<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mosca sul cappello &#187; Cinema</title>
	<atom:link href="http://moscasulcappello.com/category/cinema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://moscasulcappello.com</link>
	<description>Rivista tecnica di avanguardia nel diritto, nella politica, nelle arti</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jul 2010 07:50:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Katyn &#8211; di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/katyn-di-aloi-m/272/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/katyn-di-aloi-m/272/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 09:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[An-drzey Wajda]]></category>
		<category><![CDATA[Andrzey Wayda]]></category>
		<category><![CDATA[Bazin]]></category>
		<category><![CDATA[cinemaverità]]></category>
		<category><![CDATA[eccidio]]></category>
		<category><![CDATA[Ejzenstejn]]></category>
		<category><![CDATA[Katyn]]></category>
		<category><![CDATA[Les course de Taureux]]></category>
		<category><![CDATA[massacri]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[realismo socialista]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[stalinismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=272</guid>
		<description><![CDATA[Katyn sulla possibilità o meno di discutere la verità di Mario Aloi   Cronaca di un’assenza. Senza voler apparire eccessivamente distaccati, l’ultimo film di An-drzey Wajda – edito, perché un altro è già, di questi tempi, sulla passerella della Berlinale &#8211; è un esempio più che efficace di come anche un’urgenza, forse soprattutto un’urgenza, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Katyn</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">sulla possibilità o meno di discutere la verità</span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">di Mario Aloi</span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-family: 'Georgia','serif';"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.vivacinema.it/img/locandina-katyn.jpg" alt="" width="235" height="320" /></span></span>Cronaca di un’assenza.</span></em><span style="font-family: "> Senza voler apparire eccessivamente distaccati, l’ultimo film di An-drzey Wajda – edito, perché un altro è già, di questi tempi, sulla passerella della Berlinale &#8211; è un esempio più che efficace di come anche un’urgenza, forse soprattutto un’urgenza, sia sbrigabile <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tecnicamente</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Sia chiaro, le implicazioni personali del regista, riguardo la vicenda, sono ben più invasive del semplice – foss’anche complesso – coinvolgimento intellettuale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il padre di Wajda morì a Katyn, insieme agl’oltre 22.000 ufficiali polacchi massacrati nel-l’arpile del 1940 dall’esercito sovietico. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Fino al crollo del comunismo l’eccidio fu negato e ogni responsabilità scaricata sulla Wer-macht, di cui era stato riprodotto, per ogni condanna eseguita, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">modus operandi</em>. Un uni-co colpo alla testa, almeno così dicono. Fu Eltsin a confessare, parecchi lustri dopo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Per tutto il periodo d’ambientazione, quindi, il massacro di Katyn non fu altro che un dub-bio, prima, e una certezza indotta, distorta, poi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Non fu mai un dato storico, non ufficiale quanto meno. Ne fu ricavato un poco singolare, in ottica di regime, circolo di assenze: persone scomparse, evento negato. Qualunque infor-mazione sull’argomento non poteva che darsi, già in tempo reale, sotto forma di racconto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Wajda si comporta di conseguenza, intessendo i fili del film, per buona parte, attraverso il punto di vista – la ricerca e le fantasie – dei protagonisti indiretti: quelli che sono rimasti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Un esperimento di verità, attraverso lo sviluppo di un punto cieco.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ma c’è di più, trattandosi di una Storia di respiro collettivo viene sistematicamente applica-ta una consuetudine narrativa di derivazione sovietica, dimostrando come, forse, quell’oc-cupazione – doppia, perché al contempo russa e tedesca – possa ad oggi rivendicare trame ben più sottili del semplice mezzo militare – la presa dell’università, filmata dal regista po-lacco, in questo senso parla chiaro. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Fu Ejzenstejn a suggerire, non solo riguardo alla scalinata di Odessa, la necessità di evolve-re la collettività – intesa come unico non divisibile &#8211; in un insieme di individui, tra il primo atto e il secondo, con l’avanzare della storia oltre le battute iniziali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Passare cioè dal generale al particolare, da un campo lungo al primo piano. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ovviamente, per quanto riguarda questo filone di cosiddetto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">realismo socialista</em>, ogni pre-tesa individualizzazione si ricongiungeva nel vortice <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pan-ideologico</em> di un cinema, sostan-zialmente, propagandistico. Il discorso di Ejzenstejn, c’è da correggere il tiro, era in effetti legato più al modo di inquadrare, che a quello di raccontare. E anche se le due cose non so-no poi così distanti, rimane da sottolineare come il racconto sovietico fosse sottomesso ad una volontà centripeta che gli era del tutto esterna: anche il cinema era statalizzato, ovvia-mente, a quelle latitudini. Il discorso tecnico era però consentito, purché ne fosse presup-posto la sola meccanica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’approdo odierno, in Polonia, è di tutt’altro genere, e ci mancherebbe altro: il nuovo insie-me di personaggi viene riannodato, ri-congiunto in funzione, si vorrebbe, della sola narra-zione, che incede con classica armonia, tra una ripetizione e l’altra – voci che tagliano tras-versalmente la storia, passaggi di consegne, re-incontri.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">In questo senso la tecnica soccorre l’urgenza: aiuta ad accantonare momentaneamente o-gni contingenza esterna al film, mette ordine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Tutto l’ordito tende ad un finale ipotetico che viene lasciato in sospeso per l’intera visione: una sorta di domanda drammatica metodologica che interessa più chi racconta, che il rac-conto stesso &#8211; con la parziale assimilazione che ci si può concedere in questo caso tra le due cose, come da premessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Verrà filmato, infine, il dato non-rappresentabile, il massacro in sé?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Morte ogni pomeriggio</span></em><span style="font-family: ">. La discussione intorno alla rappresentabilità di certi eventi – la morte su tutti, l’omicidio tra gl’altri e la Storia sopra ogni cosa – non è certo materia da re-censione. Ben più serie pagine sono state riempite a questo proposito, senza che mai, del resto, si sia giunti ad una sintesi soddisfacente dell’argomento.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ancora nessuna verità, per il momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Eppure, in questo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">film-catarsi</em>, Andrzey Wayda osa la ripresa dell’esecuzione all’interno di quello stesso racconto che ne fa per oltre un’ora e mezza il più classico dei centri assenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La questione non è astratta e va ben al di là della constatazione che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">la morte sia per l’esse-re il momento unico per eccellenza<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></strong></span></span></span></a></em>, quindi non ripetibile e tanto meno filmabile, pena, in caso contrario, l’accusa di perpetrare quell’oscenità ontologica di cui parla Bazin: la morte diventa al cinema un istante ripetuto, ad ogni ri-proiezione, vedendo così violentata la pro-pria natura, attraverso l’azzeramento della sua funzione – deve rimaner vero, nonostante tutto, che si muore una volta sola. La questione va oltre, dicevamo, benché conduca a ri-dosso di un problema simile, che suggerisce simili quesiti intorno al diritto di rappresenta-zione. E’ chiaro, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Katyn</em> solo si riferisce ad una morte che è stata reale, al contrario di quan-to accadeva in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Les course de Taureux<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[2]</span></strong></span></span></span></a></em>, dove l’uccisione del toro nell’arena era registrata in diretta. La morte che Wajda ci mostra è in tutto e per tutto scenica: senza possibili frain-tendimenti, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">rappresentata</em>. Sono attori, quelli in campo: fingono. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Cionondimeno il film vuole essere un documento che metta fine, oggi, a tanto storico silen-zio, costituendosi quindi, senza riserve, pudori o paure, come riferito &#8211; e al contempo rivol-to &#8211; ad un mondo, e più ancora ad un pubblico, indubbiamente reali. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il cinema del regista polacco tenta in questo caso di uscire da sé, sbilanciando la sua retori-ca sul versante informativo. Ciò che si insegue – il movente &#8211; è un voto di partecipazione: il film vuole <em style="mso-bidi-font-style: normal;">mettere al corrente</em>, letteralmente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La complessità dell’argomento si compone proprio davanti a questa volontà trascendente, ed è una questione che da particolare – circoscritta, cioè, a questo film specifico – si fa ge-nerale, interessando l’essenza del mezzo nel suo complesso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ecco il punto, che è poi una nuova domanda: data la tesi di un film dedicato per gran parte a sviluppare una trama fatta di menzogne, presunzioni, fantasie e tacite consapevolezze, è utile rappresentare, e quindi nuovamente astrarre e distorcere, un fatto per risarcirlo di tanta, storicizzata, faziosità? Si riguadagna sul silenzio, questo sì, ma a che prezzo?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Senza voler suggerire alcuna ipotesi di malafede o voler negare il valore emotivo e persona-le del film, ci si arrende all’evidenza che un uso del cinema come agente reale non possa in fondo che lasciare perplessi, una volta calcolato il rischio di una nuova mistificazione – la minaccia di un inganno al quadrato, che giochi con le assoluzioni. Se è quindi coerente la testimonianza indiretta della prima parte – Wajda è uno tra coloro che sono rimasti, gioca quindi in modo legittimo con il suo punto di vista storico/personale, invertendo la rotta di cui sopra da individuale a collettivo: astrae l’urgenza per farne un racconto &#8211; più problema-tica appare la questione relativa alla rappresentazione del massacro. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Sia detto, peraltro, che il film non trascura all’interno del suo corso narrativo di sottolinea-re le possibilità mistificanti della settima arte: le false verità sovietiche erano perseguite presso il popolo proprio attraverso documentari illustrativi – ma non solo, si intravedono anche vere e proprie opere di finzione &#8211; atti a divulgare dettagliate indagini, e conseguenti rivelazioni, che certificavano la responsabilità tedesca in merito alla strage. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il cinema può essere, ed è stato, un tribunale tutt’altro che imparziale, il film lo sa. Lo spet-tatore è avvertito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Eppure Wajda sembra cedere alla medesima presunzione, sebbene mosso da tutt’altro in-tento, decisamente più nobile.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Di certo l’opera rimane coraggiosa, e non si vuol far qui del moralismo – non ci si chiede cosa sia giusto, piuttosto cosa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">renda giustizia</em> (non c’entrano le intenzioni, ma l’effetto).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Non rimane che domandarsi, dunque, se il cinema di denuncia non nasca dallo stesso vizio di forma che corrompe, spesso e volentieri, il cinema didattico – fondati come sono, en-trambi, su quell’accostamento stridente, quell’espressione ossimorica che è l’ingenua e/o disonesta crasi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cinemaverità</em>. (Notando, oltretutto, come l’eccesso tecnico di cui sopra – il rigore romanzesco &#8211; rappresenti al contempo un’attenuante e il suo contrario, ovvero: una maggiore cura nell’inganno e un’autodenuncia dello stesso, nel rivelare, con tanto di esibi-zione, l’adesione a canoni finzionali).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Si badi, quanto detto non vuol essere una risposta, è piuttosto un nodo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Cosa diventa una verità rappresentata?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-size: small;"></p>
<hr size="1" /></span></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">A. Bazin, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Morte ogni pomeriggio</em>, in A. Bazin, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Che cos’è il cinema?</em>, Milano, Garzanti, 1999, p.31, oltretutto: “La morte non è altro che un istante dopo un altro, ma è l’ultimo”.</span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">Precisamente, il film di Braunberger del 1951, di cui l’articolo in nota qui sopra vorrebbe essere una recen-sione. Il tentativo di commentare sobriamente un documentario sulla corrida naufraga in una dissertazione a dir poco acuta sulla filmabilità della morte. Potere della divagazione, per chi è portato. Qui si è solo epigoni, è chiaro, ma pieni di rispetto e ammirazione.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/katyn-di-aloi-m/272/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Revolutionary Road &#8211; di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/revolutionary-road-di-aloi-m/270/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/revolutionary-road-di-aloi-m/270/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 09:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[American Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[david forster wallace]]></category>
		<category><![CDATA[Far from heaven]]></category>
		<category><![CDATA[Jarhead]]></category>
		<category><![CDATA[melodramma]]></category>
		<category><![CDATA[revolutionary road]]></category>
		<category><![CDATA[Road to Perdition]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Mendes]]></category>
		<category><![CDATA[Todd Haynes]]></category>
		<category><![CDATA[Wallace]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=270</guid>
		<description><![CDATA[Revolutionary Road qualche astrazione in proposito di Mario Aloi   Sternberg prova dunque un fascino quasi soprannaturale verso l’ingannevole posa della fredda astrazione. Le idee. E’ un uomo di idee. Questo non ha niente a che fare con la sua intelligenza o la sua povertà di intelligenza. Semplicemen-te, è come se le idee, buone o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Revolutionary Road</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">qualche astrazione in proposito</span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">di Mario Aloi</span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 241pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">Sternberg prova dunque un fascino quasi soprannaturale verso l’ingannevole posa della fredda astrazione. Le idee. E’ un uomo di idee. Questo non ha niente a che fare con la sua intelligenza o la sua povertà di intelligenza. Semplicemen-te, è come se le idee, buone o cattive, ma sempre fredde, e-sangui, pervadessero tutta la sua personalità e il suo punto di vista sul mondo esterno.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 248.1pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 8pt; font-family: ">DAVID FOSTER WALLACE,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 248.1pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 8pt; font-family: ">Verso l’occidente l’impero dirige il suo corso</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-family: 'Georgia','serif';"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.ilcinemaniaco.com/wp-content/uploads/2008/09/revolutionary-road-poster.jpg" alt="" width="231" height="435" /></span></span>Sapere che cosa abbiamo. </span></em><span style="font-family: ">Esistono omaggi che non vivono di un livello unicamente illus-trativo. Sono pochi, tuttavia ci sono. Appartengono alla miglior specie di cinema, quella in cui la confezione e il contenuto non vanno di pari passo, pur servendo il medesimo fine. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Esistono omaggi la cui consapevolezza va oltre il mezzo, pur non avendo bisogno di altro, in definitiva, per esprimersi – ben aderenti a certi canoni, ben oltre gli stessi, e vai a spie-garti il perché…</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ogni film di Sam Mendes, rivisto oggi, parrebbe un omaggio, anche se non proprio del ge-nere appena descritto: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Jarhead</em> &#8211; che è in fondo un film teorico sul concetto di remake: un film su come rifare un film che ricomponga a sua volta il genere &#8211; poi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">American Beauty</em> – affresco anedonico che omaggia la messa in scena come posizione esistenziale – e infine <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Road to Perdition</em> – nuovo film di genere, questa volta fuori orario, che riferisce il cinema al cinema, scordandosi quanto di vitale dovrebbe, vorrebbe, poter vantare come referente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Per chi avesse voglia di ridere davanti a tanta astrazione, chiarisco: l’ironia mi precede.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Mendes stesso inverte il naturale processo creativo, il suo cinema è già critica, anche se ar-gomentata su pellicola invece che su carta. Egli fa film a posteriori, sebbene possa suonar ridicolo è così &#8211; un sano atteggiamento epimeteico risulta dunque più che legittimo, per noi che ce ne stiamo passivi e comodi sulle rosse poltrone di un qualche cineclub</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">, ad assorbir inquadrature: la regia ha già scritto una soddisfacente recensione di se stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ognuno di questi film si riferisce ad un mondo inteso come bene astratto, assumendolo già di per sé, ancor prima del ritratto, come svuotato di ogni contenuto che non sia mero sche-ma. Da un mondo di idee, sembrano dire, possono venir solo film teorici.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ci sarebbe a questo punto da ammettere, e pare conseguenza ovvia, come nessuno dei sud-detti tre film sia in effetti opera in grado di vibrare, ossia: non è tra loro alcun racconto re-almente animato, nessun movimento, in essi, che vada oltre l’incessante processione di fo-togrammi. Sono certamente belli, tutti, sicuramente consapevoli, a dir poco ben fatti: tutta-via, e non c’è altro modo di dirlo, essi non vibrano – con l’eccezione di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">American Beauty</em> forse, la cui retorica dell’antiretorica diventa però un punto debole (insomma, sembra co-munque, come gl’altri, un film fatto guardandolo dall’esterno, sempre che detta così, ques-ta cosa, possa avere un senso).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Quello che invece sorprende dell’ultima fatica del regista inglese – questo nostro, per l’oc-casione, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Revolutionary Road</em> &#8211; è che pur ripercorrendo la consueta visione del mondo, ri-proposta con la proverbiale affettazione stilistica, si concede vette emotive che parrebbero inappropriate, poco convenienti, ad un nuovo film sostanzialmente anaffettivo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Sapere cosa ci manca, sapere di cosa abbiamo bisogno.</span></em><span style="font-family: "> Detto fatto, trattandosi di una re-trospettiva, partiamo dalla redazione di un piccolo catalogo che espliciti la tradizione cui ci riferiamo &#8211; io, voi e Mendes. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Tutta la catena citazionistica, diretta e indiretta, si consuma a partire da un piccolo assio-ma che la critica – quel poco che già è stato pubblicato, quel poco che già ho letto – ha evi-denziato ad un livello unicamente descrittivo, mancando, almeno in prima battuta, di spi-rito interpretativo; vediamo di provvedere: Mendes usa il tempo del racconto come doppio criterio, interno ed esterno – vale a dire: un film ambientato negl’anni ’50 diventa un film degl’anni ’50, il racconto è una questione di maniera, almeno in fase di avvio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Questo ci porta subito a misurare la qualità dell’operazione sulla scala di un identico pro-posito, che ebbe però esito opposto, nel costituirsi omaggio vero e proprio, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">de-vitalizzato</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Far from heaven</span></em><span style="font-family: ">, melodramma sul melodramma diretto da Todd Haynes nel 2002, si offre in questo senso come primo tramite necessario all’analisi &#8211; sebbene non possa dirsi un film tradizionale, ma in effetti molto recente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Nonostante gl’immediati rimandi, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Far from heaven</em> sembra l’esatto contrario di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Revolutio-nary Road</em>. Ecco perché…</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Entrambi giocano sull’ormai poco sottile filo del metalinguismo, fuor di dubbio, eppure in-corrono in esiti del tutto diversi, se non altro per quanto attiene l’opposto modo di aderire ad un genere comune. La questione centrale sta proprio in questa, a dir poco esibita, di-chiarazione d’appartenenza: il melodramma è, in ogni sua forma, una rappresentazione sbilanciata, priva del benché minimo pudore nella messa in scena, che è cosciente di sè fin quasi all’oscenità. Tutto, al suo interno, è detto ad alta voce, con fare sfacciato, sempre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Visconti doveva essersene accorto sin dai tempi di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Senso</em>, opera a dir poco fredda sebbene intrisa di un sentimentalismo epico che pareva già allora tutt’altro che trascinante</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. Siamo quindi al paradosso che regge l’intera produzione melodrammatica mondiale, non solo ci-nematografica: il genere che più suona passionale, tra tutti, è anche il meno emotivo, il più calcolato – va da sé come la contraddizione non sia molto profonda, l’arte resta una ques-tione più che altro di programmazione razionale, è sempre un’operazione a tavolino, ben studiata. Null’altro si può dire di un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">modus</em> che è in effetti vuota esagerazione, e poco altro. Una recita sempre scoperta, un valzer di regole che si fa omaggio perpetuo, eterna e ludica riproposizione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Essendo l’ultimo della fila, Todd Haynes può permettersi un grado di stilizzazione superio-re a chiunque l’abbia preceduto. Tiene il suo film a stecchetto, cavandone un’opera per sot-trazione: solo griglie e punti esclamativi, il cui valore enfatizzante è peraltro dato in fun-zione della sola convenzione che giustifica il segno, l’insieme di regole stesso. Non c’è reale partecipazione, mai.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">Ora se c&#8217;è una cosa amara, desolante </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">è quella di capire all&#8217;ultimo momento </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">che l&#8217;idea giusta era un&#8217;altra, un altro movimento </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">ma di morte lenta.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: "> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">FABRIZIO DE ANDRE’</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 269.35pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">Morire per delle idee</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Good morning, good morning. </span></em><span style="font-family: ">Tirando le somme, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Far from heaven</em> è quello che si può de-finire un omaggio puro, di quelli che non hanno alcun senso senza ciò che li precede – in questo caso: l’intera tradizione melodrammatica, davvero tutta, da Douglas Sirk in giù, la-sciando da parte, però, il panorama del melò all’italiana, cosiddetto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">neorealismo rosa</em>, che rappresenta la pagina forse più amara di questo nostro viaggio in mezzo ai tragici di carto-ne – quello di Todd Haynes è un film che vive della sua sola chiave storica: di per sé, isola-to, non significa nulla. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Revolutionary Road</em>, dal canto suo, si direbbe tutta un’altra faccen-da – poiché insegue la maturità del genere, e con essa l’indipendenza. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il motivo è presto detto: Mendes riempie il campo con il medesimo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">qui pro quo</em> esistenzia-le che incrina la messa in scena: è diffuso un vuoto di senso interiore, tra i personaggi, che rende la farsa unico elemento caratterizzante, nella ricerca di un’autodefinizione. Questo è ciò che affligge Frank e April, la ricerca di sé – primo cliché, da tenere a mente</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn3"style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La loro colpa, che diventa cruccio, è la deriva stessa che rende poco sana, per costituzione, la pratica dell’omaggio: l’astrazione autoreferenziale che ragiona di soli schemi, per giunta fissi – la vita diventa quindi simulacro di se stessa, e così il cinema.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">I coniugi Wheeler sono esattamente questo: un continuo, intimo e sentito omaggio ad una non-riconducibile, poco reale, fraintesa immagine di sé: il proprio programma per la vita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Sono soggetti derivati, privi di immaginazione – si pensi all’idea della fuga parigina, per capire quanto sia profondo il bagno di cliché che si preparano di giorno in giorno. Un sem-plice, se poi è semplice, e continuo: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vorrei-ma-non-voglio<a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn4"style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[4]</span></strong></span></span></span></a></em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Con queste carte in mano, la farsa non può che diventare sistema, privato e tacito accordo di non belligeranza. Tutto quieto, non fosse che la messa in scena, quella interna, il teatri-no matrimoniale, si rivela povera, poco curata, e non regge al tempo: si sgretola – tecnica-mente, come ogni prodotto seriale, essa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">va a male</em>, come è scaduta la fiducia di April nel proprio talento attoriale: presunzione inaugurale, almeno in ordine narrativo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’unica possibilità di esistere è quindi il riferimento a qualcosa di esterno, privati come ci si ritrova, dopo tanto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">idealizzarsi</em>, di un effettivo sentimento di sé. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Quella dei due inquilini di Revolutionary Road è un’esistenza di maniera, di qui l’omaggio. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La sobria e a sua volta derivativa confezione che Mendes costruisce è un tributo a questo piccolo nodo di fondo: egli ci serve sul freddo piatto dell’astrazione un assortimento di fi-gure retoriche, schemi di comportamento, piccole meschinità tecnico/stilistiche. Tutto è talmente stilizzato da esprimersi con profondità – come profondo è il tumulto che si agita di sotto, rispetto al quale mai si potrà essere all’altezza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Nel fare del mondo un’impalcatura astratta, la lezione metalinguistica diventa non solo do-vuta – cioè, coerente e necessaria – ma addirittura commovente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il freddo esercizio di Todd Haynes era ben altra cosa: cinema troppo puro per esser anche, forse anzitutto, doloroso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">C’è una regoletta matematica ma anche grammaticale secondo la quale due negazioni im-mancabilmente affermano. Abbiamo qui un’involontaria dimostrazione dell’efficacia oltre-teorica della suddetta norma: c’era una volta un desolante vuoto esistenziale raccontato at-traverso un altrettanto desolato nulla narrativo: eppure il film vibra, e scalcia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Eccome se lo fa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-size: small;"></p>
<hr size="1" /></span></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Ho peraltro il sospetto che questa abitudine derivi direttamente dalla formazione teatrale del nostro, il quale nemmeno per un attimo sembra in grado di annullarsi nella rappresentazione, dimenticandosi della stessa. </span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mendes ha sempre ben chiara l’inconsistenza di quella che è detta, tecnicamente, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">quarta parete</em>, sebbene al cinema, per via dello schermo, essa sia tutt’altro che una vuota astrazione. </span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E’ in lui sempre evidente la percezione del palcoscenico come dato di fatto non cancellabile.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref2"style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">Inutile riportare le implicazioni metalinguistiche che anche questo film fa di tutto per non nascondere, dal-l’inizio a teatro in poi. Questo per chi volesse contestare che solo nella cosiddetta post-modernità il genere sia diventato tanto consapevole. Mi si permetta, un melomane è un impostore, sempre.</span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref3"style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftn3" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">Sono entrambi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tipici-yuppie-americani-incapaci-di-amare</em>. Il cliché originario da cui tutti gli altri sarebbe in effetti questo, ma la storia lo lascia sullo sfondo, ad uso dei soli spettatori che sentano la mancanza di un po’ di sana auto-ironia, in mezzo a tanta disperazione. </span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref4"style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftn4" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[4]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">E anche quando si tratta di mostrare reciproca accondiscendenza matrimoniale si mantengono sostanzial-mente privi di decisione: sulle note di quel… <em style="mso-bidi-font-style: normal;">io vorrei, non vorrei, ma se vuoi</em> di battistiana memoria.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/revolutionary-road-di-aloi-m/270/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il curioso caso di Benjamin Button &#8211; di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/il-curioso-caso-di-benjamin-button-di-aloi-m/269/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/il-curioso-caso-di-benjamin-button-di-aloi-m/269/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 08:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Button]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Pitt]]></category>
		<category><![CDATA[Cate Blanchett]]></category>
		<category><![CDATA[David Fincher]]></category>
		<category><![CDATA[Fincher]]></category>
		<category><![CDATA[Fitzgerald]]></category>
		<category><![CDATA[il curioso caso]]></category>
		<category><![CDATA[ringiovanimento]]></category>
		<category><![CDATA[The Curious Case of Benjamin Button]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=269</guid>
		<description><![CDATA[  Due o tre cose sul curioso caso di Benjamin Button in proposito, più che altro, alla linea del corpo di Mario Aloi           L’automiglioramento è masturbazione, ma l’autodistruzione… TYLER DURDEN     Corpo e anima. David Fincher non è regista alieno a prodezze di carattere immaginativo. I suoi mondi raramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></strong></p>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"><em> </em></span></span></strong></div>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></div>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "></span></strong></div>
<p><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: ">Due o tre cose sul curioso caso di Benjamin Button</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><em>in proposito, più che altro, alla linea del corpo</em></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><em>di Mario Aloi</em></span></strong></p>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></div>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></div>
<div><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "></span></strong></div>
<p><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></strong></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 304.8pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: ">L’automiglioramento è masturbazione,</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 304.8pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: ">ma l’autodistruzione…</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 304.8pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 9pt; font-family: ">TYLER DURDEN</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: "> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-family: 'Georgia','serif';"><span style="font-size: small;"><em><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.vivacinema.it/wp-galleryo/benjamin-button-locandina-italiana/curioso-caso-benjamin-button-locandina-ita.jpg" alt="" width="250" height="388" /></em></span></span>Corpo e anima. </span></em><span style="font-family: ">David Fincher non è regista alieno a prodezze di carattere immaginativo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">I suoi mondi raramente ragionano per il giusto verso e mai il microcosmo che intesse pare funzionale all’essere umano. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Insomma, sembra volerci suggerire, ad ogni nuova alzata di mano, come l’uomo, al pari di qualsiasi altro animale, stia nel mondo al solo fine di decomporsi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Con questo sono certo di non aver rivelato alcunché, e nulla di più scoprirò in queste righe: il feticismo dell’autore – la sua mania tattile &#8211; è conclamato sin dagl’esordi, con punte del tutto prive di ambiguità interpretabile, dai trascorsi fantascientifici alle incursioni thriller.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Eppure, e anche questo è già noto, nel suo ultimo film – prima di questo, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Zodiac</em> &#8211; si è per-cepita l’intenzione, quand’anche conservata allo stato embrionale, di una svolta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Mettiamola così: come il suo serial killer, il nostro sta variando lo schema, almeno per quanto riguarda la superficie, il corpo dell’opera.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’adeguamento non è però da intendersi in direzione di una maggiore linearità narrativa che, quanto meno da sceneggiatura, non è mai mancata. Sono invece certe tendenza vir-tuosistiche ad esser state licenziate, in quello che è forse il suo film migliore. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Daremo a queste piccole eccedenze stilistiche, d’ora in poi, il nome cumulativo di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">confusio-ne</em>, per tornare a giocare con il concetto in seguito – notando però da subito come in Zo-diac, il caos sottratto alla confezione, fosse conservato nel ruolo, non proprio secondario, di oggetto dell’indagine interna al racconto (dunque, in fondo, per la teoria dei vasi comuni-canti, come chiave di sviluppo del racconto stesso).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Fincher si è fatto solamente più essenziale, almeno così era parso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Sarà utile chiarire, del resto, come poco ci interessi la sorgente della sua ultima fantasia: la patria potestà che Fitzgerald può rivendicare sulla storia decade, per quanto mi riguarda, nell’attimo esatto in cui il regista si è deciso per un adattamento. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Da quel momento il materiale gli appartiene, come l’avesse scritto di suo pugno. Ne faccia quel che vuole, con i diritti è sua la responsabilità: una volta cambiato lo sguardo, la prove-nienza degl’eventi, se non come dato filologico, risulta del tutto priva di importanza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Leggere un libro è già ripensarlo, figurarsi curarne una traduzione dal letterario al filmico.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Detto questo, all’ultima fatica del regista di Denver sembra pesare proprio l’idea di parten-za e proprio il non averne compreso, ben al di là dell’origine cartacea, la natura profonda-mente letteraria. Dare corpo – immagine – ad una suggestione tanto potente ha significato concederle la possibilità di sottomettere ogni altro elemento narrativo, in un rapporto di sudditanza che si risolve, per chi guarda, in ammiccante sterilità. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il curioso caso di Ben-jamin Button </em>è ancora un film sulle controindicazioni della realtà sensibile, alla quale Fin-cher ha però dimenticato di sotto-porre un dato profondo, sotterraneo che la definisse, perdendo così, al di là degl’affascinanti contrasti figurativi, l’occasione di una reale e desta-bilizzante <em style="mso-bidi-font-style: normal;">confusione</em> degl’addendi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Non c’è scollamento in questo che, in fin dei conti, è solo un film di genere – come per ogni <em style="mso-bidi-font-style: normal;">biopic</em> che si rispetti, ci si limita ad affrescare, a mettere in sequenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Proviamo a ora ragionare: Benjamin Button, e questa pare diligente condotta fincheriana, ci è presentato come un’assurdità corporea: nasce vecchio e muore bambino, crescendo al contrario. Data la premessa, lo spettatore è obbligato ad un continuo reset degl’occhi: Ben-jamin è allevato in un ospizio, ama da vecchio una bambina e da ragazzo una signora ormai appassita – sempre la stessa, lei cresce secondo natura, come me, come voi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il corpo dissimula ad ogni inquadratura l’interiorità del personaggio, la sua età anagrafica, facendone in questo senso un perfetto eroe da fumetto, o almeno così si vorrebbe &#8211; il rife-rimento pare dovuto, per quanto egli mai indossi costume e mantello. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">A differenza di un qualsiasi Batman, o Superman che sia, però, le avventure di Benjamin Button mai interessano la sua doppiezza – che, nata dal corpo, nel corpo si esaurisce. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Se è vero che il racconto obbliga lo spettatore a dismettere ogni certezza, per dar fede al-l’inverso del naturale, è anche vero che una volta posto in essere quest’atto di fiducia, il film non regala più niente di cui stupirsi, nessun frammento da ricomporre, nessuna fatica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Sebbene nasca da uno spunto più che finzionale, il racconto sembra svilupparsi sul canone di un verismo privo di scosse che non si consumino ad un livello meramente illustrativo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Lo spaesamento è circoscritto al voto di ammirazione verso l’ironia di certe immagini.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Rimane da capire quali fossero le intenzioni di partenza, se cioè fosse programmato un film rivolto alla sola evidenza delle cose. Inutile dire come una scelta simile, dovesse esse-re, parrebbe costituire un passo indietro rispetto alla consueta poetica fincheriana, da sem-pre interessata a creare una doppia via per ogni soluzione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Nessuna presunzione, solo ipotesi, ma nel viso di Cate Blanchett, coperto con la medesima cura di cipria, rossetto o rughe, s’intravede una cura da collezionista di porcellane che cre-devamo mai avrebbe contagiato il regista di Alien 3 o Seven, tra gl’altri. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Se permane il tema del ribaltamento, dell’innaturale, dell’assurdo – del <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fantastico</em> – è però sottratta al racconto ogni possibilità di interpretazione che vada al di là del dato cinemato-graficamente empirico, sia esso l’immagine o la sequenza degli avvenimenti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">E’ lasciato da parte ogni possibile riferimento metaforico – non esiste nemmeno sfondo, a guardar bene, dietro i volti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Dismessa la passione per i puzzle, nei quadri del nuovo Fincher non rimane nulla che lo spettatore debba, di sua mano, ricostruire.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Benjamin Button</span></em><span style="font-family: "> sembra una favola priva di serpenti – il che, se mi è concesso, non è pro-prio un gran divertimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Mostri digitali. </span></em><span style="font-family: ">Lo ammetto, sono a disagio. Trovo assolutamente sconveniente stroncare film e trovo sconveniente chi lo fa. E’ un’abitudine malsana. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Vorrei solo scrivere di ciò in cui vedo, anche solo privatamente, motivi di elogio. Eppure, in funzione di un retaggio bio-bibliografico, mi viene naturale perseguire quella <em style="mso-bidi-font-style: normal;">politica dell’ autore</em> di cui ho in fondo solo letto, anche se tanto è bastato. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">David Fincher è qualcosa di molto vicino a quel tipo di regista che si rende riconoscibile ad ogni opera. E anche solo per questo merita la mia dedizione, la mia più sfrontata faziosità – insomma, tutta <em style="mso-bidi-font-style: normal;">l’adesione al velame</em> di cui sono capace.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il fatto è che questa gente dà sempre l’impressione di avere delle linee guida, una specie di percorso, anche quando fallisce. Dunque, davanti a questo film apparentemente irricono-scibile, dopo l’attacco è il caso di passare alla difesa, per quanto parziale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La poetica fincheriana, che ho sopra approssimativamente definito, si è sempre curata di rappresentare &#8211; non senza, talvolta, l’ironia autoreferenziale di una rappresentazione<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> nega-tiva</em>, che agisse per sottrazione – l’ambiguità costitutiva del sentire umano. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Semplicisticamente, il dato sensibile non è per il nostro necessariamente reale, sempre che qualcuno abbia mai tirato fuori una definizione plausibile di cosa, con certezza, lo sia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ogni film di Fincher è, ad oggi, un racconto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">psicotico</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Per cominciare l’arringa, occorre un piccolo cenno biografico – per quanto non si consideri la vita di un autore presupposto scientifico alle sue sensazioni, ai suoi modi, il <em style="mso-bidi-font-style: normal;">cursus </em>pro-fessionale può talvolta rivelarsi illuminante, imprescindibile. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Quindi, nel 1984, David Fincher, ventiduenne, viene assunto, come secondo impiego, alla <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Industrial Light and Magic</em>, società di effetti speciali computerizzati riconducibile niente-meno che a George Lucas. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Conseguenza prima, diretta: il giovane si trova a fare da assistente agl’effetti visivi durante la post-produzione, tra gli altri, di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il ritorno dello Jedi</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La storia infinita</em>, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Indiana Jones e il tempio maledetto.</em> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Di qui la seconda deduzione, traguardo un po’ meno lineare del primo ma di certo altret-tanto valido: il nostro matura una sana dimestichezza, mutuata dall’esperienza, con le im-plicazioni che il termine <em style="mso-bidi-font-style: normal;">virtuale</em> si trascina dietro. Capisce bene a quante e a quali specu-lazioni questo possa prestarsi, se ben utilizzato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Inizia così una lunga carriera che dal film ad effetto &#8211; dove la capacità tecnica si risolve in semplice esibizione iper-spettacolarizzante – approda ad una serie di sempre più collauda-ti meccanismi, che oltre a fare un uso smodato dell’effettistica digitale, provano a riflettere sul mezzo, che diventa quindi argomento – per diverse vie, più o meno traverse. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Su tutti: la realtà ludico-alternativa di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">The game</em> o quella psicotica – letteralmente – di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fi-ght club</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">In ognuno dei suoi film, Fincher coinvolge lo spettatore in un duello che si sviluppa sul pia-no ambiguo della necessità di un distinguo tra cosa sia reale e cosa invece solo lo sembri – all’interno, peraltro, di un universo filmico già di per sé finzionale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Tutti questi racconti sono orditi come tranelli &#8211; se si preferisce, come trucchi tecnici.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Benjamin Button</span></em><span style="font-family: "> sembra dunque l’ultimo anello di questa catena concettuale, quello in cui il cane si morde la coda: l’immagine artefatta giunge ad una perfezione tale da dissimulare la truffa persino davanti a se stessa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">E allora, conseguenza ultima (di terzo grado): il prodotto più recente opta per riproporre la medesima deriva di un <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Alien3</em>, il primo della serie, per quanto vi giunga a partire da pre-messe quasi opposte.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Chiudendo con ordine, ecco le premesse: l’esordio si accontentava del mezzo, senza consi-derarne le implicazioni, per dir così, metafisiche; l’ultimo film, al contrario, mette in gioco le contraddizioni che non sempre allineano un corpo fisico con il suo essere interiore, pro-prio attraverso la raffigurazione di un organismo invertito, che ragioni al contrario, mettendo così in risalto gli scompensi ciò che sta dentro e ciò che sta fuori – un assurdo ri-velatore, per intenderci.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Conclusioni e risultati: il film, trascurando ogni sorta di accordo pre-produttivo, dimentica di perseguire la svolta concettuale che segue l’artificio, incantato com’è da tanto sfoggio fi-gurativo</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Si sarà oramai intuito il punto: la realtà virtuale si è guadagnata la totale autosufficienza, è<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>diventata realtà, senza più bisogno di alcun aggettivo di accompagnamento. Quand’anche nascondesse un qualsiasi dato reale – con tutto che il termine <em style="mso-bidi-font-style: normal;">reale</em> in questa proposizione ha assunto sfumature ambigue &#8211; contraddittorio, al di sotto di sé, il livello di contraffazione è giunto ad un tale grado di profondità da rendere la necessità per chicchessia di notare lo squilibrio molto vicina allo zero. L’ha reso inutile, da non considerarsi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’universo di Fincher, col tempo, da doppio che era, è tornato univoco. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Si consideri però, a sua discolpa, la deviazione sul percorso – il cambio di verso. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Se non ci troviamo tra le mani un bel film, in questo caso, ci resta comunque il nuovo atto di un discorso. E di questi tempi, scusate la retorica, non mi sembra poco. Per niente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<hr size="1" />
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">La leggenda vuole che gli effetti speciali necessari all’invecchiamento di Brad Pitt e Cate Blanchett siano costati, in termini di tempo, ben quattro anni, tra messa a punto del metodo e attuazione dello stesso. Non so se sia il caso di dar fede a questo genere di pettegolezzi, ma il solo fatto che certe voci vengano messe in giro rimane a mio giudizio indicativo.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/il-curioso-caso-di-benjamin-button-di-aloi-m/269/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le tre scimmie. Per un controcampo come mezzo espressivo -di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/le-tre-scimmie-per-un-controcampo-come-mezzo-espressivo-di-aloi-m/202/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/le-tre-scimmie-per-un-controcampo-come-mezzo-espressivo-di-aloi-m/202/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 11:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Aloi]]></category>
		<category><![CDATA[Cannes]]></category>
		<category><![CDATA[Entre les Murs]]></category>
		<category><![CDATA[Nuri Bilge Ceylan]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=202</guid>
		<description><![CDATA[ Non vedo, non sento e non parlo, o meglio: lo faccio solo dopo, con calma, in ritardo. Capita che al festival di Cannes vengano premiati film cosiddetti di compromesso, film che incarnano il proverbiale terzo-che-gode: metà giuria vuole un titolo, l’altra metà ne vuole un altro, e così non si premia nessuno dei due, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "></span></em></strong></p>
<p><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://investireoggi.net/blogs/4/files/2007/11/tre_scimmie_500x.jpg" alt="" width="373" height="247" /> </span></span></em></strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Non vedo, non sento e non parlo, o meglio: lo faccio solo dopo, con calma, in ritardo. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Capita che al festival di Cannes vengano premiati film cosiddetti <em style="mso-bidi-font-style: normal;">di compromesso</em>, film che incarnano il proverbiale <em style="mso-bidi-font-style: normal;">terzo-che-gode</em>: metà giuria vuole un titolo, l’altra metà ne vuole un altro, e così non si premia nessuno dei due, in modo non solo apparentemente assurdo. Pur non avendo visto <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Entre les Murs</em>, sono sicuro che sia il caso della palma di quest’anno. Della palma, ma non solo: perché anche questo premio alla regia sembra figlio della stessa mentalità: ai festival i film di peso si <em style="mso-bidi-font-style: normal;">menzionano</em>, premiarli sarebbe un azzardo: sempre meglio il corretto del giusto – se poi il giusto esiste…</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Con questo non vorrei esser scambiato per un urlatore, un indignato, che grida allo scandalo per il mancato riconoscimento francese alla rinascita italiana – che poi rinascita non è, ma per questo avremo tempo – e quindi come ho cominciato, la smetto. Anche perché volendo essere attenti e smaliziati, volendo per una volta esser <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tecnici</em>, questo premio alla regia è tutt’altro che campato in aria. Certo il film è poco appariscente, e forse davvero noioso, ma ha un pregio per una volta di pura <em style="mso-bidi-font-style: normal;">messa in inquadratura</em>. Dunque, succede in scena che una famiglia viva – come le tre celebri scimmie, appunto – delle rispettive e complementari omissioni. Il racconto nasce proprio da una premessa in questo senso: un politico chiede all’autista di confessare un reato al posto suo, per via della sua posizione e delle imminenti elezioni – il film sarà da qui in poi incatenato a questo circolo vizioso: la non-assunzione di responsabilità. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ogni ammissione è ritardata, post- posta: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">narrativamente, si fa attendere</em>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Ed è proprio qui il punto, partendo da questo piccolo assunto moraleggiante, il regista turco – per la cronaca, Nuri Bilge Ceylan – costruisce<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>i suoi tempi di stacco, dettati ogni volta dal <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non-voler-vedere</em>. Questo in teoria, così in pratica: un personaggio, in campo unico, si dimena sulla scrivania, tra lamentele, fogli e telefono: tutto come se fosse solo. Dopo alcuni minuti – ma foss’anche uno sarebbe troppo –<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il controcampo ci rivela che una donna è lì con lui e ne attende le attenzioni, in silenzio. Lo stacco arriva in terribile ritardo, quando ormai nessuno ne sente più il bisogno. Tutta questa faticosa architettura non è che una presa in giro. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">La sequenza in questione è addirittura programmatica, proprio perché sostanzialmente gratuita. Il gioco però non si esaurisce qui, e si insinua in tutti gli snodi della narrazione: la scoperta definitiva, quella in cui il figlio si arrende all’evidenza dell’infedeltà della madre, rispetta il medesimo schema</span><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftn1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Al ragazzo ci vogliono alcuni vuoti minuti in casa, per rendersi conto di non essere solo. Il controcampo è però qui tanto rivelatore, quanto irrapresentabile. E’ ovviamente la figura retorica che regola ogni svolta narrativa, eppure, in questa particolare e definitiva circostanza, gli viene negato lo status di presenza: diventa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">centro assente. </em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Lo scherzo formale funziona più o meno in questo modo: il ragazzo sente delle voci provenire dall’altra stanza, si volta – controcampo: la porta chiusa, falsa rivelazione: che ci sia qualcosa o meno, qualunque cosa sia, pur guardando nella giusta direzione non possiamo vederla. Naturalmente intuiamo da noi tutta la faccenda, nonostante il muro: per una volta ciò che non viene mostrato, non è perso. Secondo passo: il ragazzo si avvicina alla porta e sbircia nella serratura – da bravi guardoni non aspettiamo altro che il controcampo finale: la madre e l’amante, ad interrompere quel dettaglio dell’occhio nel buco. Personaggio e spettatore sono in possesso dello stesso volume di informazioni, in barba a qualsivoglia ironia drammatica, o meccanismo sospensivo. Eppure l’automatismo narrativo rimane lo stesso, è solo che per una volta lo sfasamento non è opera di scrittura, ma è operazione visiva: di regia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Va da sé che quel controcampo non lo avremo mai. E questo ben oltre il dogma baziniano che proibiva la rappresentazione dell’amore, come quella della morte. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Il gioco è più sottile, proprio perché non sottende nulla che non sia dinamica diegetica. E’ solo un artificio tecnico elevato a sistema, a <em style="mso-bidi-font-style: normal;">morale</em>: un film freddo per un cinema emotivo, che risponde ai soli nervi, anche se per una sequenza soltanto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-size: small;"></p>
<hr size="1" /></span></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a href="http://moscasulcappello.com/wp-admin/#_ftnref1"style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" ><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: ">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: ">Da notare, per non farci mancare nulla, come ogni volta che un personaggio entra in una stanza, o nella casa che è poi la location principale, chi è già dentro se ne accorge solo, per dir così, a cose fatte.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/le-tre-scimmie-per-un-controcampo-come-mezzo-espressivo-di-aloi-m/202/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il divo, o dell&#8217;atroce ironia (in tre parti: accostare/ribaltare/caricare) -di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/il-divo-o-dellatroce-ironia-in-tre-parti-accostareribaltarecaricare-di-aloi-m/158/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/il-divo-o-dellatroce-ironia-in-tre-parti-accostareribaltarecaricare-di-aloi-m/158/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 18:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Il divo]]></category>
		<category><![CDATA[ironia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Servillo]]></category>
		<category><![CDATA[Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[surreale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=158</guid>
		<description><![CDATA[Il tuo sorriso giovane, sei tu. La prima cosa che ha colpito Sorrentino, il suo movente – possiamo esserne certi, ed io almeno lo sono - è stata la possibilità di ritrarre, in  Giulio Andreotti, una maschera profonda. Un insieme di contraddizioni, prima di tutto formali: il potere seduto che tutto muove. Certo questo assunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: "><a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/07/il_divo2-aloi.pdf"></a></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: ">Il tuo sorriso giovane, sei tu. </span></em><span style="font-family: ">La prima cosa che ha colpito</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: "> Sorrentino, il suo movente – </span></span>
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: ">possiamo esserne certi, ed io almeno lo sono - è stata la</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: "> possibilità di ritrarre, in<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Giulio </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: ">Andreotti,</span></span>
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: "> una maschera profonda. Un insieme di contraddizioni,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: "> prima di tutto formali: </span></span>
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: ">il potere seduto che tutto muove. </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Certo questo assunto potrebbe apparire semplicistico,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> se non generasse, già di per sé,</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> un qui pro quo linguistico: il Divo incarnato in scena </span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">da Toni Servillo è al contempo</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> una macchietta ed un personaggio complesso – appunto,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> contraddittorio.</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Questa premessa è ovviamente ironica. </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Per non incorrere in possibili fraintendimenti è però doveroso,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> in queste battute iniziali,</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> mutuare una salutare operazione dal film stesso.</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> Redigere un glossario,</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> anche se di una sola voce – l’unica che orchestri l’intero film,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> d’altra parte.</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Tutta la struttura filmica si snoda a partire da un gioco</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> di associazioni, </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">che diremo <em style="mso-bidi-font-style: normal;">malato</em>, nel senso che volevano dargli, </span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">chiacchierando, </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Hitchcock e Truffaut: un valore di slegato, vago,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> forse addirittura malscritto </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">(o meglio, non-scritto) – il significato di un’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">esigenza</em>,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> più che di un film.</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> La voce che vorremmo preventivamente definire non è però questa,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> quindi, </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">evitando di divagare, diciamo subito che in questo suo quarto film,</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> Sorrentino </span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">gioca con gli addendi, senza perdere di vista il risultato finale: </span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">sbilancia attese e informazioni,</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> deviando le impressioni – <em style="mso-bidi-font-style: normal;">sposta le prospettive</em>.</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> L’ironia drammatica altro non è che questo.</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> Una faccenda per lo più associativa, ma composta in questo caso</span></span></pre>
<pre class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> di riferimenti caricati,</span></span>
<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"> incongrui, ridicoli: in un‘espressione, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non-corrispondenti.</em></span></span>

<span style="font-family: "><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></span>

<span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Per continuare la lettura, clicca qui: <span style="font-size: 10pt; font-family: "><a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/07/il_divo2-aloi.pdf"><span style="font-family: Courier New;">Recensione de Il divo, di Aloi M.</span></a></span></span></span></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/il-divo-o-dellatroce-ironia-in-tre-parti-accostareribaltarecaricare-di-aloi-m/158/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pat Garrett prima della fine &#8211; di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/pat-garrett-prima-della-fine-di-aloi-m/114/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/pat-garrett-prima-della-fine-di-aloi-m/114/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 18:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[dentro-fuori]]></category>
		<category><![CDATA[doppio]]></category>
		<category><![CDATA[Pat Garrett]]></category>
		<category><![CDATA[western]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=114</guid>
		<description><![CDATA[Occorre una precisazione, prima di cominciare. Una questione è centrale nel trattamento dello spazio cinematografico: per comporre uno spazio, al cinema, è necessario contrapporre più spazi. Un‟inquadratura, di per sé, non è in grado di chiarire alcuna dimensione: vincolato ad un referente tridimensionale, uno schermo immobile non può che risultare insufficiente. D‟altra parte, apparirebbe superfluo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;">Occorre una precisazione, prima di cominciare. Una questione è centrale nel trattamento dello spazio cinematografico: per comporre uno spazio, al cinema, è necessario contrapporre più spazi. Un‟inquadratura, di per sé, non è in grado di chiarire alcuna dimensione: vincolato ad un referente tridimensionale, uno schermo immobile non può che risultare insufficiente. D‟altra parte, apparirebbe superfluo in questa sede affrontare le possibili implicazioni del movimento di macchina, inteso come inquadratura unica ad asse variabile: un‟inquadratura, dunque, che nei fatti ne contiene due (o più, se consideriamo il percorso compreso tra il quadro di partenza e quello d‟arrivo). Un qualsiasi rapporto – e lo spazio è, innanzi tutto, un rapporto &#8211; si determina a partire da più unità distinte.</span></p>
<p>Per continuare a leggere, clicca qui: <a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/06/pat_garrett_prima_della_fine1.pdf">\&#8221;pat garrett prima della fine\&#8221;</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/pat-garrett-prima-della-fine-di-aloi-m/114/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gomorra.Questi realisti, più realisti del re -di Aloi M.</title>
		<link>http://moscasulcappello.com/gomorraquesti-realisti-piu-realisti-del-re-di-aloi-m/110/</link>
		<comments>http://moscasulcappello.com/gomorraquesti-realisti-piu-realisti-del-re-di-aloi-m/110/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 18:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Garrone]]></category>
		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moscasulcappello.com/?p=110</guid>
		<description><![CDATA[RECENSIONE. Il realismo di Garrone è una finzione, questo il primo fatto che il film denuncia. La pretesa è politica, ma non perché l’oggetto sia il trattamento di un’attualità socialmente connotata, o denunciata. In questo senso il film non fa nulla di più del libro di Saviano, anzi, a guardar bene, fa qualcosa di meno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;">RECENSIONE.</p>
<p>Il realismo di Garrone è una finzione, questo il primo fatto che il film denuncia. La pretesa è politica, ma non perché l’oggetto sia il trattamento di un’attualità socialmente connotata, o denunciata. In questo senso il film non fa nulla di più del libro di Saviano, anzi, a guardar bene, fa qualcosa di meno. Il punto è che il senso in cui leggere Gomorra non è questo. L’operazione è politica, certo, ma nella misura in cui fa del linguaggio la sua questione. Una questione però, che come ogni problema di lingua, a sentir Gramsci, impone ben altre riflessioni.</p>
<p>Per continuare a leggere, clicca qui: <a href="http://moscasulcappello.com/wp-content/uploads/2008/06/gomorra-aloi2.pdf">\&#8221;Recensione di Gomorra\&#8221;</a></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://moscasulcappello.com/gomorraquesti-realisti-piu-realisti-del-re-di-aloi-m/110/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
