Glossa sul senso esistenziale del politico -di Gazzolo T.
L’articolo analizza, in forma di glossa, il senso che di “esistenziale” fa Schmitt a proposito della sua connotazione delle categorie del politico. Viene proposta una lettura anti-soggetivista, anti-hegeliana, ed invece oggettivista, volta ad evidenziare come la divisio Amico-Nemico, la loro dialettica, sia “esistenziale” non in quanto posta dal soggetto, da un Io-esistenziale, bensì in quanto “divisio dell’esistente”, del reale, in quanto prodotto della relazione tra Stato e Società.
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- http://www.dialettico.it
-http://www.politicamente.net/Politicamente.net/index.htm
Politicamente.net presenta così l’articolo:
“Carl Schmitt: pensatore del XX secolo, ovvero, di quella porzione del ‘900 che ha avuto il folle privilegio di farsi coinvolgere in ben due conflitti mondiali. Non meraviglia, allora, che nei meccanismi di tale pensiero prevalga la categoria di un “politico” conflittuale, che l’intera esistenza venga letta sotto la luce della coppia dicotomica Amico/Nemico. E non meraviglia che una dicotomia del genere sembri prevalere su qualsiasi valore estetico, etico, economico, si proponga d’interpretare in vece sua le ragioni del mondo.
Nella prospettiva della riflessione schmittiana, acquista rinnovata attualità la tragica conclusione di Hegel, che paventava una vita da schiavo, perciò sollecitava a combattere o morire, in alternativa a ridursi sotto padrone.
Con questo piccolo saggio dalle infinite implicazioni (non solo teoriche!), Tommaso Gazzolo ci propone una lettura del presente esistenziale, insieme con una suggestiva lezione filosofica, nella quale l’individuo anela a una “nuova oggettività”. La conclusione parrebbe così ripiombarci in un realissimum pre-razionale, del tipo universalmente coinvolgente: “Il nemico esiste semplicemente, così come l’amico, senza che tale esistenza sia legata allo sguardo teoretico …”.
Non di meno, la considerazione di questo realissimum tumultuoso e conflittuale suggella la fine di un’età, legata all’ottimismo liberale, alle ipotesi assolutorie dello Stato “totale” e identitario. La critica schmittiana del Parlamentarismo diventa la critica a una visione distante, limitata, finta, della realtà sociale e statale: una specie di campanello d’allarme, suonato alla porta della cultura occidentale. Carl Schmitt sarebbe stato dunque frainteso? E avrebbe ingiustamente patito la sua condanna a Norimberga?”
GFL
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