Camogli – annotazioni di settembre

I. 

Mostruosi sono gli uomini senza più fratelli, come noi, figli già morti della pace.

La Storia – che nasce nel patto con Abramo – implica la divisione dell’umanità, in una parte eletta ed una maledetta. Mostruosi noi, figli di una umanità non più divisa, che viviamo come pari insieme ai nostri schiavi di una volta.

Non possiamo più essere fratelli, oggi.

II. Camogli, 4 Settembre.

Nottetempo: barche dimenticate, musica negra. Tra queste terre, di cui fui proprietario sino al monte di San Rocco (Amisi equum quia dixi aequum), oggi passeggio quasi assente, non trovando più miei simili, nell’incubo di questa ragazzaglia che feroce aspetta ai tavoli, le sue prede drogate. Un ragazzetto fuma malamente una sigaretta che gli molleggia sul labbro da lepre, affonda gli occhi nei tre tatuaggi che gli cadono tra i muscoli. Discorso della montagna: “In verità vi dico, cari ragazzini, . Vi sono prigioni dove l’ottanta per cento dei detenuti è tatuato. Gli individui tatuati che non sono in prigione sono delinquenti nati o aristocratici degenerati. Se avviene che un uomo tatuato muoia in libertà, significa semplicemente che è morto qualche anno prima di aver potuto compiere il proprio delitto” (A. Loos, Ornamento e delitto, 1908). L’amico, un giovanotto dalla faccia stravolta da qualche cocktail pseudoamericano, urla di allontanarmi. Li raggiungono adesso tre ragazze con gli stivali, ed i seni scoperti: hanno voglia di divertirsi – dicono -, mentre si toccano con insistenza le gambe ingrassate. Mi passa accanto una donna. Solo da me – penso – riavrai l ‘eterno femmineo, che mi eleverà in alto. Un urlo spaventoso ed inumano esce dalla bocca inebetita e digrignata di un ragazzo-femmina: ride fissamente verso le nuvole, tra i denti cavallini, ride del niente. Una piccola bimba, in cappottino estivo, corre dalla mamma, in lacrime. L’uomo moderno che si tatua o è un delinquente o è un degenerato

III.

5 Settembre – Dialogo con un paesano di vent’anni, alterato da qualcosa, sotto il sole del pomeriggio: “Spo-o-o-o-sta-a-a-a-ti” – o qualcosa del genere. Si assiste, in questi giovani, ad un progressivo aborto fonetico: i loro visi sono cavallini, i loro denti enormi. Il loro punto di articolazione diventa, così, quasi soffocato: parlando, quasi non respirano, e perciò la loro base linguistica diventa la vocale “a”, iper-estesa; il loro linguaggio sta passando dalla discretezza alla continuità: per cambiare messaggio, modulano lentamente il suono delle vocali (soprattutto la “a” e la “o”). Questa ragazzaglia tende a non svolgere discorsi (logoi), ma a comunicare attraverso urla ipervocaliche, variamente modulate in alto e in basso: passeggiando la sera tra i tavoli del molo, si può ascoltare questo continuo e altalenante sottofondo di “oooohhh” “oihhiii” “bellaa-a-a-a” “aha–a-acas-s-s-aa-a-a”, e pare, chiudendo per un attimo gli occhi, di essere in mezzo ad un esercito di nere foche.

Se a ciò si aggiunge l’ analfabetizzazione democratica che, oggi, permette la comunicazione tra questi nuovi uomini con meno di 150 parole complessive, non sembra improbabile che, nel giro di cinquant’anni, a cominciare dalle realtà para-urbane, la nuova lingua sarà interamente costruita su un canone di variazione attraverso nitriti delle cinque vocali italiane e della “h”, unica consonante che sopravviverà.

Conosco, di vista, i genitori di questa ragazzaglia nuova. Io vi chiedo: prendete i vostri figli a calci in pancia, picchiateli sino a ridurli in punto di morte, vi prego.

Torno, però, al mio non cercato dialogo. Ho capito che il ragazzo desiderava mi spostassi (sebbene non mi è riuscito di comprendere da qualche luogo avrei dovuto esattamente spostarmi). Rispondere non è mai facile, in questi casi: “Prego? – dico – ha bisogno di qualcosa?”.

Lui mi mette la sua testa magra e pelata (e già mi piace, perchè mi ricorda un bel prigioniero inerme di qualche campo di concentramento) sul naso – “oooohhhhooo- ..- – -iiihhhh- nooonmiiprendeeerrpprprperil cuuuuuuulo”..Ma chi mai avrebbe risposto così al suo padrone, mi domando tra me, frugandomi nelle tasche alla ricerca di qualcosa per calmarlo (noccioline, un pò di carne, un osso)…Sono spiazzato…non mi aspettavo tanta insubordinazione, ed inizio a spaventarmi (si ha paura solo di ciò che non si capisce)…”Senta…io proprio non capisco” riesco a rispondere, ma è una mossa fallimentare, perchè, al nostro sconosciuto, provoca fastidio: “ooooh.h.hooh.fooh.–” -urla– e mi dà un colpo nel viso a mano aperta (più comunemente, uno schiaffo). Io sono una persona sensibile, non mi piace esser percosso. Digraziatamente, il mio schiavo se ne va, pago, credo, di aver impunemente onorato l’art. 581 del codice penale. Mentre va via, molleggiando dentro calzoni a via bassa e stringendosi nel suo torso nudo, lo rimprovero: “Lei è proprio un delinquente…”. In tutto questo ho costantemente pensato ad altro: ero troppo occupato a domandarmi perchè la donna che amo mi ha abbandonato, e perchè non ho ancora conosciuto un reduce delle battaglie italiane sul fronte francese: chi ha combattuto per prendere il forte di Ponte San Luigi?

 

IV.

8 Settembre – Spiaggia e tradimento. Tradizione familiare vuole che il giovane di studi in villeggiatura, faccia di tanto in tanto un passo in spiaggia, si faccia battere un poco dal sole leggendo il giornale sulla sedia a sdraio di prima fila dei bagni Miramare, prenda un bagno di mare.

Personalmente, non ho nulla in contrario, se non fosse per la carne da macello che, dai cannoni, oggi è stata spostata in riva al mare, a giocare con i bambini, grattarsi la pancia piena, ustionarsi l’utero. Affitto un costume da bagno ed entro nello spogliatoio. Nessuno sembra ricordare – o, ancor peggio, sembra aver mai saputo – dell’ 8 settembre ’43. Siedo accanto a mia sorella: un bimbo negro, di non più di 5 anni, passa tra i lettini dei grassi bagnanti, suonando la fisarmonica: un’aria vagamente classica, ma non riconoscibile. Vengo preso, in un istante, da una visione di tradimento e letizia: d’improvviso, tutti i bagnanti si precipitano, abbandonando i loro ombrelloni, le loro creme, i loro lettini, sul bimbo che suonacchia tra i sassi: lo afferrano, gridando di gioia, lo sollevano in aria, e, nuotando, lo portano in mezzo al mare, dove lo affogano tra gli applausi delle mogli e delle mamme rimaste a riva.

 

V.

12 Settembre – Un bambino, mentre bevo il caffè, mi si avvicina: chiacchieriamo della sua scuola elementare, è molto bravo in storia. Mi è simpatico. Si avvicina la sua tata, una ragazzina bellissima, di vent’anni. Forse è una fanciulla in fiore, penso, educata: “Conosce le lettere di Madame de Sévigné?” – le chiedo. Si volta, quasi senza capire, e mi accorgo che ha un piccolo tatuaggio a fianco dell’ombelico. Nulla, anche Lei, una delinquente.

 

VI.

Miei amici, miei unici e pochissimi amici, che anche voi siete stati condannati a vivere in questa epoca mostruosa. Se volete sopravvivere, avete due alternative: o scatenare, finalmente, questa benedetta guerra, o arricchirvi a tal punto da poter fare a meno di questo mondo. E goderne, finalmente, i pochi istanti di eternità femminea che, forse, qualche donna ancora custodisce in sè.

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3 risposte a Camogli – annotazioni di settembre

  1. don Benito scrive:

    La mia benedizione scenda su di lei, Aranda, fratello nel sentire.
    Tutto il mondo, non solo Camogli, è diventato balneare e tatuato.
    Contro i figli della foca occorre teorizzare e praticare l’arte dell’assentarsi.
    Leggere Fénélon, fare il “grande vuoto”.

  2. admin scrive:

    I. (La notte del mondo distende le sue tenebre)
    Fratelli umani, non posso raccontarvi come è andata.
    Solo don Benito, Lei mi è fratello: Gerusalemme nasce come degredazione del cielo, ed ora neri figli delle foche popolano e degradano, invece, questa terra, dalle coste liguri scenderanno a Roma.

    II. (Il fallimento della salvezza)
    “You are saved, Don Benito,” cried Captain Delano, more and more astonished and pained; “you are saved; what has cast such a shadow upon you?”

    “The Negro.”

    III. (Si devono sempre difendere i forti contro i deboli)
    Dov’è la nostra leggenda nera? Italia, un tempo “pays de vérole, d’empoisonnements et d’athéisme” (Lettres de Gui Patin) o, come diceva Naudé, “pleine de libertins et d’athées”.

    IV.(Shekinah)
    Ormai solo un dio deve distruggere ogni cosa. E solo un Dio-femmina può salvare noi, con la sua bellezza sibillina.

  3. tomasoboyer scrive:

    Qunate volte te l’ho detto?
    Non vuoi rassegnarti al determinismo.

    Credi ancora, o forse no. Non lo capisco, ma penso di si.

    Mai sei stato così lontano da una qualsiasi forma di nichilismo.
    Federico ne riderebbe.

    Fai attenzione ora, perchè la natura matrigna ti sta spingendo verso qualla forma di pessimismo, dalla quale, a te, non salverà la Ginestra, temo.

    Mi tranquilizza solo la tua sete di piacere.
    Ma stai attento, perchè una guerra non la sai scatenare, quindi “get rich or die tryin’”.

    “sul dirigibile non ci stavamo tutti”

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