Appunti per un esilio forzato (primo giorno di votazioni)
Esilio nella solitudine misera a Camogli, nella casa sul mare: tommaso, o tommaso, perchè?
Costruisce la spiaggia tre figure filosoficherose e conto i cigni con le dita, bianco fenomenico: ozio, penìa, un inetto che passeggia sulla riva, dimostrandosi d’essere una passeggiata, cartesiano.
Io Pallido, e Assolto, dal sospetto di essere un imbranato, per poter estrarre e frugare le cose superstiziose: la spiaggia cade nell’acqua, soriti a forma di conchiglia bernoccolano il ginnasio degli ombrelloni freddi. Dietro di me, olivi squadrati chiedono la parola. Avventori di riviera, di mattina presto, fotografano i loro schiamazzi: i miei coglioni epitelici e pilucari si spanciano nella loro infrangibilità fisica: Priapo eroe solo, nascosto.
Starnutisco con il mio nasone, autoreferenziale sorpresa di malumore. Finalmente la forza, la violenza?
Tiro soltanto un pugno sul tavolo, e non fa rumore.
Mi chiedo se riesco ad amare, nella mia paura di tutto, nell’ansia, nella meraviglia.
Mi consolano soltanto i miei occhi azzurri.














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