del nazismo tra i tedeschi: il suo “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler, wie ihn keiner kennt”</em> (1932), che gettava artificialmente lo sguardo su un “Hitler privato”, visto da vicino, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">come nessuno lo conosce</em>”, è l’efficace sottofondo propagandistico della campagna presidenziale del ’32, corollario perfetto della operazione elettorale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler über Deutschland</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Con la presa del potere, il contributo fotografico alla cristallizzazione del culto del Führer – coordinata da Goebbels e che poteva vantare, tra i suoi creatori, l’opera registica di Leni Riefensthal ed il talento architettonico di Albert Speer – venne principalmente dai lavori “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Jugend um Adolf Hitler</em>”, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler in Seinen Bergen</em>”, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: #000000;">Hitler in seiner Heimat</span></em><span style="color: #000000;">,</span> “<em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: #000000;">Hitler in Böhmen-Mähren-Memel</span></em><span style="color: #000000;">”, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler in Italien</em>”, “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler befreit Sudetenland</em>”,</span> “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mit Hitler im Western</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Sotto il profilo economico, i ricavi, per Hoffmann, furono immensi: la ditta di “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Editoria fotografica nazionalsocialista Heinrich Hoffmann</em>” aveva sedi e uffici a Berlino, Vienna, Praga, Strasburgo, L’Aia. Nel 1944, il reddito annuo lordo di Hoffmann si aggirava sui 3,5 milioni di marchi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Il rapporto tra Hitler e Hoffmann non deve, tuttavia, considerarsi limitato a quello tra fotografo e modello: incaricato, nel 1937, per la ricerca delle opere d’arte da esporre alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Grosse Deutsche Kunstausstellung</em> di Monaco,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mercante delle opere d’ “arte degenerata” sequestrate dal Reich, abituale commensale nelle giornate sull’ <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Obersalzberg</em>, destino volle fosse lui a far incontrare, per caso, Hitler ed Eva Braun nell’Ottobre 1927, nel suo studio fotografico, nel quale la ragazza lavorava. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Nel 1945, Hoffmann venne catturato dagli americani: condannato nel 1947 ai lavori forzati, al sequestro dei beni e al divieto di lavorare, uscì di prigione nel 1950, quando la cassazione tedesca riconobbe i vizi della sentenza di primo grado. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Alcool, quadri e automobili le passioni del fotografo del Reich: Hitler condivideva con lui le ultime due. Forse da questa cortese affinità, forse dallo spirito di adulazione con il quale Hoffmann, nel ’37, raccolse le copie degli acquerelli di Hitler, nasce il regalo che il Führer fece al suo fotografo: alcuni suoi dipinti di gioventù, oggi divenuti “bottino di guerra” americano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">È proprio la vicenda di questi quadri, che si presenta in questa rassegna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Nel 1945, gli Alleati sequestrarono, tra i beni di Hoffmann, i dipinti donatigli da Hitler: i quadri dipinti dal Führer furono considerati dagli americani “bottino di guerra”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">A partire dagli anni ’50, una battaglia legale è stata portata avanti dagli eredi del fotografo, e continua ancora oggi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Attraverso la stampa americana e le sentenze, tentiamo di darne conto anche al lettore italiano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;">
<hr size="1" />
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[1]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US"> W. MASER, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Adolf Hitler</em>, München, 1971; trad.it. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Adolf Hitler</em>, Roma, Ciarrapico, 1978, p. 69</span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[2]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US"> A. HITLER, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Mein Leben</em>, 1925; trad. it. </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">La mia vita</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">, Milano, Bompiani, 1941, p. 9 </span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref3"style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftn3" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[3]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: "> Per una rassegna di questo meschino e povero filone, si vedano perlomeno R. <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">ROSENBAUM,</span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"> Explaining Hitler</em>, 1998; trad. it. </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">Il mistero Hitler</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">, Milano, Mondadori, 2000<em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">;</span></em><span style="mso-bidi-font-weight: bold;"> H.W. GATZKE, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler and Psychohistory</em>, in </span><cite>The American Historical Review</cite><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">, 78, 1973, pp. 394-401. Nel circuito psicoanalitico, tra i lavori più celebri si ricordano W. C. LANGER, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Mind of Adolf Hitler: The Secret Wartime Report</em>, New York, 1972; R. C. L. WAITE, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Psycopathic God: Adolf Hitler</em>, New York, 1977; R. BINION, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler and the Germans</em>, New York, 1976; E. FROMM,</span> <em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">The Anatomy of Human Destructiveness</span></em><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">, New York, 1973; trad. it. </span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Anatomia della distruttività umana</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">, Milano, Mondadori, 1975.</span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref4"style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftn4" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[4]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: "> In questa rivista, all’indirizzo &lt;<a href="http://moscasulcappello.com/neologismi-la-fallacia-ad-schicklgruberum/62/">http://moscasulcappello.com/neologismi-la-fallacia-ad-schicklgruberum/62/</a>&gt;&gt;</span></p>
</div>
<div id="ftn5" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref5"style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftn5" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[5]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: "> <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">H.U. WELHER, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Psycoanaliysis and History</em>, in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Social Research</em>, XLVII, 1980, p.531; trad.it. in I. KERSHAW I., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Che cos’è il nazismo?,</em> Torino, Bollati Boringhieri, 1995, p.96</span></span></p>
</div>
<div id="ftn6" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref6"style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftn6" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[6]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: "> Sul periodo di vita di Hitler a Vienna, si rimanda ai testi di B. HAMANN, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitlers Wien</em>, München, 1996; trad. it. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler: gli anni dell’apprendistato. </em></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">Adolf Hitler a Vienna 1908-1913</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">, Milano, TEA, 2001; J. FEST, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler. Eine Biographie</em>, Berlin, 1973; trad. it. </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Hitler</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Una biografia</em>, Milano, Rizzoli, 1974 (ristampa e ultima edizione Milano, Garzanti, 2005); W. MASER, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Adolf Hitler, cit.</em>; I. KERSHAW, </span><em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Hitler, 1889-1936: Hubris</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">, London, 1998; trad. it. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler. 1889-1936</em>, Milano, Bompiani, 1999.</span></p>
</div>
<div id="ftn7" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref7"style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftn7" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="color: #0000ff;">[7]</span></span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 12pt; font-family: "> Su Heinrich Hoffmann, si leggano: R. HERZ, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hoffmann und Hitler. </em></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">Fotografie als Medium des Führer-Mythos</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: " lang="EN-US">, München, 1994; K. D. ABEL, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Presselenkung im NS-Staat. Eine Studie zur Geschichte der Publizistik in der nazionalsozialistichen Zeit</em>, Berlin, 1968; J. HABERMANN, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Die Presselenkung im Dritten Reich</em>, Bonn, 1970; A. M. SIGMUND, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Diktator, Dämon, Demagoge. </em></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">Fragen und Antworten zu Adolf Hitler</span></em><span style="font-size: 12pt; font-family: ">, Munich, 2006; trad. it. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dittatore, demone e demagogo. Domande e risposte su Adolf Hitler</em>, Milano, Corbaccio, 2008, pp. 86-116. Egli scrisse anche una sorta di autobiografia: H. HOFFMANN, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler wie ich ihn sah. Aufzeichnungen seines Leibfotografe</em>, 1955; trad. inglese <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Hitler was my friend</em>. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">***</span></p>
<div></div>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: "></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">INDICE (in aggiornamento):</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="mso-list: Ignore;">1.<span style="font: 7pt ">     </span></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">R. CORNWELL<strong>, </strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazi&#8217;s heirs lose legal battle over Hitler watercolours</em><strong>, </strong>in </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Indipendent</em>”, 5 Luglio 2002 (Traduzione di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Lizza</strong>)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">2. Sentenza <em>Price Vs. United States</em>, 20 Novembre 1995 (Traduzione di <strong>Michele Curatola</strong>)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">2.   Appendice 1: <em>I quadri di Hitler</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">3.   Appendice 2: <em>Un libro fotografico di Heinrich Hoffmann: Hitler in seinen Bergen</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">***</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-outline-level: 1;"><strong><span style="font-size: 14pt; font-family: " lang="EN-US">R. CORNWELL, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazi&#8217;s heirs lose legal battle over Hitler watercolours</em>, in </span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; font-family: " lang="EN-US">“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Indipendent</em>”, 5 Luglio 2002 </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-outline-level: 1;"><span style="font-size: 14pt; font-family: ">Traduzione di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Lizza</strong></span><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">«GLI EREDI DEI NAZISTI PERDONO LA LORO BATTAGLIA LEGALE SUGLI ACQUERELLI DI HITLER»</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">“Il destino di quattro acquerelli dipinti da Adolf Hitler è stata deciso dalla Suprema Corte degli Stati Uniti d’America 57 anni dopo la morte del fondatore del Terzo Reich. La Corte ha deciso che l’esercito americano è autorizzato a trattenere le opere presso di sé.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">I dipinti furono portati in America come bottino di guerra e da allora sono andati quasi decomponendosi in un deposito a Alexandria, nello stato della Virginia. Negli ultimi vent’anni sono stati oggetto di una battaglia legale che ha visto lo scontro tra la famiglia di Heinrich Hoffmann – uno dei principali fotografi del regime nazista al quale i dipinti furono donati dallo stesso Hitler nel 1936 – e il governo di Washington.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Hitler e Hoffmann erano buoni amici – addirittura si narra che il Führer incontrò la sua compagna, Eva Braun, nello studio berlinese di Hoffmann.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Durante il conflitto, Hoffmann depositò le opere, assieme alla sua collezione di due milioni e mezzo di fotografie, in un castello tedesco, dove furono scoperte dalle vincitrici truppe statunitensi nel 1945. Le fotografie furono usate come prova al processo di Norimberga, in cui Hoffmann fu giudicato colpevole di sciacallaggio in tempo di guerra. In seguito, i dipinti furono silenziosamente spediti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>alla volta dei caveaux del Pentagono nei pressi di Washington.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Da un punto di vista artistico gli acquerelli appaino di scarsa qualità e, a detta di chi ha potuto osservarli,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>rappresentano scene di strada e paesaggi di guerra. Tuttavia, come dimostra la divertente saga dei falsi diari di Hitler del 1983, qualunque artefatto che riporti la firma “A. Hitler” pare avere un valore “di curiosità” che trascende<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il prezzo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Hoffmann morì nel 1957, e suo figlio cercò di rientrare in possesso tanto degli acquerelli quanto delle fotografie. Gli fu consigliato di passare attraverso “canali diplomatici”, ma questa strada si rivelò un buco nell’acqua. Nel frattempo, un collezionista texano, tale Billy F. Price, acquisì parte dei diritti sui dipinti, e nel 1983 instaurò il primo di numerosi giudizi per proprio conto e per conto degli eredi di Hoffmann.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Mentre la causa proseguiva il proprio cammino attraverso le Corti, nel 1983 un giudice federale del Texas condannò il governo a pagare 10 milioni di dollari di danni per essersi rifiutato di restituire le opere. Questo verdetto fu ribaltato dalla Corte d’Appello Federale, che statuì l’appartenenza dei dipinti in capo alle forza armate americane sulla base di un trattato successivo alla guerra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Robert White, legale di Hoffmann, ha detto questa settimana, rivolgendosi alla Corte Suprema: “L’unica certezza di questo furto è che il colpevole è il governo statunitense”. Di contro, l’avvocato generale Theodore Olson, ha controbattuto insistendo che la confisca delle opere è stata una “fondamentale decisione di politica generale”, nonché parte della procedura di de-nazificazione della Germania.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">I nove giudici della Corte Suprema hanno aderito alla tesi di Olson e, così facendo, hanno arricchito le collezioni pubbliche americane di quattro acquerelli del più turpe artista del ventesimo secolo”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> ***</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Corte d’Appello degli Stati Uniti,</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Quinto Distretto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">No. 93-2564.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Billy F. PRICE, ed altri, Attore</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">v.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">STATI UNITI d’America, Convenuto</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">(<em style="mso-bidi-font-style: normal;">omissis</em>)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">20 Novembre 1995</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Giudizio di Appello presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Southern Texas.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Davanti a WOOD, JR.</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn1"style="mso-endnote-id: edn1;" name="_ednref1" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[i]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">, JOLLY e DeMOSS, Giudici Distrettuali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">E. GRADY JOLLY, Giudice distrettuale:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Con questo appello si richiede di decidere se una corte federale possa garantire un risarcimento del danno contro gli Stati Uniti in relazione al rifiuto di questi di restituire opere d’arte e fotografie storiche prelevate dalla Germania durante l’occupazione degli alleati al termine della Seconda guerra mondiale. Billy Price, un uomo d’affari Texano, ha ottenuto circa 8 milioni di dollari di ristoro contro gli Stati Uniti in ragione del rifiuto di questi ultimi di restituire quattro acquarelli dipinti da Adolf Hitler e registri fotografici compilati dai fotografi personali di Hitler, Henrich Hoffman e suo figlio. Nei primi anni ottanta &#8211; quasi quattro decadi dopo che questi dipinti ed archivi furono ritrovati in alcuni lughi della Germania ed inviati negli Stati Uniti &#8211; Price, che è descritto nella copertina del suo libro come “proprietario di una delle più grandi collezioni dell’arte di Hitler ed acclamato esperto internazionale sulla materia”, ha acquistato i diritti sui dipinti e sugli archivi dagli eredi di Hoffman.<span style="mso-tab-count: 1;">   </span>Price richiese che gli Stati Uniti gli consegnassero tali opere e, dopo il rifiuto di questi ultimi, ha depositato il presente ricorso richiedendo che il predetto rifiuto fosse riconosciuto come una detenzione illecita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Gli Stati Uniti sostengono ampiamente in appello che il giudizio della corte distrettuale non può trovare conferma. Così è. Per i motivi che seguono, questa corte ritiene che la corte distrettuale non avesse giurisdizione sulla materia. Conseguentemente, il giudizio della corte distrettuale viene cassato e ne viene istruito il rigetto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">I</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Mettendo da parte gli aspetti storici, militari e di politica estera del caso, questa causa è semplicemente una richiesta di danni derivante da un illecito civile concernente un bene mobile. Il ricorso è formulato contro gli Stati Uniti, in ogni caso, ed i beni mobili consistono in oggetti prelevati dalla Germania durante gli anni di occupazione seguenti la fine della Seconda Guerra Mondiale: specificamente, quattro acquarelli di Adolf Hitler e gli archivi fotografici compilati da Heinrich Hoffman e suo figlio, Heinrich Hoffman, Jr.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Hoffamn ottenne gli acquarelli acquistati da Hitler come regalo.<span style="mso-tab-count: 1;">     </span>Il primo paio, intitolato “Old Vienna Ratzenstadl” e “Munich 1914 Alterhof”, raffigura scenari urbani ed è stato dipinto quando Hitler viveva in quelle città prima di arruolarsi nell’esercito tedesco durante la Prima Guerra Mondiale. Il secondo paio, intitolato “on the Railroad Line of Biache” e “Beclaire 1917”, è stato dipinto durante la Prima Guerra Mondiale e raffigura rispettivamente un terrapieno sulle rotaie ed un villaggio devastato dalla guerra</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn2"style="mso-endnote-id: edn2;" name="_ednref2" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[ii]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">I registri fotografici che furono compilati dagli Hoffman consistono in diverse centinaia di migliaia di stampati e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">glass-plate negatives</em> the raffigurano immagini di significato politico, storico e culturale nell’Europa dal 1860, attraverso la nascita e la caduta del regime di Hitler.<span style="mso-tab-count: 1;">          </span>Questi archivi sono divisi in due parti. La più importante delle due parti è in possesso degli Stati Uniti dal momento del suo ritrovamento in Germania ad opera delle truppe americane. E’ conservata presso L’Archivio Nazionale di Washington D. C., in prosieguo l’“archivio di Washington”. La parte più ridotta è entrata in possesso degli Stati uniti nei primi anni ’80, quando la società Time-Life Inc. l’ha donata all’Istituto di Storia Militare in Carlisle, Pennsylvania, in prosieguo l’”archivio Carlisle”. I dipendenti della Time lo avevano prelevato dalla Germania durante gli anni quaranta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Il coinvolgimento del sig. Price inizia nei primi anni ’80, quando, durante una visita in Germania alla ricerca di un testo sulla carriera di Hitler come artista, venne a conoscenza che Hoffman era stato il proprietario dei quattro acquarelli.</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn3"style="mso-endnote-id: edn3;" name="_ednref3" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[iii]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> Pagò una piccola somma agli eredi di Hoffman, cittadini e residenti in Germania, in cambio dei diritti sugli archivi e sugli acquarelli. Egli promise altresì di impegnarsi al fine di far rientrare gli eredi stessi in possesso di parte di ciò che egli fosse riuscito ad ottenere dagli Stati Uniti. Fece dunque richiesta per la restituzione ad opera degli Stati Uniti dei dipinti e degli archivi, depositando la prima istanza di questa causa il 9 Agosto 1983.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel febbraio 1989, la corte distrettuale respinse la declinatoria degli Stati Uniti, secondo le <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Rules</em> 12(b)(1) e 12(b)(6) delle <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Rules of Civil Procedure</em>, e si pronunciò, a seguito di un giudizio parziale sul merito, in favore del sig. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Price. Price v. U.S., 707 F.Supp. 1465 (S.D.Tex.1989). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La corte distrettuale sembra aver determinato che gli Stati Uniti fossero meri depositari dei dipinti e degli archivi, e che il deposito fosse continuato fino alla violazione operata con il rifiuto degli stessi nei confronti del sig. Price nei primi anni ’80. Si osserva che “[d]urante i cinque anni in cui questa causa è stata pendente, il governo non ha contestato nessuna delle prove poste alla base del giudizio sommario dell’attore limitandosi a qualificarle come irrilevanti,” id. at 1469, la corte distrettuale ha castigato gli Stati Uniti per la loro strategia processuale difensiva. ”Invece di fornire argomenti di diritto civile, il governo continua a basarsi sulla denigrazione dell’artista e degli archivisti. Lo stesso grado di giustizia protegge ogni persona senza eccezione per coloro la cui politica dei padri fu errata.” Id. at 1473. “Dopo cinque anni di processo,” si conclude, “gli Stati Uniti non sono stati in gradi di contestare in fatto il titolo degli Hoffman ne la natura dell’acquisizione governativa di detta proprietà.” Id. La corte distrettuale decise che il sig. Price avesse diritto agli acquarelli ed agli archivi dei quali doveva sarebbe dovuto entrare in possesso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Nonostante che gli Stati Uniti non avessero introdotto alcuna controprova in pendenza del giudizio, dopo il deposito della decisione parziale di merito, gli Stati Uniti avanzarono alcune obiezioni giurisdizionali ed altre difese, richiedendo alla corte distrettuale di riconsiderare la decisione. La corte distrettuale bocciò tali richieste ed anzi aprì un giudizio per il risarcimento del danno. La corte determinò che i danni causati dalla detenzione illecita degli acquarelli e degli archivi, inclusi i danni per il mancato uso a partire dal 1983, ammontavano a 7.949.907,69 dollari.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Entrambe le parti depositarono appello contro la suddetta decisione, gli Stati Uniti lamentando l’infondatezza del giudizio ed il sig. Price</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn4"style="mso-endnote-id: edn4;" name="_ednref4" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[iv]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> sostenendo che detta liquidazione fosse insufficiente in confronto ai 41 milioni di dollari richiesti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">II</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sin da principio, questo caso presenta delle questioni implicanti l’immunità sovrana degli Stati Uniti. Si è infatti guidati da due principi ben stabiliti: da un lato, gli Stati Uniti sono immuni da qualsivoglia procedimento a meno che essi stessi non abbiano acconsentito al venir meno di detto principio; dall’altro tale deroga di immunità vede un’interpretaione restrittiva. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Ad es., Gregory v. Mitchell, 634 F.2d 199, 203 (5th Cir.1981); Loomis v. Priest, 274 F.2d 513, 518 (5<sup>th</sup> Cir.1960), cert. denied, 365 U.S.862, 81 S. Ct. 828, 5 l.Ed.d 824 (1961).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">“La questione se [gli Stati Uniti] abbiano derogato all’immunità in relazione alla causa per danni è, in prima istanza, questione di giurisdizione che ciascuna corte d’appello federale ha lo specifico obbligo di soddisfare, anche qualora non riguardi la sua stessa giurisdizione ma quella della corte di primo grado la cui sentenza sia stata messa in discussione.” </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Mocklin v. Orleans Levee Dist., 877 f.2d 427, 428 n. 3 (5th Cir.1989). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il punto di partenza per l’analisi è dunque se una giurisdizione federale esista sul caso. La questione, viene da se, è soggetta ad una valutazione <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ex novo</em>. Più specificamente la questione è rimasta aperta dal momento in cui la materia è stata sottoposta al precedente appello. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Vedasi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">In Re Petition of Price</em>, 723 F.2d 1193, 1195 (5th Cir.1984).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Nonostante che il sig. Price abbia introdotto diverse teorie nella sua istanza iniziale, la sua posizione davanti a questa cote è che gli Stati Uniti abbiano illecitamente detenuto i dipinti e gli archivi dal momento in cui si sono rifiutati di restituirli al richiedente nei primi anni ‘80. Le allegazioni del sig. Price attengono alla materia della responsabilità civile. Se la giurisdizione della corte distrettuale deve essere affermata questa causa cade nella materia (preliminare) relativa all’immunità dello stato, contenuta nel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Claims Act</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Le parti sostengono mutualmente che solo la sezione 28 U.S.C. § 1346(b) sarebbe idonea a fondare la giurisdizione nella presente causa. Così essa prevedendo:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt 70.9pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Soggette alla previsione della [sezione 28 U.S.C. § 2671-2680], le corti distrettuali . . . hanno giurisdizione esclusiva su azione civili contro gli Stati Uniti, per risarcimento del danno a partire dal primo gennaio 1945, per danni o perdita di proprietà . . . causati per colpa od omissioni di alcuno degli impiegati del Governo nell’esercizio delle proprie funzioni o del proprio ufficio, in quelle circostanze per le quali gli Stati Uniti, come un soggetto privato siano responsabili nei confronti di un attore secondo la legge del luogo dove l’azione o l’omissione è avvenuta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">28 U.S.C. § 1346(b) (1988). Si evidenzia che il § 1346(b) condiziona l’esistenza della giurisdizione in combinato disposto con altre previsioni del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Claims Act</em>. Per questa ragione non è possibile assumere così semplicemente che la giurisdizione sia presente e permetta di traslare un giudizio sulla giurisdizione in un giudizio sul merito. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Compare Sierra Club v. Shell Oil Co., 817 F2d 1169, 1172 (5th Cir.9, cert. denied, 484 U.S. 985, 108 S.Ct. 501, 98 L.Ed.2d 500 (1987). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Al contrario gli atti devono essere esaminati alla luce delle specifiche eccezioni e delle relative limitazioni al consenso che gli Stati Uniti possono prestare alla giurisdizione della corte distrettuale e garantire che i ricorsi della presente causa non ricadano entro quelle circostanze. Devono essere prese in considerazione, nell’ordine, le richieste relative (A) ai dipinti, (B) all’archivio di Washington e (C) all’archivio di Carlisle.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">A</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Si considerino dapprima i quattro dipinti e, specificamente, la questione se la causa su di quelli sia sorta negli Stati Uniti. Nonostante che il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Claim Act</em> fornisca giurisdizione alla corte distrettuale sulla materia contro gli Stati Uniti “ove gli Stati Uniti, come un soggetto privato siano responsabili ne confronti di un attore secondo la legge del luogo dove l’azione o l’omissione è avvenuta,” 28 U.S.C. § 1346(b), la corte distrettuale non ha giurisdizione ex 28 U.S.C. § 2680(k) se il fatto è avvenuto in un paese straniero. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Eaglin v. U.S., Dept. of Army, 794 F2d 981, 982 (5th Cir.1986). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In relazione agli acquarelli, la questione iniziale è se il fatto illecito sia avvenuto. Qualora l’illecita detenzione sia iniziata in Germania, la corte distrettuale non ha ovviamente giurisdizione sul caso<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn5"style="mso-endnote-id: edn5;" name="_ednref5" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[v]</span></span></span></span></a>. Il fatto che gli Stati Uniti non contestino le prove allegate dal sig. Price a fondamento delle sue pretese semplifica il compito di questa corte, potendosi assumere che tali elementi di provano stabiliscano gli elementi di fatto della causa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Ai fine della valutazione sulla giurisdizione, si sostiene che l’essenza dell’illecita detenzione tanto sotto la legge tedesca quanto sotto quella americana sia un atto compiuto da un soggetto diverso dal proprietario ed incompatibile con l’interesse di quest’ultimo. Vedasi anche §§ 858, 992 del Codice Civile Tedesco (Rothman ed 1994) in relazione al <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Restatement </em>(2d) <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dei Torts</em>, §§ 222°, 234. Posta semplicemente, in fatto di giurisdizione: a che punto della detenzione dei dipinti gli Stati Uniti hanno compiuto un atto contrario all’interesse degli Hoffman?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Le prove raccolte nel giudizio del sig. Price dimostrano che i dipinti sono stati deposti in un castello in Germania durante la guerra, e che lì sono stati trovati e raccolti dalle truppe Americane. Dobbiamo dunque accettare le prove raccolte nel giudizio del sig. Price in quanto dimostrano che il ritrovamento ed il trasporto dei dipinti ad opera degli Stati Uniti dal castello al punto in cui sono stati ricollocati non era contrario agli interessi degli Hoffman e che per questo non costituisce una detenzione illecita. Da lì, come tutta l’arte scoperta nel teatro delle operazioni, i dipinti passarono dai punti di raccolta stabiliti dall’esercito degli Stati Uniti d’America. Ai punti di raccolta ciascun pezzo d’arte fu identificato, fotografato, catalogato e conservato finché i proprietari non fossero stati individuati e l’oggetto non fosse fatto tornare in loro proprietà. Si accetta l’argomento di Price che tali azioni compiute dall’esercito degli Stati Uniti non costituiscano completamente un atto di illecita detenzione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">A questo punto, però, i fatti prendono una piega sfavorevole all’argomento di Price. Price ha allegato la deposizione di un cittadino tedesco che analizzava oggetti d’arte nel centro di raccolta centrale di Monaco nel quale i dipinti sono transitati. Basandosi su “certificati di proprietà”</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn6"style="mso-endnote-id: edn6;" name="_ednref6" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[vi]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> che le furono mostrati nel corso della deposizione, la depositaria testimoniò che gli acquarelli portavano il nome “Hoffman”, significando che Hoffman ne era il proprietario e che, a dispetto di questo fatto, le autorità militari degli Stati Uniti ordinarono la confisca</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn7"style="mso-endnote-id: edn7;" name="_ednref7" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[vii]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> e che gli acquerelli fossero trasferiti a Wiesbaden, punto da cui furono imbarcati per gli Stati Uniti. La deponente ha poi testimoniato che due dei dipinti furono “confiscati” in quanto “oggetti militari.”</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn8"style="mso-endnote-id: edn8;" name="_ednref8" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[viii]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> Il certificato di uno degli acquarelli specificamente lo descrive come un “oggetto miliare nazista.”</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn9"style="mso-endnote-id: edn9;" name="_ednref9" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[ix]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> Si noti, questa testimonianza riflette che altri oggetti d’arte della collezione artistica di Hoffman &#8211; arte non di Adolf Hitler, ma similarmente etichettata come “Hoffman”, trovata con gli acquarelli di Hitler ed inviata dal punto centrale di raccolta in Monaco &#8211; fu restituita al figlio di Hoffman più o meno quando gli acquarelli venivano confiscati. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">La differenza di trattamento accordata ai vari oggetti d’arte della collezione Hoffman chiaramente mostra che la detenzione degli acquarelli, atto contrario agli interessi della famiglia Hoffman su quelli, è occorsa quando le autorità militari degli Stati Uniti ordinavano il trasferimento di quelli da Wiesbaden ed il loro invio negli Stati Uniti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Price sostiene che le stesse regole dell’esercito degli Stati Uniti sui conflitti, incluse nelle Leggi sul <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Land Warfare</em> e nel Diritto Internazionale, così come nella Convenzione dell’Aia sulle Leggi ed Usi della Guerra Terrestre, non autorizzassero gli Stati Uniti a tenersi gli acquarelli una volta entrati in loro possesso; per questo motivo, avrebbero dovuto tenerli &#8211; non conoscendo l’identità del proprietario &#8211; in una sorta di detenzione, o simili. Come conseguenza, Price sostiene che gli Stati Uniti non avrebbero potuto detenere gli acquarelli illecitamente fino al rifiuto della sua domanda degli anni ’80. Ne segue, come sostenuto, che l’atto di detenzione illecita è stato perpetrato negli Stati Uniti quando la sua pretesa restitutoria fu respinta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Si deve rigettare la conclusione che Price deriva dalle regole di guerra dell’Esercito e dalla Convenzione dell’Aia. Nonostante non si sia affrontata la questione dell’applicabilità di tale norme alla condotta dell’Esercito degli Stati Uniti in Germania durante la guerra e l’occupazione, la determinazione che il sequestro e l’invio degli acquarelli dalla Germania fosse un atto di illecita detenzione è rafforzata nella misura in cui tali regole potessero trovare applicazione così da non permettere il legittimo prelievo di quegli acquerelli. In altre parole, una confisca illecita degli acquarelli si presta solo a supportare la nostra conclusione che un atto chiaramente contrario all’interesse degli Hoffman è avvenuto in Germania. Tutto sommato, anche se fossimo d’accordo con Price che l’iniziale recupero degli acquarelli avesse creato una specie di detenzione &#8211; od almeno che non si fosse già compiuta in maniera illecita &#8211; da questo non deriva che gli Stati Uniti abbiano continuato a detenerli in una specie detentiva fino agli anni ’80, quando Price ne ha chiesto la restituzione. La prova addotta alla corte distrettuale porta solo alla conclusione che l’Esercito degli Stati Uniti ha detenuto in maniera illecita gli acquarelli quando li ha “confiscati” in Germania ed inviati negli Stati Uniti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Prima di abbandonare la questione degli acquarelli, è necessario affrontare l’errore nella decisione della corte distrettuale sul punto. La corte distrettuale ha concluso che una sorta di detenzione sia esistita in relazione agli acquarelli e che la domanda di Price non avesse rilievo finché il dovere di restituzione derivante dalla detenzione non fosse violato dagli Stati Uniti. Vedasi 707 F.Supp. at 1469-70. La conclusione in diritto della corte distrettuale sembra derivare in parte dal suo considerare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">in blocco</em> i tre gruppi di proprietà oggetto di questo caso<em style="mso-bidi-font-style: normal;">. Id.</em><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nonostante non si sia giunti ad esaminare se una detenzione sia esistita nell’archivio di Washington, gli atti sembrano contenere prova che così fosse. Quella prova, comunque, non può supportare la conclusione che gli acquarelli fossero tenuti in detenzione. La prova concernente gli acquarelli alla quale la corte distrettuale si riferisce direttamene è semplicemente insufficiente a concludere che una detenzione fosse esistita. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Id</em>. at 1476. La corte distrettuale sembra focalizzarsi quasi esclusivamente sulle azioni disposte nel 1945. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Id</em>. Significativamente, la corte distrettuale né menziona né dispone sul fatto cruciale che opere d’arte non hitleriane e possedute dagli Hoffman furono trattate in maniera differente negli anni dopo il 1945.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Il fatto che gli Hoffman non spesero il destino o la località degli acquarelli fino ai primi anni ’80 non modifica la natura delle azioni compiute dagli Stati Uniti in Germania dopo la guerra. Al contrario, la loro ignoranza supporta la questione sulla maturazione della domanda ai fini delle disposizioni limitative contenute nel 28 U.S.C. § 2401(b). Siccome la domanda sugli acquarelli deve essere rigettata sulla base dell’eccezione del “paese straniero”, non si affronta quest’ultimo problema.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>Essendo stato ampiamente rivisto il giudizio sopra menzionato dalla corte distrettuale, si conclude che esso non è sufficiente a dimostrare la conclusione che l’illecita detenzione non fosse sorta in Germania. Come conseguenza, la domanda di Price ricade entro l’eccezione del § 2680(k) di “domanda derivante da un paese straniero”. La domanda, per questi motivi, non concerne una deroga all’immunità e, conseguentemente, la corte distrettuale non aveva giurisdizione per esaminare la domanda relativa agli acquarelli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">B</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>E’ ora necessario esaminare l’archivio di Washington. Gli atti mostrano che l’archivio fu prodotto durante il processo di Norimberga con l’assistenza del sig. Hoffman e di suo figlio, e che gli Stati Uniti incaricarono Heinrich Hoffman Jr. di completare una storia pittorica della Germania. Il progetto fu, in ogni caso, reso conciso e gli archivi furono inviati negli Stati Uniti nei tempi del ponte aereo con Berlino. Il 25 giugno 1951 l’Avvocato Generale, promuovendo un’azione basata sul <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em> [Atto sul commercio con il Nemico], 50 U.S.C.App. § 1-33, investì se stesso di tutti i diritti sule fotografie ed immagini fotografiche “da, tenere, utilizzare, amministrare, liquidare, vendere o diversamente gestirle nell’interesse e per il beneficio degli Stati Uniti“ Vedasi il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Vesting Order</em> 17952, 16 Fed.Reg. 6162.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Questo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vesting order</em>, ne si è convinti, sposta la domanda di Price relativa all’archivio di Washington fuori dall’indagine sulla giurisdizione della corte distrettuale. Secondo il § 2680(e), le domande che “scaturiscono da un’azione od un’omissione di un impiegato del Governo nell’adempimento degli obblighi dell’[Atto sul Commercio col Nemico]“ sono escluse dalla rinuncia all’immunità sovrana. 28 U.S.C.App. § 2680(e) (1988). In una veloce ma ben ragionata opinione, la corte distrettuale ha sollevato questa eccezione per prevenire gli sforzi dell’attore atti ad utilizzare il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Claims Act</em> per evitare l’applicazione del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em>. Gubbins v. Stati Uniti, 192 F.2d (D.C.Cir.1951) (ove si rigettava una causa di diffamazione basata sul fatto che l’attore era stato iscritto, in conformità al <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em>, in una lista di soggetti cui erano vietate un certo tipo di transazioni); vedasi anche Schilling v. Rogers, 363 U.S.A. 666, 674-76, 80 S.Ct. 1288, 1294-95, 4 L.Ed.2d. 1478 (1960) (ove si stabiliva che le norme per una revisione giudiziale con riferimento alle norme del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em> fossero escluse da altri rimedi e si rigettava l’argomento secondo il quale la revisione giudiziale di azioni promosse secondo il suddetto atto fosse possibile anche attraverso l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Administrative Procedure Act</em>). Il ragionamento in Gubbins è applicabile anche nel caso presente e similmente si ritiene che la domanda di Price con riguardo all’archivio di Washington non rientri nel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Act</em> e sia interamente conoscibile attraverso il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Price tenta di evitare l’applicazione di quest’eccezione contestando la validità dello stesso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Vesting Order</em>. Il Collegio ritiene che questo non sia necessario, comunque, per considerare il merito della contestazione: è quindi chiaro che per il contenuto delle allegazioni avanzate sul merito della contestazione, avrebbe dovuto agire secondo il § 9 del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em>. Per di più, secondo i termini del § 33 dello stesso, i termini per sollevare quell’eccezione sono scaduti. “Nessuna domanda relativa al § 9 . . . può essere promossa . . . dopo due anni dalla data del sequestro o dell’attribuzione nella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Alien Property Custodian</em>, secondo il caso, della proprietà o dell’interesse secondo i quali una misura è richiesta.” 50 U.S.C.App. § 33 (1988). Secondo questi termini, Price avrebbe dovuto istruire la domanda non più tardi del 25 giugno 1953. La sua causa non è stata istruita, in ogni caso, dopo più di trent’anni da quella data.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Price sostiene che, siccome gli Stati Uniti non hanno sollevato il § 33 come difesa positiva prima che il giudizio parziale sommario fosse deciso, quello non può essere sollevato ora per prevenire la sua domanda. Price è in errore. Il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Trading with the Enemy Act</em>, così come il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Federal Tort Claims Act</em>, costituisce una deroga all’immunità sulla sovranità degli Stati Uniti. La lettera stessa del § 33 stabilisce che “nessuna azione . . . può essere promossa” a meno che certe condizioni non siano soddisfatte. Si è sostenuto che il § 33 costituisca una limitazione a quella rinuncia all’immunità sovrana e che il diritto di promuovere un’azione per contestarla sia precluso a meno che l’azione non sia istituita entro i termini previsti dalla normativa. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Loomis, 274 F.2d at 518; vedasi anche Pass. McGrath, 192 F.2d at 415, 416 (D.C.Cir.1951), cert. denied, 342 U.S. 910, 72 S.Ct. 302, 96 L.Ed. 681 (1952). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per il fatto che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nessuno</em> avrebbe potuto contestare il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vesting order</em> in questo caso, tale domanda non era più proponibile dal 25 giungo 1953, tre decadi sono interamente trascorse prima che tale allegazione domanda fosse introdotta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come alternativa, Price urge la corte di riconoscere un’eccezione ragionevole all’immunità sovrana degli Stati Uniti ed ammettere un attacco collaterale al <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vesting order</em>. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Price usa come analogia il caso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs v. Williams Packing and Navigation Co.,</em> 370 U.S. 1, 82 S.Ct. 1125, 8 L.Ed.2d 292 (1962). </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs</em> la Corte Suprema stabilì che un’ingiunzione può essere emessa contro l’accertamento o la raccolta delle tasse federali, nonostante esista una specifica proibizione contro tale tipo di ingiunzioni, se la valutazione o la raccolta non siano valide sotto qualsivoglia teoria. Price ne deduce che similmente il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vesting order</em> non sia valido e, come conseguenza, che la corte dovrebbe permettere la sua contestazione, nonostante il fatto che il § 33 <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ritiri</em> la sola base per la giurisdizione su una contestazione al <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vesting order</em>, e per questo revochi la limitata deroga degli Stati Uniti alla propria immunità sovrana. Price, in sostanza, legge la causa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enchs</em> così da permettere alla corte di dedurre una ragionevole limitazione all’immunità sovrana. Non si può essere d’accordo. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">In primis</em>, il precedente impedisce qualsiasi possibilità che la regola del caso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs</em> possa essere utilizzata con riguardo alla giurisdizione della presente controversia. Si è riconosciuto che l’applicazione del caso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs</em> richiede due condizioni: “(1) è chiaro che sotto alcuna circostanza il governo possa prevalere alla fine sulla merito della sua causa, e (2) <em style="mso-bidi-font-style: normal;">una ragionevole giurisdizione esista</em>.” <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lange v. Phinney</em> 507, F.2d 1000, 1003 (5th Cir.1975) (corsivo aggiunto). E’ chiaro che la regola del caso <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs</em> possa applicarsi quando la giurisdizione sia fondata: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Enochs</em>, tuttavia, non può fornire una base alla giurisdizione quando questa non esiste. Più nello specifico, comunque, l’immunità sovrana degli Stati Uniti è definita dal “linguaggio che il sovrano usa nel cedere parte della sua immunità, e [dal fatto che] <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nessuna considerazione configgente di ragionevolezza possa essere discussa nel giudicare la questione</em>.” <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Loomis</em>, 274 F.2d at 518 (corsivo aggiunto). E’ chiaro, infine, che la corte distrettuale fosse priva di giurisdizione sulla domanda del sig. Price in relazione agli archivi di Washington.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">C</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Da ultimo, si analizza la domanda relativa all’archivio Carlisle. Questo è molto meno sostanzioso di quello di Washington &#8211; la corte distrettuale ha determinato che il suo valore di mercato nel 1983 fosse di 9.000 dollari, una piccola frazione percentuale rispetto all’archivio di Washington del 1983 il cui prezzo di mercato è di 2,695 milioni di dollari. Le prove sono considerevolmente meno sviluppate per questo archivio. Sembra, ad esempio, che gli Sati Uniti abbiano ricevuto queste fotografie in lotti separati nel 1981 e 1983, ma le prove non specificano quali fossero e quando furono inviate. Senza considerare queste incertezze, comunque, non si hanno dubbi che la domanda sull’archivio Carlisle debba essere rigettata. La giurisdizione della corte è condizionata al 28 U.S.C. Sec. 2675(a), il quale stabilisce che “un’azione non può essere promossa” a meno che l’attore non abbia promosso un’azione amministrativa ed abbia ottenuto un rigetto scritto oppure abbia atteso per sei mesi. 28 U.S.C. Sec. 2675(a) (1988). Un’azione che sia promossa prima della scadenza del termine di sei mesi relativo al silenzio-diniego, e per questo motivo non tempestiva, non può diventarlo per il fatto che il tale termine sia trascorso dopo al deposito di suddetta domanda. </span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Vedasi McNeil v. United States</span></em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">, &#8212; U.S. &#8212;-, &#8212;-, 113 S.Ct. 1980, 1983, 124 L.Ed.2d 21 (1993). Essendo questione di giurisdizione non può essere derogata. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gregory</em>, 634 F.2d at 203-204.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Price ammette di non aver soddisfatto questo requisito. Ad ogni modo solleva due questioni al fine di derogare alla sezione 2675(a). Per prima cosa, sostiene, il diniego orale della sua domanda in relazione all’archivio in parola ad opera dell’Avvocato Generale degli Stati Uniti soddisfa la sezione 2675(a). In secondo luogo, sostiene, il governo non avrebbe potuto sollevare la sua inadempienza con questo requisito in quanto egli seguiva la loro disposizione. Nessuno di questi argomenti è persuasivo perché le parole della norma sono chiaramente diverse: la sezione 2675(a) richiede, inequivocamente,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che “la domanda debba essere definitivamente rigettata per iscritto dall’agenzia e notificata a mezzo raccomandata.” Questa è “chiaramente una prescrizione inderogabile” <em style="mso-bidi-font-style: normal;">McNeil</em>, &#8212; U.S. at &#8212;-, 113 S.Ct. at 1984, e non può riscontrarsi una deroga all’immunità sovrana dove, come qui, l’attore ha proposto una domanda contro gli Stati Uniti senza rispettare questi termini.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">III</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Al termine, per le ragioni stabilite sopra, la corte distrettuale non aveva giurisdizione sulla causa. Gli Stati Uniti possono disporre degli oggetti sequestrati durante l’occupazione degli alleati in Germania come ritengono adeguato; e così hanno fatto. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Vedasi</em> l’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Act</em> del 17 marzo 1982, Pub.L. No. 97-155, 96 Stat. 14 (che autorizza il Segretario dell’Esercito a trasferire titolo e custodia di certi oggetti d’arte sequestrati al governo tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale). Senza giurisdizione le corti federali sono comunque sprovviste di poteri tali da ordinare il pagamento di danni in relazione alla decisione relativa ai menzionati acquarelli ed archivi fotografici. Si deve pertanto CASSARE il giudizio della corte distrettuale e RINVIARE per un ordine di rigetto. Le domande del sig. Price con riferimento agli acquarelli ed all’archivio di Whashington devono essere rigettati e l’attore non potrà promuovere nuova domanda. La domanda relativa all’archivio Carlisle, comunque, è rigettata senza che ciò rechi pregiudizio ad un’eventuale separata azione pendente davanti alla corte distrettuale. Non si esprimono posizioni su alcuno degli aspetti di quella causa, inclusi gli argomenti sollevati in appello e non posti a questa corte. Da ultimo, con riguardo alla determinazione relativa alla mancata giurisdizione della corte distrettuale, si RIGETTA il contro-appello del sig. Price sulla misura dei danni liquidati dalla corte stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-tab-count: 1;">            </span>CASSATA E RIMESSA in giudizio con istruzione di rigetto;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Contro-appello RIGETTATO.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 200%; text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">[<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Omissis</em>]</span></span></p>
<div style="mso-element: endnote-list;">
<span style="font-size: small;"><br />
<hr size="1" /></span></p>
<div id="edn1" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref1"style="mso-endnote-id: edn1;" name="_edn1" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[i]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Giudice del settimo distretto, nominato per designazione.</span></p>
</div>
<div id="edn2" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref2"style="mso-endnote-id: edn2;" name="_edn2" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[ii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Copie degli acquarelli è allegata come prova</span></p>
</div>
<div id="edn3" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref3"style="mso-endnote-id: edn3;" name="_edn3" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[iii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Nel 1983 e 1984 il sig. Price ha pubblicato in tedesco ed in inglese edizioni di un catalogo dei dipinti e schizzi di Hitler. Detto catalogo raffigura i dipinti oggetto della presente causa. </span><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-GB;" lang="EN-GB">Vedasi Billy F. Price, Adolf Hitler: The Unknown Artist (England ed. 1984).</span></p>
</div>
<div id="edn4" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref4"style="mso-endnote-id: edn4;" name="_edn4" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[iv]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Per “Price” si intendono anche gli eredi di Hoffman i quali intervennero nel giudizio in qualità di attori. La corte ha rigettato le loro domande in quanto irrilevanti ai fini della decisione.</span></p>
</div>
<div id="edn5" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref5"style="mso-endnote-id: edn5;" name="_edn5" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[v]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Il fatto che la Germania fosse occupata, od anche se il diritto tedesco sia applicabile, non ha effetti per l’applicazione del § 2680(k). La Corte Suprema ha definito il termine “stato” come “una regione od una porzione di territorio.” Vedi Smith v. United States, &#8212; U.S. &#8211; &#8212;, &#8212;-, 114 S.Ct. 1178, 1181-83, 122 Led.2d 585 81993) (sostenendo che la questione, essendo cominciata in Antartide, che non ha né un’organizzazione governativa né un corpus di leggi, dovesse cadere sotto il § 2680(k)).</span></p>
</div>
<div id="edn6" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref6"style="mso-endnote-id: edn6;" name="_edn6" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[vi]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Il punto di raccolta centrale di Monaco conservò una “Property Card Art” per ciascun pezzo d’arte che fosse transitato presso il centro, contenente informazioni sul pezzo e sulla gestione dello stesso fino alla sua collocazione definitiva.</span></p>
</div>
<div id="edn7" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref7"style="mso-endnote-id: edn7;" name="_edn7" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[vii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> La deponente ha utilizzato i termini ”confiscato” o “confisca” svariate volte durante la testimonianza.</span></p>
</div>
<div id="edn8" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref8"style="mso-endnote-id: edn8;" name="_edn8" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[viii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> Per esempio:</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Domanda 87m: Perché questo dipinto fu trasferito dal “Punto di Raccola Wiesbaden” al Punto di raccolta di Monaco?</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Risposta: Perché fu identificato come oggetto militare ed è stato confiscato.</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Domanda 87n: Nell’altro lato di questo Certificato, c’è un’annotazione [sic] “29.6.50 a Washington, D. C.” Qual è stato il motivo di questa annotazione fatta sul “Certificato di Proprietà d’Arte” e che significa?</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Risposta: Significa che le autorità Americane hanno dato ordine al Punto di Raccolta di Wiesbaden. Sì, di trasferire questo dipinto confiscato come “oggetto militare” a Washington, D. C.</span></p>
</div>
<div id="edn9" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref9"style="mso-endnote-id: edn9;" name="_edn9" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[ix]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> La corte distrettuale sembra aver ignorato questa prova quando ha stabilito che gli acquarelli non furono “mai portati via dalla Germania nel processo di de-Nazificazione.” 707 F.Supp. at 1471. Ha così bocciato la possibilità che gli acquarelli “potessero essere un elemento di ripresa per una possibile reviviscenza del Nazismo” Id. at 1470-71. La loro caratterizzazione, comunque, non è oggetto di questa causa. </span></p>
</div>
</div>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> <strong>APPENDICE 1</strong>:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;">Visualizza <a href="http://www.flickr.com/photos/27615928@N08/sets/72157611773398071/show/with/3147200118/" rel="nofollow" ><strong>I quadri di Hitler</strong></a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "><strong>APPENDICE 2:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: ">Visualizza <span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="font-family: Calibri;"><a href="http://www.flickr.com/photos/27615928@N08/sets/72157611820310866/show/" rel="nofollow" ><strong>Hitler in seinen Bergen &#8211; di H. Hoffmann</strong></a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: Calibri;"> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: center;"> </p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt; font-family: "> </span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>La strage di Civitella e la FAZ: sui danni dei tedeschi &#8211; traduzione di B. Bonelli</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 21:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 1 Novembre 2008 la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) ha pubblicato il presente articolo in polemica con la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a El Alamein e con la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nei confronti dello Stato tedesco a favore di due parenti delle vittime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.sistemamuseale.provincia.ancona.it/galleria%20immagini/falconara/resistenza/partigiani1.jpg" alt="Partigiani" width="431" height="294" />Il 1 Novembre 2008 la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) ha pubblicato il presente articolo in polemica con la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a El Alamein e con la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nei confronti dello Stato tedesco a favore di due parenti delle vittime della strage di Civitella, del 29 Giugno 1944. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Viene qui presentata la traduzione in italiano dell&#8217;articolo che ha riaperto, ancora una volta, i complessi rapporti italiano-tedeschi in merito alla nostra guerra civile del &#8217;43-&#8217;45 e alla presenza dell&#8217;esercito tedesco in Italia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Ciò che non è stato colto pienamente, forse, nel dibattito sui giornali conseguente a questo intervento della stampa tedesca, è che, al centro della polemica, si pone la questione del ruolo e del senso morale e politico di quel fenomeno che i tedeschi, a differenza nostra, non conobbero nei giorni del &#8217;44 e del &#8217;45: la resistenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">***</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Si continua a sparare</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: ">di Heinz-Joachim Fischer, Roma</span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Per alcuni in Italia la seconda guerra mondiale non é ancora giunta a termine. Non lo é per il Presidente della Repubblica Napolitano, non lo é per quelli che &#8211; come un tempo soldati giapponesi su un&#8217; isola nel Pacifico abbandonata e immutata da cambiamenti &#8211; si sono recati nel Palazzo della Giustizia a Roma, un enorme complesso del penultimo secolo tra il fiume Tevere e piazza Cavour.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Nel labirinto della giustizia, i giudici della Corte di Cassazione della prima sezione penale, l&#8217;organo posto al vertice del sistema giudiziario italiano, sono dell&#8217;opinione che i dibattiti tra il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Deutsches Reich</em> ed i &#8220;piccoli italiani&#8221; debbano continuare, e continuare mediante mezzi giuridici a favore dell&#8217;Italia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Giorgio Napolitano, classe 1925, lo scorso fine settimana si trovava nella cittá egiziana di El Alamein. L&#8217;occasione era il 66esimo anniversario di due grandi e sanguinose battaglie dei mesi di giugno e ottobre/novembre 1942: da una parte tra le forze armate dell&#8217;Italia e della Germania, dall&#8217;altra tra gli alleati sotto il comando inglese. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Ci si aspettava che Napolitano onorasse i soldati caduti del suo paese, all&#8217;incirca 1800, che, per ordine dello Stato, dovettero lasciare laggiù le loro giovani vite. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Ma, come fedele membro del passato Partito Comunista Italiano, del quale fece parte dal 1945 fino al suo mutamento in &#8220;Partito democratico di sinistra&#8221; nel 1991, egli ha <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>continuato a condurre la guerra con mezzi politici &#8211; quasi 7 decenni dopo gli episodi accaduti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">In Italia il nazi-fascismo non é ancora morto abbastanza?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Il ministro italiano della difesa La Russa- il quale fece parte del movimento post-fascista MSI, finché il partito non si trasformò in destra nazionale ed infine si fuse assieme a &#8220;Forza Italia&#8221; del Presidente del Consiglio Berlusconi nel &#8220;Popolo della libertà&#8221;- ha taciuto a riguardo e ha detto solamente: &#8220;Le parole del Presidente della Repubblica non si commentano, si ascoltano e basta.&#8221; </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Secondo il PdR Napolitano, il vero perdente di El Alamein fu il nazi-fascismo e la sua &#8220;folle ideologia&#8221;. Esatto, era il 1942, e definitivamente perse nel 1945. Però da allora il partito italiano di sinistra lotta in modo deciso contro il fascismo, con la convinzione che esso in Italia dopotutto non possa essere poi cosí morto, che occorra continuare a combatterlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">La settimana scorsa i giudici della Corte di Cassazione hanno deciso che ai cari di due vittime di attacchi nazisti della seconda guerra mondiale spettassero risarcimenti dell&#8217;importo di 800.000 euro. Una somma di cortesia: sarebbe potuta essere anche maggiore. La Cassazione ha deciso nel mese di giugno di quest&#8217; anno che anche le cause degli addetti ai lavori forzati e dei loro collaboratori contro la Bundesrepublik Deutschland fossero &#8220;del tutto legittime&#8221;. Questo é da ridere, segnala insinuando timore il potente Palazzo della Giustizia romano, piú grande di qualunque altro palazzo tedesco, se la &#8220;grande Germania&#8221; non debba essere messa tutt&#8217;ora in ginocchio. Crisi finanziaria di quá o di lá.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: ">&#8220;La Merkel deve pagare&#8221;</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Anche in Italia non mancavano gli articoli che prontamente dichiaravano al popolo la possibile pioggia di Manna del Nord. 800.000 euro per due vittime. Ció puó diventare un bella somma per i migliaia di morti tra il 1939 ed il 1945. Alcuni credevano che certi calcoli avessero un che di falso, che bisognasse dimostrare, con riguardo ai giudici, che la guerra fosse finita giá da piú di 63 anni. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Peró si parla di orrori nazisti: che dunque &#8211; come sottolineano chiaramente i titoli dei giornali- la &#8220;Germania sia condannata&#8221; e che la &#8220;Merkel debba pagare&#8221;.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Ma anche in Italia qualche cosa era andato storto in quei maledetti decenni tra la fine della prima e della seconda guerra mondiale, col Fascismo per esempio. Poi a Roma é accaduto qualcosa di grandioso, di eroico, come la sentita deposizione del dittatore Mussolini nell&#8217;estate 1943. Peró, proprio nel rapporto con la Germania, gli italiani dovrebbero osservare la loro piú recente storia in modo piú esatto. Facciamo degli accenni; dovrebbero essere incoraggiati. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Peró poi sparisce di nuovo tutto dietro ad un velo di auto-compiacimento, e contro la Germania si fa di nuovo la voce grossa ricordando i misfatti nazisti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: ">Non solo nel ruolo della vittima.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">È uno degli orrori piú grandi contro l&#8217;umanità quello di cui la Cassazione s’è occupata. La sentenza riguarda un fatto della guerra del 29 giugno 1944, nel paese di Civitella vicino ad Arezzo in Toscana. Come rappresaglia contro l&#8217;uccisione di due o tre soldati tedeschi per colpa dei partigiani della &#8220;Resistenza&#8221;,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>alcuni appartenenti alla divisione Hermann Göring passarono all&#8217; attacco contro i civili ed uccisero secondo dati italiani 203 persone, tra cui donne e bambini. I familiari di due vittime, Metello Ricciarini e Ranieri Pietrelli, non si accontentarono dei trattati su una generale azione di riparazione- cosí nel patto di Bonn del 1961 con 40 miliardi di lire (allora 264 milioni di marchi)-, ma continuarono per decenni un’azione penale in veste di parti civili e raggiunsero finalmente la condanna del maresciallo dell’epoca, Max Milde, il quale vive tutt&#8217;oggi in Germania all&#8217;etá di 88 anni. A loro venne attribuito così il diritto di essere risarciti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Peró, se si osserva attentamente, l&#8217;Italia non puó prendersi solamente la parte di vittima nei confronti della Germania.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>L&#8217;11 giugno 1940 Mussolini e gli italiani andavano in guerra con entusiasmo come alleati dei nazisti, quando si trattava di far parte della vittoria contro la Francia. In Piazza Venezia a Roma risuona ancora forte l&#8217;urlo di gioia per il dittatore sul balcone del Palazzo. Gli italiani persero con ogni diritto la voglia di far guerra ed esautorarono Mussolini. Peró avevano le forze armate tedesche sul loro territorio. Ad inizio del settembre 1943 ci fu un armistizio, nel sud, tra il governo Badoglio e gli alleati; nel nord Mussolini era dalla parte dei tedeschi, vincolato da loro (con il governo-marionetta al Lago di Garda).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Lusinghiero mito fondatore</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Tra la flotta tedesca e tra i semplici soldati delle forze armate vi era un diffuso disprezzo per quanto riguardava gli alleati italiani. Ovunque, in Francia, in Africa, anche ad El Alamein, nei Balcani, in Grecia o nell&#8217; Unione Sovietica si era dovuto aiutare &#8220;l&#8217;italiano&#8221; ad uscire dalla crisi- come avevano percepito i nostri compaesani; l&#8217;appuntamento per l&#8217;attacco all&#8217;Unione Sovietica dovette essere rinviato per colpa degli “aiuti” di Mussolini, con conseguenze disastrose. Poi avrebbero anche commesso tradimento- cosí dicevano i nostri compaesani stupiti. E infine distrussero anche le iniziative di un&#8217; azione di ritiro ordinato attraverso insensati attacchi da parte dei partigiani della Resistenza, anche se erano state minacciate rigide rappresaglie. Peró totalmente insensati non furono gli attentati, perché essi comprendevano bene sia<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il numero dei morti come vittime che lo stupore dei sopravissuti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Gli attentati della &#8220;Resistenza&#8221; vennero compiuti con la consapevolezza delle conseguenze?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">E’ qui che inizia il mito fondatore della Repubblica Italiana del dopoguerra, dopo fascismo e monarchia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Esso dice che non si è soltanto esautorato e condannato Mussolini, ma che le forze popolari cristiano-democratiche, socialiste e comuniste avrebbero liberato l&#8217;Italia tramite azioni eroiche. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">Neanche la piú estrema brutalità dei nazisti poté vincere questa eroica guerra della libertà. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: "><span style="font-size: small;">I paesi delle azioni militari della Resistenza contro i soldati tedeschi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e delle rappresaglie sono perció diventati luoghi santi, che vengono visitati da capi di Stato e visitatori del paese; sono i nomi e simboli della resistenza che ha avuto successo contro la disumanitá.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: center; mso-outline-level: 2;"><span style="line-height: 115%; font-family: ">***</span></p>
<div></div>
<p><span style="line-height: 115%; font-family: "></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify; mso-outline-level: 2;"><strong><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Es wird weiter geschossen</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "><a href="http://www.faz.net/s/RubD87FF48828064DAA974C2FF3CC5F6867/Doc~EF85CECA8CF1F4C5896E160D9E73693D6~ATpl~Ecommon~Scontent.html" rel="nofollow" ><span style="color: windowtext; text-decoration: none; mso-ansi-language: EN-US; text-underline: none;">Von Heinz-Joachim Fischer, Rom</span></a></span></em><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="display: none; font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="mso-field-code: ' HYPERLINK ''';">Drucken</span><span style="mso-field-code: ' HYPERLINK ''';">Versenden</span><span style="mso-field-code: ' HYPERLINK ''';">Speichern</span><span style="mso-field-code: ' HYPERLINK ''';">Vorherige Seite</span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">01. November 2008 </span></em><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Für manche in Italien ist der Zweite Weltkrieg noch immer nicht zu Ende. Für Staatspräsident Napolitano nicht, und nicht für jene, die es – wie einst japanische Soldaten auf eine verlassene, von Veränderungen unberührte Pazifikinsel – in den Justizpalast von Rom verschlagen hat, einen riesigen Komplex zwischen Tiber und Piazza Cavour aus der vorletzten Jahrhundertwende. In dem Gerechtigkeits-Labyrinth sind die Richter der Cassazione, des obersten italienischen Berufungsgerichts, der Ersten Strafsektion, der Meinung, dass die Kampfhandlungen zwischen dem Deutschen Reich und den „kleinen Italienern“ weitergehen und mit juristischen Mitteln siegreich für Italien abgeschlossen werden müssen.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Giorgio Napolitano, Jahrgang 1925, war am vergangenen Wochenende in der ägyptischen Stadt El Alamein. Anlass war der 66. Jahrestag zweier großer und blutiger Schlachten im Juli und Oktober/November 1942 zwischen den verbündeten Achsenmächten Italien und Deutschland einerseits und den Alliierten unter britischer Führung andererseits. Man erwartete, dass Napolitano die gefallenen Soldaten seines Landes ehren würde, etwa 1800, die im Auftrag des Staates dort ihr junges Leben hatten lassen müssen. Doch als getreues Mitglied des früheren Partito Comunista Italiano, der italienischen kommunistischen Partei, der er von 1945 bis zu deren Umwandlung in die „Linksdemokraten“ 1991 angehörte, führte Napolitano – bald sieben Jahrzehnte nach den Ereignissen – den Krieg mit politischen Mitteln weiter.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">Nazi-Faschismus in Italien noch nicht tot genug?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">Der italienische Verteidigungsminister La Russa – der einmal der post-faschistischen „Sozialbewegung“ (MSI) angehörte, bis sie sich zu Rechtsnationalen wandelte und schließlich mit der Polit-Bewegung von Ministerpräsident Berlusconi „Forza Italia“ zur „Partei der Freiheit“ fusionierte – schwieg dazu und sagte nur: „Die Worte des Staatspräsidenten kommentiert man nicht, man hört sie an.“ Der wahre Verlierer in El Alamein sei, so sagte Staatspräsident Napolitano, der Nazi-Faschismus wegen seiner „wahnsinnigen Ideologien“ gewesen. Richtig, das war 1942, definitiv 1945. Doch seitdem führt die italienische Linke den Kampf gegen den Faschismus erst richtig, offenbar in der Überzeugung, der Nazi-Faschismus in Italien könne gar nicht so tot sein, dass man ihn nicht weiter verfolgen müsste.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">So entschieden in der Woche davor die Richter der Cassazione in letzter Instanz, dass den Angehörigen zweier Opfer von Nazi-Verbrechen im Zweiten Weltkrieg Entschädigungen in Höhe von 800.000 Euro zustünden. </span><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Gleichsam eine Freundschaftssumme; es hätte auch mehr sein können. Im Juni dieses Jahres entschied derselbe Kassationshof, dass auch die Klagen der während des Krieges deportierten Zwangsarbeiter und ihrer Angehörigen auf Entschädigungen gegen die Bundesrepublik Deutschland „vollkommen legitim“ seien. Das wäre doch gelacht, signalisiert furchteinflößend der gewaltige römische Justizpalast, größer als jeder deutsche, wenn man „la Grande Germania“ nicht doch noch in die Knie zwänge. Finanzkrise hin oder her.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">„Merkel muss zahlen“</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Es fehlte in Italien auch nicht an Berichten, die eilig die frohe Botschaft vom möglichen Mannaregen aus dem Norden unter das Volk brachten. 800.000 Euro für zwei Kriegsopfer. Das kann noch eine schöne Summe werden bei Millionen Toten zwischen 1939 und 1945. Einigen schwante zwar, dass solche Rechnungen etwas Unwirkliches haben, dass man den Richtern schonend beibringen müsste, der Krieg sei seit mehr als 63 Jahren beendet. Aber es geht um Nazi-Greuel, und darum, dass, wie die Titel in den Zeitungen laut aufschreien, „Deutschland verurteilt“ ist und „Merkel zahlen muss“.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Auch in Italien war einiges daneben gegangen in jenen vermaledeiten Jahrzehnten zwischen dem Ende des Ersten und des Zweiten Weltkriegs, mit dem Faschismus zum Beispiel. Dann ist auch Grandioses, Heroisches in Rom geschehen, wie die Absetzung des Diktators Mussolini aus eigener Kraft und Überzeugung im Sommer 1943. Aber gerade im Verhältnis zu Deutschland sollten die Italiener ihre jüngste Geschichte etwas genauer betrachten. Ansätze dazu werden gemacht; die sollten ermutigt werden. Aber dann verschwindet alles wieder hinter einem Schleier des Selbstgefallens, und es wird gegen Deutschland die Keule der Nazi-Untaten hervorgeholt.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Nicht nur in der Opferrolle</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Es ist jene Keule der verabscheuenswürdigsten Verbrechen gegen die Menschlichkeit, mit denen sich die Cassazione jetzt beschäftigte. Das Urteil bezieht sich auf eine Kriegshandlung am 29. Juni 1944 in dem Ort Civitella bei Arezzo in der Toskana. Als Repressalie gegen die Tötung von drei oder vier deutschen Soldaten durch Partisanen der „Resistenza“ gingen Angehörige der Division Hermann Göring gegen Zivilisten vor und töteten nach italienischen Angaben 203 Personen, darunter Frauen und Kinder. Die Angehörigen von zwei Opfern, Metello Ricciarini und Ranieri Pietrelli, begnügten sich nicht mit den Staatsverträgen über eine generelle Reparationsleistung – so im Vertrag von Bonn 1961 mit 40 Milliarden Lire (264 Millionen Mark damals) –, sondern betrieben über Jahrzehnte hin als Zivilkläger die strafrechtliche Verfolgung der Täter und erreichten schließlich die Verurteilung des damaligen Feldwebels Max Milde, der im Alter von 88 Jahren in Deutschland lebt. Ihnen wurde jetzt das Recht auf Entschädigung zugesprochen.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Die genauere Betrachtung fördert jedoch zu Tage, dass Italien im Verhältnis zu Deutschland nicht nur die Opferrolle einnehmen kann. Mit Begeisterung traten Mussolini und die Italiener am 11. Juni 1940 als Verbündete der Nazis in den Krieg ein, als es galt, Anteil am Sieg gegen Frankreich zu gewinnen. Auf der Piazza Venezia in Rom gellt immer noch der Jubel für den Diktator auf dem Balkon des Palazzo. Mit vollem Recht verloren die Italiener 1943 die Lust am Krieg und entmachteten Mussolini. Doch sie hatten die verbündete deutsche Wehrmacht im Land. Anfang September 1943 schloss die Regierung Badoglio im Süden einen Sonderwaffenstillstand mit den Alliierten; Mussolini im Norden hielt zu den Deutschen, weil er von denen gehalten wurde (mit der Marionetten-Regierung am Gardasee).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Schmeichelhafter Gründungsmythos</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Im deutschen Generalstab und unter den einfachen Soldaten der Wehrmacht war Unzufriedenheit über den italienischen Verbündeten weit verbreitet. Überall, so hatten die Landser am eigenen Leib erfahren, in Frankreich, in Afrika, auch in El Alamein, auf dem Balkan, in Griechenland oder der Sowjetunion, habe man „dem Italiener“ aus der Not helfen müssen; die Terminplanung für den Angriff auf die Sowjetunion habe wegen der Hilfen für Mussolini verschoben werden müssen, mit katastrophalen Folgen. Dann begingen sie auch noch „Verrat“ – so die empörten Landser. Und zuallerletzt störten sie die Operationen eines geordneten Rückzugs der Wehrmacht durch sinnlose Anschläge von Partisanen der „Resistenza“, obwohl strenge Repressalien angedroht waren. Doch so sinnlos waren die Attentate nicht, weil die Toten als Opfer und das Entsetzen der Überlebenden einkalkuliert waren. Wurden die Anschläge von der „Resistenza“ im Bewusstsein der Folgen verübt?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 10.2pt 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: " lang="EN-US">Doch hier setzt der Gründungsmythos der Republik Italien nach Kriegsende, nach Faschismus und Monarchie ein. Er besagt, dass man nicht nur Mussolini abgestraft habe, entmachtet und hingerichtet, sondern dass die christlich-demokratischen, sozialistischen und kommunistischen Volkskräfte in heldenmütigen Operationen Italien befreit hätten. Selbst die extremste Grausamkeit der Nazis habe diesen heldenhaften Freiheitskampf nicht besiegen können. Deshalb sind die Orte von „Resistenza“-Aktionen gegen deutsche Soldaten und die darauf folgenden Vergeltungsmaßnahmen heilige Stätten, zu denen Präsidenten und Staatsbesucher pilgern, ihre Namen Symbole des erfolgreichen Widerstands gegen Unmenschlichkeit.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: left; mso-outline-level: 2;"> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: center; mso-outline-level: 2;">***</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contemplazione e guerra.</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 21:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Ogni negazione del mondo, di un mondo post-disincantato come il nostro, apparirà contraddittoria. Questo mondo molle e dif-fuso nega radicalmente la possibilità di una autonomia interna (Weber avrebbe scritto Eingengesetzlichkeit). Digrigno il mio intrinseco e profondo disgusto per la sozzura che ricopre questo popolo, questa gente, questi vecchi, questa ragazzaglia, questa carne da macello. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "><img class="aligncenter" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2007/10/guerra.jpg" alt="" width="587" height="309" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Ogni <em style="mso-bidi-font-style: normal;">negazione del mondo</em>, di un mondo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">post-disincantato</em> come il nostro, apparirà contraddittoria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Questo mondo molle e <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dif-fuso</em> nega radicalmente la possibilità di una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">autonomia interna</em> (Weber avrebbe scritto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Eingengesetzlichkeit</em>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Digrigno il mio intrinseco e profondo disgusto per la sozzura che ricopre questo popolo, questa gente, questi vecchi, questa ragazzaglia, questa carne da macello. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Ma nessun rifiuto religioso – ascetico o mistico che sia -, nessun nichilismo, nessun <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>giardino epicureo è più possibile: ogni tensione tra l’interno e l’esterno è stata sopita: il mondo ha dimostrato, post-secolarizzandosi, la sua <em style="mso-bidi-font-style: normal;">esistenza</em> metafisica (paradosso: alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tecnica</em> è riuscito anche dimostrare la verità della tradizionale prova ontologica, dopo secoli di fallimento).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Questo mondo non può più essere rifiutato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Può soltanto, adesso, essere combattuto e distrutto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Il genio non può più rifiutare e negare, tecnicamente sospendere: l’intensità della razionalizzazione e della immoralità assoluta è giunta al punto di rottura, in cui il solo contatto tra sensibilità e mondo esplode la necessità dell’opposizione, esistenziale e violenta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Sia una difesa o un attacco, è solo questione tattica. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La storia ci vuole già vinti, per definizione: noi siamo esplosi, infatti, fuori dall’idea cristiana di tempo come progresso, come escatologia: siamo in un ciclo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Non potete più fuggire e nascondervi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nel</em> mondo: questa è la conseguenza della rottura dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">autonomia interna</em>. Nuove generazioni, noi non possiamo avere il privilegio di una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vita nascosta</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Era una vita che i nostri padri potevano condurre, nei loro lavori dentro una burocrazia che avevano il lusso morale di servire e rifiutare al contempo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Oggi, superata anche la tradizionale secolarizzazione per una pura tecnica, ciascuno di voi non potrebbe sopportare nemmeno un minuto di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">gestione senz’anima delle cose</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La classe intellettuale non esiste più.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nella secolarizzazione, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pensiero contemplativo</em> esisteva ancora: era garantito dall’unico legame tra la religione e lo Stato, ossia la guerra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Se il genio ha potuto sopravvivere in Europa fino al 1945, ciò è dovuto al fatto che la sua negazione, ossia la tecnica, ha conservato un punto di collegamento con la contemplazione. Tale punto è l’esperienza della guerra e della morte in guerra, sacrale e con un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">significato</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La tecnica – ossia la burocratizzazione e la razionalizzazione del potere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>- è, per definizione, ciò che non ha scopo: è la negazione di ogni possibilità di trovare un senso e una finalità nell’agire nel mondo. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sine ira et studio</em>, è l’idea della tecnica. Pura distribuzione del potere, senza sapere il perché.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nulla ha significato. Nulla, eccetto la morte in guerra, che è l’unico evento dello Stato moderno ad aver conservato un senso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Qui esistevano ancora gli intellettuali ed il pensiero contemplativo. La possibilità della contemplazione era ancora garantita dal senso della morte, dalla possibilità di attribuire significato ad un evento umano, e così all’intera esistenza dell’uomo. Gli ultimi intellettuali europei sono stati tutti <em style="mso-bidi-font-style: normal;">intellettuali di guerra</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Dal 1945, il mondo europeo ha smesso di conoscere la morte in guerra. La nuova unità del mondo ha negato questo ultimo canale di attribuzione di significato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Questa è la post-secolarizzazione: la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">negazione della possibilità della morte in guerra come negazione della possibilità del pensiero contemplativo</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nuove generazioni, che cosa volete fare, allora?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Non avete più la possibilità della contemplazione, nemmeno nei vostri giardini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La violenza su scala di massa è stata l’ultimo spazio della contemplazione: è un dato di fatto. Solo lì il mondo aveva lasciato un taglio obliquo di moralità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Ora riprendiamoci il Cristo: “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Non sono venuto a portare la pace, ma la spada</em>” (Matt. 10,34). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Se le nuove generazioni, offuscate dalla terribile idea del diritto inteso come sistema logico, non capiranno che l’unico spazio contemplativo possibile è quello della lotta politica, della decisione su Amico e Nemico, della tensione esistenziale, del muoversi in un luogo eccezionale e vuoto, dello specchiarsi nel vuoto per creare l’ordine, se, dunque, non capiranno tutto ciò, ossia la natura essenzialmente decisoria del diritto e della giustizia, non avranno più alcuna vita contemplativa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Saranno, la prima generazione interamente tecnica della nuova umanità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Ossia la prima generazione senza alcun senso, alcun significato. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;">***</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hammerstein o dell&#8217;ostinazione. Una storia tedesca.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 19:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[  Autore: Hans Magnus Enzensberger  Titolo: Hammerstein o dell&#8217;ostinazione. Una storia tedesca. Editore: Einaudi Anno: 2008 Prezzo: 20 euro     Hammerstein. In un testo che non parla affatto di Hammerstein. Né della sua ostinazione. Si direbbe, pertanto, un testo fuori tema. O forse no. Il generale Kurt von Hammerstein, quell’ uomo complesso, duplex,  in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="ecmsonormal" style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/10/hammerstein.jpg"><img class="size-medium wp-image-215 aligncenter" title="hammerstein" src="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/10/hammerstein-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a></span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: left;"> </p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Autore: Hans Magnus Enzensberger </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Titolo: Hammerstein o dell&#8217;ostinazione. Una storia tedesca.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Editore: Einaudi</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Anno: 2008</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Prezzo: 20 euro</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Hammerstein. In un testo che non parla affatto di Hammerstein. Né della sua ostinazione.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Si direbbe, pertanto, un testo fuori tema. O forse no.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Il generale Kurt von Hammerstein, quell’ <em style="mso-bidi-font-style: normal;">uomo complesso</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">duplex</em>, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in grado di </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">“…cogliere il nocciolo della questione, <em>faceva durare un istante anche la più profonda delle conversazioni</em>. Bisognava avere l’orecchio fine per riconoscere la portata di cose dette quasi <em>en passant</em>”.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Così nel suo sotto-testo, dove l’autore sfila tra le parole ed i gesti del generale di Weimar, del generale di quell’esercito tedesco che rappresenta la base costituzionale del sistema della democrazia contrattata, sfila, dicevamo, quell’<em>identificazione tra legalità e legittimità </em>propria della burocrazia tedesca.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Ai non giuristi: l’ asse costituzionale di Weimar deve considerarsi non tanto il testo costituzionale (che è di per sé un mero documento) quanto il <em>patto Ebert-Groner</em> (9 novembre 1918), ossia l’accordo (<em>strutturalmente un patto costituzionale)</em>, tra la classe politica socialdemocratica e l’esercito tedesco, secondo il quale le forze armate avrebbero appoggiato la Repubblica a condizione di fissare <em>il concetto di legalità</em>, inteso nella sua vuota versione positivistica e burocratica come <em>forza normativa del dato di fatto</em> (C. Schmitt), come il <em>grund</em> della nuova unità politica.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Non ci fu nessuna rivoluzione <em>costituente</em> a Weimar (Troeltsch giustamente si stupiva: “Una rivoluzione che conservi con cura il corpo dei funzionari precedenti è un caso unico al mondo”). Vi fu piuttosto un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">accordo costituzionale cristallizzato sulla legalità</em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">È del tutto significativo, in questo senso, il discorso del ministro dell’ Interno David, socialdemocratico, che ai partiti di destra disse che la Costituzione “(…) <em>vi dà la possibilità di realizzare per vie legali la trasformazione nel significato che voi le attribuite, con l’ovvia premessa che guadagnate alle vostre idee la necessaria maggioranza del popolo. Cade perciò ogni necessità di metodi violenti di lotta politica… La strada è aperta per ogni pacifico sviluppo legislativo. Questo è il valore supremo di ogni genuina democrazia”.  </em></span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Mi pare piuttosto significativo allora il senso che questo giuspositivismo aveva del principio della legalità<em> (Gesetzmassigkeit).</em></span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Tale, il punto di vista di Hammerstein, quando scrive “<em>Se i nazionalsocialisti prenderanno il potere legalmente, dovrò farmene una ragione. In caso contrario, imbraccerò le armi</em>” (p.73).</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Ma, dicevo in precedenza, questo testo non parla di quel generale che nel 1933 abbandonò il suo ruolo, ritirandosi a quella vita quasi-privata, nell’ambigua posizione della emigrazione interna. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Dell’ asse weimariano, infatti, dopo poche pagine si tace: tutto viene sospeso. Il nazismo diventa sfondo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">astratto</em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">È invece la Germania post-bellica e divisa tra RFT e RDT quella con cui l’autore dialoga: tutta la tensione narrativa si coglie non tanto nell’attentato a Hitler, nel problema tedesco del “dittatore”, quanto nella confusione e nell’ambiguità tra i tedeschi in esilio, i tedeschi nascosti e la Russia, il comunismo, lo stalinismo. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Non si respira mai Weimar, dopo pagina 80. Direi che in tutto il testo, se mi è consentita questa tesi <em>paradossale – </em><span style="mso-bidi-font-style: italic;">trattandosi, apparentemente, di un protagonista dell’epoca hitleriana -</span>, <span style="mso-bidi-font-style: italic;">non si respira mai il Terzo Reich<em>. Soprattutto quando se ne parla direttamente</em></span>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: #000000;"> È una narrazione</span></em><span style="color: #000000;">, invece, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">della divisione di Berlino</em>, è un libro in cui si vede che l’autore non ha che ricordi di una Germania da guerra fredda. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">È come se proiettasse la cortina di ferro già nel momento in cui parla di Hammerstein. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Credo che, terminata la lettura del testo, l’ impressione del lettore sarà proprio questa: non si parla mai di nazismo. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Si ha in mente la Germania lacerata, divisa, la Germania dei figli miseri di Hammerstein, delle loro carriere inutili, delle loro ideologie di basso livello. Non c’è mai Hammerstein, in questo libro, il suo spirito: c’è quello della Germania tra il 1946 ed il 1989. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">È un libro <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tutto teso al crollo del Muro</em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Non è un caso che la frase che l’autore pone come chiave del suo libro, “<em>La paura non è un’ideologia</em>”, è tratta da un discorso in cui Hammerstein non parla del nazismo, ma del comunismo russo (p.93: “Le relazioni con Mosca sono un patto col diavolo. Ma non abbiamo scelta. La paura non è un’ideologia”). </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Ma allora <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">quale è questa <em>ostinazione</em>? Di chi è?</strong></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Io dico  che non è certo l’ostinazione di Hammerstein a resistere al nazismo. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Certo, questo è quel che l’autore vuol farci pensare. Ma non ci si impegna neppure troppo, a dire il vero. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">L’ostinazione vera è quella dei suoi sette figli: nascondersi, confondersi. </span></span></em></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="color: #000000;">Gente che è in a-simmetria con la storia, mentre il padre, comunque, fu un uomo storicamente saldo.</span></em></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Il clima di questa ostinazione, ancora una volta, è allora quello da guerra fredda, non quello del nazismo. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Io penso che la miglior descrizione sia quella (riportata a pag. 149 del libro) che la Arendt riferisce a proposito dell’atmosfera della <em>Mosca</em> delle purghe staliniane (ancora, non a caso, la Russia, e non la Germania di Hitler) – ma che è <em>il clima di tutto il libro</em>, in realtà- : “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">un’atmosfera in cui, consapevolmente o inconsapevolmente, tutti spiano tutti, tutti possono rivelarsi degli agenti, tutti sono costretti a sentirsi sotto costante minaccia</em>”.   </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">È la profonda fuga dalla propria patria e dalla propria storia l’ostinazione che questo romanzo racconta: Hammerstein, ovvero <em style="mso-bidi-font-style: normal;">la famiglia di</em> Hammerstein.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">È la storia dell’ostinazione a negare la storia stessa. A negarla nella sua nuova astrazione, l’astrazione in cui la storia diventa solo un’atmosfera, diventa solo un sospetto, diventa soltanto una minaccia: tale storia, non è quella del nazismo – che di astratto non ebbe nulla -, ma della nuova Germania, dopo la sua distruzione. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">È la storia di figli e figlie che non ricordano o non vogliono ricordare il passato tedesco, e che vivono tra le due Repubbliche, tra gli Stati Uniti e la Russia. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Io penso che sia essenzialmente <em style="mso-bidi-font-style: normal;">un libro sul passaggio all’astrazione della storia</em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">La Russia ed il comunismo sono le linee guida di questo sentiero.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">I figli di Hammerstein pensano per categorie contrapposte rispetto al padre. Si pensi all’atteggiamento di Hammerstein verso la Russia, che tradisce la mentalità propria della borghesia ottocentesca, che pensa il diritto internazionale in termini di rapporti tra Stati, che è impreparato a considerare l’elemento del <em>politico</em>: è ancora un rappresentante di quegli eserciti europei che pensano ancora l’avversario come <em>justus hostis</em>, in quanto Stato, unità statale belligerante, e <em>mai come nemico</em> (“Per quanto rifiutiamo e combattiamo le idee rivoluzionarie, la Germania non deve dimenticare che a Mosca non c’è solo l’Internazionale comunista, ma in primo luogo il governo dello Stato russo”, p. 57). </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Ora tutto cambia: figli e figlie di Hammerstein invertono la prospettiva. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">La Russia è ora il solo comunismo, intorno al quale tutti i figli del generale ora si trovano a ruotare, chi con la pistola, chi non il semplice spiare: nessuno, però, con lo sguardo fermo del padre. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">La lotta adesso, l’ostinazione, è il parto del nuovo processo giuridico di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">criminalizzazione del nemico</em>, di guerra discriminatoria, del nuovo “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">partito della guerra civile mondiale</em>”</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn1"style="mso-endnote-id: edn1;" name="_ednref1" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; color: #000000; line-height: 115%;">[i]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Combattono anche loro, ma sulle ceneri degli Stati, sulle ceneri dell’unità politica interna. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">E senza pensare che, in fondo, sono <em style="mso-bidi-font-style: normal;">loro stessi il nemico criminalizzato</em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Sono loro stessi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">i tedeschi la cui patria è stata negata</em>, una patria occupata e divisa in due e che ha perduto il proprio <em style="mso-bidi-font-style: normal;">status giuridico<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn2"style="mso-endnote-id: edn2;" name="_ednref2" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; color: #000000; line-height: 115%;">[ii]</span></strong></span></span></span></a></em>. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Hammerstein è, in fondo, un romanzo su quello specchio per le allodole che sta tra la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">colpa metafisica</em> dei tedeschi di cui parla Jaspers ed il senso di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">innocenza</em> <em style="mso-bidi-font-style: normal;">collettiva</em> (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">kollektive Unschuld</em>) di quegli stessi tedeschi</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_edn3"style="mso-endnote-id: edn3;" name="_ednref3" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 12pt; color: #000000; line-height: 115%;">[iii]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Questo specchio si chiama forse “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">anno zero</em>”. O forse si chiama, come la chiama Enzensberger, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ostinazione</em>: <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è lo specchio in cui si nega se stessi, in cui si fugge dalla propria terra <em style="mso-bidi-font-style: normal;">concreta</em>, e verso l’astrazione.</span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">L’autore lo sa: si trova costretto così, non vedendo che l’astratto nelle vite di questi personaggi, a chiedere <em style="mso-bidi-font-style: normal;">la</em> parola ai loro spiriti (con le sue &#8220;Conversazioni postume&#8221;). </span></span></p>
<p class="ecmsonormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Ma questi non gli risponderanno. Non ne vorranno più sapere alcunché. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"> </span></p>
<div style="mso-element: endnote-list;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"><br />
<hr size="1" /></span></div>
<div id="edn1" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref1"style="mso-endnote-id: edn1;" name="_edn1" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">[i]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "> Così a proposito dell’Internazionale comunista E. NOLTE, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazionalsocialismo e bolscevismo. La guerra civile europea 1917-1945</em>, Milano, Rizzoli, 1996, p. 4</span></p>
</div>
<div id="edn2" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref2"style="mso-endnote-id: edn2;" name="_edn2" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">[ii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "> Mi limito a chiarire la situazione giuridica della Germania nel momento della sua distruzione definitiva, ossia della “resa incondizionata” firmata dal governo del Reich di Dönitz. Esprime con chiarezza e brevità il punto E. TRAVERSO, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">A ferro e fuoco. La guerra civile europea 1914-1945</em>, Bologna, Il Mulino, 2008, p. 111-112: “Nel 1945, la Germania non è sottoposta a uno stato d’ «occupazione belligerante», secondo la definizione della convenzione dell’Aia del 1907. Detto altrimenti, non è una nazione sconfitta e temporaneamente occupata da forze vincitrici che ne riconoscono il carattere di stato belligerante. (…) La Germania ha perduto la propria sovranità, che è stata trasferita, de facto, alle quattro potente occupanti. Molto semplicemente, non esiste più uno stato tedesco. L’URSS, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia non vogliono firmare un trattato di pace con il nemico vinto, ma decidere del suo avvenire. «Dopo la resa incondizionata – spiega Hans Kelsen nel 1945 -, la Germania ha cessato di esistere come stato dal punto di vista del diritto internazionale». Il suo statuto, aggiunge lo studioso, corrisponde piuttosto a quello della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">debellatio</em>”.</span></p>
</div>
<div id="edn3" style="mso-element: endnote;">
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ednref3"style="mso-endnote-id: edn3;" name="_edn3" ><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: ">[iii]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: "> Rimando ancora al testo di Traverso, p.121, per la concisione con cui l’autore riesce ad esporre concetti piuttosto complessi, che qui non possono essere trattati</span><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">.</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%;"> </p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%;"> </p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%;"> </p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: center;"><span style="font-size: x-small; font-family: Calibri;">***</span></p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 115%; text-align: center;"> </p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Auschwitz, o la banalità della filosofia.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 21:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E io, l’intellettuale europeo, che sarà mai di me?” (Paul Valery)   UN BREVE SCRITTO POLEMICO (DEDICATO &#8220;AI GIURISTI E AI GENERALI&#8221;)  QUESTE POCHE RIGHE MAL SI CONCILIANO CON LA PROFONDITA&#8217; DEL PENSIERO IVI CONTENUTO. SOLTANTO RICOSTRUENDO I NESSI NON ESPRESSI E&#8217; POSSIBILE COGLIERE LA STRUTTURA DELLA POLEMICA.      Nessuna disciplina scientifica ha fallito come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.moonbattery.com/archives/Auschwitz_corpses.JPG" alt="" width="320" height="301" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">E io, l’intellettuale europeo,</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">che sarà mai di me?”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: ">(Paul Valery)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">UN BREVE SCRITTO POLEMICO (<span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Georgia','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;">DEDICATO &#8220;AI GIURISTI E AI GENERALI&#8221;)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> <span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">QUESTE POCHE RIGHE MAL SI CONCILIANO CON LA PROFONDITA&#8217; DEL PENSIERO IVI CONTENUTO. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">SOLTANTO RICOSTRUENDO I NESSI NON ESPRESSI E&#8217; POSSIBILE COGLIERE LA STRUTTURA DELLA POLEMICA. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> <span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nessuna disciplina scientifica ha fallito come la filosofia nel tentativo di pensare, spiegare ed afferrare il senso profondo della distruzione europea tra il 1914 ed il 1945, della distruzione geografica e politica del suo ordine giuridico, del suo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">jus publicum</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Di tutta la letteratura riflessa sull’asse <em style="mso-bidi-font-style: normal;">guerre en forme </em>- <em style="mso-bidi-font-style: normal;">guerra civile europea</em>, quella filosofica è la più povera e banale, la più vuota e del tutto slegata dai fatti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Esiste prima la storia, di ogni teoria sulla storia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La prima guerra mondiale è l’evento-chiave del primo cinquantennio di secolo. L’evento che taglia in due il paradigma dell’Ottocento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Il secondo conflitto è, sotto il profilo della rivoluzione del paesaggio mentale dell’uomo europeo, meno importante, perché è intrinsecamente <em style="mso-bidi-font-style: normal;">contro-rivoluzionario</em>, nel senso che muove dal tentativo tedesco di operare una <em style="mso-bidi-font-style: normal;">restaurazione</em> dell’ordine giuridico europeo distrutto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Il 1941 rappresenta l’anno di svolta della seconda guerra mondiale, in quanto è l’anno che in linea teorica segna la fine della guerra stessa, la fine del suo scopo: da quel momento, diventerà soltanto il prolungamento di una fine già scritta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">E la guerra finisce, in quanto fallisce il tentativo di un asse anglo-tedesco che, fondato sulla opposizione terra-mare, potesse ricostruire quel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">jus publicum Europaeum</em> di cui Hitler incarna l’ambigua figura di “ultimo rappresentante e distruttore finale”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Sono il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">volo di Hess</em> e la sua <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cattura</em> che segnano la fine della guerra: la fine della lotta per lo spazio europeo, uno spazio tradizionale e classico. Questo spazio era il presupposto logico per l’invasione dell’Unione Sovietica, per il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lebensraum</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Il nazionalsocialismo rappresenta dunque, a totale differenza dal fascismo, un tentativo di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">restaurazione dell’Europa ottocentesca</em>. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Saltata la possibilità</span></em><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "> di metter in atto tale restaurazione (l’asse Terra-Mare), il nazismo diventa definitivamente il distruttore di quell’ordine che tentava di ricostituire: esplode <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’intensità del politico</em>, esplode la <em style="mso-bidi-font-style: normal;">dialettica amico-nemico</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nel momento in cui il nazismo non trova più di fronte a sé un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">iustus hostis</em>, perché è crollato quel sistema, con tutta la sua violenza si rivolge contro il nemico, nemico assoluto: cambia la sua idea di spazio, cambia il paradigma. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dallo spazio vitale allo spazio razziale</em>, che non ha più nulla a che vedere con il legame tra territorio e diritto. Da qui lo sterminio, l’annientamento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Di questo quadro, tracciato brevemente e pertanto con un veloce tratto generalizzante e di conseguenza impreciso, la storia ed il diritto hanno spesso compreso i lineamenti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La filosofia non ha, al contrario, compreso nulla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Una “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">sindrome del dopo-Auschwitz</em>” ha spinto la filosofia nuovamente nella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">metafisica</em>: i filosofi hanno rinunciato a spiegare Auschwitz, per fare della metafisica di Auschwitz. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Una metafisica della storia come fine di una filosofia della storia. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Mai fu spesa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">parola più impropria per Auschwitz</em> che quella che è divenuta un vero e proprio <em style="mso-bidi-font-style: normal;">postulato filosofico</em>, che quella finzione dell’ <em style="mso-bidi-font-style: normal;">autodistruzione della ragione</em> di Adorno: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Auschwitz ha dimostrato inconfutabilmente il fallimento della cultura. Il fatto che potesse succedere in mezzo a tutta la tradizione della filosofia, dell’arte e delle scienze illuministiche, dice molto di più che essa, lo spirito, non sia riuscito a raggiungere e modificare gli uomini”</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: right;" align="right"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>(<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dialettica negativa</em>, Einaudi, Torino, 1982, p.331)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Ma che significa? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Quale cultura? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La ragione illuministica era già <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fallita</em> con Kant, che la costruiva su un presupposto inesistente, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">noumeno</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Non c’è nulla di più errato e misero delle riflessioni di Hannah Arendt: il concetto vuoto di totalitarismo (un’etichetta da guerra fredda), la riflessione sul terrore e l’ideologia, non sembrano dar nessun contributo alla lettura del nazionalsocialismo e delle guerre civili europee. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Non c’è nulla di più vago ed infecondo dei temi hegeliani con cui Kojève guarda a Stalin nuova <em style="mso-bidi-font-style: normal;">anima del mondo</em>, della “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">teodicea di Auschwitz”</em> di Jonas, del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Behemoth</em> di Neumann. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nulla di più stridente con i fatti storici e la storia della cultura dell’idea di Marcuse della forza emancipatrice ed individualistica del nazismo come epurazione degli elementi guglielmini nella società tedesca (quando fu l’esatto contrario!). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Nulla di più falso delle tesi dell’ incatenamento del corpo di Levinas, del nichilismo che vorrebbe scovare Löwith, della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vanità del nulla</em> di Camus: Hitler, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Füher biedermaier</em>, il suo è proprio il tentativo più mediocre di restituire un’anima al corpo!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Sono questi filosofi, e non quelli che, a detta loro, prepararono il nazismo, a tessere una visione <em style="mso-bidi-font-style: normal;">escatologica del tempo, ad essere profondamente storicisti</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Sono questi filosofi a non riuscire a cogliere <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’idea che la storia possa tornare indietro</em>. L’idea che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Auschwitz non sia il simbolo della modernità</em>, non sia una figura novecentesca, ma sia invece l’ultimo atto che chiude l’Ottocento. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">È la trincea ad essere moderna, mentre Auschwitz è strutturalmente anti-moderna. Il progresso tecnico è la morte di massa della prima guerra mondiale, i gas dei combattimenti, le luci che cambiano la notte ed il giorno: non gli aguzzini, l’ordine concentrazionario, i forni crematori. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La filosofia non è riuscita ad accettare il fatto storico che il nazismo fosse un movimento <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fermo al 1914</em>, ad ancora prima della Grande Guerra. E che tale movimento si sia trovato a dirigere uno Stato moderno <em style="mso-bidi-font-style: normal;">quindici anni dopo che il suo tempo si era fermato</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La filosofia non è stata in grado di cogliere questo buco nella rete. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">La filosofia non è riuscita ad accettare <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’antistoricismo della storia</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Non a caso, si tratta perlopiù di filosofi hegeliani o marxisti per formazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Loro sono i profeti più falsi, e più che altro inutili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Carl Schmitt non rispose alla lettera che Walter Benjamin gli inviò nel dicembre del 1930. Fece davvero bene. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: center;" align="center"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">Silete, philosophi, in munere alieno!</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: center;" align="center"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: center;" align="center"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: ">***</span></em></p>
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		<title>Il volo di Hess: la fine dell&#8217;opposizione terra-mare (dallo spazio vitale allo spazio razziale)</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 18:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia e Diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi sveglio con un letterario fischio al naso: un nasone, direi, per un fischio buzzatiano. Precauzionalmente faccio un bagno (sostiene Pereira) : ricordo Mastroianni in costume, tossisco, tirando un sasso in mare ricavo la formula chimica dello iodio: una granita al limone, e lei chiusa in biblioteca. Una disturbata barca a vela va e viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sveglio con un letterario fischio al naso: un nasone, direi, per un fischio buzzatiano. Precauzionalmente faccio un bagno (sostiene Pereira) : ricordo Mastroianni in costume, tossisco, tirando un sasso in mare ricavo la formula chimica dello iodio: una granita al limone, e lei chiusa in biblioteca. Una disturbata barca a vela va e viene davanti a me.</p>
<p>Spasimanti indegni le ronzano intorno, cercando di farla ridere. Deve ridere di voi, &#8220;amici&#8221;.</p>
<p>Piccola, ora parlerò soltanto a te, ma poco, perchè poi tutto finirà in una teoria ancor più profonda (nel mio piccolo libro-tesi) : ma ecco il segreto, la chiave per capire la pace europea che ci illudiamo di vivere oggi.</p>
<p>Io credo in un mondo di uomini pacifici e buoni, ma questo mondo non è quello dell&#8217;ordine mondiale in cui viviamo, democrazie-satellite, ma sarà solo quello in cui l&#8217;Europa ri-scoprirà il legame tra diritto e terra.</p>
<p>Io parlo un poco a te, come in una vecchia passeggiata da soli, in riva al mare, di tanto tempo fa.</p>
<p>Vorrei fosse un piccolo racconto, accennato.</p>
<p> </p>
<p>Dal 1913, da quando giunse a Monaco da Vienna, Hitler non cambiò più un&#8217;idea sul mondo .</p>
<p>Ma una volta sì, vi fu un&#8217;inversione, legata al suo concetto di <em>spazio</em>. Il <em>volo di Rudolf Hess </em>segna il momento in cui Hitler, e con lui il nazismo, cambiò prospettiva.</p>
<p>Nel nazionalsocialismo di Hitler vi è ancora affermato il paradigma hegeliano del paragrafo 247: la condizione di esistenza storica e politica dello spazio europeo, del suo<em> ius publicum</em>, è l&#8217;opposizione di terra e mare.</p>
<p>Nelle pagine di Hitler è chiarissimo come l&#8217;intero mondo (ossia, per lui, il <em>Vecchio Mondo</em>) sua costruito sull&#8217;asse Impero inglese, come potenza marittima- Germania, come potenza continentale.</p>
<p>Tale dialettica è definitivamente risolta in sè, distrutta, tramontata, nel 1945, l&#8217;anno che ha determinato la fine di questa opposizione attraverso la distruzione fisica e la <em>divisione spaziale</em> della Germania ed il crollo della struttura imperiale britannica attraverso la decolonizzazione. Un ordinamento globale fondato su un nuovo elemento, <em>l&#8217;aria</em>, si è imposto: le orbite spaziali hanno costruito un nuovo equilibrio freddo tra Stati Uniti e URSS.</p>
<p>Di tale passaggio, che segna il crollo del diritto internazionale europeo, della guerra limitata (<em>guerre en forme</em>), del <em>nomos </em>della terra, Rudolf Hess è la figure-chiave.</p>
<p>Hess volò nel 1941 in Scozia al fine di definire una trattativa di pace separata con gli inglesi, in vista dell&#8217;attacco tedesco all&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p>L&#8217;alleanza tra Germania e Inghilterra definisce, nè è la struttura portante, del concetto di <em>Lebensraum </em>(spazio vitale), che costituiva il pilastro geopolitico del nazismo sino al fallimento del volo di Hess: Karl Haushofer, Hess e Hitler stesso teorizzarono la necessità di un&#8217;espansione continentale tedesca ad Oriente (URSS) fondata sulla separazione rispetto al mare, lasciato al controllo inglese.</p>
<p>Nelle pagine del <em>Mein Kampf </em>è espressa più volte tale visione. Hitler, con il suo sguardo ottocentesco, non aveva in alcuna considerazione il nuovo ruolo dell&#8217;America e ragionava mediante quello schema del <em>jus publicum Europaeum</em> che in parte era già crollato.</p>
<p> </p>
<p>&#8220;Nessun sacrificio si sarebbe dovuto ritenere eccessivo se era un mezzo per guadagnare l&#8217;amicizia dell&#8217;Inghilterra. <em>Andavano abbandonate le amibizioni coloniali e navali </em>e ogni tentativo di competere con le industrie britanniche&#8221;</p>
<p align="right">(Hitler, <em>Mein Kampf</em>, Bompiani, 1939, p.87)</p>
<p>Dalla lettura del <em>Mein Kampf</em> emerge con tutta chiarezza come il concetto di &#8220;<em>spazio vitale</em>&#8221; sia un&#8217;idea tradizionale e ottocentesca, perfettamente inscritta nella classica opposizione di terra e mare e nel diritto internazionale europeo. Quella del <em>Lebensraum </em>è un&#8217;idea indissolubimente legata al concetto tradizionale di spazio: un <em>nomos </em>della terra accanto al dominio inglese dei mari.</p>
<p>Il nazismo non condusse perciò alcuna guerra di annientamento contro gli inglesi e, più in generale, ad Occidente: lo &#8220;spazio vitale&#8221;, quale equilibrio inscirtto nella &#8220;guerra in forma&#8221;, era <strong><em>una modalità di limitazione della guerra</em> portato avanti dai nazisti. </strong></p>
<p>In tal modo si spiega la cd. &#8220;<em>strana guerra</em>&#8221; anglo-tedesca tra il 1939 ed il 1941.</p>
<p>Quando Hitler invase la Polonia e l&#8217;Inghilterra dichiarò guerra alla Germania, la RAF non bombardò il suolo tedesco e la Polonia fu <em>de facto </em>abbandonata a se stessa. Allo stesso modo, quando i nazisti ebbero l&#8217;opportunità di distruggere l&#8217;esercito Alleato intrappolato a Dunqkerque (sarebbe stato un massacro di 338.000 soldati, che avrebbe posto fine ad ogni possibile operazione militare inglese), Hitler ordinò ai suoi soldati di fermarsi, permettendo l&#8217;evacuazione. La stessa celebre Operazione Leone Marino (<em>Fall Seelowe</em>), con i suoi preparativi per l&#8217;invasione della Gran Bretagna, non fu che un bluff, uno specchio per le allodole al fine di nascondere l&#8217;Operazione Barbarossa (ossia l&#8217;invasione dell&#8217;Unione Sovietica). La Germania non avrebbe mai tentato di invadere l&#8217;Inghilterra.</p>
<p>Il concetto di <em>spazio vitale</em> è perciò funzionale ad una limitazione della guerra: non è un concetto distruttivo, sepur aggressivo, non è una nozione che sottende l&#8217;annientamento, seppur prevede l&#8217;espansione. <em>Lebensraum </em>è spazio inteso come equilibrio.</p>
<p>Gli inglesi erano del tutto consapevoli di tale prospettiva, e pronti a concludere la pace con la Germania: il cd. circolo di Hamilton, favorevole all&#8217;alleanza, era anzi formato dallo zoccolo <em>più inglese dell&#8217;Inghilterra</em>, il più restìo al compromesso anglofono con Roosevelt e gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p>Così la <em>City </em>londinese era schierata in blocco per una politica di appeasement verso i tedeschi, come del resto la Corona. Il gabinetto Chamberlain, il quale firmò nel 1938 il Patto di Monaco, era composto da uomini-chiave filotedeschi: sir Samuel Hoare, lord Halifax, R.A. Butler. Come ha scritto Scott Newton:</p>
<p>&#8220;La presenza in questo movimento [per la pace] della regina madre, dei duchi di Westminster e di Buccleuch, dei lord Aberconway, Bearsted, Brockett, Buckmaster, Harmsworth, Londonberry, Mansfield e Ruschcliffe, più almeno trenta membri della Camera dei Comuni, <em>dimostra la solida natura dei legami della lobby con la corte, la City, la grande industria e l&#8217;aristrcrazia terrena (&#8230;) Tutti i suoi membri condividevano la profonda paura che l&#8217;ordine interno e internazionale che aveva sostenuto la Gran Bretagna liberal-imperialista stesse per essere irrimediabilmente cambiato (&#8230;)&#8221;</em></p>
<p align="right">(NEWTON S., <em>Profits of Peace: The Political Economy of Anglo-German Appeasement</em>,</p>
<p align="right">trad. in italiano in PICKNETT L.-PRINCE C.-PRIOR S., <em>Il caso Rudolf Hess</em>, Sperling&amp;Kupfer, 2001, p.64)</p>
<p>Fu Churchill, che sostituì nella carica di Primo Ministro Chamberlain, a far naufragare l&#8217;alleanza: egli trasportava l&#8217;Inghilterra nell&#8217;elemento spaziale americano.</p>
<p>Non è un caso che Churchill fu il primo statista europeo a riconoscere la legittimità dell&#8217;emisfero occidentale, del ruolo del Nuovo Mondo in Europa: la sua invenzione della &#8220;<em>cortina di ferro</em>&#8221; risponde a <em>un&#8217;idea spaziale americana, e non britannica</em>.</p>
<p>L&#8217;asse Roosevelt-Churchill prevalse perciò su quello Corona-City britanniche.</p>
<p>L&#8217;Inghilterra non si arrendeva, continuava a combattere la guerra, che divenne in quello stesso anno <em>mondiale</em>.</p>
<p>Il 1941 è l&#8217;anno che può dirsi della distruzione del <em>jus publicum Europaeum</em> o, meglio, dell&#8217;equilibrio terra-mare che lo costituiva.</p>
<p> </p>
<p>Hess, volato nel 1941 in Scozia per portare a termine le trattative di pace con gli inglesi, fu l&#8217;ultimo rappresentante dell&#8217;opposizione-equilibrio tra Inghilterra e Germania: il suo fu l&#8217;ultimo tentativo, disperato, di fissare l&#8217;ordine europeo in un&#8217;alleanza tra terra e mare, per non spostare il centro politico del mondo.</p>
<p>Ma con il definitivo rifiuto inglese di stipulare una pace che Hitler aveva sempre cercato, l&#8217;idea tradizionale di <em>Lebensraum </em>si spezzò.</p>
<p>E&#8217; in questa frantumazione che si spiega il mutamento del concetto di spazio che la Germania fece allora proprio, con l&#8217;invasione della Russia.</p>
<p>Hitler, costretto all&#8217;invasione russa senza aver risolto il fronte Occidentale, senza aver trovato l&#8217;equilibrio, dovette abbandonare, unica volta nella sua vita, un presupposto ideologico fondamentale: l&#8217;idea che lo spazio europeo potesse essere retto da un equilibrio tra la terra ed il mare.</p>
<p>Crollando l&#8217;equilibrio del mare -con la dipendenza inglese dall&#8217;America e l&#8217;entrata in guerra della stessa-, crollava quello della terra: il nazismo non aveva più davanti a sè uno &#8220;spazio vitale&#8221; da conquistare, perchè era distrutto il suo presupposto, ossia il nesso tra diritto, <em>nomos</em>, e territorio.</p>
<p>Il mancato accordo internazionale determinava, in altri termini, <em>l&#8217;impossibilità di combattere una guerra in forma, tra Stati, presupposta dal Lebensraum</em>: la Germania non si trovava più di fronte a soldati rappresentanti diversi Stati europei, ma di fronte ad un&#8217;astratta coalizione di <em>Alleati</em>, intervenuti <em>in nome dell&#8217; umanitarismo e non della conquista del territorio</em>.</p>
<p>La Germania veniva criminalizzata: passava da pari a nemico. <em>Gli Alleati ora combattevano contro un criminale, e non contro uno Stato legittimo quanto i loro</em>.</p>
<p>Il passaggio dalla considerazione politica a quella penale del diritto internazionale ha prodotto un&#8217;esplosione della violenza e del numero di morti nel mondo mai visto fino al 1941. Intervenire per salvare un popolo, provocò la distruzione di quel popolo.</p>
<p>Saltato il rapporto tra diritto e territorio, il nazismo concepì la più grande atrocità storica mai avvenuta: il passaggio dal concetto di &#8220;spazio vitale&#8221; a quello di &#8220;<em>spazio razziale</em>&#8220;.</p>
<p>Dal 1941, la Germania non vide più di fronte a sè un diritto degli Stati che insistono entro i loro confini nazionali, ma un diritto delle razze come <em>soggetti giuridici</em>, fondato su sistematiche operazioni di deportazione di masse di persone da un luogo all&#8217;altro: il territorio perde significato e senso, poichè il <em>nomos </em>non si costruisce più sulla terra, ma sulla razza.</p>
<p>Il fronte chilometrico che si apriva nel territorio russo era tanto vasto e deserto, così mobile e giuridicamente indefinito, che si risolveva in un non-spazio. Non posso soffermarmi in queste righe sulla distinzione tra il politico ed il giuridico nello Stato di Hitler. Ma basti questo: il diritto ha bisogno dello spazio (è <em>nomos</em>). Senza lo spazio, al giuridico subentra il politico. La guerra di annientamento tedesca inizia con l&#8217;invasione dell&#8217;URSS in quanto nasce nella frantumazione dell&#8217;identità tra ordinamento e localizzazione (<em>Ordnung und Ortung</em>), da cui la perdita del concetto di Stato e di diritto. Al loro posto, razza e politico, ovvero distinzione tra amici e nemici.</p>
<p><em>Lo spazio razziale è perciò giuridicamente un non-spazio: è uno spazio politico, e non giuridico</em></p>
<p>. Lo spazio razziale diventa pertanto qualcosa che non ha a che fare con il <em>territorio</em>, con il diritto, ma diviene solo un mero perimetro all&#8217;interno del quale distruggere il nemico. Non è un caso che le divisioni amministrative, e perciò giuridiche, dei territori occupati ad Est non furono mai chiare, e che la competenza del Ministero per gli affari orientali di Rosenberg (giuridico) non potesse intaccare quella di Himmler e delle SS (lo strumento politico del nazismo).</p>
<p>L&#8217;annientamento provocato dalla seconda guerra mondiale risiede essenzialmente in questo mutamento del concetto di spazio.</p>
<p>Il volo di Hess rappresenta l&#8217;ultimo tentativo che alcuni inglesi e tedeschi compirono per conservare il diritto internazionale europeo. Non vi riuscirono. Dal canto suo, fu sconfitto anche il concetto internazionale di &#8220;spazio razziale&#8221; che Hitler aveva allora contrapposto al concetto di &#8220;emisfero occidentale&#8221; degli Americani. In ogni caso, l&#8217;Europa fu distrutta.</p>
<p>Un giorno, piccola, passeggeremo ancora. E parleremo magari anche della cd. <em>teoria del doppelganger</em>, ossia del sosia di Hess. Scherzeremo un pò, forse scopriremo che è tutto vero.</p>
<p>Io intanto controllo le mie cicatrici, per vedere se sono in effetti io.</p>
<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Rudolf_Hess_at_Nuremberg_prison.jpg" alt="Rudolf Hess a Norimberga" width="297" height="348" /></p>
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		<title>Paralipomeni del mare facile.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 09:18:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La testa nel mare, e pesci bui dove si mangia il volo aereo, al mio polmone blu. Discutere per ore da solo su Rudolf Hess, sempre dietro gli occhiali scuri, in cui nessuno può vedere i miei occhi, ma solo se stesso; la villeggiatura ha ucciso con la sua distanza, ha ucciso per molto meno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/18/Rudolf_Hess_-_Bf_110D_Werk_Nr_3869_-_Wreckage_-_Bonnyton_Moor.jpg" alt="" width="485" height="271" /></p>
<p>La testa nel mare, e pesci bui</p>
<p>dove si mangia il volo</p>
<p>aereo, al mio polmone blu.</p>
<p>Discutere per ore da solo su</p>
<p>Rudolf Hess,</p>
<p>sempre dietro gli occhiali scuri,</p>
<p>in cui nessuno può vedere i miei occhi,</p>
<p>ma solo se stesso;</p>
<p>la villeggiatura ha ucciso con la</p>
<p>sua distanza, ha ucciso</p>
<p>per molto meno.</p>
<p>Una parola, la mia voce,</p>
<p>sarebbe servita.</p>
<p>L&#8217;aereo cade in Scozia,</p>
<p>mentre ragazzi volano</p>
<p>tra l&#8217;Africa e qui, e poi più a</p>
<p>Levante: io lo busco</p>
<p>per il Ponente,</p>
<p>come un colombiano che</p>
<p>perde alle carte.</p>
<p>Tre militari fucilano una balena</p>
<p>sul muro dietro la mia casa;</p>
<p>scrivo note sulla legge fallimentare,</p>
<p>ancora guardando il mare, da questa</p>
<p>terra di preti e di sassi.</p>
<p>Ascolto ancora una canzonetta,</p>
<p>sapendo che ti sarei mancato, se non</p>
<p>fossi stata al mare. Il mare consola</p>
<p>facilmente, il mare è facile,</p>
<p>c&#8217;è poco da inventare.</p>
<p>Più difficile far male con le mie parole</p>
<p>cittadine.</p>
<p>Sorrido in compagnia di una vergine</p>
<p>che mi tiene la mano e dice di</p>
<p>chiamarsi Godot:</p>
<p>non aspettarti nulla,</p>
<p>mi ripete.</p>
<p>Un aereo precipita sulla spiaggia</p>
<p>di Camogli: un ufficiale tedesco,</p>
<p>caduto nell&#8217;acqua, chiede di Alfred Horn.</p>
<p>Si doveva far la pace.</p>
<p>Una ragazza gli passa accanto, e gli fa</p>
<p>l&#8217;occhiolino. Ma lui, finalmente, non vuole donne:</p>
<p>deve solo portare l&#8217;ultima pace.</p>
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		<title>Diario di fine luglio, umiliato. Tre luoghi come Camogli, la trincea e Auschwitz (ovvero: nuovo viaggio al termine della notte).</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 06:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il treno serale che arriva sino alla toscana è veloce, e si può fumare una sigaretta di nascosto, tra i finestrini chiusi ed i divanetti vuoti: prima un bacio alla stazione, andandosene. Un libro su Mussolini. Così anche stanotte, in cui sono solo nella casa sul mare, traccio righe a matita su queste stesse pagine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.irre.veneto.it/sito_irrev/umbe/images/trincea.jpg' alt='trincea' class='aligncenter' /></p>
<p>Il treno serale che arriva sino alla toscana è veloce, e si può fumare una sigaretta di nascosto, tra i finestrini chiusi ed i divanetti vuoti: prima un bacio alla stazione, andandosene. Un libro su Mussolini. Così anche stanotte, in cui sono solo nella casa sul mare, traccio righe a matita su queste stesse pagine. Ma lei non mi risponde al telefono, lei se ne va, lei starà via forse per sempre. Ed io, chi sono?<br />
Davvero non lo so.<br />
E andandosene sino alla fine, alla fine di questa Camogli complicata e bianca,  arrivare sino al Vento Ariel, dove tra i tavoli un bambino biondo gioca con il suo pallone argentino, e d’argento ha le mani del padre, gli occhi d’acqua delle aquile che non possono ancora volare: dalle cucine, il pesce nuovo viene tagliato all’orizzonte di questo mare che specchia le forchette ed i miei coltelli, poggiato sul porto di notte.<br />
Coppie di innamorati cenano e comprano rose indiane, ed anche le cameriere si commuovono.<br />
Quel rumore di piatti e di bicchieri tipico di questo paese, mentre una vela si vede in lontananza, l’ultimo avventore di oggi, che dorme al largo. Il bambino tira un calcio più forte degli altri al suo pallone, e sorride: ha finalmente fatto muovere il mondo, ha cambiato il reale. Ma è l’unico a riuscirvi.<br />
Le amiche che vanno e vengono, e poi lei che ancora non ha capito cosa accadrà, e si limita a scrivere la notte piccoli non essere triste, passerà. Ma non deve passare nulla, tutto deve solo sbocciare: dal fango, qua e là fiori blu.<br />
Ti terrò altre lezioni di storia, proprio come volevi tu ieri.<br />
Proverò a fidarmi di te, anche se tutta questa programmazione, se questi rinvii, se queste partenze mi umiliano. È questo che non ti ho detto: non è il problema di sentirmi triste -il che è naturale-, ma è il fatto di sentirmi umiliato, con quel si vedrà. Con quel non avermi portato con te, lasciandomi qui.<br />
Aerei sul cielo di queste case a mucchi, tranquilli dimenticano la battaglia per il mero trasporto di persone: l’aereo diventa soltanto un viaggio, per il tuo bovarismo esistenziale. L’aereo invece che ho nelle orecchie e nella mia paura, da guerra mondiale, è un ordigno d’aria che porta la morte politica, di massa.<br />
Nessuno dimentichi che la Grande Guerra è il momento storico irripetibile di passaggio ad un nuovo ordine mondiale, politico, sociale e mentale. Non c’è nulla di nuovo nella seconda guerra mondiale.<br />
Il luogo originario, il parto delle nostre generazioni non è Auschwitz, ma la trincea.<br />
Il cubismo della morte e dell’artificio in trincea è la dimensione tecnica e tecnocratica dove i vostri nonni hanno cambiato pelle e vita, hanno abbandonato la storia.<br />
I tuoi nonni ragazzi sperimentarono la modernità e lo Stato di massa, all’improvviso e con il preciso terrore che solo un orologio industriale può avere: coloro che ti hanno messo in vita -come in un mito orrendo dove la scure taglia il cervello di dio per far nascere una figlia saggia- persero mani e gambe, videro la notte illuminata a giorno, impazzirono di una malattia nuova</p>
<p>Sono malati confusi, inaccessibili, inconsapevoli; talvolta senza onirismo, senza depressione, ma in uno stato permanente di terrore, di tensione nervosa emotiva, e pure con gravi deficit di coscienza. Hanno vivaci estese reazioni di difesa per stimoli di nessuna entità, trasaliscono, sbarrano gli occhi, tremano, impallidiscono, assumono atteggiamenti di difesa, fuggono, si nascondono sotto le lenzuola; occorre tenerli isolati, per la agitazione reattiva che si desta in essi a ogni rumore (Gibelli, L&#8217;officina della guerra, 1991, p.127)</p>
<p>I tuoi nonni, fossero essi analfabeti o letterati, non furono che all’improvviso masse anonime e folle violente.<br />
Tutto ciò che poterono raccontarti, tu non lo credesti. Tu abituata a pensare all’egoismo onnipotente della nostra vita quotidiana, non potevi certo immaginare nemmeno un evento privo di soggetto. Ed invece fu così. I tuoi padri venivano annullati da un massacro tecnicizzato.<br />
Troppo assuefatta, come tutti noi, nella pace mondiale che hai nella testa: mai vedemmo nessuna guerra, mai abbiamo avuto una paura politica e civile. Ma ne avremo, preparati.<br />
Se ora viaggi, mia umiliazione, verso paesi spoliticizzati e luoghi esotici, convinta che lo spazio delle spiagge sia vero, sia un luogo in cui è possibile vivere, lo devi soltanto alla distruzione attraverso un bagno industriale di sangue dello spazio europeo e della vita dei tuoi nonni e bisnonni. Se confondi il divertimento di oggi con il divertissment pascaliano, se confondi la notte brava con il giorno, se non riesci a capire perché dovrebbe importarti qualcosa della vita intesa nel suo senso storico e politico, se pensi che a vivere basti te stessa, ti prego, ricorda che tutta questa tua mentalità è il sonno iper-democraticizzato e controllato dell’occupazione meccanica dello Stato delle masse nella nostra vita.<br />
Paradosso: ti illudi di ritornare al giardino epicureo, proprio in un secolo in cui la tecnica lo ha annullato e negato. Pensi che quest’epoca molle sia di ritorno al privato, quando è l’esplosione del pubblico, mai così intensa come oggi. Ma non te lo fanno vedere, siamo più raffinati: la tecnica, come in un romanzo di Orwell, occupa lo spazio mentale (la tua spiaggia, il tuo senso del viaggio e della vacanza estiva), dopo aver occupato, con la trincea, quello fisico e politico.<br />
In tutto questo Auschwitz, invece, è in direzione ostinatamente opposta. Auschwitz non è uno spazio della tecnica moderna, come la trincea o queste spiagge, ma della tecnica utilizzata in chiave anti-moderna: il treno per il lager è lo strumento industriale e tecnico per ritornare a prima della tecnica. I nazisti cercarono -già sconfitti in partenza- di annullare la trincea (e non erano prodotti dalla trincea), per tornare alle case borghesi guglielmine.<br />
Così Auschwitz non ha segnato in alcun modo qualcosa di nuovo. È stato un tentativo, piuttosto, di tornare al passato, al vecchio -poiché la storia non è progresso, non è una linea edipica, e perciò non vi sono leggi, ma solo clinamen e fatti aperti-. Tentativo fallito, e pertanto, storicamente, irrilevante nel nostro modo di vedere il paesaggio mentale.<br />
La tortuosa via per Auschwitz segna la nostra coscienza, ma la sua parte antica e contro-storica. Non segna il nostro senso del presente e del futuro. Non è vero che non si può fare filosofia dopo Auschwitz, come fu detto: non si può fare filosofia dopo la trincea, piuttosto, dopo che l’elemento tecnico, con le sue rivoluzioni biologiche, chimiche ed elettriche, ha cambiato gli uomini: soldati-operai anonimi dentro ad una industria per il macello umano specializzato, ed oggi uomini-benessere spoliticizzati.<br />
Lasciami fumare una Marlboro, lasciami essere triste, lasciami star male.<br />
Così potrò sentirmi un po’ più vivo, realmente vivo.<br />
 Tu, su quella spiaggia, ti dovrai accorgere che il mare e la sabbia su cui stai sdraiata al sole, bevendo alcolici di consumo balneare, non sei che in una nuova officina della guerra, dove</p>
<p>La nuova realtà investe in vario modo la sfera precettiva, disegnando i contorni di un «nuovo paesaggio mentale». Nell’esperienza della trincea e più in generale nell’ambientazione della guerra si palesano il trionfo dell’elemento artificiale su quello naturale (l’elettricità trasforma le notti in giorni, la chimica degli esplosivi polverizza le montagne modificando il paesaggio); la fungibilità di biologia e tecnologia (le protesi sostituiscono gli arti distrutti); il senso del tempo come discontinuità e il suo disancorarsi dalle matrici biologiche, naturali o più semplicemente tradizionali; l’irrompere della nuova morte di massa come prodotto dell’organizzazione industriale su larga scala e come perdita di confine tra umano e disumano, segno di un anonimato che connota l’esistenza nella società (Gibelli, cit., p.11)</p>
<p>Ecco, questa guerra generò uomini nuovi. Generò anche te.<br />
Invece che perpetuare e vivere nei suoi nuovi luoghi, anziché dimenticarmi, alza le spalle e riportami l’amore.<br />
Troverò per noi, nell’attesa, un vero spazio epicureo, dove poter fuggire.<br />
Perché, se non vuoi che io trovi per noi questo spazio, ti dico che mi sento oggi, in mezzo a queste spiagge, come il mio maestro Gadda si sentiva in trincea:</p>
<p>Io cerco di leggere, di scrivere: di muovermi, facendo dei passeggini di ricognizione; ma sono pur sempre legato al mio buco, pieno di roba in cui l’ordine è quasi impossibile, e sgocciolante nelle giornate di pioggia (…) il pasticcio e il disordine mi annientano.</p>
<p>Altrimenti, tutta questa estate sembrerà davvero un viaggio al termine della notte.</p>
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